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	<title>Greenews.info &#187; Normative</title>
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	<description>Greenews.info è il nuovo magazine on-line dedicato all’informazione ambientale e al “green thinking” che nasce per dare visibilità ai progetti di sostenibilità delle imprese operanti in Italia, delle pubbliche amministrazioni, degli enti e delle associazioni e per informare, sia gli utenti business che consumer, sulle politiche, le best practices, le normative ed i finanziamenti, i prodotti &#34;eco&#34; e “bio” e i nuovi trend mondiali. Il tutto in un unico ambiente multimediale di facile navigazione e leggibilità, con criteri di ricerca immediati per tipologia, per settore merceologico o per parola chiave.</description>
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		<title>Decreto Liberalizzazioni: nell&#8217;art.65 spunta a sorpresa la norma &#8220;antifotovoltaico&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Jan 2012 12:02:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Benedetta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;Magia, mistero, apparizioni, sparizioni&#8230;&#8221; incalzava un giovane Ezio Greggio in un suo sketch comico. Le associazioni delle fonti rinnovabili non sembrano però intenzionate a ridere. Tanto più da quando si è saputo che la modifica dell’Articolo 65 del Decreto sulle Liberalizzazioni - che rischia di provocare gravissimi danni economici agli operatori con investimenti in corso &#8211; è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2012/01/corrado-passera.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-27579" title="Il Ministro Corrado Passera, Courtesy of LaPresse.it" src="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2012/01/corrado-passera-300x206.jpg" alt="" width="300" height="206" /></a>&#8220;<strong><em>Magia, mistero, apparizioni, sparizioni</em>&#8230;&#8221; </strong>incalzava un giovane Ezio Greggio in un suo sketch comico. Le associazioni delle fonti rinnovabili non sembrano però intenzionate a ridere. Tanto più da quando si è saputo che <strong>la modifica dell’<a href="http://www.ilsole24ore.com/art/norme-e-tributi/2012-01-22/impianti-fotovoltaici-ambito-agricolo-151601.shtml?uuid=Aa5PjDhE" target="_blank">Articolo 65 del Decreto sulle Liberalizzazioni </a>- che rischia di provocare gravissimi danni economici agli operatori con investimenti in corso &#8211; è stata misteriosamente fatta di notte</strong>. Quasi un &#8220;agguato&#8221; alle spalle.</p>
<p>Per questo, in <strong><a href="http://www.webaper.it/public/sitoaper/FontiRinnovabili/pAper/2012/2012_01_19%20lettera%20associazioni%20su%20DM%20elettrico%20FER.pdf" target="_blank">una lettera aperta </a></strong>al premier <strong>Monti</strong> e ai ministri <strong>Passera, Clini e Catania</strong>, diffusa lo scorso 19 gennaio, <strong>Anev, Anie, Assosolare e Aper</strong>, denunciano che la bozza del decreto attuativo relativo alle fonti elettriche <strong>“infligge un duro colpo all’intero settore e ne compromette irrimediabilmente lo sviluppo</strong>”. Le associazioni ricordano anche che “il settore, se non ostacolato, può contribuire non solo in termini di risparmio economico connesso alle politiche di incentivazione, ma soprattutto in termini di rilancio di nuovi investimenti nel nostro Paese”. È un fatto, del resto, che l’Italia è impegnata a raggiungere gli obiettivi europei del 2020 e quelli della Roadmap del 2050 della Commissione Europea, che punta entro il 2030 a conseguire una quota del 50% dell’energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili.</p>
<p>Se l&#8217;art. 65 del Decreto sulle Liberalizzazioni fosse convertito in legge dal Parlamento così come è stato scritto dal Governo,<strong> diminuirebbero le possibilità di accedere alle tariffe incentivanti e al contempo sarebbe possibile realizzare mega impianti su terreni agricoli di qualsiasi dimensione senza tener conto dei limiti di rapporto tra superficie occupata dall’impianto e superficie agricola totale</strong>. Salterebbero anche le restrizioni sulla potenza massima installabile, imposte dal precedente decreto di marzo <strong>per preservare i terreni agricoli dalle speculazioni</strong>.</p>
<p>Ad essere in allarme oggi sono in particolare le aziende che operano nel fotovoltaico e nella geotermia. In un <strong><a href="http://www.webaper.it/index.asp?idCategoria=14&amp;idSottoCategoria=52&amp;idSottoPagina=2313&amp;inizioSottoPagine=0" target="_blank">comunicato congiunto </a></strong>di Anie/Gifi, Aper, Assosolare e Asso Energie Future (seguito a ruota alla lettera inviata al Presidente del Consiglio), <strong>si ribadisce “la necessità che si evitino interventi normativi estemporanei e retroattivi che minano la stabilità del sistema e ledono la fiducia degli investitori</strong>”, chiedendo la fine della fase “in cui si decide senza ascoltare la voce delle forze sociali ed economiche che operano in concreto”.</p>
<p><strong>Le associazioni chiedono di ritirare </strong>“<strong>la nuova norma antifotovoltaico</strong>” dal Decreto sulle Liberalizzazioni che “incredibilmente”, introduce disposizioni retroattive che “ledono gravemente i diritti dei produttori fotovoltaici che in buona fede hanno iniziato a realizzare nuovi impianti secondo la normativa vigente da soli 10 mesi (<strong><a href="http://efficienzaenergetica.acs.enea.it/doc/dlgs_28-2011.pdf" target="_blank">D.Lgs. 28/11</a></strong>)”. Invece, così come recita in Gazzetta Ufficiale, l’articolo 65 stralcia parte dell’articolo 10 del decreto legislativo del <strong><a href="http://www.efficienzaenergetica.enea.it/doc/efficienza-energetica/Dlgs-28-2011-fonti-rinnovabili.pdf" target="_blank">3 marzo 2011 n.28</a></strong>, in base al quale i produttori che avessero già aperto l’iter autorizzativo avevano un anno di tempo per mettere in esercizio, in area agricola, gli impianti fotovoltaici a terra.</p>
<p><strong>Gianni Chianetta</strong>, presidente di <strong>Assosolare, </strong>spiega: “Da sempre Assosolare evidenzia la necessità di una maggiore stabilità normativa per il settore fotovoltaico, soggetto a scossoni e cambi di rotta imprevisti che ne bloccano lo sviluppo e rendono il Paese poco appetibile per gli investitori nazionali e stranieri. <strong>Il cambiamento continuo del quadro normativo di riferimento impedisce di fatto la crescita in termini di occupazione e di ricchezza che il settore ha saputo creare anche in una fase economica negativa</strong>”. Secondo l’associazione di categoria, i punti critici più importanti del Decreto sono la riduzione del budget di spesa &#8211; che <strong>dai 6-7 miliardi di euro, previsti nella bozza del precedente governo, scendono ora a 5 miliardi </strong>– e quella dell&#8217;incentivo minimo, che passerebbe dal 70 al 50%.</p>
<p>“Se dovesse essere confermata tale previsione &#8211; denunciano le associazioni &#8211; l&#8217;incentivo minimo vedrebbe snaturata la sua stessa funzione, in quanto, <strong>applicando una riduzione del 50%, si avrebbe un valore addirittura inferiore al prezzo della sola energia elettrica scambiata sul mercato</strong>”. Nel decreto è previsto anche l&#8217;obbligo di <strong>partecipazione alle aste per i piccoli impianti </strong>- già a partire da 6 MW &#8211; mentre le associazioni ne propongono l&#8217;applicazione ai soli impianti di grande taglia, ossia di potenza superiore a 50 Mw. “L’Art. 65  - sottolinea Chianetta &#8211; si ‘rimangia’ le disposizioni precedenti. È chiaro che ingenti investimenti in corso per impianti già autorizzati, che ricadono nei casi di esenzione dalle limitazioni, sono così vanificati dalla nuova normativa che, con effetto retroattivo, applica anche ad essi le restrizioni. Da qui <strong>la richiesta da parte di Assosolare e di tutte le maggiori associazioni di categoria di un passo indietro su una norma che produce più effetti negativi che positivi</strong>”.</p>
<p> <em>Agnese Pellegrini</em></p>
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		<title>Sacchetti, è legge il nuovo bando, vietati quelli con additivi</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Jan 2012 06:28:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Benedetta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Finalmente sono sanciti da un decreto legge pubblicato nella Gazzetta Ufficiale di ieri quali sono i criteri di vera biodegradabilità dei sacchetti di plastica. Da ora in poi un sacchetto per essere definito veramente biodegradabile deve garantire la sua compostabilità secondo la norma europea EN13432, che mette al bando anche gli shopper realizzati con gli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2012/01/Courtesy-of-adnkronos1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-27501" title="Courtesy of adnkronos" src="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2012/01/Courtesy-of-adnkronos1-300x232.jpg" alt="" width="300" height="232" /></a>“Finalmente sono sanciti da un decreto legge pubblicato nella Gazzetta Ufficiale di ieri quali sono i criteri di vera biodegradabilità dei <strong>sacchetti di plastica</strong>. Da ora in poi un sacchetto per essere definito veramente biodegradabile deve garantire la sua compostabilità secondo la <a href="http://www.gestionale.legambiente.org/ecosportello/uploads/File/norma%20en%2013432.pdf" target="_blank">norma europea EN13432</a>, che mette al bando anche gli shopper realizzati con gli additivi, ampiamente diffusi nel commercio al dettaglio nel nostro Paese”.</p>
