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	<title>Greenews.info &#187; Nazionali</title>
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	<description>Greenews.info è il nuovo magazine on-line dedicato all’informazione ambientale e al “green thinking” che nasce per dare visibilità ai progetti di sostenibilità delle imprese operanti in Italia, delle pubbliche amministrazioni, degli enti e delle associazioni e per informare, sia gli utenti business che consumer, sulle politiche, le best practices, le normative ed i finanziamenti, i prodotti &#34;eco&#34; e “bio” e i nuovi trend mondiali. Il tutto in un unico ambiente multimediale di facile navigazione e leggibilità, con criteri di ricerca immediati per tipologia, per settore merceologico o per parola chiave.</description>
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		<title>Rifiuti campani: Bruxelles chiede una soluzione entro giugno</title>
		<link>http://www.greenews.info/politiche/rifiuti-campani-bruxelles-chiede-una-soluzione-entro-giugno-20120126/</link>
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		<pubDate>Thu, 26 Jan 2012 17:21:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Benedetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Internazionali]]></category>
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		<category><![CDATA[Gestione rifiuti Campania]]></category>
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		<description><![CDATA[“L’Italia non ha ancora applicato la sentenza della Corte di Giustizia Europea sui rifiuti in Campania. La situazione non è ancora stabile, dunque l&#8217;Unione Europea non sospende alcuna procedura”. Lo ha riferito, senza mezzi termini, il Commissario Europeo all’Ambiente, Janez Potocnik, dopo un incontro con il Ministro dell’Ambiente Corrado Clini svoltosi a Bruxelles ieri pomeriggio, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2012/01/Courtesy-of-Donatella-Scatamacchia2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-27514" title="Courtesy of Donatella Scatamacchia" src="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2012/01/Courtesy-of-Donatella-Scatamacchia2-199x300.jpg" alt="" width="199" height="300" /></a>“<strong>L’Italia non ha ancora applicato la sentenza della Corte di Giustizia Europea sui rifiuti in Campania</strong>. La situazione non è ancora stabile, dunque l&#8217;Unione Europea non sospende alcuna procedura”. Lo ha riferito, senza mezzi termini, il Commissario Europeo all’Ambiente, <strong>Janez Potocnik</strong>, dopo un incontro con il Ministro dell’Ambiente <strong>Corrado Clini </strong>svoltosi a <strong>Bruxelles</strong> ieri pomeriggio, a cui hanno partecipato anche le massime cariche istituzionali campane, il Sindaco di Napoli <strong>Luigi De Magistris</strong>, il presidente della Provincia<strong> Luigi Cesaro</strong> e il governatore della Campania <strong>Stefano Caldoro</strong>.</p>
<p>La sentenza a cui fa riferimento il Commissario Potocnik è quella della Corte di Giustizia Europea che, nel marzo del 2010, <strong>ha condannato l’Italia per non essere riuscita a creare una rete di impianti adeguati a garantire lo smaltimento dei rifiuti</strong>, mettendo così in pericolo la salute umana e l’ambiente in<strong> Campania</strong>.</p>
<p>L&#8217;incontro, però, come hanno sottolineato gli stessi protagonisti, non è stato del tutto negativo. Potocnik e quindi l&#8217;UE, infatti, concedono <strong>all&#8217;Italia altri cinque mesi di tempo </strong>per dimostrare che il nuovo piano di gestione dei rifiuti in Campania è operativo e funziona concretamente. Si tratta del piano approvato dalla Campania lo scorso 30 dicembre e inviato a Bruxelles il 16 gennaio, il quale è stato definito dallo stesso Commissario come “un passo avanti importante”.</p>
<p>Da questo momento, la situazione in Campania sarà “una lotta contro il tempo”, ha continuato Potocnik, “un tempo non illimitato”, in quanto se entro giugno il calendario di attuazione delle diverse misure del piano, il cosiddetto cronoprogramma, non verrà attuato puntualmente, <strong>l&#8217;Unione Europea non rinuncerà a portare avanti la procedura d&#8217;infrazione che sta preparando contro l&#8217;Italia</strong> in ordine alla non esecuzione della sentenza del 4 marzo 2010. D&#8217;altronde, <strong>come ha sostenuto Clini, l&#8217;Italia ha tutto l&#8217;interesse affinché la Campania attui in maniera corretta il cronoprogramma</strong>. Il nuovo ricorso dell&#8217;UE, infatti, comporterebbe la richiesta di cospicue multe giornaliere, circa mezzo milione di euro al giorno, da pagare per tutta la durata della violazione del diritto comunitario, fin dalla prima sentenza.</p>
<p><strong>L&#8217;unione Europea, dunque, seppur rigida nelle sue posizioni, si dimostra comunque fiduciosa </strong>nei confronti dell&#8217;Italia e della Campania in particolare. Questa fiducia viene dimostrata con lo <strong>sblocco di una parte dei fondi UE di coesione per lo sviluppo regionale</strong> che erano stati congelati proprio in attesa del nuovo piano campano. Anche in questo caso, il Commissario ha tenuto a puntualizzare che Bruxelles manterrà uno stretto controllo sull&#8217;utilizzo dei finanziamenti, che dovrà essere coerente con quanto richiesto dalla <strong><a href="http://www.reteonu.it/dn/DirCE200898.pdf" target="_blank">Direttiva europea 2008/98/EC </a></strong>riguardante la gestione dei rifiuti. Sulla base della Direttiva, qualsiasi programma di gestione dei rifiuti in territorio europeo dovrà rispettare delle priorità ben precise stabilite da <strong>una chiara &#8220;gerarchia&#8221; fra le diverse modalità di gestione dei rifiuti stessi: in primis, la prevenzione, poi il riuso, quindi il riciclaggio compreso il compostaggio, seguito dall&#8217;utilizzo degli inceneritori con il recupero di energia e, solo come ultima ratio, la messa in discarica dei rifiuti.</strong></p>
<p>Effettivamente il programma campano, racchiude in sé le priorità europee. D&#8217;altronde le autorità locali della regione stanno attuando, da mesi, campagne di promozione e programmi di attuazione della <strong>raccolta differenziata</strong> porta a porta, ottenendo tra l&#8217;altro un notevole successo. Basti pensare che <strong>nella sola Scampia si è ottenuto il 65% di differenziata</strong>. A sottolinearlo è lo stesso De Magistris in una nota al termine della conferenza stampa del Ministro Clini e del Commissario Potocnik, affermando che “l&#8217;Europa ha riconosciuto all&#8217;amministrazione di Napoli l&#8217;aver avviato un nuovo corso in materia di rifiuti. In particolare, continua De Magistris,  l&#8217;estensione della raccolta differenziata porta a porta e il <strong>trasferimento transfrontaliero, via nave, dei rifiuti secchi verso l&#8217;Olanda</strong>”. Ovviamente, allo stato attuale dei fatti, le autorità campane auspicano che si sblocchino proprio<strong> i fondi per il potenziamento della raccolta differenziata</strong>.</p>
<p>Si è trattato, dunque, di un incontro ricco di argomentazioni importanti dove sono state stabilite e precisate le posizioni degli attori in campo. Il punto decisivo è che tutti si sono trovati d&#8217;accordo sulla modalità di gestione dei rifiuti e su quelli che sono gli obiettivi dell&#8217;UE a medio e lungo termine. Come è stato più volte sottolineato, anche dallo stesso Potocnik,<strong> i rifiuti devono essere considerati una vera e propria risorsa</strong>. D&#8217;altronde, secondo uno studio della Commissione Europea pubblicato lo scorso 13 gennaio, <strong>una piena attuazione della legislazione UE sui rifiuti consentirebbe di risparmiare 72 miliardi di euro l&#8217;anno</strong>,<strong> incrementando di 42 miliardi di euro il fatturato annuo del settore che gestisce i rifiuti e del settore del riciclaggio</strong>, <strong>creando oltre 400.000 posti di lavoro entro il 2020</strong>.</p>
<p><em>Donatella Scatamacchia</em></p>
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		<title>Tavolo dei sindaci antismog: Provincia e Comune di Milano si dividono</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Dec 2011 18:33:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Benedetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Idee]]></category>
		<category><![CDATA[Nazionali]]></category>
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		<description><![CDATA[Nulla di fatto, per adesso, per le attese misure antismog proposte dalla Provincia di Milano. A sorpresa, ieri sera, dopo quasi 4 ore di tavolo, il &#8220;patto tra i sindaci&#8220; (presenti una cinquantina, su 134) non è stato sottoscritto. Si tratta di un protocollo, attraverso il quale Palazzo Isimbardi intende trovare misure condivise, sul territorio, per l&#8217;ambiente e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/12/Cristina-Stancari-Courtesy-of-Agnese-Pellegrini.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-26611" title="Cristina Stancari, Courtesy of Agnese Pellegrini" src="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/12/Cristina-Stancari-Courtesy-of-Agnese-Pellegrini.jpg" alt="" width="276" height="260" /></a>Nulla di fatto, per adesso, per le attese misure antismog proposte dalla<strong> Provincia di Milano</strong>. A sorpresa, ieri sera, dopo quasi 4 ore di tavolo, il &#8220;patto tra i sindaci<strong>&#8220;</strong> (presenti una cinquantina, su 134) <strong>non è stato sottoscritto. </strong>Si tratta di un protocollo, attraverso il quale Palazzo Isimbardi intende trovare <strong>misure condivise, sul territorio, per l&#8217;ambiente e contro l&#8217;inquinamento</strong>. Seppur condividendo le proposte, i sindaci hanno preferito non votarle, preoccupati per l&#8217;impatto sui mezzi pubblici. Intanto, è di nuovo polemica tra la Provincia e il Comune di Milano, con l&#8217;assessore comunale all&#8217;ambiente che accusa: “<strong>La Provincia non sa coordinare il piano antismog</strong>”, e l&#8217;assessore provinciale <strong>Cristina Stancari,</strong> che ci ha concesso un&#8217;intervista, che ribatte: “ Palazzo Marino non fa gioco di squadra e spara a zero alla prima difficoltà. Ancora una volta, <strong>il Comune ragiona in una prospettiva milanocentrica</strong>”.</p>
<p><strong>D) Assessore, cosa prevedeva la bozza del protocollo di collaborazione che avete presentato?</strong></p>
<p>R) Palazzo Isimbardi ha lavorato per offrire misure condivise e strategie comuni immediatamente attuabili, con il sostegno di tutti gli attori coinvolti. In pratica, <strong>dopo una settimana di Pm10 oltre i 75 microgrammi di media in tutta l&#8217;area metropolitana o dopo dieci giorni di valori medi sopra la soglia di 50 microgrammi, erano previsti interventi straordinari</strong>.</p>
<p><strong>D) Quali ad esempio?</strong></p>
<p>R) Nei momenti di emergenza scatta il divieto di circolazione per i veicoli diesel Euro 3 senza filtro antiparticolato, in determinate fasce orarie; si è inoltre proposta la riduzione della temperatura di 1°C, per due ore, e <strong>l&#8217;invito alla chiusura delle porte dei negozi, per ridurre le dispersioni termiche.</strong></p>
<p><strong>D) Come giudica la riunione di ieri sera?</strong></p>
<p>R) Si è trattato di un incontro positivo, che finalmente ha prodotto una base condivisa su cui potremo lavorare insieme.</p>
<p><strong>D) Cosa avverrà ora?</strong></p>
<p>R) Ogni sindaco si confronterà con la propria giunta e il proprio consiglio comunale e presenterà le sue osservazioni. <strong>Mercoledì si terrà la prima riunione della cabina di regia</strong>, a cui in molti hanno chiesto di partecipare e che potrà portare a un protocollo con regole definite e accolte da tutti.</p>
<p><strong>D) Lei è assessore da appena un mese, eppure ha già promosso il &#8220;tavolo dei sindaci&#8221; della provincia di Milano per l&#8217;ambiente. Qual è l&#8217;obiettivo che vi proponete?</strong></p>
