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	<title>Greenews.info &#187; Aziende</title>
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	<description>Greenews.info è il nuovo magazine on-line dedicato all’informazione ambientale e al “green thinking” che nasce per dare visibilità ai progetti di sostenibilità delle imprese operanti in Italia, delle pubbliche amministrazioni, degli enti e delle associazioni e per informare, sia gli utenti business che consumer, sulle politiche, le best practices, le normative ed i finanziamenti, i prodotti &#34;eco&#34; e “bio” e i nuovi trend mondiali. Il tutto in un unico ambiente multimediale di facile navigazione e leggibilità, con criteri di ricerca immediati per tipologia, per settore merceologico o per parola chiave.</description>
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		<title>Report integrato: quanto costa alla collettività un capannone aziendale?</title>
		<link>http://www.greenews.info/pratiche/report-integrato-quanto-costa-alla-collettivita-un-capannone-aziendale-20120127/</link>
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		<pubDate>Thu, 26 Jan 2012 22:35:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Benedetta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Consumatori più esigenti, investitori più attenti, amministrazioni pubbliche più sensibili ai temi ambientali. Le figure che chiedono alle imprese più trasparenza sono tante, soprattutto quando si parla di pratiche di CSR, la Corporate Social Responsibility. Iniziative cioè improntate alla sostenibilità sul piano economico, sociale e ambientale. Per le aziende, quindi, non basta fare buone azioni, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2012/01/centro-commerciale-gran-sasso-a-teramo.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-27577" title="Centro Commerciale Gran Sasso a Teramo, Courtesy of Hclara.it" src="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2012/01/centro-commerciale-gran-sasso-a-teramo-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a>Consumatori più esigenti, investitori più attenti, amministrazioni pubbliche più sensibili ai temi ambientali. Le figure che chiedono alle imprese <strong>più trasparenza </strong>sono tante, soprattutto quando si parla di pratiche di<strong> CSR, la Corporate Social Responsibility</strong>. Iniziative cioè improntate alla sostenibilità sul piano economico, sociale e ambientale. Per le aziende, quindi, non basta fare buone azioni, ma devono anche raccontarle bene, e soprattutto senza bluffare.</p>
<p>Lo strumento per farlo è il <strong>bilancio di sostenibilità</strong>, a cui si va gradualmente e lentamente affiancando il &#8220;<strong>report integrato&#8221;</strong>, un documento in cui bilancio economico-finanziario e rendiconto Csr confluiscono e diventano un tutt&#8217;uno. Il report integrato è stato uno dei temi al centro, quest’anno, del <strong><a href="http://www.greenews.info/agenda/abi-presenta-il-forum-csr-2012-sulla-reponsabilita-sociale-dimpresa-roma-20120116/" target="_blank">Forum Csr di Abi</a></strong>, che si è chiuso oggi a Roma. Nelle aziende a essere messo in campo è tutto un nuovo percorso di <em>accountability</em>. La Csr diventa il motore di una piccola rivoluzione e «la rendicontazione – spiega <strong>Marina Migliorato</strong>, responsabile Csr e Relazioni con gli stakeholder di <strong>Enel</strong> – è solo la fase finale di un processo enorme, in cui l’azienda cambia pelle».</p>
<p>In Italia, gruppi come <strong>Sorgenia</strong> e <strong>Enel</strong> lo hanno già adottato, altre si accingono a farlo. A livello internazionale se ne parla da più tempo (è stato creato anche un organismo internazionale ad hoc, l&#8217;<a href=" http://www.theiirc.org/" target="_blank"><strong>International Integrated Reporting Committee</strong></a>) e in <strong>Sud Africa</strong>, per esempio, <strong>la rendicontazione integrata è diventata obbligatoria per le società quotate alla Borsa di Johannesburg.</strong></p>
<p>«E’ il livello successivo rispetto ai bilanci che già conosciamo, non un loro superamento. <strong>In futuro, finanza e sostenibilità saranno integrate e non si potranno più separare</strong>», assicura <strong>Nelmara Arbex</strong>, Deputy Chief Executive della <strong><a href="https://www.globalreporting.org/Pages/default.aspx" target="_blank">Global Reporting Initiative</a></strong>, associazione che ha indicato una serie di linee guida per questa nuova rendicontazione. </p>