<p>Così il vicepresidente di Legambiente <strong>Stefano Ciafani</strong>, commenta l’entrata in vigore del <a href="http://www.ambientediritto.it/home/legislazione/decreto-legge-25-gennaio-2012-n-2" target="_blank">decreto legge n.2 del 25/01/2012</a> “misure straordinarie e urgenti in materia ambientale” che all’art.2 aggiorna il divieto entrato in vigore dal 1 gennaio 2011 .</p>
<p>Il decreto, sottolinea <strong>Legambiente</strong>, correttamente prevede che si possano continuare a produrre sacchetti di plastica tradizionali che siano però effettivamente riutilizzabili con uno spessore minimo di 200 micron per le buste ad uso alimentare e di 100 micron per quelle destinate ad altri usi. Al di sotto di questi spessori il sacchetto deve essere realizzato con materiali compostabili che non inquinano il processo di produzione del compost di qualità ottenuto dal trattamento dei rifiuti organici domestici. Il decreto prevede anche sanzioni da 2.500 fino a 25.000 euro, aumentabili fino a quattro volte nel caso di grandi quantità, per chi commercializza sacchi non conformi alla legge. Un deterrente fondamentale a garantire il rispetto di questi criteri.</p>
<p>“Grazie all’impegno rispettato dal <strong>Ministro Clini</strong>, l’Italia completa nel migliore dei modi la rivoluzione iniziata con il bando dei sacchetti di plastica inserito nella finanziaria 2007, che ha già permesso una forte riduzione degli shopper usa e getta in tutto il Paese e la riscoperta della sana abitudine delle sporte riutilizzabili. Con la legge di ieri<strong> l’Italia si conferma paese leader al mondo nella lotta all’inquinamento da plastica e nella promozione di produzioni industriali innovative e rispettose dell’ambiente</strong>”.</p>
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		<title>Sacchetti per la spesa: basta con i finti compostabili  &#8220;additivati&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Jan 2012 11:35:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Benedetta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A un anno dal bando dei sacchetti non biodegradabili, è l’ora di tracciare un bilancio. Che è pieno di luci e ombre, sfumature, notizie buone e cattive. La rivoluzione, in poche parole, è iniziata, ma per adesso appare ancora incompiuta. Lo stop alle buste di plastica tradizionali ha cambiato le abitudini dei cittadini ed è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2012/01/sacchetti-biodegradabili-Courtesy-of-ecoo.it_.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-27054" title="sacchetti biodegradabili, Courtesy of ecoo.it" src="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2012/01/sacchetti-biodegradabili-Courtesy-of-ecoo.it_-300x236.jpg" alt="" width="300" height="236" /></a>A un anno dal bando dei <strong>sacchetti non biodegradabili</strong>, è l’ora di tracciare un bilancio. Che è pieno di luci e ombre, sfumature, notizie buone e cattive. La rivoluzione, in poche parole, è iniziata, ma per adesso appare ancora incompiuta.<strong> Lo stop alle buste di plastica tradizionali</strong> ha cambiato le abitudini dei cittadini ed è stato accolto con un certo favore favore anche dai negozianti, come dimostra un’indagine realizzata da <strong>Renato Mannheimer</strong> per <strong><a href="http://www.assobioplastica.org/" target="_blank">Assobioplastiche</a></strong>.</p>
<p>Restano però alcune criticità, che fanno capo a un unico grande problema: attualmente, in circolazione, oltre ai sacchetti biodegradabili e compostabili, ce ne sono altri – i cosiddetti “<strong>additivati</strong>” – <strong>ottenuti aggiungendo degli additivi alle plastiche tradizionali</strong>, che non possono essere smaltite con l’organico e<strong> sono almeno il 10% meno biodegradabili degli altri</strong>. In molti, dai produttori di bioplastica agli ambientalisti, chiedono quindi che si faccia chiarezza su uno scenario ad oggi ambiguo: <strong>la legge, infatti, non spiega in maniera inequivocabile che cosa si intenda per “biodegradabile”</strong>, le interpretazioni sono varie e questi sacchetti “di serie B”, di conseguenza, oggi <em>non</em> sono illegali.</p>
<p>In occasione della presentazione, nei giorni scorsi, della ricerca di Mannheimer, il Ministro dell’Ambiente<strong> Corrado Clini</strong> ha rassicurato: «<strong>Vogliamo andare fino in fondo sui sacchetti</strong>. Sulla questione non c’è nemmeno da aprire una discussione, è così e basta. <strong>Il messaggio deve essere chiaro: i sacchetti con caratteristiche che non permettano la loro dispersione come materiale naturale, rimangono a tutti gli effetti <em>materiale plastico</em></strong>». Tradotto: gli shopper non compostabili saranno vietati, perché assimilabili a quelli tradizionali non biodegradabili.</p>
<p>«Chiediamo al ministro Clini di <strong>recuperare al più presto l&#8217;articolo del <a href="http://www.leggioggi.it/allegati/decreto-legge-29-dicembre-2011-n-216-proroga-di-termini-previsti-da-disposizioni-legislative-decreto-milleproroghe/" target="_blank">Decreto Milleproroghe</a>, approvato dal Consiglio dei Ministri ma poi inspiegabilmente scomparso prima della firma del Presidente Napolitano</strong>, che prevedeva la regola dello spessore al di sotto del quale i sacchetti devono essere realizzati con materiali biodegradabili e compostabili secondo la norma EN 13432», è l’appello del direttore generale di Legambiente <strong>Rossella Muroni</strong> .</p>
<p><strong>La confusione sulle buste additivate si riflette anche nel settore del compostaggio, dove crea non pochi problemi</strong>. Come spiega <strong>Massimo Centemero</strong>, coordinatore del <strong><a href="http://www.compost.it/" target="_blank">Comitato tecnico del Consorzio Italiano Compostatori</a></strong>, quando i rifiuti organici vengono raccolti in un sacchetto di plastica tradizionale piuttosto che in una busta compostabile, per uno strano fenomeno aumentano anche le impurità, in media dell’8%. <strong>«8% significa potenzialmente 180.000 tonnellate all’anno di plastica di scarto</strong>, che in parte sono sacchetti e in parte impurità dovute al “trascinamento”: il cittadino, quando raccoglie l’umido in una busta non biodegradabile, è portato a immettere nell’organico anche altri manufatti plastici». <strong>Gli impianti di compostaggio si trovano così a smaltire ogni anno 100.000 tonnellate di plastiche da imballaggi.</strong></p>
<p>Gli stessi negozianti, che insieme a cittadini e produttori stanno facendo questa piccola rivoluzione italiana, sono assediati dai dubbi. Secondo la ricerca condotta dall’<strong><a href=" http://www.ispo.it/" target="_blank">Ispo</a></strong> di Mannheimer su un campione rappresentativo di 400 commercianti di generi alimentari, <strong>la quasi totalità degli intervistati conosce la legge che ha messo al bando i sacchetti di plastica (solo l’1% non ne ha mai sentito parlare) e circa il 90% la approva per le sue implicazioni ambientali</strong>. Ma i problemi arrivano quando si va a focalizzare l’utilizzo: <strong>usa regolarmente le buste biodegradabili l’82% dei commercianti, il 14% solo marginalmente e il 4% mai</strong>. Ma <em><strong>biodegradabile</strong></em> non è sempre anche <em><strong>compostabile</strong></em>, e infatti, chiarisce Mannheimer, «considerando le informazioni fornite dagli intervistati riguardo all’utilizzo dei sacchetti, alla loro certificazione e al materiale,  risulta che <strong>solo il 10% utilizza autentici shoppers compostabili.</strong> Nel 60% dei casi non si può dire con certezza che si tratti di compostabile, mentre il 26% usa biodegradabile non compostabile».</p>
<p>Se non si sceglie il prodotto giusto, spesso è per scarsa conoscenza della materia:<strong> il 41% degli intervistati</strong> (in maggioranza commercianti di Sud e isole, proprietari di piccole attività) <strong>pensa che l’opera di informazione non sia stata sufficiente. Il 26% non conosce la differenza tra biodegradabile e compostabile</strong>, mentre un altro 16% sa che non sono la stessa cosa, ma non sa della certificazione dei sacchetti compostabili. I margini di miglioramento, però, chiarisce l’esperto, ci sono: «<strong>Questi commercianti non sono nemici, ma neanche proattivi. Bisogna dire però che siamo in un momento di crisi gravissima, in cui uno non mette al primo posto gli shopper, anche se mi sentirei di dire loro che i sacchetti compostabili sono anche uno strumento di marketing</strong>». Sono infatti le buste smaltibili con l’organico quelle che soddisfano di più i clienti, almeno secondo l’opinione degli stessi negozianti: nel caso dei normali sacchetti biodegradabili, hanno un atteggiamento positivo tre clienti su 10, contro i quasi sei su 10 per i sacchetti compostabili.</p>