<p>R) Secondo noi è fondamentale, soprattutto quando si parla di ambiente e di territorio, proporre delle misure condivise e attuare delle strategie comuni immediatamente attuabili, con il sostegno di tutti i Comuni dell&#8217;area metropolitana. Del resto, questo è l&#8217;unico modo per rendere efficaci le misure. <strong>Il nostro metodo è orientato alla massima trasparenza e chiarezza, anche verso i cittadini. Questa è sicuramente una strada più lunga, ma è l&#8217;unica che alla fine porterà a misure concrete</strong>.</p>
<p><strong>D) Lavorare insieme, dunque&#8230;</strong></p>
<p>R) Sì. Come Provincia siamo convinti che per migliorare la qualità dell&#8217;aria, e quindi diminuire le emissioni inquinanti, è necessario, da parte nostra, garantire il coordinamento delle iniziative adottate dai singoli Comuni del territorio attraverso la convocazione di tavoli istituzionali, assemblea dei sindaci e tavoli tecnici per la qualità dell&#8217;aria.</p>
<p><strong>D) Un&#8217;aria che nel territorio provinciale non è affatto buona, nonostante le misure prese finora. Perchè?</strong></p>
<p>R) Le emissioni di PM10 e di NO2 sono inferiori alla media europea, tuttavia <strong>le concentrazioni di queste inquinanti permangono al di sopra dei livelli fissati dalle Direttive Europee vigenti</strong>. Il motivo è anche dato dalle peculiari condizioni orografiche e meteoclimatiche del bacino padano e dalla densità abitativa e lavorativa.</p>
<p><strong>D) Secondo lei, le misure antismog messe in atto dal Comune di Milano sono efficaci? Perché?</strong></p>
<p>R) Come Provincia abbiamo fortemente criticato il blocco del traffico, non come misura ma come metodo. Avevamo intrapreso un percorso unitario per tutte le amministrazioni comunali, che andava rispettato. Certe fughe in avanti non sono positive&#8230;</p>
<p><strong>D) Quali sono le iniziative della Provincia per stimolare una più diffusa e penetrante cultura dell’ambiente tra i cittadini?</strong></p>
<p>R) Quello della formazione dei cittadini è un impegno che ho molto a cuore. Credo che la <strong>cultura dell&#8217;ambiente inizi da piccoli</strong>. Per questo, abbiamo proposto nelle scuole il <strong><a href="http://www.progettopegaso.it/home.php" target="_blank">Progetto Pegaso</a></strong>, che invita i bambini ad adottare un albero. È un piccolo passo, che però crea già nei più piccoli un&#8217;attenzione all&#8217;ambiente.</p>
<p><strong>D) Avete intrapreso anche altre azioni?</strong></p>
<p>R) Ovviamente, reputiamo<strong> molto importante la fase di monitoraggio della qualità dell&#8217;aria</strong>. Per valutare i costi e l&#8217;efficacia di possibili interventi, la Provincia ha contribuito finanziariamente a un progetto di ricerca proprio sull&#8217;aria, avviato dall&#8217;<strong><a href="http://brescia.unicatt.it/" target="_blank">Università Cattolica del Sacro Cuore di Brescia</a></strong>, in collaborazione con le <strong><a href="http://www.unimib.it/" target="_blank">Università di Milano Bicocca </a></strong>e<strong><a href="http://www.unibocconi.it/wps/wcm/connect/SitoPubblico_IT/Albero+di+navigazione/Home/?lang=it" target="_blank"> Bocconi</a>.</strong></p>
<p><strong>D) In un momento in cui si parla di abolizione delle Province, qual è l’importanza di questo ente proprio nel settore dell’ambiente e del territorio?</strong></p>
<p>R) Parlare di smog o di altri problemi legati all&#8217;ambiente significa ragionare in termini di area metropolitana, di un territorio cioè più vasto di quello comunale. Credo che se non ci fosse la Provincia, non ci sarebbe nessun ente, oggi, in grado di coordinare misure congiunte e prospettive che vadano al di là del singolo comune.</p>
<p><em> Agnese Pellegrini</em></p>
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		<title>L’Italia dei parchi: il WWF pubblica un dossier per i 20 anni della legge quadro</title>
		<link>http://www.greenews.info/comunicati-stampa/l%e2%80%99italia-dei-parchi-il-wwf-pubblica-un-dossier-per-i-20-anni-della-legge-quadro-20111207/</link>
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		<pubDate>Wed, 07 Dec 2011 07:46:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Benedetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicati Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Nazionali]]></category>
		<category><![CDATA[Politiche]]></category>
		<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Gianluigi Ceruti]]></category>
		<category><![CDATA[Legge 394]]></category>
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		<description><![CDATA[Un popolo amico delle aree naturali protette, che le conosce (67%), riconosce la loro importanza per il benessere umano (98%) e per l’economia del Paese (84%). Una percentuale significativa (50%) sarebbe addirittura disposta a versare un contributo specifico allo Stato per finanziare la loro gestione: una percentuale molto significativa, se consideriamo i tempi che corrono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/12/Parco-naturale-Fanes-Sennes-Braies.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-26348" title="Un'immagine del Parco naturale Fanes Sennes Braies, Courtesy of Aquabadcortina.it" src="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/12/Parco-naturale-Fanes-Sennes-Braies-300x241.jpg" alt="" width="300" height="241" /></a>Un popolo amico delle aree naturali protette, che le conosce (67%), riconosce la loro <strong>importanza per il benessere umano </strong>(98%)<strong> e per l’economia del Paese </strong>(84%). Una percentuale significativa (50%) sarebbe <strong>addirittura disposta a versare un contributo specifico allo Stato per finanziare la loro gestione:</strong> una percentuale molto significativa, se consideriamo i tempi che corrono e l’annuncio della manovra economica del Governo. </p>
<p>Le percezioni positive aumentano tra i giovani, gli istruiti e chi quei parchi li ha visitati per davvero (il 44% degli 800 intervistati). <strong>Per celebrare il ventennale della <a href="http://www.greenews.info/rubriche/394-buone-ragioni-per-difendere-i-parchi-20110706/">legge 394 sui Parchi</a>, varata il 6 dicembre 1991, dopo un faticoso cammino durato più di 70 anni,</strong> il WWF ha realizzato, grazie a <strong>ISPO Ricerche, </strong>il sondaggio demoscopico <strong>“<a href="http://www.wwf.it/UserFiles/File/News%20Dossier%20Appti/DOSSIER/Dossierparchicompleto_2011.pdf" target="_blank">L’Italia dei Parchi</a>”</strong>, chiedendo agli italiani cosa pensano delle aree naturali protette, patrimonio inestimabile che, tra difficoltà e successi, tutela oggi oltre <strong>il 10,42% del territorio italiano</strong> ed è riuscito a salvare dall’estinzione specie rarissime come il camoscio d’Abruzzo e l’orso bruno, il lupo, il gipeto, il pino loricato. Ecco quindi come hanno risposto gli intervistati.</p>
<p><strong>1) LI CONOSCI?</strong> I diversi tipi di area naturale protetta<strong> </strong>(parchi nazionali, riserve regionali, aree marine, Oasi WWF e aree Natura 2000)<strong> </strong>sono <strong>conosciuti da oltre due terzi della popolazione</strong>, con un picco del 73% per i parchi nazionali.<strong> </strong>Il<strong> 44% degli intervistati ha dichiarato di averne visitata almeno una</strong> (con prevalenza di uomini, 25-34enni e persone istruite)</p>
<p><strong>2) A COSA SERVONO?</strong> La maggioranza della popolazione conosce lo scopo principale delle aree naturali protette: il <strong>60% cita infatti la conservazione e valorizzazione del patrimonio naturale</strong>, specie i giovani, i laureati e chi ha visitato queste aree. A questa quota si aggiunge un ulteriore<strong> 20% che indica l&#8217;educazione e la sensibilizzazione </strong>dei cittadini verso i temi ambientali<strong>.</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>3) SONO IMPORTANTI PER L’UOMO E L’ECONOMIA?</strong> <strong>Oltre il 90% </strong>riconosce alle aree protette una notevole importanza<strong>, sia</strong> <strong>per il benessere delle persone </strong>e delle generazioni future (il 47% è molto d&#8217;accordo, il 48% lo è abbastanza), sia per la capacità <strong>di sensibilizzare i cittadini sulle tematiche ambientali</strong> (43% molto d&#8217;accordo, 49% abbastanza), sia <strong>per la sicurezza dell’essere umano</strong>, intesa come protezione da eventi naturali estremi o dal dissesto idrogeologico (42% molto d&#8217;accordo, 47% abbastanza). <strong>L’84% le ritiene importanti anche per l&#8217;economia del Paese</strong>.</p>
<p><strong>4) BASTANO I FINANZIAMENTI? Secondo il 93% degli intervistati lo Stato dovrebbe aumentare gli investimenti nelle aree protette naturali (54%) o comunque evitare i tagli</strong>, mentre appena il 2% ritiene che debbano essere ridotti. Le cose cambiano quando si tratta di dare il proprio contributo diretto: <strong>il 50% si dice infatti disponibile a contribuire in qualche misura ai finanziamenti alle aree protette </strong>(e qui si tratta soprattutto di 45-54enni, residenti nel Nord Italia e visitatori), <strong>ma il 47% non è d&#8217;accordo</strong>, con un 17% che si dichiara assolutamente contrario, specie <strong>i più anziani, i meno istruiti e i residenti nel Mezzogiorno</strong>.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>5) QUALI PRIORITA’ PER IL MINISTERO DELL’AMBIENTE?</strong> Interrogati sull&#8217;agenda del Ministero dell&#8217;Ambiente, gli italiani non sembrano condividere un tema prioritario. Come prima risposta, il <strong>22% cita il controllo della gestione e dello smaltimento dei rifiuti</strong> (47% totale citazioni), il 19% (40% totale citazioni) la <strong>protezione del suolo dai rischi di dissesto idrogeologico</strong> e il 18% <strong>l&#8217;educazione ambientale dei cittadini</strong> (39% totale citazioni). Sono invece meno citate la gestione e lo sviluppo delle aree naturali (prima risposta 10%; totale citazioni 23%) e la conservazione della biodiversità (prima risposta 6%; totale citazioni 17%).</p>
<p>“Gli italiani hanno <em>fame di natura</em> e hanno dimostrato che le aree naturali protette sono una presenza viva nel tessuto del nostro Paese, di cui viene compreso l’inestimabile valore per sensibilizzare ed educare i cittadini alle tematiche ambientali, ma anche per garantire la loro sicurezza, quale presidio qualificato per contrastare il dissesto del territorio. Quello delle aree protette è un patrimonio naturale, tutelato e vitale, che contribuisce al benessere di tutti e alla ricchezza del Paese  – ha detto <strong>Stefano Leoni,</strong> presidente del WWF Italia &#8211; E poiché le percezioni positive aumentano tra coloro che hanno avuto esperienze dirette di contatto con la natura, l’invito che facciamo a tutti gli italiani è di andare nei Parchi, nelle Riserve e nelle Oasi del WWF perché è lì che si può cogliere la loro incredibile bellezza e importanza.”</p>
<p>Dopo una lunga e faticosa storia fatta di grandi successi e gravissime difficoltà, oggi si contano in Italia <strong>871 aree naturali protette</strong>, tra cui <strong>23 parchi nazionali, 27 aree marine protette e 670 tra riserve, parchi e aree protette regionali &#8211; oltre alle 130 Oasi del WWF</strong> &#8211; per un totale di 3.163.591 di ettari di superficie protetta, pari al <strong>10,42% del territorio italiano</strong>.</p>
<p>“L’Italia ha vinto la sfida quantitativa, perché abbiamo superato il 10% di territorio protetto da parchi e riserve. <strong>La nuova sfida è la qualità della gestione</strong>, perché le aree naturali siano realmente efficaci per la conservazione della biodiversità e per il mantenimento dei servizi che la natura fornisce per il benessere umano e la nostra economia.” dichiara <strong>Franco Ferroni, </strong>responsabile policy Aree Protette del WWF Italia.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Nonostante i gravi problemi e tagli ai finanziamenti, che mettono a rischio la buona gestione e la sopravvivenza stessa di alcune aree, il nostro Paese può quindi vantarsi di aver assicurato protezione a quasi tutti gli ambienti naturali e <strong>paesaggi più importanti d’Italia, dalle Dolomiti all’Etna, dall’Arcipelago Toscano al Gargano, dal Delta Padano alla Sila</strong>, salvando nel contempo specie rarissime destinate all’estinzione. Una ricchezza che gli italiani dimostrano di apprezzare, tanto che <strong>i parchi e le aree protette sono il segmento più rappresentativo del turismo natura in Italia, con oltre 99 milioni di presenze</strong> totali negli esercizi ricettivi, per un fatturato complessivo di <strong>10,75 miliardi di euro</strong>.</p>
<p>L&#8217;indagine demoscopica, realizzata da ISPO Ricerche per il WWF Italia, ha coinvolto un ampio campione di <strong>800 individui</strong>, rappresentativo della popolazione italiana maggiorenne, stratificato per quote di genere, età, titolo di studio, condizione professionale, macroarea geografica e ampiezza del comune di residenza. Le interviste telefoniche sono state condotte nei giorni 23-24 novembre 2011.</p>
<p><em> </em></p>
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		<title>Italia – Francia: un match schizofrenico. E rispunta il nucleare</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Dec 2011 00:18:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Gandiglio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Questa volta le mura della Bocconi non hanno salvato i professori dalle critiche e dalle perplessità dell’opinione pubblica. Tanto che perfino Claude Crampes &#8211; arrivato ieri a Milano dall’Università di Tolosa per partecipare al convegno “Energia e sviluppo sostenibile: politiche pubbliche e strategie d’impresa. Una visione incrociata Francia-Italia” &#8211; ha dovuto rettificare il suo intervento, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/12/Italia-Francia.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-26155" title="Italia-Francia, Courtesy of Migrantitorino.it" src="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/12/Italia-Francia-300x269.jpg" alt="" width="300" height="269" /></a>Questa volta le mura della <strong>Bocconi </strong>non hanno salvato i professori dalle critiche e dalle perplessità dell’opinione pubblica. Tanto che perfino <strong>Claude Crampes</strong> &#8211; arrivato ieri a Milano dall’Università di Tolosa per partecipare al convegno “<strong>Energia e sviluppo sostenibile: politiche pubbliche e strategie d’impresa. Una visione incrociata Francia-Italia</strong>” &#8211; ha dovuto rettificare il suo intervento, di fronte alle critiche giunte dal pubblico: “Forse non mi sono espresso chiaramente &#8211; ha precisato &#8211; sulla necessità, per l’economia mondiale, di un mix energetico che comprenda, <em>ovviamente</em>, le rinnovabili, oltre al nucleare e al fossile. Forse non mi sono neppure ben spiegato sulle opportunità delle rinnovabili…”.</p>
<p>Una gentil concessione, ma forse anche una <em>excusatio</em>. Crampes non ha tuttavia rinunciato all’ultima parola, con una critica pungente, in netto contrasto con gli obiettivi europei del 2020: “<strong>Credo che sia stato un comportamento assurdo spendere tanto denaro per il fotovoltaico in Germania</strong>…”. Gli fa eco il bocconiano <strong>Arturo Lorenzoni</strong>, che ammette: “Sì, in effetti, sul fronte delle rinnovabili sono stati compiuti passi <em>incredibili</em>”. Se il senso dell’affermazione sia positivo o negativo non è chiaro (come quando la Merkel dice che le misure italiane contro la crisi sono “<em>impressionanti</em>”).</p>
<p>Poteva essere un convegno ricco di potenzialità, quello svoltosi ieri nell’ateneo milanese e organizzato insieme all’<strong>Ambasciata di Francia</strong>: un appuntamento, suddiviso in due tavole rotonde, per discutere sulle scelte energetiche delle nazioni e delineare le opportunità delle imprese. Il risultato, invece, ha seminato qualche perplessità tra i supporters della green economy, ma soprattutto ha confermato la lucidità dell’analisi del <strong>Wuppertal Institut</strong>, quando parla di <a href="http://www.greenews.info/rubriche/top-contributors/futuro-sostenibile-20110609/"><strong>atteggiamento schizofrenico</strong> </a>dei Governi e dei cittadini: <strong>si rispolvera con <em>nonchalance</em> l’opzione nucleare, ma un minuto dopo ci si dichiara pienamente d’accordo sull’<em>inevitabile</em> sviluppo delle rinnovabili</strong>, dimenticandosi che stiamo parlando di due modelli, due “filosofie” diametralmente opposte: <strong>la generazione concentrata vs. la <a href="http://www.greenews.info/recensioni/in-cammino-verso-lenergia-distribuita-intervista-a-jeremy-rifkin-20101214/">generazione distribuita</a>.</strong> La convivenza delle due soluzioni è fare di necessità virtù, non può essere una strategia.</p>
<p>A volte la storia recente aiuta a capire meglio. Nel 2006, l’allora presidente del Consiglio italiano, <strong>Romano Prodi</strong>, si trovò infatti d’accordo con il <strong><strong>primo ministro</strong> </strong>francese<strong> </strong><strong>Dominique de Villepin</strong><strong> </strong>nell’auspicare una cooperazione bilaterale sul fronte energetico. Ma oggi, a cinque anni di distanza, l’asse tra l’Eliseo e Palazzo Chigi non è più così saldo. Saranno anche i problemi legati all’euro, ma in realtà <strong>il punto è che il governo Sarkozy non ha mai “perdonato” l’Italia che, nel 2009, aveva promesso di aprire quattro centrali nucleari</strong>. Promessa mancata, dopo che il referendum popolare ha bandito (per sempre?) l’atomo dal nostro paese. E il conflitto rimane aperto, nonostante l’Italia sia un buon cliente della Francia e importi una quantità considerevole di energia nucleare d’oltralpe<em>.</em></p>
<p>Nella tavola rotonda moderata da Carlo Scarpa, dell’Università di Brescia, è proprio il nucleare a tenere banco. “Nonostante Italia e Germania abbiano detto <em>no</em> &#8211; commenta <strong>Jean-Marie Chevalier</strong>, dell’Ateneo di Parigi &#8211; in Europa la maggior parte dei paesi è favorevole all’atomo. <strong>Occorre certamente finanziare le rinnovabili, ma il nucleare rimane l’unica alternativa all’aumento del carbonio e alla crescita dei prezzi</strong>. Nessuna energia è <em>perfetta</em>, ma bisogna lavorare nell’ottica dell’efficienza e della diversità. Come economista, credo che la chiusura delle centrali nucleari in Francia equivalga alla distruzione di un valore. <strong>Bisogna essere razionali: se l’agenzia sulla sicurezza nucleare è in grado di vigilare sulle centrali, allora <em>problemi non ce ne sono</em></strong>”. <strong>Luigi De Paoli</strong>, collega della Bocconi, ha un sussulto e frena un poco: “Il nucleare non deve essere bandito a priori, tuttavia <strong>oggi non risulta più competitivo</strong>. <strong>Il problema delle scorie non va sottovalutato</strong> e occorrono inoltre regole valide a livello internazionale per le agenzie di sicurezza”.</p>
<p>Parallelamente alla Conferenza dell&#8217;Onu sui Cambiamenti Climatici, in corso a <strong><a href="http://www.greenews.info/politiche/durban-si-pensa-gia-a-qatar-2012-20111130/">Durban</a></strong>, dove il mondo intero è chiamato a prendere atto dei danni causati dal surriscaldamento globale, a <strong>Milano</strong>, i “tecnici” si confrontano dunque sulle possibili soluzioni, tra le quali riaffiora la <strong><a href="http://www.greenews.info/politiche/carbon-tax-o-giustizia-climatica-questo-e-il-problema-20100906/">carbon tax</a></strong>. Per Crampes, che decide di vestire i panni della Cassandra, “<strong>lo sviluppo delle rinnovabili sarà lungo e difficile: attualmente, il costo di produzione è molto alto, si tratta di fonti <em>disperse</em> a livello geografico e l’intermittenza operativa richiederebbe un doppio contatore</strong>; l’eolico, per esempio, è fortemente influenzato dal fenomeno dell’intermittenza…”. Qualcuno dal pubblico – non numerosissimo, ma preparato e agguerrito &#8211; fa notare al professore che gli attuali sistemi per catturare l’energia dal vento sono tecnologicamente molto avanzati e permettono di ottenere una produzione significativa.</p>
<p>Ma cambiamo di nuovo canale: “Quello che sta accadendo nel campo dell’energia &#8211; chiarisce Lorenzoni &#8211; ha una portata storica: <strong>le rinnovabili appaiono il vero driver dell’economia</strong>”. E ora torniamo al pessimismo: “I problemi però ci sono: le rinnovabili – ammette lo stesso Lorenzoni &#8211; si sviluppano soltanto in ambiti non competitivi, quindi che senso hanno le politiche sulla concorrenza e che ruolo assumerà il GSE? Inoltre, <strong>occorre affrontare il problema del costo della transizione, nell’ottica di una stabilità dei prezzi futuri</strong>, e restituire benefici in termini di occupazione a coloro che pagano il rinnovamento”.</p>
<p>Zapping: “<strong>Occorre aumentare la produzione di rinnovabili nel futuro. Noi lo stiamo facendo</strong>”, rimarca <strong>Francoise Guichard</strong>, direttrice dello Sviluppo Sostenibile per Gdf Suez. Salvo poi ammettere candidamente: “<strong>Certo, anche noi abbiamo una parte di business basata sulla produzione nucleare.</strong> Siamo produttori, ma anche industriali”. In <strong>Brasile</strong> l’azienda francese ha anche realizzato una diga, che non ha propriamente lasciato impassibili gli ambientalisti. “Preferiamo guardare alla responsabilità sociale <em>di lungo periodo</em> &#8211; precisa madame Gdf con saldo realismo &#8211; e del resto anche in Brasile le infrastrutture hanno portato progresso e occupazione…”.</p>
<p>E ancora<strong>: “Anche per Enel lo sviluppo delle rinnovabili rappresenta uno dei principali fattori di crescita</strong> &#8211; aggiunge <strong>Simone Mori</strong>, direttore Regolamentazione, Ambiente e Carbon Strategy della multinazionale italiana &#8211; tanto che vantiamo nel nostro gruppo una società apposita per il settore. Senza contare poi che, sul fronte dell’innovazione, abbiamo compiuto notevoli passi in avanti”. Non pare quindi esserci più dubbio, a fine convegno, sul fatto che le rinnovabili rappresentino il futuro: lo ribadisce anche <strong>Roberto Testore</strong>, che per Assolombarda presiede il comitato promotore <strong>Green Economy Network</strong>, un’aggregazione di imprese che lavorano in questo ambito. Torna l’euforia “verde” tra i relatori italiani, perché le aziende, ricorda <strong>Ivan Mangialenti</strong>, di <strong>Schneider Electric</strong>, hanno un urgente bisogno di <em>ridurre i costi</em>, anche sul fronte energetico. E appunto per questo, “<strong>risultano sempre più numerosi gli imprenditori che cercano di individuare buone pratiche per la sostenibilità</strong>”, spiega <strong>Federico Pezzolato</strong>, titolare di una società che lavora a fianco delle imprese.</p>
<p>Esco un po’disorientata dal valzer <em>rinnovabili sì, rinnovabili no, nucleare meglio</em>? Pensavamo che fosse una partita chiusa, ma a volte ritornano. Aiutati dal fascino di una erre moscia.</p>
<p><em>Agnese Pellegrini</em></p>
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		<title>Energia senza bugie: APER va a spulciare la bolletta degli Italiani</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Nov 2011 11:56:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Benedetta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un po’ per sfida, un po’ per provocazione. “Sono sicuro che appena sarà possibile, io e il nuovo Ministro dell’Ambiente Corrado Clini ci siederemo davanti allo stesso tavolo”. La dichiarazione che il neo ministro ha rilasciato, su un quotidiano nazionale, a favore del nucleare non è proprio piaciuta a Marco Pigni, direttore delll’Associazione Produttori di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/11/Rebuadengo.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-25704" title="Agostino Re Rebuadengo, Presidente APER, Courtesy of Teatro Stabile Torino" src="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/11/Rebuadengo-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a>Un po’ per sfida, un po’ per provocazione. “Sono sicuro che appena sarà possibile, io e il nuovo Ministro dell’Ambiente<strong><a href="http://www.greenews.info/politiche/25-anni-di-ministero-dellambiente-nel-racconto-di-corrado-clini-20111111/" target="_blank"> Corrado Clini</a></strong> ci siederemo davanti allo stesso tavolo”. La dichiarazione che il neo ministro ha rilasciato, su un quotidiano nazionale, a favore del nucleare non è proprio piaciuta a <strong>Marco Pigni</strong>, direttore delll’<strong><a href="http://www.webaper.it/" target="_blank">Associazione Produttori di Energia da Fonti Rinnovabili </a></strong>-  che venerdì scorso a Milano, nell’ambito della fiera<strong><a href="http://www.greenews.info/agenda/enersolar-2011-a-milano-20111020/" target="_blank"> Greenergy/Enersolar+ 2011</a></strong>, ha proposto il convegno<strong> “Energie senza bugie</strong>”.</p>