<p><em> Veronica Ulivieri</em></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>ETS: tutte le compagnie aeree dovranno rispettare lo schema di emissioni</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Dec 2011 10:12:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>VeronicaCaciagli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una buona notizia di fine anno: la Corte Europea ha deciso che l&#8217;inclusione delle compagnie aeree extra-europee nello schema di riduzione delle emissioni europeo EU ETS (European Emission Trading Scheme) è legittima e non viola le regole del commercio internazionale, né del trasporto aereo. Finalmente, dunque, tutto il settore aereo entra, a pieno titolo, nella regolamentazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --><span style="color: #2a2a2a;"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: small;"><a href="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/12/Inglesaviacao.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-26819" title="Flying is going greener, Courtesy of Inglesaviacao.com" src="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/12/Inglesaviacao-300x201.jpg" alt="" width="300" height="201" /></a>Una buona notizia di fine anno:<strong> <a href="http://curia.europa.eu/jcms/upload/docs/application/pdf/2011-12/cp110139en.pdf">la Corte Europea ha deciso</a> che l&#8217;inclusione delle compagnie aeree extra-europee nello schema di riduzione delle emissioni europeo EU ETS </strong>(European Emission Trading Scheme)<strong> è legittima </strong>e non viola le regole del commercio internazionale, né del trasporto aereo. Finalmente, dunque, tutto il settore aereo entra, a pieno titolo, nella regolamentazione sul taglio delle emissioni di CO2, un passo importante per un settore responsabile di una larga fetta dei gas serra imputabili ai trasporti. Basti pensare che un passeggero di un viaggio aereo di andata e ritorno a New York è responsabile di oltre 2,5 tonnellate di emissioni di CO2, corrispondente mediamente all&#8217;ammontare di carbonio assorbito da tre alberi nel loro intero ciclo di vita. </span></span></span></p>
<p><span style="color: #2a2a2a;"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: small;">La notizia giunge a ridosso dell&#8217;applicazione dello schema europeo per il settore aviazione, che <strong>entrerà in vigore il 1 gennaio 2012</strong>: tutti i voli aerei che coinvolgano aeroporti europei dovranno quindi essere inclusi nella direttiva, indipendentemente dalla nazionalità del vettore. </span></span></span></p>
<p><span style="color: #2a2a2a;"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: small;">L&#8217;<strong><a href="http://www.greenews.info/politiche/mercato-europeo-della-co2-verso-larmonizzazione-delle-regole-20110510/">EU ETS è lo schema</a></strong> in base al quale le aziende di alcuni settori con forti emissioni di CO2 hanno un limite di quote di emissione annuale da rispettare. Se riescono a stare sotto questo limite, avranno quote da rivendere come crediti di CO2 (chiamati EUA, European Allowances); <strong>se superano la quantità di quote assegnate, dovranno acquistarne da aziende più virtuose</strong>.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #2a2a2a;"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: small;">La diatriba era nata su iniziativa di alcune compagnie aeree statunitensi, che avevano deciso di contestare il recepimento della direttiva in Gran Bretagna, la quale si era rivolta alla Corte Europea. <strong>Secondo le compagnie aeree le norme sarebbero “in aperta violazione” della sovranità nazionale e dell&#8217;accordo Open Skies</strong>, violando quindi principi giuridici internazionali.<strong><a href="http://curia.europa.eu/jcms/upload/docs/application/pdf/2011-12/cp110139en.pdf"> I giudici della Corte rispondono</a></strong> invece che “l&#8217;applicazione dell&#8217;EU ETS all&#8217;aviazione<strong> non infrange né i principi del diritto internazionale, né l&#8217;accordo Open Skies</strong>”. La direttiva, osservano i giudici, non intende essere applicata agli aereomobili che volano <em>sopra</em> il territorio europeo, ma solo a quelli che scelgono di operare una rotta commerciale arrivando o partendo da un aeroporto situato in Europa. </span></span></span><span style="color: #2a2a2a;"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: small;"><strong>Non ci sono quindi prospettive di appello per le aziende, in quanto la Corte è l&#8217;organo più alto nel giudizio a livello europeo</strong>: <strong>alle aziende non resta che adeguarsi</strong>. </span></span></span></p>
<p><span style="color: #2a2a2a;"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: small;">L&#8217;industria del settore ora teme che questa decisione possa aprire il passo a guerre commerciali con <strong>Stati Uniti </strong>e <strong>Cina</strong>: una legge del Senato statunitense potrebbe impedire alle compagnie di prendere parte a sistemi di mercato delle quote di CO2, mentre <strong>la Cina ha paradossalmente minacciato azioni legali proprio in base al Protocollo di Kyoto, che impone misure di riduzione delle emissioni differenziate tra Paesi industrializzati ed emergenti. </strong></span></span></span></p>
<p><span style="color: #2a2a2a;"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: small;"><strong>Connie Hedegaard, </strong>Commissario Europeo al Clima da poco rientrata dalla<strong><a href="http://www.greenews.info/politiche/da-durban-20111212/"> Conferenza di Durban</a></strong>, dove è stata una dei protagonisti, <a href="http://europa.eu/rapid/pressReleasesAction.do?reference=MEMO/11/940">commenta comunque con entusiasmo la notizia</a>: “<strong>Sono ovviamente molto soddisfatta di vedere che la Corte ha concluso con chiarezza che la direttiva europea è completamente compatibile con la legge internazionale</strong>. Alcune compagnie aeree americane hanno deciso di sfidare la nostra legislazione in un tribunale. Così adesso noi ci aspettiamo che rispettino la legge europea.”</span></span></span></p>
<p><span style="color: #2a2a2a;"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: small;">Anche <strong>Annie Petsonk</strong>, dell&#8217;<strong>International Council at the Environmental Defense Fund</strong>, chiede alle aziende del settore aviazione statunitensi di smettere di ostacolare i progressi legislativi e cominciare a lavorare sul rispetto della normativa sulle emissioni: &#8220;<strong>Gli americani hanno inventato l&#8217;aereo, adesso è il tempo di creare dei cieli amici del clima</strong>. La leadership europea sfida le compagnie aeree americane a prendersi carico di viaggi aerei puliti e realizzarli.&#8221;</span></span></span></p>
<p><span style="color: #2a2a2a;"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: small;"><strong>Le compagnie aeree lamentano che la realizzazione delle direttiva costerà fino a 10 miliardi di Euro fino al 2020, con un aumento del costo del biglietto fino a 3 euro per i viaggi intercontinentali &#8211; </strong>il che, francamente, non sembra un costo insostenibile per un passeggero disposto a spendere qualche centinaio di euro. In realtà, per altro, le aziende riceveranno una parte delle quote in modo totalmente gratuito, calmierando così il costo complessivo dell&#8217;applicazione dello schema. A questo riguardo la Hedegaard, ribaltando la prospettiva ha sottolineato: “Con dei valori di riferimento le compagnie aree hanno ora la certezza del numero di quote che riceveranno gratuitamente ogni anno fino al 2020, quote che a prezzo di mercato rappresentano un valore di circa 20 miliardi di euro nel decennio. <strong>Con i ricavi potenziali le compagnie aree potrebbero procedere alla modernizzazione delle flotte, all’efficientamento dei consumi di carburante e all’utilizzo di combustibili non fossili per l’aviazione</strong>.”</span></span></span></p>
<p><span style="color: #2a2a2a;"><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: small;"><em>Veronica Caciagli</em><br />
</span></span></span></p>
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		<title>Legge di stabilità: niente proroga alle detrazioni del 55%</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Nov 2011 12:22:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Benedetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Nazionali]]></category>
		<category><![CDATA[Normative]]></category>
		<category><![CDATA[Politiche]]></category>
		<category><![CDATA[detrazioni fiscali del 55%]]></category>
		<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Riqualificazione energetica]]></category>