<p>“Clini conosce benissimo il problema, avendo lavorato ai negoziati per la stesura del <strong>Protocollo di Kyoto</strong>”, rimarca il Presidente di APER<strong> Agostino Re Rebaudengo</strong>, che con una buona dose di fair play sintetizza: “<strong>Il ministro non può credere davvero che un paese incapace, in 25 anni, di terminare il tracciato dell’alta velocità, sappia in pochi anni realizzare otto centrali nucleari…”. </strong>Come dire che, con un nuovo governo e nuovi interlocutori, l’associazione italiana più rappresentativa della categoria (con oltre 480 iscritti e circa 8mila MW di potenza elettrica installata) mostra i muscoli. “Il nostro obiettivo &#8211; chiarisce Re Rebaudengo &#8211; è quello di spiegare, nel modo più semplice ed efficace, <strong>i vantaggi delle rinnovabili</strong>”.</p>
<p>Esattamente quello che si è voluto fare con il convegno di venerdì, che ha visto la pubblicazione di un <strong>dossier <a href="http://www.webaper.it/index.asp?idCategoria=3&amp;idSottoCategoria=18&amp;idSottoPagina=2028&amp;inizioSottoPagine=0" target="_blank">‘Energie senza bugie: costi e benefici delle rinnovabili</a></strong><a href="http://www.webaper.it/index.asp?idCategoria=3&amp;idSottoCategoria=18&amp;idSottoPagina=2028&amp;inizioSottoPagine=0" target="_blank">’</a>, e di un pieghevole digitale che condensa, in<strong><a href="http://www.webaper.it/index.asp?idCategoria=3&amp;idSottoCategoria=18&amp;idSottoPagina=2028&amp;inizioSottoPagine=0" target="_blank"> </a><a href="http://www.webaper.it/index.asp?idCategoria=3&amp;idSottoCategoria=18&amp;idSottoPagina=2028&amp;inizioSottoPagine=0" target="_blank">8 vignette</a> disegnate dalla “matita” del Corriere della Sera, Emilio Giannelli</strong>, i temi del dossier, con un linguaggio accattivante, ironico e immediato, “perché noi non vogliamo farci capire solo dai <em>bocconiani</em>”, stiletta Pigni con riferimento al curriculum accademico del nuovo Presidente del Consiglio. C’è, infatti, bisogno di fare chiarezza sia sui costi che sui benefici delle energie rinnovabili, “per capire &#8211; sostiene ancora il presidente Re Rebaudengo -<strong> quanto poco ci costerà in bolletta l’energia verde</strong>: <strong>c’è un’intera lobby di produttori di fonti fossili che fanno contro-informazione</strong>”.</p>
<p>Prima di tutto, però, si impone una constatazione: <strong>l’Italia &#8211; non dimenichiamolo &#8211; si è impegnata, assieme a tutti i paesi europei, ad aumentare, entro il 2020 la quota di energia prodotta da fonti rinnovabili</strong>. Un obiettivo che il nostro paese tenta di raggiungere attraverso i <strong><a href="http://www.greenews.info/normative/il-senato-salva-i-certificati-verdi-20100707/">Certificati Verdi</a></strong>, il <strong><a href="http://www.greenews.info/comunicati-stampa/il-fotovoltaico-in-italia-quale-futuro-dopo-il-quarto-conto-energia-20110518/">Conto Energia </a></strong>e la <strong>Tariffa Onnicomprensiva</strong>, cioè gli incentivi ai nuovi impianti che significano, per ogni famiglia, <strong>un aggravio in bolletta di appena 2 euro al mese, poco più di un caffè</strong>. Una cifra ridicola: per dirla in altri termini, nel 2010 ogni italiano ha speso in media, per le scommesse, 17 volte in più rispetto a quanto ha speso per il sostegno a tutte le rinnovabili e, per i soli videopoker, ben 31 volte in più rispetto a quanto ha pagato l’incentivazione del fotovoltaico. Del resto, quanti sanno che il 78% dell’energia elettrica in Iitalia è prodotta con materia prima estera, mentre le rinnovabili sono al 100% italiane? <strong>Il settore, inoltre, nei prossimi 10 anni investirà almeno 70 miliardi di euro, dando lavoro a oltre 250.000 lavoratori nel 2020</strong>. Per intenderci: oggi, tutti i baristi e gli avvocati d&#8217;Italia messi insieme non arrivano a 200.000 unità. Senza contare, infine, che <strong>mancare gli obiettivi europei al 2020 avrebbe un costo salato in termini di sanzioni che il Paese (i cittadini) dovrebbe pagare all&#8217;Unione Europea</strong>.</p>
<p>Attraverso l’adozione di diversi scenari, l’ufficio studi Aper, coordinato da <strong>Tommaso Barbetti</strong>, ha modulato il livello di sviluppo degli incentivi futuri: prevedendo, come da legislazione vigente, gli attuali strumenti di incentivazione, il rincaro annuo sulla bolletta sarebbe di 78 euro l’anno. Al contrario, prevedendo l’ipotesi opposta, assai improbabile, che prevede uno stop totale alla realizzazione di nuova energia rinnovabile dal 2012, si avrebbe una spesa annua per famiglia sulla bolletta di 44 euro, con <strong>un risparmio, rispetto al primo scenario, di appena 35 euro, </strong>a cui resterebbe però da aggiungere il costo delle sanzioni europee attribuite all’Italia, per non aver raggiunto gli obiettivi assegnati. Insomma, <strong>a conti fatti, non sono certo le rinnovabili a incidere sulla bolletta elettrica</strong>, <strong>anche se scaricare la colpe sulle energie verdi è molto comodo</strong>, <strong>soprattutto per nascondere <em>i veri responsabili</em></strong>: nella bolletta si pagano una serie di costi e rendite che, nel solo 2010, sono pesate sulle tasche degli italiani per circa 3 miliardi. Si tratta di <strong>incentivi per le fonti <em>assimilabili</em> e di quelli per la chiusura delle 4 centrali nucleari in Italia </strong>(“hanno funzionato per 15 anni &#8211; commenta Barbetti &#8211; e paghiamo da 30 anni la loro dismissione: il processo di decomissioning ci costa 20 milardi di euro”), ma anche degli <strong>incentivi per la mera <em>disponibilità</em> di 80 grandi consumatori a vedersi interrompere la fornitura, ipotesi che non avverrà mai</strong>. <strong>Gli stessi 80, infine, pagano l’energia elettrica a prezzi scontati; la differenza, ovviamente, la trova il cittadino sulla propria bolletta</strong>.</p>
<p>“Nel 2010 &#8211; ammette Barbetti &#8211; gli italiani hanno pagato, per gli strumenti a sostegno dell’energia rinnovabile, un costo pari a quello delle altre rendite nascoste. Tuttavia, <strong>non bisogna ragionare soltanto in termini di costo, ma soprattutto di benefici</strong>”, in quanto <strong>gli altri incentivi sono sostanzialmente improduttivi e inutili in termini ambientali</strong>. Mentre, per quanto molti benefici delle rinnovabili siano difficili da &#8220;contabilizzare&#8221;, si può sicuramente dare un valore al maggior grado di sicurezza negli approvvigionamenti, alla diminuzione delle emissioni di polveri sottili e, soprattutto, ai <strong>minori costi per la salute.</strong> I conti in tasca ce li ha fatti, anche questa volta, l’Unione Europea: il risultato prevede una riduzione, su tutto il periodo, tra i 50 e i 60 miliardi di euro. Anche perché c’è un aspetto da non sottovalutare: <strong>dal 2013, la totalità delle emissioni di CO<sub>2</sub> dovrà essere pagata da chi effettua le emissioni stesse, con un effetto che si prevede dirompente sui prezzi dell’energia</strong>. E non è tutto: secondo il criterio del <em><strong>merit order effect </strong></em>(l’influsso che le rinnovabili hanno sui prezzi), in Italia circa il 20% delle future incentivazioni sarà ripagato dalla riduzuione dei costi sul mercato. In pratica, in caso del raggiungimeto degli obiettivi del 2020 mediante la produzione delle rinnovabili,<strong> il risparmio nel periodo 2000-2020 è stimato in 18 miliardi di euro, di cui 15 andranno ad alleggerire la bolletta, per un risparmio di 10 euro a famiglia. Altro che costi aggiuntivi</strong>.</p>
<p><em>Agnese Pellegrini</em></p>
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		<title>Legge di stabilità: niente proroga alle detrazioni del 55%</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Nov 2011 12:22:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Benedetta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il meccanismo delle detrazioni fiscali del 55% per il risparmio e la riqualificazione energetica è destinato a finire tra poco, con la fine del 2011. Contrariamente a quanto anticipato, infatti, nella Legge di Stabilità appena approvata (come ultimo atto del quarto Governo Berlusconi) non è stata inserita la proroga del bonus fiscale per il 2012, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/11/Courtesy-of-jts.vr_.it_.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-25441" title="Courtesy of jts.vr.it" src="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/11/Courtesy-of-jts.vr_.it_-300x233.jpg" alt="" width="300" height="233" /></a><strong>Il meccanismo delle <a href="http://www.greenews.info/normative/detrazioni-del-55-confermate-dal-senato-20101209/">detrazioni fiscali del 55%</a> per il risparmio e la riqualificazione energetica è destinato a finire tra poco, con la fine del 2011</strong>. Contrariamente a quanto anticipato, infatti, nella <strong>Legge di Stabilità</strong> appena approvata (come ultimo atto del quarto Governo Berlusconi) non è stata inserita la proroga del bonus fiscale per il 2012, nemmeno in forma ridotta, cioè con percentuali più basse per alcune tipologie di lavoro.</p>
<p>Nella prima bozza della Legge di Stabilità si prevedeva ancora una riduzione della percentuale, dal 55% al 41%, per l’installazione di infissi ma anche l’obbligo, per chi avesse voluto usufruire del bonus fiscale sui serramenti, di installare valvole termostatiche e sistemi di termoregolazione per i caloriferi. Una proposta che aveva provocato le proteste di alcune associazioni di settore, tra cui <strong><a href="http://www.federlegno.it/tool/home.php" target="_blank">FederlegnoArreda</a></strong> ed <strong><a href="http://www.uncsaal.it/" target="_blank">Uncsaal</a></strong>, secondo le quali la norma sarebbe stata <strong>troppo penalizzante per un settore che ha generato un indotto economico positivo nonostante la crisi economica</strong>. L’obbligo di termoregolazione, poi, sarebbe stato penalizzante per i cittadini, specie per chi abita in condominio, che avrebbe dovuto ottenere l’autorizzazione di tutti i condomini per sostituire gli infissi nel proprio appartamento. Uncsaal, poi, aveva rilanciato, proponendo l’applicazione di <strong>aliquote differenziate in base ai tipi di intervento ed alle zone climatiche </strong>e, infine, proponendo di estendere il bonus fiscale anche ai beni strumentali ed ai soggetti pubblici non soggetti ad Ires.</p>
<p><strong>Il meccanismo del 55%, infatti, prevede la detrazione di una quota percentuale delle spese sostenute, suddivisa in più anni di imposta</strong>, <strong>dalle tasse da versare all&#8217;erario </strong>(Irpef per le persone fisiche, Ires per le aziende).  Le proposte delle associazioni &#8211; che avevano suggerito <strong>anche per il solare termico un sistema di incentivazione simile al conto energia per il fotovoltaico &#8211; </strong>non sono state accolte e, salvo ripensamenti dell’ultima ora, piuttosto improbabili, la storia delle detrazioni fiscali del 55% finisce qui.</p>
<p>Gli interventi attualmente in corso seguiranno il loro iter naturale ma, <strong>dall&#8217;anno di imposta 2013, non sarà più possibile portare in detrazione le spese per gli interventi finalizzati al risparmio energetico</strong>. Fino ad oggi si poteva, al contrario, ripartirle in dieci rate annuali di pari importo, per gli interventi eseguiti nel 2011, mentre nel 2009 e nel 2010 la detrazione andava addirittura ripartita in sole 5 rate annuali di pari importo.  <strong>Le spese ammissibili al beneficio riguardavano interventi di riduzione del fabbisogno energetico per il riscaldamento; il miglioramento termico dell&#8217;edificio </strong>(finestre, comprensive di infissi, coibentazioni, pavimenti); <strong>l&#8217;installazione di pannelli solari</strong>; la <strong>sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale</strong>. I limiti di spesa sui quali calcolare le detrazioni variavano a seconda del tipo di intervento, ad esempio 100 mila euro per gli interventi di riqualificazione complessiva dell’edificio.</p>
<p>In seguito alla mancata proroga, tuttavia, c’è già chi si rivolge al prossimo Governo tecnico guidato da<strong> Mario Monti</strong>, come il <strong><a href="http://www.awn.it/AWN/" target="_blank">Consiglio Nazionale degli Architetti</a></strong>, secondo il quale &#8220;<strong>Il rifinanziamento del bonus del 55% per le ristrutturazioni edilizie ecocompatibili che, senza alcun intervento, terminerà a fine dicembre, deve essere  uno dei primi atti del Governo che verrà</strong>.<strong> Il credito d&#8217;imposta per la riqualificazione energetica degli edifici è stata una misura importante sia sotto il profilo ambientale che economico</strong>, e lo sarà ancora di più in futuro poiché il nostro Paese è ogni giorno alle prese con le drammatiche conseguenze del grave degrado del patrimonio edilizio e &#8211; come dimostrano le tragedie avvenute nelle scorse settimane &#8211; con l&#8217;assenza di un coerente progetto di manutenzione territoriale&#8221;. &#8220;<strong>L&#8217;utilizzo del bonus &#8211; continuano gli architetti &#8211; ha contribuito a sostenere il settore dell&#8217;edilizia</strong> che &#8211; come è noto &#8211; è quello che risente maggiormente della crisi e che si trova in condizioni di grandissima difficoltà con un consistente calo dei volumi di attività, dei fatturati e &#8211; soprattutto &#8211; delle future prospettive lavorative. Contestualmente, <strong>il bonus del 55% ha inciso profondamente sul contenimento dei consumi energetici </strong>e, permettendo a soggetti privati di detrarre parzialmente i costi degli interventi, <strong>ha contribuito in modo rilevante all&#8217;emersione di molte attività altrimenti destinate ad alimentare il sommerso </strong>costituendo, di fatto, <strong>un efficace strumento di contrasto dell&#8217;evasione fiscale</strong>&#8220;. &#8220;La politica &#8211; conclude il <strong><a href="http://www.cnappc.it/search.asp" target="_blank">CNAPPC</a></strong> (Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori e Conservatori ) &#8211; <strong>dia la prova di voler investire concretamente per il futuro del Paese </strong>e di voler far fronte alla tutela del territorio e del patrimonio edilizio introducendo o mantenendo &#8211; come nel caso dell&#8217;eco bonus &#8211; misure concrete per lo sviluppo qualitativo dell&#8217;intero comparto edilizio&#8221;.</p>
<p><strong>Secondo i dati <a href="http://www.enea.it/it" target="_blank">ENEA </a>le detrazioni fiscali del 55% hanno portato ad una riduzione delle emissioni di CO2, nel 2009, pari a 317 mila tonnellate</strong>, a fronte di una spesa di 1,4 miliardi di euro, il 3% della diminuzione totale di emissioni del settore residenziale che, da qui al 2020, dovrebbero scendere del 20%. <strong>Resta da capire se il nuovo Governo (ancora ignoto ad oggi), pressato dagli impegni europei, prenderà provvedimenti in tal senso o se, in mancanza di ciò, il mondo produttivo saprà proporre strumenti alternativi</strong>. Uncsaal, di recente,  ha appoggiato ad esempio la proposta di <strong><a href="http://www.finco.org/" target="_blank">FINCO</a></strong> per l&#8217;adozione, da parte degli istituti di credito, di un &#8220;<strong><a href="http://www.intesasanpaolo.com/scriptIbve/retail20/RetailIntesaSanpaolo/ita/prestiti_personali/prest_ecologico/ita_prest_ecologico.jsp" target="_blank">ecoprestito</a></strong>&#8220;, sul modello di quanto avviene in alcuni Paesi stranieri, come <strong>Francia </strong>e <strong>Inghilterra</strong>, per gli interventi di riqualificazione energetica, prevedendo tassi agevolati e un massimo di 30 mila euro per ciascun beneficiario.</p>
<p><em> Andrea Marchetti</em></p>
<p>Aggiornamento 06.12.2011: il <strong><a href="http://datastorage02.maggioli.it/data/docs/moduli.maggioli.it/201.pdf" target="_blank">Decreto &#8220;Salva Italia</a></strong>&#8221; varato dal nuovo Governo Monti (in fase di approvazione in Parlamento) ha reintrodotto e reso permanente la detrazione per ristrutturazioni edilizie. Il limite per richiedere il bonus del <strong>55%</strong> per la riqualificazione energetica degli edifici viene prorogato al <strong>31 dicembre 2012</strong>. Dal 1° gennaio 2013 la percentuale scenderà al <strong>36%</strong> e l’agevolazione sarà disciplinata dal nuovo articolo 16-bis aggiunto dalla Manovra al Tuir, assimilandola quindi a quella per le ristrutturazioni. Restano confermati il tetto massimo di 48.000 euro per unità immobiliare e la ripartizione della detrazione in 10 rate annuali. La nuova normativa ha aggiunto gli interventi di ripristino o ricostruzione di immobili distrutti da calamità naturali. <em>Leggi la notizia integrale su <a href="http://www.edilcantiere.it/news/manovra-monti-cosa-cambia-in-edilizia" target="_blank">Edilcantiere.it</a></em></p>
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		<title>25 anni di Ministero dell&#8217;Ambiente nel racconto di Corrado Clini</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Nov 2011 14:06:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Benedetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Idee]]></category>
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		<category><![CDATA[Medaglia Giovanni Spadolini]]></category>
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		<description><![CDATA[Domani a Firenze verrà consegnata la prima Medaglia Giovanni Spadolini ai vincitori del Premio Eco and the City, un riconoscimento alle buone pratiche di tutela del paesaggio e dei beni naturali e culturali, dedicato allo statista italiano che è considerato, di fatto, il fondatore del Ministero per i Beni Culturali e Ambientali, nel 1974, quando [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/11/Corrado-Clini-Courtesy-of-meteoweb.it_.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-25282" title="Corrado Clini, Courtesy of meteoweb.it" src="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/11/Corrado-Clini-Courtesy-of-meteoweb.it_-300x208.jpg" alt="" width="300" height="208" /></a>Domani a Firenze verrà consegnata la prima <strong>Medaglia Giovanni Spadolini</strong> ai vincitori del <strong><a href="http://www.distrettoenergierinnovabili.it/der/der/eco-and-the-city">Premio Eco and the City</a></strong>, un riconoscimento alle buone pratiche di tutela del paesaggio e dei beni naturali e culturali, dedicato allo statista italiano che è considerato, di fatto, il fondatore del <strong><a href="http://www.greenews.info/wp-admin/post-new.php" target="_blank">Ministero per i Beni Culturali e Ambientali</a></strong>, nel 1974, quando venne chiamato, da <strong>Aldo Moro</strong>, a far parte del nuovo esecutivo. Spadolini inserì la tutela del territorio nell’agenda di Governo, dando inizio a un percorso &#8211; decisamente innovativo per la politica italiana dell’epoca – di <strong>confronto e coinvolgimento dei <em>portatori di interesse</em></strong>, secondo il motto: “<em>una moderna politica dell’ambiente e del territorio richiede il concorso di tutte le forze vive della cultura e della società</em>”.</p>
<p>Eppure il Ministero dell’Ambiente diventerà un dicastero autonomo solo nel <strong>1986</strong> – con il secondo governo Craxi – e <strong>compie oggi 25 anni</strong>. Come si è evoluta la sua azione in questi cinque lustri che, a partire dalla storica <strong>Conferenza di Rio del 1992</strong>, hanno visto impennarsi la sensibilità ecologica dei cittadini, ma anche le urgenze ambientali?</p>
<p>La storia del Ministero disegna un percorso assai poco lineare, che ha inciso pesantemente sulla continuità delle politiche ambientali e sulla stessa capacità di <em>governance</em> dei processi. Sicuramente il clima di costante instabilità politica, di avvicendamenti repentini e continui <em>stop and go</em>, ne ha minato pesantemente l’efficacia, ma, soprattutto, la <strong>mancanza di una “visione” di lunga distanza</strong>.</p>
<p>Questo, in poche battute, il bilancio che <strong><a href="http://www.greenews.info/progetti/roma-vara-il-piano-dazione-per-lenergia-sostenibile-la-parola-a-corrado-clini-20111026/" target="_blank">Corrado Clini</a></strong>, direttore generale del Ministero dal 1990 e testimone di oltre vent’anni di lavoro, ha cercato di ricostruire per noi.</p>
<p>Il primo Ministro all’Ambiente, con portafoglio, è il liberale <strong>Francesco De Lorenzo</strong> (1986-1987), che inizia ad affrontare alcune delle questioni più urgenti legate alla protezione ambientale, come la qualità dell’acqua, dell’aria e il tema dei rifiuti. <strong>Era il tempo delle prime direttive europee: una tendenza all&#8217;unificazione del diritto ambientale che si proponeva di porre rimedio alle contraddizioni delle normative vigenti</strong>. Prima di De Lorenzo, c’era anche stato il <strong>Ministero dell’Ecologia</strong> (privo di capacità di spesa), che durante il primo governo Craxi (1984-1986) aveva visto l’avvicendamento dei liberali <strong>Alfredo Biondi</strong> e <strong>Valerio Zanone</strong>.</p>
<p>Dopo De Lorenzo, il socialista <strong>Giorgio Ruffolo</strong> diventa titolare del Dicastero nel 1987 fino al ’92: per la prima volta, racconta Clini, “<strong>le politiche sull’ambiente acquisiscono una visione precisa, ispirata alle strategie europee sulla sostenibilità</strong>”. Principalmente attraverso due direttrici: la prima, quella di “incardinare le politiche ambientali entro le politiche di sviluppo”, adottando <strong>un approccio non più separato dalle altre politiche ma, al contrario, trasversale e integrato</strong>. La seconda, quella di “<strong>ancorare la politica ambientale italiana alla politica europea”.</strong></p>
<p>Proprio nel 1990, infatti, l’Italia assume la presidenza dell’Unione Europea ed <strong>il Ministero dell’Ambiente “riesce a far approvare la strategia europea sui cambiamenti climatici</strong>” e le prime “<strong>direttive che introducono il criterio delle performance ambientali come criterio per la costruzione dei motori</strong>”, <strong>che porterà a un’importante trasformazione nel settore automobilistico</strong>. “Due operazioni di portata enorme, che hanno permesso”, spiega Clini, “di rientrare nella strategia energetica europea e di annettere gli obiettivi ambientali alle strategie industriali”.</p>
<p>Il punto di forza dell’amministrazione Ruffolo, economista di formazione, è, in sostanza, quello di “aver costruito” un ministero che, da un lato, si occupa delle “tematiche ambientali classiche” (rifiuti, qualità delle acque e dell’aria) e dall’altro lato, lavora perché, attraverso le politiche ambientali, partano grandi politiche di sviluppo nazionali. In questa logica, durante gli anni di Ruffolo, <strong>viene concepito e siglato insieme a Enimont, il piano nazionale per la riqualificazione ambientale della chimica</strong>: “una visione illuminata”, la definisce Clini, che getta le basi per una struttura del Ministero dell’Ambiente “molto innovativa rispetto alla tradizione settoriale” che, purtroppo ancora oggi, vede l’ambiente, come un tema parallelo (e non trasversale) alle altre politiche.</p>
<p>Quando, nel ’92, il Verde <strong>Ripa di Meana</strong> subentra a Ruffolo, trova tuttavia una situazione nella quale “viene meno la capacità di programmazione e di governo &#8211; che richiede tempi lunghi ma ha bisogno di risposte celeri”. Ad esempio nelle politiche di difesa del suolo e nell’assetto idrogeologico. <strong>Secondo Clini a crescere è invece una certa tendenza alla “demagogia ambientalista</strong>”. <strong>Sono gli anni di Tangentopoli, anni in cui la politica rinuncia a governare i processi e rincorre le emergenze</strong>: anzi, “le crea per consolidare i propri poteri”. Scoppia, in questo periodo, l’emergenza rifiuti e, diversamente dall’Europa, dove già esistono politiche che affrontano razionalmente la questione, da noi “gli impianti di incenerimento vengono considerati alla stessa stregua di quelli nucleari”. “<strong>Due anni drammatici”, ricorda Clini, in cui il Paese è bloccato, frammentato, le politiche si incagliano e i localismi dei nascenti “comitati del no” prevalgono su tutto</strong>: il ministero perde d’un colpo – ricorda Clini &#8211; tutti i poteri che era riuscito a conquistare negli anni precedenti, compresa la capacità di “consolidare una visione strategica”</p>