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		<description><![CDATA[Il meccanismo delle detrazioni fiscali del 55% per il risparmio e la riqualificazione energetica è destinato a finire tra poco, con la fine del 2011. Contrariamente a quanto anticipato, infatti, nella Legge di Stabilità appena approvata (come ultimo atto del quarto Governo Berlusconi) non è stata inserita la proroga del bonus fiscale per il 2012, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/11/Courtesy-of-jts.vr_.it_.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-25441" title="Courtesy of jts.vr.it" src="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/11/Courtesy-of-jts.vr_.it_-300x233.jpg" alt="" width="300" height="233" /></a><strong>Il meccanismo delle <a href="http://www.greenews.info/normative/detrazioni-del-55-confermate-dal-senato-20101209/">detrazioni fiscali del 55%</a> per il risparmio e la riqualificazione energetica è destinato a finire tra poco, con la fine del 2011</strong>. Contrariamente a quanto anticipato, infatti, nella <strong>Legge di Stabilità</strong> appena approvata (come ultimo atto del quarto Governo Berlusconi) non è stata inserita la proroga del bonus fiscale per il 2012, nemmeno in forma ridotta, cioè con percentuali più basse per alcune tipologie di lavoro.</p>
<p>Nella prima bozza della Legge di Stabilità si prevedeva ancora una riduzione della percentuale, dal 55% al 41%, per l’installazione di infissi ma anche l’obbligo, per chi avesse voluto usufruire del bonus fiscale sui serramenti, di installare valvole termostatiche e sistemi di termoregolazione per i caloriferi. Una proposta che aveva provocato le proteste di alcune associazioni di settore, tra cui <strong><a href="http://www.federlegno.it/tool/home.php" target="_blank">FederlegnoArreda</a></strong> ed <strong><a href="http://www.uncsaal.it/" target="_blank">Uncsaal</a></strong>, secondo le quali la norma sarebbe stata <strong>troppo penalizzante per un settore che ha generato un indotto economico positivo nonostante la crisi economica</strong>. L’obbligo di termoregolazione, poi, sarebbe stato penalizzante per i cittadini, specie per chi abita in condominio, che avrebbe dovuto ottenere l’autorizzazione di tutti i condomini per sostituire gli infissi nel proprio appartamento. Uncsaal, poi, aveva rilanciato, proponendo l’applicazione di <strong>aliquote differenziate in base ai tipi di intervento ed alle zone climatiche </strong>e, infine, proponendo di estendere il bonus fiscale anche ai beni strumentali ed ai soggetti pubblici non soggetti ad Ires.</p>
<p><strong>Il meccanismo del 55%, infatti, prevede la detrazione di una quota percentuale delle spese sostenute, suddivisa in più anni di imposta</strong>, <strong>dalle tasse da versare all&#8217;erario </strong>(Irpef per le persone fisiche, Ires per le aziende).  Le proposte delle associazioni &#8211; che avevano suggerito <strong>anche per il solare termico un sistema di incentivazione simile al conto energia per il fotovoltaico &#8211; </strong>non sono state accolte e, salvo ripensamenti dell’ultima ora, piuttosto improbabili, la storia delle detrazioni fiscali del 55% finisce qui.</p>
<p>Gli interventi attualmente in corso seguiranno il loro iter naturale ma, <strong>dall&#8217;anno di imposta 2013, non sarà più possibile portare in detrazione le spese per gli interventi finalizzati al risparmio energetico</strong>. Fino ad oggi si poteva, al contrario, ripartirle in dieci rate annuali di pari importo, per gli interventi eseguiti nel 2011, mentre nel 2009 e nel 2010 la detrazione andava addirittura ripartita in sole 5 rate annuali di pari importo.  <strong>Le spese ammissibili al beneficio riguardavano interventi di riduzione del fabbisogno energetico per il riscaldamento; il miglioramento termico dell&#8217;edificio </strong>(finestre, comprensive di infissi, coibentazioni, pavimenti); <strong>l&#8217;installazione di pannelli solari</strong>; la <strong>sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale</strong>. I limiti di spesa sui quali calcolare le detrazioni variavano a seconda del tipo di intervento, ad esempio 100 mila euro per gli interventi di riqualificazione complessiva dell’edificio.</p>
<p>In seguito alla mancata proroga, tuttavia, c’è già chi si rivolge al prossimo Governo tecnico guidato da<strong> Mario Monti</strong>, come il <strong><a href="http://www.awn.it/AWN/" target="_blank">Consiglio Nazionale degli Architetti</a></strong>, secondo il quale &#8220;<strong>Il rifinanziamento del bonus del 55% per le ristrutturazioni edilizie ecocompatibili che, senza alcun intervento, terminerà a fine dicembre, deve essere  uno dei primi atti del Governo che verrà</strong>.<strong> Il credito d&#8217;imposta per la riqualificazione energetica degli edifici è stata una misura importante sia sotto il profilo ambientale che economico</strong>, e lo sarà ancora di più in futuro poiché il nostro Paese è ogni giorno alle prese con le drammatiche conseguenze del grave degrado del patrimonio edilizio e &#8211; come dimostrano le tragedie avvenute nelle scorse settimane &#8211; con l&#8217;assenza di un coerente progetto di manutenzione territoriale&#8221;. &#8220;<strong>L&#8217;utilizzo del bonus &#8211; continuano gli architetti &#8211; ha contribuito a sostenere il settore dell&#8217;edilizia</strong> che &#8211; come è noto &#8211; è quello che risente maggiormente della crisi e che si trova in condizioni di grandissima difficoltà con un consistente calo dei volumi di attività, dei fatturati e &#8211; soprattutto &#8211; delle future prospettive lavorative. Contestualmente, <strong>il bonus del 55% ha inciso profondamente sul contenimento dei consumi energetici </strong>e, permettendo a soggetti privati di detrarre parzialmente i costi degli interventi, <strong>ha contribuito in modo rilevante all&#8217;emersione di molte attività altrimenti destinate ad alimentare il sommerso </strong>costituendo, di fatto, <strong>un efficace strumento di contrasto dell&#8217;evasione fiscale</strong>&#8220;. &#8220;La politica &#8211; conclude il <strong><a href="http://www.cnappc.it/search.asp" target="_blank">CNAPPC</a></strong> (Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori e Conservatori ) &#8211; <strong>dia la prova di voler investire concretamente per il futuro del Paese </strong>e di voler far fronte alla tutela del territorio e del patrimonio edilizio introducendo o mantenendo &#8211; come nel caso dell&#8217;eco bonus &#8211; misure concrete per lo sviluppo qualitativo dell&#8217;intero comparto edilizio&#8221;.</p>
<p><strong>Secondo i dati <a href="http://www.enea.it/it" target="_blank">ENEA </a>le detrazioni fiscali del 55% hanno portato ad una riduzione delle emissioni di CO2, nel 2009, pari a 317 mila tonnellate</strong>, a fronte di una spesa di 1,4 miliardi di euro, il 3% della diminuzione totale di emissioni del settore residenziale che, da qui al 2020, dovrebbero scendere del 20%. <strong>Resta da capire se il nuovo Governo (ancora ignoto ad oggi), pressato dagli impegni europei, prenderà provvedimenti in tal senso o se, in mancanza di ciò, il mondo produttivo saprà proporre strumenti alternativi</strong>. Uncsaal, di recente,  ha appoggiato ad esempio la proposta di <strong><a href="http://www.finco.org/" target="_blank">FINCO</a></strong> per l&#8217;adozione, da parte degli istituti di credito, di un &#8220;<strong><a href="http://www.intesasanpaolo.com/scriptIbve/retail20/RetailIntesaSanpaolo/ita/prestiti_personali/prest_ecologico/ita_prest_ecologico.jsp" target="_blank">ecoprestito</a></strong>&#8220;, sul modello di quanto avviene in alcuni Paesi stranieri, come <strong>Francia </strong>e <strong>Inghilterra</strong>, per gli interventi di riqualificazione energetica, prevedendo tassi agevolati e un massimo di 30 mila euro per ciascun beneficiario.</p>
<p><em> Andrea Marchetti</em></p>
<p>Aggiornamento 06.12.2011: il <strong><a href="http://datastorage02.maggioli.it/data/docs/moduli.maggioli.it/201.pdf" target="_blank">Decreto &#8220;Salva Italia</a></strong>&#8221; varato dal nuovo Governo Monti (in fase di approvazione in Parlamento) ha reintrodotto e reso permanente la detrazione per ristrutturazioni edilizie. Il limite per richiedere il bonus del <strong>55%</strong> per la riqualificazione energetica degli edifici viene prorogato al <strong>31 dicembre 2012</strong>. Dal 1° gennaio 2013 la percentuale scenderà al <strong>36%</strong> e l’agevolazione sarà disciplinata dal nuovo articolo 16-bis aggiunto dalla Manovra al Tuir, assimilandola quindi a quella per le ristrutturazioni. Restano confermati il tetto massimo di 48.000 euro per unità immobiliare e la ripartizione della detrazione in 10 rate annuali. La nuova normativa ha aggiunto gli interventi di ripristino o ricostruzione di immobili distrutti da calamità naturali. <em>Leggi la notizia integrale su <a href="http://www.edilcantiere.it/news/manovra-monti-cosa-cambia-in-edilizia" target="_blank">Edilcantiere.it</a></em></p>
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		<title>Il pacchetto UE da 9,1 miliardi per le infrastrutture energetiche</title>