<p>Dopo un veloce avvicendamento di <strong>Francesco Rutelli</strong> e <strong>Valdo Spini</strong> (1993-1994), con il governo tecnico guidato da Dini, arriva come titolare dei Lavori pubblici e dell’Ambiente, l’indipendente <strong>Paolo Baratta</strong> (1995-1996), che riesce in poco tempo a “<strong>riconferire un ruolo all’amministrazione</strong>”, in grado di “dettare le regole”, rientrando nell’alveo delle politiche europee. Purtroppo, Baratta si scontra, senza poter fare molto, contro la “disseminata incapacità di prendere decisioni a livello locale”: soprattutto nelle regioni più deboli dove, invece, <strong>si cronicizza la logica dell’emergenza, “all’origine dei disastri attuali”. Come quelli avvenuti, di recente, sul territorio ligure e dell’alta Toscana,</strong> <strong>dove, negli ultimi 30 anni, sarebbe stato necessario condurre una “politica del territorio e di manutenzione del suolo</strong>” (ad esempio, demolendo tutti quegli insediamenti che fanno letteralmente da tappo a torrenti e fiumi), che il “ministero dell’Ambiente non è riuscito a portare avanti” perché, progressivamente, ha assunto un ruolo marginale rispetto alle altre politiche.</p>
<p>Dal 1996 al 2000 – durante il primo governo Prodi e i due governi D’Alema – il Ministro dell’Ambiente è <strong>Edo Ronchi</strong>, “bravissimo ma con il <em>problema politico</em> di essere un Verde”: Ronchi riprende il disegno di Ruffolo, incardinando la politica ambientale come “infrastruttura” delle altre politiche, ma – secondo Clini &#8211; non riesce a svincolarsi dalla logica politica secondo cui <strong>l’ambiente “è e resta un problema dei Verdi</strong>”. Con il risultato che le politiche ambientali continuano a correre fuori dal “<em>mainstream</em> della programmazione nazionale”.</p>
<p>Titolare dell’Ambiente, nel biennio 2000-2001, diventa <strong>Willer Bordon</strong>, durante il secondo governo Amato, e coglie l’occasione politica “per avere un ruolo”. Ma l’uomo forte, con il secondo governo Berlusconi, sarà <strong>Altero Matteoli</strong>, che grazie anche alla propria forza politica nel partito (Alleanza Nazionale), riporta i temi dell’ambiente al centro delle politiche pubbliche. <strong>In un “governo ben poco propenso alla protezione ambientale”, Matteoli infatti riesce a far “recepire tutte le direttive europee in materia ambientale</strong>”, da quella dei rifiuti a quella dell’acqua, a far ratificare il <strong><a href="http://www3.lastampa.it/ambiente/sezioni/greenews/articolo/lstp/429043/" target="_blank">Protocollo di Kyoto</a></strong>, a rafforzare la capacità di spesa del ministero su molte questioni aperte – dall’ambiente urbano alla difesa del suolo. E senza mai essere un <em>opinion leader</em> sui temi ambientali, ne interpreta in chiave strategica la titolarità delle politiche, dopo la marginalità degli anni precedenti.</p>
<p><strong>L’Italia riesce, in questo periodo, a ritagliarsi un ruolo internazionale all’interno delle politiche ambientali</strong>. Ma al proprio interno, resta il problema – nato a metà degli anni Novanta – della frammentazione, a livello locale, delle politiche legate al territorio, della diffusione del fenomeno “<strong>Nimby</strong>” (acronimo inglese per Not In My Back Yard, “Non nel mio cortile”), e della nascita di liste locali che utilizzano in maniera spregiudicata il tema ambientale. Matteoli non è in grado di risolvere e sbloccare questa situazione, anche perché &#8211; <strong>all’interno della stessa maggioranza – vige l’idea diffusa che questi fenomeni di dissenso – non ascrivibili solo ai Verdi &#8211; siano uno strumento per raccogliere consenso.</strong></p>
<p>Invece a vincere le elezioni sarà il secondo governo Prodi, 2006-2008, che nominerà <strong>Alfonso Pecoraro Scanio</strong>, reo – secondo Clini – di assecondare qualsiasi istanza vagamente “ambientalista” per bloccare opere come gli impianti di incenerimento o di depurazione, così come la costruzione di una ferrovia che sposti il traffico dalla strada al treno.</p>
<p>Durante il governo Prodi, il Ministero dell’Ambiente non dispone, a detta di Clini, di sufficiente influenza e diventa nuovamente marginale rispetto alle altre politiche. Nel frattempo, viene però varata una politica energetica nazionale che prevede <strong>l’incentivazione delle rinnovabili – il famoso “conto energia</strong>” – che tuttavia non centra pienamente l’obiettivo, poiché <strong>dirotta i soldi unicamente sulla produzione di elettricità, finanziando, di fatto, l’importazione di tecnologie dall’estero e facendo diventare il “sistema italiano delle rinnovabili prevalentemente di <em>montatori</em>, dipendenti dalle produzioni cinese, americana e tedesca</strong>”: il denaro che oggi, indirettamente, giriamo all’estero attraverso gli incentivi per il fotovoltaico è pari a 7 miliardi di euro all’anno.</p>
<p>La marginalità del Ministero dell’Ambiente, diventato nel frattempo anche della Tutela del Territorio e del Mare viene, di fatto, “ereditata” dall’ultimo governo Berlusconi, con l’attuale ministro <strong>Stefania Prestigiacomo</strong>, che, nonostante i numerosi tentativi, non riesce nel difficile compito di riportare le politiche ambientali ed energetiche al centro della discussione dell’esecutivo.</p>
<p>Il ministro siciliano avrebbe potuto farlo affrontando il “<strong>tema dei rifiuti</strong>”, quello della “<strong>bonifica dei siti inquinati</strong>”, intervenendo su aree pregiatissime, nel cuore dello sviluppo urbano (come <strong>Porto Marghera</strong>), che potrebbero essere bonificate – ricorda Clini &#8211; se, invece di applicare la severissima normativa italiana e incepparsi nei 130 parametri da controllare per bonificare un sito (mentre in Inghilterra ce ne sono 35), si fosse applicata quella europea o quella votata dalla Gran Bretagna.“<strong>Sarebbe bastata una decisione politica, reclamata a gran voce da Confindustria</strong>”, sottolinea Clini, ma purtroppo, sotto il governo Berlusconi e con il ministro Prestigiacomo, “non siamo riusciti a sbloccare questa situazione, a liberare risorse, restituendo, così, interi territori alla comunità piuttosto che lasciarli, contaminati e bloccati, nonché oggetto di trattative tra poteri contrapposti”.</p>
<p>Con il risultato che, <strong>al tavolo dello Sviluppo, dove il governo avrebbe dovuto individuare le misure economiche per uscire dalla crisi, il Ministero dell’Ambiente non si è nemmeno seduto</strong>. “Se il Ministero, tre anni fa, avesse varato il programma nazionale per la sicurezza del territorio e la protezione del paesaggio, indicando una strategia incardinata come politica di sviluppo, e due anni fa avesse portato al<a href="http://www.cipecomitato.it/it/" target="_blank"> <strong>Cipe</strong></a>, la proposta di riqualificazione energetica nazionale, per rispondere agli obiettivi di Kyoto, oggi il ministero dell’Ambiente sarebbe un punto di riferimento per tutti”, conclude Clini. Il resto della storia è tutto da scrivere. Ma non si sa ancora con la penna di chi.</p>
<p><em>Ilaria Donatio</em></p>
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		<title>Roma vara il piano d&#8217;azione per l&#8217;energia sostenibile. La parola a Corrado Clini</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Oct 2011 11:53:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Benedetta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Misure per il miglioramento dei trasporti pubblici e della mobilità, realizzazione di impianti fotovoltaici e di teleriscaldamento, riqualificazione energetica degli edifici. Non si tratta della solita “fuffa” tinta di verde ma di un “piano di azione per l’energia sostenibile” &#8211; concreto, misurabile, realistico &#8211; rivolto alla capitale, con uno scenario di attuazione modulare che si protrae fino [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/10/Corrado-Clini-Courtesy-of-iisda.ca_.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-24473" title="Corrado Clini, Courtesy of iisda.ca" src="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/10/Corrado-Clini-Courtesy-of-iisda.ca_-300x260.jpg" alt="" width="300" height="260" /></a>Misure per il miglioramento dei trasporti pubblici e della mobilità, realizzazione di impianti fotovoltaici e di teleriscaldamento, riqualificazione energetica degli edifici</strong>. Non si tratta della solita “fuffa” tinta di verde ma di un “<strong><a href="http://www.progettomillennium.com/public/millennium/it/piano_azione_energia_sostenibile.php" target="_blank">piano di azione per l’energia sostenibile</a></strong>” &#8211; concreto, misurabile, realistico &#8211; rivolto alla capitale, con uno scenario di attuazione modulare che si protrae fino al 2020.</p>
<p>Di questo documento di attuazione ma, soprattutto, delle misure previste, <strong><a href="http://www.greenews.info/">Greenews.info</a></strong> ha discusso con la persona indubbiamente più competente in materia, <strong>Corrado Clini. </strong>Direttore Generale del <strong>Ministero dell&#8217;Ambiente</strong> dal 1990, Clini è oggi anche Presidente dell&#8217;<strong><a href="http://www.comune.roma.it/wps/portal/pcr?jppagecode=dip_pol_amb_gppnet.wp" target="_blank">Osservatorio Ambientale sui Cambiamenti Climatici</a></strong>, l&#8217;organismo nato nel 2010, per volontà della giunta capitolina, che ha curato la redazione del piano. È &#8220;Focal Point&#8221; dell’Italia per la <strong><a href="http://www.isprambiente.gov.it/site/it-It/Temi/Protezione_dell'atmosfera_a_livello_globale/Cambiamenti_climatici/Convenzione-quadro_sui_cambiamenti_climatici/" target="_blank">Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici</a></strong>, presiede la<strong><a href="http://www.globalbioenergy.org/" target="_blank"> Global BioEnergy Partnership</a></strong> (un’iniziativa del G8/G20 per la promozione delle bioenergie a livello globale), mentre, a livello internazionale, è membro del gruppo di consulenza per lo sviluppo sostenibile del Premier cinese e presidente dell’Organizzazione Intergovernativa  “<strong><a href="http://www.rec.org/" target="_blank">Regional Environment Center</a></strong>” di Budapest.</p>
<p><strong>D) Direttore, come responsabile dei programmi italiani e internazionali per lo sviluppo sostenibile del Ministero, lei ha promosso, negli ultimi 10 anni, la realizzazione di oltre 1.500 progetti in Italia e più di 400 in 30 paesi in via di sviluppo. In quale contesto nasce questo piano di azione e con quali obiettivi?</strong></p>
<p>R) Nel 2009, Comune di Roma e Ministero dell’Ambiente hanno siglato un accordo che si propone fondamentalmente due obiettivi: <strong>la promozione dello sviluppo sostenibile della città e un piano per la mobilità</strong>. <strong>Quaranta milioni di euro</strong> è la cifra che il Ministero ha investito in questa direzione e questo documento definisce in modo molto particolareggiato tutte le linee di indirizzo sulle azioni che Roma sta già compiendo e su quelle che intende portare avanti in tema di sostenibilità. Dunque, si tratta di <strong>un documento programmatico che dovrebbe orientare politiche di investimento, pubbliche e private</strong>.</p>
<p><strong>D) Il piano non contiene quindi solo strategie e programmi, ma definisce le misure che l’Amministrazione comunale dovrà adottare per far diventare Roma una città &#8220;sostenibile&#8221;. Il 2020 non è però così lontano…</strong></p>
<p>R) Certamente è un’operazione complessa, però non dimentichiamo che Roma si candida alle <strong>Olimpiadi</strong>, e allora questa diventa una piattaforma per i <strong>Giochi del 2020 </strong>(che è anche la scadenza che l’Europa si è data per la riduzione del 20 per cento di CO2). Il dato interessante &#8211; a riprova del fatto che, se partiamo subito con gli interventi programmati, possiamo farcela - è che <strong>alcune iniziative sono già partite.</strong></p>
<p><strong>D) Quali? Ci racconta le misure concrete disegnate nel piano della mobilità?</strong></p>
<p><strong> </strong>R) Per esempio, la scorsa settimana è stato presentato il <strong>piano di sostituzione del parco pubblico di automobili</strong>, c<strong>on auto elettriche</strong>, <strong>ibride o a biometano</strong>. Quest’azione, cofinanziata dal Ministero dell’Ambiente, però, non si limita semplicemente a cambiare le auto di servizio, ma va a rafforzare una serie di progetti, già messi in cantiere, che puntano alla <strong>pedonalizzazione del centro storico di Roma</strong>: un centro storico unico al mondo e fruibile. Esattamente il valore aggiunto che la capitale può offrire rispetto agli altri candidati europei alle Olimpiadi. Poi è già in vigore, adottato con delibera dalla Giunta nel marzo 2010, il <strong>piano della ciclabilità</strong>: entro il 2020, si punta ad <strong>aumentare l’attuale percentuale di spostamenti in bicicletta (pari allo 0,4 per cento) fino al 12 per cento, </strong>con la realizzazione di piste ciclabili, servizi di supporto alla ciclabilità come parcheggi per biciclette e servizi di trasporto innovativi nel Tridente romano. Infine, nel medio periodo, dovrebbero concludersi i lavori della<strong> linea metropolitana C</strong> e questo contribuirebbe a un nuovo scenario infrastrutturale.</p>
<p><strong>D) Per quanto riguarda l’altro obiettivo, quello della riqualificazione eco-efficiente degli edifici?</strong></p>
<p>R) Prioritario. A partire dal centro storico. <strong>Riqualificarlo e farne un luogo in cui, i palazzi &#8211; pubblici e privati &#8211; pur conservando le caratteristiche architettoniche &#8211; diventino ecoefficienti riduce i costi di manutenzione</strong>, quelli energetici che sono altissimi, e dà più valore allo stabile stesso.</p>
<p><strong>D) Parliamo però di somme enormi, come farete a coprire i costi?</strong></p>
<p>R) Più che un costo si tratta di un investimento: noi <strong>andiamo incontro a una direttiva europea che dobbiamo recepire </strong>e che punta proprio all’eco-efficienza nell’edilizia. Allora,<strong> il successo di un programma di questo tipo, realizzato nella capitale, potrebbe avere effetti importanti ovunque</strong>. Pensi alla riqualificazione di<strong> Venezia</strong>, che è stata in parte proprio ricostruita attraverso la <strong>partecipazione di finanziamenti pubblici e costruttori privati</strong>!</p>
<p><strong>D) Ci può illustrare le iniziative in cantiere per quanto riguarda la riqualificazione e l’efficientamento energetico?</strong></p>
<p>R) Ce ne sono diverse: <strong>entro il prossimo biennio</strong>,<strong> è prevista l’installazione di impianti fotovoltaci sulle coperture di 512 scuole romane e sui due grandi cimiteri della capitale</strong>, ma anche sui parcheggi pubblici e sulle rimesse e officine di aziende municipalizzate romane, come l’<strong><a href="http://www.atac.roma.it/" target="_blank">Atac</a></strong>, società responsabile del trasporto pubblico urbano. <strong>Entro il 2015, è stato programmato il recupero urbanistico di tre grandi aree periferiche della città, con la riqualificazione di edilizia ex-abusiva esistente</strong>; è stata pianificata, nel breve periodo, anche la riqualificazione del più importante corridoio di ingresso alla capitale: il <strong>Viadotto della Magliana</strong>, con interventi di efficienza energetica e di riduzione dell’inquinamento acustico; ed esiste il progetto di un anello di <strong>teleriscaldamento all’Eur</strong>, dettato dalla necessità di fornire energia al vasto patrimonio immobiliare  pubblico del quartiere residenziale.</p>
<p><strong>D) Quanto invece alla riqualificazione energetica dell’edilizia residenziale pubblica?</strong></p>
<p>R) Il piano pianifica interventi di questo genere – dunque, di isolamento termico, sostituzione degli infissi, efficientamento degli impianti, utilizzo fonti rinnovabili o assimilate – su quasi <strong>1.900.000 metri quadrati di abitazioni</strong>, le cui prestazioni energetiche risultano scadenti e conducono a consumi esagerati, provocando un <strong>taglio di consumi ed emissioni di CO2 pari al 50 per cento rispetto alle attuali</strong>. Stesso tipo di interventi saranno condotti su alcuni edifici scolastici pilota, settore quest’ultimo particolarmente energivoro (con stabili che nel centro storico risalgono a prima della seconda guerra mondiale e altri costruiti negli anni ‘50), insieme alla <strong>riqualificazione energetica di 50 piscine pubbliche e private</strong>. Infine è stato pianificato un intervento di <strong>progressiva sostituzione dell’illuminazione pubblica sulle circa 5.000 strade distribuite sul territorio della capitale</strong>, <strong>con lampade a tecnologia Led</strong>. E il <strong>riassetto dell’intera rete elettrica comunale</strong>, con interventi di ammodernamento che ridurranno l’impatto ambientale. All’insegna dell’efficienza energetica.</p>
<p><strong>D) E l’edilizia residenziale privata?</strong></p>
<p>R) L’intervento previsto tra le azioni del piano per l’energia sostenibile parla di una<strong> riqualificazione energetica </strong>che coinvolge l’intero parco residenziale del <strong>Comune di Roma</strong>, pari a circa<strong> 90 milioni di metri quadri di abitazioni</strong>, di cui il 75 per cento è stato costruito prima degli anni ’80, dunque, antecedenti alla prima legge sul contenimento energetico del 1976. Nel piano esiste anche una misura, flessibile e in grado di adattarsi alle specifiche situazioni, rivolta alle strutture ricettive della capitale: parliamo di quasi mille esercizi con un indice abbastanza elevato di consumi. <strong>Si pensa alla sottoscrizione di un accordo tra albergatori e Roma Capitale</strong>, <strong>in forza del quale, accanto alle “stelle” della classificazione internazionale, si sia obbligati a esibire una “targa” energetica, rilasciata dall’Amministrazione comunale </strong>sulla base del rispetto di alcuni standard.</p>
<p><strong>D) Può affermare, dunque, che esiste una sintonia su questi temi con l’amministrazione?</strong></p>
<p>R) Sì, direi di sì: certamente, la realizzazione di questo piano comporta, da subito, una <strong>profonda riforma interna all’amministrazione</strong>, organizzata  &#8211; come è fisiologico &#8211; sulla gestione del presente. Ecco, <strong>occorrerebbe “ritararsi” sulla progettazione del futuro, </strong>che poi è il senso di queste misure. Ma credo ci siano gli elementi per raccogliere la sfida.</p>
<p><em>Ilaria Donatio</em></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Efficienza energetica: una missione possibile</title>
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		<pubDate>Thu, 13 Oct 2011 09:39:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfonsa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A volte è necessario mettersi a tavolino, fermarsi e riflettere; altre volte si va ancora oltre e ci si riunisce per discutere proposte reali, fatti concreti.
Ieri mattina presso il Centro Congressi dell’Unione Industriale di Torino, si è svolto un seminario riservato alle imprese, “Efficienza energetica: tutela dell’ambiente, opportunità di crescita”, che ha voluto presentare i risultati di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/10/Efficienza-energetica.jpg"></a><a href="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/10/Courtesy-of-direttanews.it_.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-23938" title="Confindustria, Courtesy of direttanews.it" src="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/10/Courtesy-of-direttanews.it_-300x236.jpg" alt="" width="300" height="236" /></a>A volte è necessario mettersi a tavolino, fermarsi e riflettere; altre volte si va ancora oltre e ci si riunisce per discutere <strong>proposte reali, fatti concreti</strong>.</p>
<p>Ieri mattina presso il <strong><a href="http://www.centrocongressiunioneindustriale.it/" target="_blank">Centro Congressi dell’Unione Industriale di Torino</a></strong>, si è svolto un seminario riservato alle imprese,<strong> “Efficienza energetica: tutela dell’ambiente, opportunità di crescita”</strong>, che ha voluto presentare i risultati di uno studio durato un anno e le proposte che studiosi ed esperti hanno potuto costruire sulla base di quanto analizzato.</p>
<p>“<em><strong><a href="http://www.confindustria.it/" target="_blank">Confindustria </a></strong>è impegnata da sempre per tenere vivo un dialogo costante e costruttivo con la <strong><a href="http://www.regione.piemonte.it/" target="_blank">Regione Piemonte</a>&#8220;</strong></em>, ha spiegato <strong>Mariella Enac</strong>, Presidente di Confindustria Piemonte. &#8220;A<em>desso siamo pronti perché il piano d’azione diventi operativo. Lo stesso spirito e l’impegno pratico ha mosso l’organizzazione di questa giornata, che dopo un quadro più generale e teorico lascierà spazio ai worshop tecnici su Industria, Edifici, Trasporti e infrastrutture</em>”.</p>
<p><strong>L’Italia è paradossalmente uno dei paesi occidentali dove si consuma meno energia e si emette meno CO2 per unità-prodotto</strong>, <strong>ma si può fare ancora molto</strong>, considerato la portata di sviluppo del sistema manifatturiero nostrano. E la proposta arriva, in questo caso, dall’industria, attraverso un <strong>“<em>documento che identifica gli ambiti rilevanti nei quali appare più efficace incentivare e valuta gli effetti delle misure sull’intero sistema economico</em></strong><em>, verificando i vantaggi per la collettività e le ripercussioni sul bilancio dello Stato</em>”.</p>
<p>L’<strong>Unione Europea</strong>, del resto, ha assunto la leadership globale nella lotta al cambiamento climatico, attraverso la sottoscrizione del <strong><a href="http://europa.eu/legislation_summaries/environment/tackling_climate_change/l28060_it.htm" target="_blank">Protocollo di Kyoto</a></strong> e la cosiddetta <strong>Strategia 20-20-20</strong>,  in cui l’Europa si è dichiarata disposta a <strong>tagliare le emissioni  di gas serra del 20% </strong>rispetto ai valori del 1990 e ad<strong> incrementare l’utilizzo di energie rinnovabili del 20% </strong>sul consumo finale lordo di energia.</p>
<p><strong>L’efficienza energetica è periò una delle risposte</strong> a questa esigenza, che <strong>può garantire competitività al nostro sistema industriale, sicurezza degli approviggionamenti e sostenibilità ambientale</strong>, oltre che facilitare il raggiungimento degli obiettivi fissati a livello mondiale (nonostante che, secondo le proiezioni al 2030, i risultati ottenuti dall’Europa saranno completamente annullati dai danni provocati dallo sviluppo incondizionato di Cina e India&#8230;).</p>
<p>“<strong>L<em><strong>’</strong>efficienza energetica è volano di competitività &#8211; </em></strong>dichiara <strong>Massimo Beccarello</strong>, Vice Direttore Politiche per lo Sviluppo, Energia e Ambiente Confindustria &#8211; <em>da raggiungere continuando a produrre: <strong>l’obiettivo deve essere quello di fare le stesse cose consumando meno e meglio</strong></em>”.</p>
<p>Da questo concetto nasce lo <strong>studio </strong>che <strong>ha coinvolto sei regioni italiane, circa 1.400 persone, fra imprenditori industriali, rappresentanti della pubblica amministrazione, studenti universitari e cittadini</strong>. Con l’obiettivo di trasmettere ad aziende ed istituzioni il concetto che <strong>l’investimento in efficienza energetica, se effettuato secondo logiche corrette, produce ritorni economici anche nel breve termine</strong> e può favorire situazioni di vantaggio competitivo, si sono analizzati i canali in cui in Italia il consumo è maggiore e, di contro, le eccellenze del nostro Paese. Ne è nata una mappatura della situazione attuale, da cui sono state costruite e messe <strong>a confronto due ipotesi futuristiche</strong>: quella determinata dalla<strong> tendenza “naturale”</strong> della domanda alle condizioni di oggi e quella generata dal mercato ipotetico di<strong> beni migliorati da tecnologie efficaci </strong>(sostenuto da strumenti di policy forti e da una incentivazione stabile nel medio-lungo periodo, che garantisca agli investitori il successo reale dell’operazione).</p>