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		<pubDate>Mon, 31 Oct 2011 12:59:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Benedetta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ora che la Commissione Europea ha presentato il &#8220;meccanismo&#8221; per collegare l&#8217;Europa (Connecting Europe Facility – CEF), le infrastrutture energetiche diventano essenziali per il raggiungimento degli obiettivi europei in materia di clima ed energia. Nel quadro del CEF, per il periodo 2014-2020, sono stati dunque stanziati 9,1 miliardi di Euro per la realizzazione di infrastrutture [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #000000;"><a href="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/10/infrastrutture-energetiche-Courtesy-of-informazione-giuridica.it_.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-24722" title="infrastrutture energetiche, Courtesy of informazione giuridica.it" src="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/10/infrastrutture-energetiche-Courtesy-of-informazione-giuridica.it_.jpg" alt="" width="262" height="192" /></a>Ora che la <strong>Commissione Europea</strong> ha presentato il &#8220;meccanismo&#8221; per collegare l&#8217;Europa (<strong><a href="http://ec.europa.eu/transport/infrastructure/connecting/doc/connecting/proposition.pdf" target="_blank">Connecting Europe Facility – CEF</a></strong>), le infrastrutture energetiche diventano essenziali per il raggiungimento degli <strong>obiettivi europei in materia di clima ed energia</strong>. Nel quadro del CEF, per il <strong>periodo 2014-2020,</strong> sono stati dunque stanziati<strong> 9,1 miliardi di Euro </strong>per la realizzazione di infrastrutture energetiche. </span></p>
<p><span style="color: #000000;">Il contesto di riferimento e gli obiettivi sono ben precisi.<strong> L&#8217;UE ha bisogno di nuovi oleodotti, gasdotti e reti elettriche</strong> per tre motivi fondamentali: sicurezza degli approvvigionamenti, efficienza energetica e <em>concretezza </em>nel settore delle rinnovabili. <strong>Per poter aumentare la quota delle energie rinnovabili al 20% entro il 2020, occorre &#8211; </strong>ritiene la UE (benchè il sillogismo sia discutibile secondo il concetto di &#8220;<a href="http://www.greenews.info/recensioni/in-cammino-verso-lenergia-distribuita-intervista-a-jeremy-rifkin-20101214/">produzione distribuita</a>&#8220;) <strong>- portare ai consumatori l&#8217;energia prodotta dai parchi eolici e dalle centrali solari</strong>. Per questo, l&#8217;Unione considera fondamentale una rete più potente e integrata di quella attualmente esistente. In secondo luogo, per risparmiare il 20% del consumo stimato di energia nel 2020 grazie alla tecnologia, sono necessarie <strong>reti e contatori intelligenti, </strong>che consentano agli utenti di controllare l&#8217;esatto consumo di elettricità e <strong>cambiare le proprie abitudini per risparmiare energia e denaro</strong>. Infine, per garantire l&#8217;approvvigionamento di gas anche nell&#8217;eventualità di una crisi, è necessario <strong>diversificare le fonti e costruire nuovi gasdotti </strong>per trasportare il gas da nuove regioni direttamente in Europa.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Per poter raggiungere questi obiettivi, nei prossimi dieci anni occorreranno circa <strong>200 miliardi di euro</strong>. Più precisamente, <strong>140 miliardi </strong>di euro per sistemi di trasmissione di elettricità ad alta tensione, impianti di stoccaggio dell&#8217;energia elettrica e reti intelligenti, <strong>70 miliardi </strong>per gasdotti, impianti di stoccaggio del gas, terminali per il gas naturale liquefatto (GNL) e infrastrutture per il flusso inverso (perché il gas possa fluire in entrambe le direzioni), e <strong>2,5 miliardi </strong>per infrastrutture di trasporto del biossido di carbonio CO2. Ciò significa un considerevole aumento degli attuali volumi d&#8217;investimento. <strong>Rispetto al decennio 2000-2010, infatti, si registrerebbe un incremento del 30% degli investimenti nel settore del gas e del 100% nel settore dell&#8217;elettricità.</strong></span></p>
<p><span style="color: #000000;">Si prevede però che<strong> gli investimenti necessari per conseguire gli obiettivi del 2020 non saranno realizzati o non lo saranno in tempo</strong>, principalmente perché occorre troppo tempo per ottenere le licenze di costruzione, e perché <strong>non tutti gli investimenti richiesti sono economicamente redditizi</strong>. Per questo motivo, con la comunicazione dello scorso 19 ottobre &#8211; relativa appunto al pacchetto finanziario per le infrastrutture energetiche <strong>- </strong> la Commissione propone di selezionare un certo numero di<strong> progetti “di interesse comune”</strong>. I progetti che avranno ottenuto questa qualifica godranno di un duplice vantaggio. <strong>Potranno contare su una speciale procedura per la concessione delle licenze</strong>, che sarà più semplice, rapida e trasparente delle procedure normali: ciascuno Stato membro designerà un&#8217;unica autorità competente, uno sportello unico, incaricata di gestire l&#8217;iter di concessione della licenza dall&#8217;inizio alla fine. Inoltre, l&#8217;intera procedura per l&#8217;ottenimento della licenza non durerà più di tre anni e i progetti <strong>potranno beneficiare di finanziamenti dell&#8217;UE sotto forma di sovvenzioni, obbligazioni per progetti o garanzie</strong>.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Per quanto riguarda i<strong> criteri di selezione</strong>, deve trattarsi di <strong>progetti efficienti sotto il profilo economico, sociale e ambientale</strong>, <strong>che coinvolgano almeno due Stati membri</strong>. A ciò si aggiungono altri criteri settoriali intesi a garantire che i progetti favoriscano la sicurezza degli approvvigionamenti e l&#8217;integrazione del mercato, stimolino la concorrenza, rendano il sistema più flessibile e <strong>consentano la trasmissione dell&#8217;energia generata da fonti rinnovabili verso i centri di consumo e gli impianti di stoccaggio.</strong></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><strong>Il cofinanziamento dell&#8217;UE copre fino al 50% dei costi di studi e lavori e, in circostanze eccezionali, fino all&#8217;80% se si tratta di progetti essenziali per la sicurezza degli approvvigionamenti o la solidarietà a livello regionale, ovvero di progetti che richiedono soluzioni innovative o che presentano sinergie intersettoriali</strong>. C&#8217;è da sottolineare che non tutti i progetti di interesse comune ottengono automaticamente un finanziamento dell&#8217;UE. Per avere diritto a sovvenzioni per lavori, <strong>i progetti devono dimostrare di non essere economicamente redditizi</strong>. Il fatto di essere stato selezionato come “progetto di interesse comune” non significa necessariamente che il progetto fruirà di un finanziamento dell&#8217;UE. Nondimeno, il progetto selezionato beneficerà della procedura più spedita per l&#8217;ottenimento delle licenze e di uno specifico trattamento normativo previsto per questo tipo di progetti.</span></p>
<p><span style="color: #000000;">Nella comunicazione della Commissione non poteva mancare <strong>una nota relativa alle norme ambientali dell&#8217;UE e soprattutto alla protezione dei<a href="http://ec.europa.eu/environment/nature/natura2000/index_en.htm" target="_blank"> Siti Natura 2000</a></strong>, <strong>la quale, però, rivela qualche punto di debolezza</strong>. Infatti, secondo la Comunicazione &#8211; nonostante le norme ambientali (in particolare quelle stabilite dalla direttiva Natura 2000), vengano pienamente rispettate e si presti particolare attenzione alle opportune valutazioni d&#8217;impatto e ai possibili effetti negativi sugli habitat protetti &#8211; la fattibilità del progetto verrà comunque &#8220;stabilita in base alla sua essenzialità&#8221;. <strong>In altre parole: nel caso in cui un progetto &#8220;essenziale&#8221; debba essere assolutamente realizzato, malgrado il suo impatto negativo su un sito protetto, si provvederà a rilasciare l&#8217;autorizzazione <em>al percorso meno dannoso</em></strong>, a verificare, cioè, che non esistano percorsi alternativi e ad adottare le necessarie <em><strong>misure compensative, </strong></em>come richiesto dalla direttiva Natura 2000.</span></p>
<p><em>Donatella Scatamacchia</em></p>
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		<title>Nuove norme UE per la sicurezza dell&#8217;estrazione offshore</title>
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		<pubDate>Mon, 31 Oct 2011 06:09:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Benedetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicati Stampa]]></category>
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		<category><![CDATA[attività offshore]]></category>