<p><em>“Questa strategia di politica industriale potrebbe avere un <strong>impatto socio-economico sul totale dell’economia pari a circa 238 miliardi di Euro</strong> di incremento del valore della produzione totale, con una relativa <strong>crescita occupazionale di circa 1,6 milioni di unità di lavoro </strong>standard, nel periodo compreso <strong>tra il 2010 e il 2020</strong>. </em><em>Il costo netto per gli <strong>incentivi </strong>in termini <strong>di esborso per lo Stato sarebbe di circa 15,4 miliardi di Euro in dieci anni</strong>, che sono di <strong>lieve entità se si considera l’impatto socio-economico e il raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità del pacchetto clima-energia</strong>” </em>precisa Beccarello<em>.</em></p>
<p>Dall’ottimistico quadro macro si passa poi al micro. “<em>L’investitore che abbiamo voluto analizzare &#8211; </em>dice <strong>Massimo Gallanti</strong>, Direttore Dipartimento Sviluppo Sistema Elettrico <strong><a href="http://www.rse-web.it/home.page" target="_blank">RSE</a></strong>, partner scientifico dello studio - <em>appartiene a tre diverse tipologie: l’industria; il terziario e la pubblica amministrazione; il piccolo consumatore. <strong>Le opportunità di investimento evidentemente variano a seconda di chi compra cosa e perché</strong></em>”.</p>
<p>La ricerca ha comunque stilato diverse ipotesi, il cui <strong>parametro di valutazione è sempre il livello di profittabilità</strong>, che può motivare o meno l’investimento. “<em>La valutazione di un investimento &#8211; </em>continua Gallanti &#8211; <em>è compromessa da troppe variabili; noi abbiamo voluto analizzare casi studio mediani, specifici per le tre categorie di utenze, <strong>dall’acquisto di elettrodomestici di classe A per la casa, alla sostituzione di infissi nuovi nell’edilizia; dall’illuminazione in strutture industriali alla scelta di auto a basso consumo</strong></em><strong>”</strong>.</p>
<p>Se la domanda che sempre, quotidianamente, in ogni scelta, attanaglia il consumatore è “<strong>ma l’investimento <em>green</em> si ripaga?</strong>”, a leggere i risultati di questa ricerca la risposta sembra chiara: “<em>pur nella cautela dell’analisi &#8211; </em>dichiara Gallanti -  <strong><em>prendendo in considerazione il costo, il rendimento energetico, la vita tecnica, le ore di utilizzo e il tasso di sconto della tecnologia, senza considerare incentivi statali, possiamo dire che l’investimento si ripaga eccome</em></strong>”.</p>
<p>All’interno della <strong><a href="http://www.confindustria.it/Conf2004/DbDoc2004.nsf/ED7A98CEB34BD160422567D700799728/2CD2F4EE8C063D15C125754A00311A72?OpenDocument&amp;MenuID=5913B250D894E90AC1257547003A57A4" target="_blank">ricerca</a>, scaricabile dal sito di Confindustria</strong> è possibile consultare le schede di ciascun investimento analizzato, con la portata e il tempo del ritorno economico previsto.</p>
<p><em>Alfonsa Sabatino</em></p>
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		<title>Il &#8220;ritardometro&#8221; del Kyoto Club. Un pungolo per il Governo</title>
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		<pubDate>Fri, 07 Oct 2011 10:50:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Benedetta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[«Più che degli incentivi, abbiamo bisogno di un Paese serio». Il governo è in ritardo sull’attuazione di nove provvedimenti attuativi del Decreto Romani e le parole di Andrea Tomaselli, Presidente di Assoesco (l’associazione italiana delle Energy Service COmpany), raccontano lo stato d’animo degli addetti ai lavori. Le associazioni di settore (Aiel, Anev, Aper, Assoesco, Assolterm, Itabia) [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/10/Gianni-Silvestrini.-Courtesy-of-nuovosoldo.com_.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-23586" title="Gianni Silvestrini. Courtesy of nuovosoldo.com" src="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/10/Gianni-Silvestrini.-Courtesy-of-nuovosoldo.com_-300x217.jpg" alt="" width="300" height="217" /></a>«<strong>Più che degli incentivi, abbiamo bisogno di un Paese serio</strong>». Il governo è in ritardo sull’attuazione di <strong>nove provvedimenti attuativi </strong>del <strong><a href="http://www.greenews.info/normative/decreto-rinnovabili-un-pericoloso-stop-and-go-per-il-fotovoltaico-20110314/">Decreto Romani </a></strong>e le parole di <strong>Andrea Tomaselli</strong>, Presidente di <strong><a href="http://www.assoesco.org/home/" target="_blank">Assoesco </a></strong>(l’associazione italiana delle Energy Service COmpany), raccontano lo stato d’animo degli addetti ai lavori. Le associazioni di settore (<strong>Aiel, Anev, Aper, Assoesco, Assolterm, Itabia</strong>) si sono riunite a Roma, guidate dal<strong><a href="http://www.kyotoclub.org/" target="_blank"> Kyoto Club</a></strong>, per fare un appello al governo e presentare un’iniziativa originale: dal <strong>10 ottobre</strong>, sulla homepage del sito dell’organizzazione, comparirà un “<strong>Ritardometro</strong>”, «con lo scopo di segnalare tutti i provvedimenti attesi e la cui scadenza per alcuni è stata già superata: dal “<strong><a href="http://www.qualenergia.it/articoli/20111003-ecco-le-quote-ripartizione-burden-sharing-rinnovabili-nelle-regioni-italiane" target="_blank">burden sharing</a></strong>” che definisce gli obiettivi vincolanti sulle energie verdi per le Regioni, alle norme mancanti sugli incentivi per le fonti rinnovabili elettrice e termiche, a quelle per l’efficienza energetica e il <strong><a href="http://www.greenews.info/prodotti/dallauto-elettrica-al-distributore-del-contadino-senza-passare-dallidrogeno-20110117/">biometano</a></strong>». Ambiti per i quali, fa notare il Kyoto Club, «si rischia di ripetere quanto accaduto con i provvedimenti sui <strong>titoli di efficienza energetica </strong>previsti nel <strong>2008</strong> dal <strong><a href="http://www.bosettiegatti.com/info/norme/statali/2008_0115.htm" target="_blank">d. lgs. 115 </a></strong>e nel <strong>2009</strong> dal <strong><a href="http://www.parlamento.it/parlam/leggi/09099l.htm" target="_blank">d. lgs. 99</a></strong>».</p>
<p>Secondo il dossier presentato ieri a Roma,<strong> i provvedimenti in ritardo sono dunque già nove </strong>e riguardano ambiti diversi: dalle prescrizioni per la posa in opera di <strong>impianti per la produzione di calore dalla geotermia </strong>alla definizione di <strong>incentivi per l’immissione in rete del biometano</strong>, fino alla messa a punto di interventi e <strong>misure per lo sviluppo tecnologico e industriale per FER e efficienza energetica</strong>. Ma la lacuna più vistosa sono i due decreti che riguardano gli incentivi per la produzione di energia elettrica rinnovabile con impianti che entreranno in esercizio<strong> dal 1° gennaio 2013 </strong>e per la produzione di energia termica ed interventi di aumento dell’efficienza energetica <strong>dopo il 31 dicembre 2011</strong>. «In un paese <em>normale</em> – commenta <strong>Francesco Ferrante</strong>, senatore e vicepresidente Kyoto Club – se una legge prevede una scadenza per emanare alcuni decreti, il governo rispetta quella scadenza. Specialmente se si tratta di una materia, come questa, che <strong>coinvolge tutti i cittadini, migliaia di imprese e decine di migliaia di lavoratori</strong>: un settore, forse l’unico in questo drammatico momento di crisi economica, che potrebbe garantire sviluppo e nuove occasioni. Invece il Governo, che non ha ancora stabilizzato, oltretutto, il <strong><a href="http://www.greenews.info/comunicati-stampa/efficienza-energetica-italia-un-patrimonio-immobiliare-da-riqualificare-20110923/">55%</a></strong> (<em>la detrazione del 55% per gli interventi di efficienza energetica, ndr</em>) e dimostra continui ondeggiamenti sul fotovoltaico, è in ritardo, in grave ritardo. Per questo ho presentato un’interrogazione al <strong>Ministero per lo Sviluppo Economico</strong>». Interrogazione in cui, insieme al collega<strong> Roberto Della Seta</strong>, il senatore chiede ai ministri dello Sviluppo Economico, dell’Ambiente e delle Politiche agricole «quali siano i gravi motivi che hanno impedito, fino ad oggi, di emanare gli atti normativi di competenza (…), <strong>mettendo a rischio, di fatto, qualsiasi investimento e sviluppo nel settore delle fonti rinnovabili».</strong></p>
<p><strong>Quello che manca, concordano i rappresentanti delle diverse associazioni, è <em>una visione d’insieme</em></strong>: «Il governo si deve chiedere dove vuole andare nel lungo periodo, e poi stabilire a ritroso le mosse da qui al 2020», sottolinea<strong> Gianni Silvestrini</strong>, direttore scientifico del Kyoto Club.<em> «</em>In un momento di crisi economica come quello attuale <strong>è quanto mai necessario dare impulso ad uno dei pochi settori anticiclici. Ma è tutta la politica energetica del paese che va rimessa a fuoco dopo il referendum sul nucleare</strong>. Serve una nuova politica sull’energia, che non solo punti agli obiettivi europei del 2020, il cosiddetto “20-20-20”, ma sia anche in grado di contemplare la traiettoria di ‘<strong>decarbonizzazione</strong>’ dei decenni successivi che dovrà portarci, come ricorda la “<strong><a href="http://ec.europa.eu/transport/strategies/2011_white_paper_en.htm" target="_blank">Roadmap al 2050” della Commissione Europea </a></strong>recentemente pubblicata, ad un<strong> taglio dell’80% delle emissioni climalteranti entro la metà del secolo</strong>», continua Silvestrini.</p>
<p>Gli operatori cheidono quindi che il governo si attivi per recuperare il ritardo: «Auspichiamo una rapida emanazione dei decreti attuativi al<strong><a href="http://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2011;28" target="_blank"> Decreto Legislativo 28/2011 </a></strong>sulla promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabilie (la cui scadenza era prevista il 29 settembre), da farsi <strong>in spirito di massima collaborazione istituzionale con le associazioni</strong>», spiega <strong>Pier Francesco Rimbotti</strong>, membro di Giunta di <strong><a href="http://www.webaper.it/" target="_blank">Aper</a> </strong>(l&#8217;Associazione Produttori da Energie Rinnovabili).</p>
<p><strong>Il clima di instabilità fa paura alle imprese </strong>e, sottolinea<strong> Rainer Karan</strong>, vice presidente di<strong><a href="http://www.anev.org/" target="_blank"> Anev</a></strong> (Associazione Nazionale Energia del Vento), «comporta gravi ripercussioni sul sistema nazionale e <strong>danni incalcolabili per gli investitori</strong>, <strong>per l’intero Paese e per il potenziale occupazionale </strong>che, secondo le stime Anev-Uil, potrebbe toccare i 67.000 addetti nel settore entro il 2020». Preoccupati anche gli operatori delle<strong> ESCo</strong>, le società che operano nel campo dell’<strong>efficienza energetica:</strong> «l&#8217;efficienza energetica è una risorsa centrale per l’Italia», ribadisce il presidente di <strong>Assoesco</strong> Tomaselli, ma «difficile da <a href="http://www.greenews.info/progetti/1%c2%b0-workshop-image-concretezza-e-mix-di-saperi-per-uscire-dalla-crisi-20110530/">raccontare</a>, realizzare e gestire nel tempo. Richiede serietà, professionalità, lavoro, e non si presta ad annunci spettacolari. Per questi motivi è sempre stata trattata come <strong>la Cenerentola dell’energia</strong>. Per questo le ESCo chiedono un quadro di <strong>regole chiare, equilibrate e ragionevolmente durature </strong>entro le quali poter operare».</p>
<p><em>Veronica Ulivieri</em></p>
<p>&nbsp;</p>
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