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		<description><![CDATA[Il rischio di un grave incidente offshore nelle acque europee è ancora elevato. Un regime di sicurezza rigoroso può ridurre al minimo il rischio che si verifichino catastrofi simili. Danni all&#8217;ambiente e alle economie delle regioni costiere possono essere limitati in modo significativo grazie alla messa in opera preventiva di un piano di intervento efficace per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/10/Courtesy-of-evworld.com_.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-24662" title="Courtesy of evworld.com" src="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/10/Courtesy-of-evworld.com_-300x295.jpg" alt="" width="300" height="295" /></a><strong>Il rischio di un grave incidente offshore nelle acque europee è ancora elevato</strong>. Un regime di sicurezza rigoroso può ridurre al minimo il rischio che si verifichino catastrofi simili. Danni all&#8217;ambiente e alle economie delle regioni costiere possono essere limitati in modo significativo grazie alla messa in opera preventiva di <strong><a href="http://www.greenews.info/comunicati-stampa/esercitazione-antinquinamento-nell%e2%80%99alto-tirreno-per-difendere-il-mare-20111024/">un piano di intervento efficace per le emergenze</a></strong>. Per questa ragione la <strong><a href="http://ec.europa.eu/energy/oil/offshore/standards_en.htm" target="_blank">Commissione europea </a></strong>propone una <strong><a href="http://www.greenews.info/wp-content /norme_Ue_idrocarburi.doc" target="_blank">nuova legislazione</a> per assicurare che la produzione europea di idrocarburi si svolga su tutto il territorio unionale nel rispetto delle più severe norme mondiali per la sicurezza,  per la salute e per l&#8217;ambiente</strong>.</p>
<p><strong>Günther Oettinger</strong>, Commissario Europeo per l&#8217;Energia, ha dichiarato: &#8220;Oggi, la maggior parte della produzione di idrocarburi in Europa si svolge offshore, spesso in condizioni geografiche e geologiche molto difficili. <strong>Data la continua crescente domanda di energia, dovremo far ricorso a tutte le riserve di gas e petrolio che giacciono nei nostri fondali marini.</strong> Dobbiamo però evitare che si ripetano catastrofi come quella della piattaforma <strong><a href="http://www.greenews.info/idee/marea-nera-l11-settembre-dellambiente-20100615/">Deepwater Horizon </a></strong>nel <strong>Golfo del Messico</strong>. È imperativo garantire che l&#8217;industria del settore operi secondo le migliori pratiche. La proposta odierna rappresenta un passo decisivo per garantire operazioni offshore più sicure, a vantaggio dei nostri cittadini e dell&#8217;ambiente.&#8221;.</p>
<p><strong>Janez Potočnik</strong>, Commissario Responsabile per l&#8217;Ambiente, ha dichiarato: &#8220;Abbiamo tratto lezioni importanti dall&#8217;incidente della Deepwater Horizon dell&#8217;anno scorso. Il progetto di regolamento odierno ci aiuterà a impedire che in futuro si verifichino crisi di questa portata in tutte le acque marine soggette alla giurisdizione degli Stati membri. <strong>Questo aggiornamento in materia di sicurezza rappresenta una buona notizia per l&#8217;ambiente ma anche per l&#8217;industria, che sarà in grado di svolgere le proprie attività in un quadro normativo più chiaro</strong>. Gli incidenti passati ci hanno dimostrato chiaramente che la prevenzione è meglio della cura&#8221;.</p>
<p>Il nuovo progetto di regolamento stabilisce <strong>norme precise per l&#8217;intero ciclo delle attività di prospezione e produzione, a partire dal progetto di un impianto di estrazione di petrolio o di gas sino al suo smantellamento</strong>. Sotto il controllo delle autorità nazionali di regolamentazione, l&#8217;industria europea dovrà periodicamente valutare e migliorare le norme di sicurezza per le operazioni offshore. Questo nuovo approccio condurrà a una valutazione europea del rischio continuamente aggiornata, in quanto terrà conto sia delle nuove tecnologie e conoscenze sia dei nuovi rischi. La normativa introduce requisiti per un&#8217;efficace prevenzione e una veloce risposta in caso di incidenti gravi.</p>
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		<title>PAC, la Commissione presenta i 10 punti di riforma dell&#8217;agricoltura europea</title>
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		<pubDate>Thu, 13 Oct 2011 09:24:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fradelloni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Agricoltura più sostenibile, più spazio ai giovani, agevolazioni per l&#8217;acquisizione di aziende piccole, soluzioni capaci di affrontare i cambiamenti e garantire ai cittadini europei un&#8217;alimentazione sana e di qualità favorendo le zone rurali. Queste le linee guida, in estrema sintesi, della proposta della Commissione Europea per la nuova PAC, la Politica Agricola Comune che, dopo i vari passaggi istituzionali, enterà in vigore [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/10/dacian-ciolos.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-23922" title="Il Commissario Dacian Ciolos, Courtesy of European Commission" src="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/10/dacian-ciolos-300x204.jpg" alt="" width="300" height="204" /></a></span></span><strong>Agricoltura più sostenibile</strong>, più spazio ai <strong>giovani</strong>, agevolazioni per l&#8217;acquisizione di <strong>aziende piccole</strong>, soluzioni capaci di affrontare i cambiamenti e garantire ai cittadini europei <strong>un&#8217;alimentazione sana e di qualità favorendo le zone rurali</strong>. Queste le linee guida, in estrema sintesi, della proposta della <strong>Commissione Europea </strong>per <strong><a href="http://ec.europa.eu/agriculture/cap-post-2013/index_en.htm" target="_blank">la nuova PAC, la Politica Agricola Comune</a></strong> che, dopo i vari passaggi istituzionali, enterà in vigore dal <strong>1 gennaio 2014</strong>.</p>
<p>Il Commissario all&#8217;Agricoltura e Sviluppo Rurale <strong>Dacian Ciolos </strong>ha presentato ieri al Parlamento Europeo e alla stampa un progetto di riforma che deve fare i conti con l&#8217;estensione degli aiuti previsti per i vecchi 15 Stati membri agli attuali 27 partner europei. <strong>Una riforma che riguarda un settore chiave, con più del 6% dell&#8217;occupazione e il 70% del territorio europeo</strong>. L&#8217;<strong>Italia</strong>, da sola, si gioca un pacchetto di circa <strong>quattro miliardi di euro </strong>per i cosiddetti &#8220;<strong>pagamenti diretti</strong>&#8221; previsti dal 1° Pilastro. Che arrivano a <strong>sei miliardi </strong>se si includono anche i premi relativi allo &#8220;<strong>sviluppo rurale&#8221; </strong>del 2° Pilastro comunitario.</p>
<p>Ora che in Europa gli stati sono aumentati e i budget sono sempre meno ricchi la partita si fa però più complessa. <strong>Da Bruxelles, nondimeno, l&#8217;ambizione è di centrare più obiettivi: </strong>si parla di sostenibilità, competitività, innovazione e sostegno all&#8217;occupazione e alla crescita. “La Commissione Europea – esordisce Dacian Ciolos nella sua audizione alla Commissione Agricoltura del PE – propone <strong>un nuovo paterniarato tra l&#8217;Europa e gli agricoltori </strong>in modo da poter affrontare <strong>le sfide della sicurezza alimentare e dei cambiamenti climatici</strong>”.</p>
<p>Non tutti però sono concordi sull&#8217;efficacia della bozza annunciata ieri. “<strong>La proposta così come è non va bene e si prospetta ora una trattativa tutta in salita</strong>”, afferma il presidente della Coldiretti <strong>Sergio Marini</strong>. “La proposta, tra l’altro, prevede una riduzione del budget che &#8211; conclude Marini &#8211; l’Italia non merita affatto, anche considerando che <strong>aumenta in modo significativo il divario tra le risorse che il nostro Paese versa all’Unione Europea e quello che recupera attraverso la Politica agricola.</strong> In ballo &#8211; riassume la Coldiretti &#8211; ci sono per l’Italia circa 6 miliardi di fondi comunitari all’anno per i prossimi sette anni, ma soprattutto <strong>il futuro di 1,6 milioni di imprese agricole, </strong>che danno occupazione a circa un milione di dipendenti e che garantiscono il <strong>presidio territoriale di oltre 17 milioni di ettari di terreno coltivato</strong> totale, dal quale nascono produzioni da primato che danno prestigio e competitività al Made in Italy nel mondo”.</p>
<p>Il presidente della Commissione Agricoltura e Sviluppo Rurale del <strong>Parlamento Europeo</strong>, l&#8217;italiano <strong>Paolo De Castro</strong>, si concentra invece sull&#8217;iter di approvazione della proposta: “quello di oggi é un banco di prova importante dal punto di vista istituzionale. Per la prima volta la riforma della Pac viene, infatti, sottoposta alla procedura di <strong>codecisione</strong>”. La proposta infatti dovrà ottenere l&#8217;approvazione non solo dal Consiglio Europea, ma anche dal Parlamento. Dove, <strong>tra le scelte sotto accusa da parte degli eurodeputati italiani c&#8217;è il famigerato parametro della &#8220;superficie&#8221;di ettari coltivabili, invece del numero di  agricoltori .</strong> Ciolos risponde che “è nella superficie che si produce, ma è anche un modo per staccarsi dai riferimenti storici” che hanno fino ad oggi determinato l&#8217;assegnazione degli aiuti comunitari. Un po&#8217;come dire: basta ai vecchi privilegi e largo al nuovo che avanza.</p>
<p>Ma vediamo quali sono, in concreto, i punti cardine della riforma:</p>
<p><strong>Aiuti al reddito agricolo</strong></p>
<p>L’aiuto di base riguarderà solo gli agricoltori <strong>in attività </strong>e <strong>sarà decrescente a partire da 150mila euro con un massimale di 300mila euro per azienda</strong>. Questi aiuti saranno distribuiti in modo più equo tra agricoltori, regioni e Stati membri.</p>
<p><strong>Strumenti di gestione della crisi</strong></p>
<p>Secondo Bruxelles devono essere più reattivi e adeguati. La volatilità dei prezzi rappresenta una minaccia per la competitività a lungo termine del settore agricolo. Per questo la Commissione propone reti di sicurezza più efficaci e più reattive per i comparti maggiormente esposti attraverso <strong>un fondo di riserva pubblico, assicurazioni e fondi di mutualizzazione.</strong></p>
<p><strong>Pagamento verde</strong></p>
<p><strong>Per conservare la produttività a lungo termine tutelando gli ecosistemi. Il principio di <em>greening </em>della Pac è una delle mission fondamentali di Bruxelles</strong>. Al fine di rafforzare la sostenibilità ambientale del settore primario e di valorizzare gli sforzi degli agricoltori in tal senso la commissione propone di <strong>riservare il 30 per cento dei pagamenti diretti alle pratiche che consentono un uso ottimale delle risorse naturali, </strong>per salvaguardare <strong>paesaggio</strong> e <strong>diversificazione delle colture</strong>. Se un agricoltore “sgarra” va incontro però a sanzioni che potrebbero superare quanto ottenuto.</p>
<p><strong>Ricerca e innovazione</strong></p>
<p>Figurano ulteriori finanziamenti che saranno raddoppiati per la ricerca e l’innovazione per una agricoltura più competitiva. Stimolando così <strong>una cooperazione più stretta tra il settore agricolo e la comunità scientifica e il trasferimento di conoscenze.</strong></p>
<p><strong>Filiera corta</strong></p>
<p>Per rendere l’agricoltura più competitiva la Commissione propone anche di sostenere le organizzazioni dei produttori e quelle interprofessionali anche attraverso lo <strong>sviluppo di filiere più corte dal produttore al consumatore</strong>, <strong>senza troppi intermediari</strong>. Le quote zucchero e latte saranno abbandonate a partire dal 2016 e finiranno i regimi anche per luppolo e bachi da seta.</p>
<p><strong>Iniziative agroambientali</strong></p>
<p>Intenzione di Ciolos è anche quella di “incoraggiare” le iniziative agro-ambientali a livello nazionale, regionale e locale attraverso <strong>la lotta ai cambiamenti climatici e ripristino degli ecosistemi.</strong></p>
<p><strong>Puntare sui giovani</strong></p>
<p>Per Bruxelles è importante anche “facilitare l’insediamento dei giovani agricoltori”. <strong>Due terzi degli agricoltori hanno oggi più di 55 anni</strong>. Per incentivare l’occupazione e incoraggiare le giovani generazioni all’agricoltura si propone di istituire <strong>una nuova agevolazione, per i primi 5 anni di attività, destinata agli agricoltori che hanno meno di 40 anni</strong>. Poi stimolare l’occupazione rurale e lo spirito d’impresa. Verrà creato un “<strong>kit d’avviamento</strong>” per sostenere i progetti di microimpresa con finanziamenti fino a <strong>70mila euro</strong>.</p>
<p><strong>Zone fragili</strong></p>
<p>Al punto nove del comunicato redatto da Bruxelles si parla di “maggiore attenzione alle zone fragili” per <strong>evitare la desertificazione e preservare la ricchezza dei territori</strong>. Dando possibilità ai paesi membri di fornire <strong>maggiore sostegno agli agricoltori che si trovano in zone soggette a vincoli naturali</strong>. Un aiuto questo che si aggiungerà a quelli già disponibili nel quadro della politica dello Sviluppo rurale.</p>
<p><strong>Semplificazione</strong></p>
<p>Per evitare oneri amministrativi la Commissione UE propone di semplificare diversi meccanismi come i requisiti di “condizionalità” (le norme che definiscono l&#8217;ammissibilità stessa ai fianziamenti) e i sistemi di controllo, che verranno ridotti agli agricoltori in possesso di certificazioni. <strong>Sarà semplificata anche la procedura di accesso per i &#8220;piccoli agricoltori&#8221;, che avranno diritto a un assegno forfettario annuo che dai 500 ai 1000 euro.</strong> Incoraggiata infine la cessione di terreni da parte dei piccoli agricoltori a imprenditori che vogliono ristrutturare l’azienda.</p>
<p>Le sfide da affrontare si pongono in un contesto mondiale complesso: sicurezza alimentare,volatilità dei prezzi, crisi economica, variazioni dei prezzi, rallentamento della produttività e adattamento della produzione ai cambiamenti climatici. Il <strong>Quadro Finanziario 2014 – 2020 </strong>prevede<strong> </strong>impegni per<strong>1.025 miliardi (1,5% del Pil europeo</strong>) e pagamenti diretti per 972 miliardi (l&#8217;1% del Pil). Ma al di fuori del Quadro ci sarà anche un &#8220;<strong>fondo di riserva&#8221;</strong> per le crisi dello 0,6%.</p>
<p>Ora la palla passa al Parlamento UE, dove si terranno le discussioni, e al negoziato – soprattutto sul budget – del Consiglio dei ministri UE all’Agricoltura. Per la prima volta &#8211; grazie al Trattato di Lisbona – il Parlamento non avrà solo un ruolo <em>consultivo</em>.</p>
<p><em>Francesca Fradelloni </em></p>
<p><em>Leggi le &#8220;pillole&#8221; sulle più interessanti novità della PAC pubblicate in diretta, durante la conferenza stampa del Commissario Ciolos, sul canale <strong><a href="http://twitter.com/#!/Greenews_Italia" target="_blank">Twitter</a></strong> di Greenews.info</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><strong><br />
</strong></span></span></p>
<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
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		<title>I regolamenti edilizi al centro del Saie 2011</title>
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		<pubDate>Fri, 07 Oct 2011 11:07:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Benedetta</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Normative]]></category>
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		<description><![CDATA[I regolamenti comunali edilizi parlano sempre più di sostenibilità e aprono la strada ad un rilancio del settore edilizio attraverso le nuove tecnologie. Cresce infatti ogni anno il numero degli Enti locali che fa del contenimento dei consumi energetici il criterio cardine con cui costruire o riqualificare il patrimonio edilizio esistente. E&#8217; quanto emerge dal [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/10/Courtesy-of-Saie-2011.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-23590" title="Courtesy of Saie 2011" src="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/10/Courtesy-of-Saie-2011-300x198.jpg" alt="" width="300" height="198" /></a>I <strong>regolamenti comunali edilizi</strong> parlano sempre più di sostenibilità e aprono la strada ad un <strong>rilancio del settore edilizio attraverso le nuove tecnologie</strong>. Cresce infatti ogni anno il numero degli Enti locali che fa del contenimento dei consumi energetici il criterio cardine con cui costruire o riqualificare il patrimonio edilizio esistente. E&#8217; quanto emerge dal <strong><a href="http://www.saie.bolognafiere.it/iniziative/costruire-futuro-sostenibile/" target="_blank">Quarto rapporto dell&#8217;Osservatorio Nazionale sui Regolamenti Edilizi</a></strong>, presentato al <strong><a href="http://www.greenews.info/agenda/saie-2011-20110902/" target="_blank">Saie</a></strong>, il salone dell&#8217;edilizia in corso a <strong>Bologna dal 5 all&#8217;8 ottobre.</strong></p>
<p>“I regolamenti edilizi rappresentano un punto di riferimento per gli operatori, nella mole di direttive europee, decreti statali e leggi delle singole regioni – spiega <strong>Edoardo Zanchini</strong>, responsabile Energia e Urbanistica di <strong><a href="http://www.legambiente.it/" target="_blank">Legambiente</a></strong> – e <strong>ben 608 su 839 Comuni prevedono oggi obblighi sull&#8217;isolamento termico degli edifici</strong>”. Altri temi innovativi introdotti nei regolamenti comunali riguardano l&#8217;utilizzo di <strong>fonti rinnovabili</strong>, <strong>l&#8217;efficienza energetica </strong>da <strong>teleriscaldamento</strong>, il<strong> risparmio idrico</strong>, l&#8217;orientamento e <strong>schermatura degli edifici</strong>, la <strong>permeabilità dei suoli </strong>e la <strong>contabilizzazione individuale del calore</strong>. Un punto debole delle nuove misure pensate dai municipi è costituito invece dai destinatari delle stesse: <strong>gran parte delle norme, infatti, riguarda unicamente le nuove costruzioni, che rappresentano oggi circa l&#8217;1% del totale</strong>. Alcuni enti, però, si stanno già orientando a estendere gli obblighi anche alle <strong>riqualificazioni degli edifici esistenti</strong>, un bacino pari al 35 per cento degli interventi effettuati ogni anno.</p>
<p>“Mentre <strong>alcuni Comuni si limitano a fissare obiettivi prestazionali, altri specificano anche quali tecnologie impiegare per raggiungere gli obiettivi fissati”</strong> continua Zanchini. Alcuni dati sono incoraggianti: <strong>in 459 città italiane è obbligatorio installare pannelli solari termici</strong>, mentre in 482 l&#8217;obbligo di allaccio di pannelli fotovoltaici riguarda solo le nuove costruzioni. Oltre quattrocento comuni affrontano il tema dell&#8217;orientamento e ombreggiatura delle superfici vetrate, oltre trecento promuovono o obbligano all&#8217;allaccio a una rete di teleriscaldamento, all&#8217;uso di pompe di calore o d&#8217;impianti di cogenerazione.</p>
<p>Luci e ombre dell&#8217;efficienza energetica targata Belpaese: a fronte di realtà con vincoli restrittivi come <strong>Trento</strong> e <strong>Bolzano</strong>, dove si costruisce almeno in <strong>classe B</strong>, e di buone pratiche come regolamenti unitari stilati da Amministrazioni che si coordinano – è il caso del comprensorio della Bassa Romagna e Russi, in <strong>provincia di Ravenna</strong> -, continua il divario tra Nord e Sud, due Italie a velocità diverse. <strong>Degli oltre ottocento comuni che hanno adeguato i loro regolamenti, il 66,5% è al Nord, il 26,3% al Centro, e solo il 7,2% al Sud</strong>. “E&#8217; triste notare, per esempio, che nessuna città del Centro-Sud abbia posto obblighi sul solare termico” conclude Zanchini.</p>
<p>“<strong><a href="http://www.greenews.info/progetti/il-ritardometro-del-kyoto-club-un-pungolo-per-il-governo-20111007/">L&#8217;Italia è complessivamente indietro </a></strong>rispetto agli standard fissati dalle direttive europee. E <strong>non è sufficiente un&#8217;implementazione dei criteri di efficienza energetica così a macchia di leopardo</strong>”. Non fa sconti l&#8217;analisi di <strong>Francesco Toso</strong>, di<strong><a href="http:// www.cresme.it" target="_blank"> Cresme</a></strong> ricerche.</p>
<p>Se in <strong>Piemonte, Lombardia, Trentino, Emilia-Romagna e Puglia </strong>sono già in vigore obblighi di certificazione energetica, energie rinnovabili ed efficienza energetica, altre regioni hanno per ora adottato semplici Linee Guida. “L&#8217;edilizia può dare un vero contributo all&#8217;abbattimento dei consumi di energia e di emissioni di CO2 &#8211;  avverte Toso – le potenzialità per intervenire sul patrimonio esistente ci sono: solo il 2 per cento dei nostri edifici risulta in condizioni pessime, ma il 20 per cento è in condizioni mediocri. Basti pensare che<strong> il 48% dell&#8217;edilizia degli anni &#8217;60 e &#8217;70 ha subito ristrutturazioni importanti negli anni 2000</strong>, con una spesa di 13 miliardi di euro nel solo 2010. C&#8217;è ancora spazio per interventi di riqualificazione, perciò occorre che siano effettuati con attenzione ai criteri di isolamento delle coperture, con l&#8217;uso di pareti ventilate, cappotti termici, infissi e impianti termici. Basterebbero 6,2 miliardi di euro l&#8217;anno”. <strong>Ben vengano, quindi, gli incentivi fiscali come le detrazioni del 55% degli interventi di ristrutturazione</strong>. E se il discusso <strong>Decreto Romani</strong>, il <strong><a href="http://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2011;28" target="_blank">dlgs 28/2011</a></strong>, ha puntato anche su queste incentivazioni, “<strong>tali misure andrebbero però rese strutturali</strong>,<strong> così da permettere una programmazione dei lavori</strong>, linfa vitale di un settore dai tempi lunghi” sostiene <strong>Stefano Stefani</strong>, del servizio Energia della <strong>Regione Emilia-Romagna</strong>.</p>
<p><em>Cristina Gentile</em></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Confagricoltura: l&#8217;opportunità del biogas &#8220;fatto bene&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 06 Oct 2011 08:44:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Benedetta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[«Il biogas è una grossa opportunità per le aziende agricole e la sua crescita, se ben governata, non danneggerà il alcun modo il settore». Mancano poche settimane allo scadere del termine per la stesura dei decreti attuativi sugli incentivi alle rinnovabili in vigore dal 2013, e Confagricoltura lancia un messaggio: si facciano interventi per la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/10/Biogas-Courtesy-of-escolazio.it_.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-23529" title="Biogas, Courtesy of escolazio.it" src="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/10/Biogas-Courtesy-of-escolazio.it_-300x151.jpg" alt="" width="300" height="151" /></a>«<strong>Il biogas è una grossa opportunità per le aziende agricole e la sua crescita</strong>, se ben governata, non danneggerà il alcun modo il settore». Mancano poche settimane allo scadere del termine per la stesura dei decreti attuativi sugli<strong> incentivi alle rinnovabili in vigore dal 2013</strong>, e <strong><a href="http://www.confagricoltura.it/Pages/default.aspx" target="_blank">Confagricoltura </a></strong>lancia un messaggio: si facciano interventi per la crescita delle rinnovabili, che integrandosi con le aziende agricole generino <strong>un reddito integrativo per l’impresa, creando nuovi posti di lavoro e senza togliere spazio alle produzioni food</strong>.</p>
<p>Difficile però ignorare le polemiche degli ultimi mesi, che hanno visto partecipi la <strong>Lega Nord, </strong>sul fronte politico<strong>, </strong>e associazioni come <strong><a href="http://www.slowfood.it/" target="_blank">Slow Food</a></strong>, che si dichiarano contro «impianti speculativi», soprattutto se alimentati con colture dedicate piuttosto che con <strong>scarti e liquami</strong>. «Il problema è stato presentato in modo distorto, provocando allarmismi», sottolinea <strong>Ezio Veggia</strong>, vicepresidente di Confagricoltura e responsabile per le Politiche agro energetiche. Secondo Confagricoltura, infatti, «più di un quarto degli impianti agro-zootecnici (a maggio 2011 erano 391, <em>ndr</em>) non utilizza materia prima agricola in senso stretto (biomasse da coltivazioni dedicate), ma solo deiezioni», e «poco meno del 60% utilizza la codigestione di effluenti zootecnici, sottoprodotti agroindustriali e colture dedicate». <strong>Gli impianti alimentati esclusivamente con colture dedicate sono «sicuramente meno del 15%»</strong>.</p>
<p>Un altro capitolo della questione riguarda <strong>le superfici necessarie a realizzare e alimentare gli impianti</strong>. L&#8217;accusa è che «la terra deve servire solo a produrre il pane». Attualmente, secondo l’organizzazione degli agricoltori, <strong>sono utilizzati per il biogas poco più di 60.000 ettari coltivati a mais, circa il 6% delle superfici coltivate a granturco in Italia</strong>.  Gli obiettivi di crescita al 2020 sono ambiziosi: «Il  piano d’azione nazionale per le energie rinnovabili – spiega Veggia – prevede<strong> il raggiungimento al 2020 di una potenza installata di 1.200 MWe da biogas</strong>. Un traguardo conseguibile utilizzando circa <strong>200.000 ettari, corrispondenti a meno del 2% della superficie agricola italiana utilizzata</strong>». Quasi un quinto della superficie a risposo, che «oscilla intorno a 1 milione di ettari». A cui vanno aggiunti, fa notare Veggia, «quelle aree produttive, pari a 300.000 ettari, una volta destinate alla coltivazione di barbabietole da zucchero e tabacco».</p>
<p>Confagricoltura ammette la possibilità che si creino «situazioni di squilibrio a danno degli allevatori». Ipotesi che già oggi preoccupano gli allevatori, soprattutto quelli di aree come la <strong>Pianura Padana</strong>. Problemi legati sostanzialmente a un aumento dei prezzi dei terreni in vendita e in affitto e dei mangimi, che in parte si sono già presentati in zone particolarmente vocate all’allevamento, come la <strong>Provincia di Cremona</strong>.</p>
<p>Insieme alla <strong><a href="http://www.cia.it/" target="_blank">Cia </a></strong>e alle associazioni della filiera agro energetica, Confagricoltura ha stilato una serie di proposte per uno sviluppo equilibrato del settore, contenute nel documento “<strong><a href="http://www.aiel.cia.it/immagini/upload/Il%20Biogas%20fatto%20bene%20finale.pdf" target="_blank">Il biogas fatto bene</a></strong>”. Proposta principale, proprio per «ridurre i fenomeni di competizione per l’uso del suolo agricolo» è la soglia di autonomia del 70%: «<strong>L’autorizzazione – spiega Veggia – deve essere data solo a chi ha almeno il 70% delle materie prime per far funzionare l’impianto</strong>». Altre proposte riguardano la<strong> fissazione delle tariffe</strong>, in modo da premiare i comportamenti virtuosi dell’azienda che «chiude il proprio ciclo produttivo energetico con il riutilizzo del calore per attivare nuove produzioni e del digestato (cioè il residuo del processo di digestione anaerobica di scarti vegetali e liquami, ndr) per la fertilizzazione dei propri terreni».</p>
<p>L’obiettivo su cui puntare, dice<strong> Donato Rotundo</strong>, responsabile Ambiente di Confagricoltura, è «lo<strong> sviluppo dei piccoli impianti per l’autoconsumo</strong>». E sempre nell’ottica dell’autosufficienza energetica, Confagricoltura sottolinea l’importanza di <strong>incentivare il mini-eolico</strong>, che «si adatta molto bene all’inserimento nelle aziende agricole». Per quanto riguarda invece il <strong>fotovoltaico</strong>, secondo l’organizzazione è necessario intervenire perché «sia data <strong>maggiore diffusione agli impianti su terreni abbandonati».</strong></p>
<p><em>Veronica Ulivieri</em></p>
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