<p>Il <strong><a href="http://www.csrmanagernetwork.it/" target="_blank">Csr Manager Network</a></strong>, in collaborazione con l’<strong><a href="http://www.istat.it/it/" target="_blank">Istat</a></strong>, ha elaborato un progetto che è stato presentato oggi al Forum Abi, per rendere effettivamente comparabili, e dunque più trasparenti, i bilanci Csr. Il rischio da evitare è infatti, dicono i responsabili del progetto, che questi documenti, «per la troppa diversità nell&#8217;applicazione degli standard e l&#8217;eccessiva libertà interpretativa, diventino un puro esercizio autoreferenziale». Saranno creati degli «indici di rilevazione, con validità statistica a livello nazionale, che tengano conto anche di criteri  ambientali, sociali e di governance». <strong>Tra gli indicatori di tipo ambientale che in futuro potrebbero essere chiesti alle imprese da Istat ci sono per esempio la riduzione dei consumi di energia, gli investimenti per la tutela ambientale, le multe per il mancato rispetto di regolamenti di settore</strong>.</p>
<p>Ne abbiamo parlato con <strong>Chiara Mio</strong>, professore ordinario all’<strong>Università Ca’ Foscari di Venezia</strong>, delegato del rettore alla sostenibilità, ed esperta di reporting integrato, che ci tiene subito a fare una premessa: «<strong>La Csr non può restare un tema da specialisti, ma deve entrare tra le competenze core di tutti i professionisti, dagli architetti ai chimici, altrimenti non cambierà niente</strong>».</p>
<p><strong>D) Dott.ssa Mio, come potrà diffondersi tra le imprese lo strumento de report integrato?</strong></p>
<p>R) E’ importante che venga reso obbligatorio. Dovrebbe esserci una norma che obblighi le imprese a dare informazioni  chiare e precise su due aspetti chiave: <strong>le politiche del lavoro e quelle ambientali</strong>.</p>
<p><strong>D)  Le aziende sono pronte ad affrontare la sfida?</strong></p>
<p>R) Si tratta prima di tutto di un cambiamento culturale. Negli anni Settanta i bilanci erano di dieci righe, oggi sono tomi. In quest’ottica, il reporting integrato va visto come un’evoluzione della rendicontazione. <strong>È in discussione il modello di impresa</strong>, perché mentre il bilancio economico-finanziario si occupa del momento attuale, il bilancio di sostenibilità guarda al prima e al dopo. <strong>Di un capannone o un centro commerciale, per esempio, non bisogna solo guardare il tempo di recupero dell’investimento, ma anche l’impatto che quella costruzione ha sull’ambiente, visto che durerà per sempre.</strong></p>
<p><strong>D) Anche le Pmi, che in Italia sono la maggioranza, potranno impegnarsi per adottare questo nuovo tipo di rendicontazione?</strong></p>
<p>R) Assolutamente sì, è falso che le Pmi sono escluse dalla Csr. <strong>La responsabilità sociale, anzi, è più vicina ai principi del piccolo, che decide sempre pensando anche alle ricadute delle proprie scelte sul territorio</strong>. Dal 2008 a oggi, le piccole aziende hanno espulso meno manodopera delle grandi, perché, mentre nei grandi gruppi c’è maggiore spersonalizzazione e distanza tra i vertici e i dipendenti, un piccolo imprenditore ci pensa due volte prima di licenziare un lavoratore di cui si fida e che ha formato. La valorizzazione delle persone quindi, che nelle Pmi è più facile e immediata, è il primo passo verso la Csr. <strong>Se le piccole imprese rimarranno fuori dal reporting integrato non avremo una società migliore</strong>.</p>
<p><strong>D) Ha sottolineato più volte il rischio di un’autocelebrazione da parte dell’azienda, che può rendicontare solo sugli aspetti positivi, ignorando quelli più critici. Quale può essere la via d’uscita?</strong></p>
<p>R) <strong>Le verifiche esterne, fatte da soggetti indipendenti</strong>. Servirebbe un organismo esterno che controlli le imprese in relazione alla Csr. Il punto è di nuovo rendere queste verifiche obbligatorie.</p>
<p><strong>D) Quale sarà il peso del fattore ambientale sui reporting integrati e le pratiche di Csr delle aziende?</strong></p>
<p>R) Molto grande. Si tratta di aspetti a cui il consumatore, che non va mai sottostimato, è molto attento. Pensi che <strong>in Gran Bretagna la catena di supermercati <a href="http://www.sainsburys.co.uk/sol/index.jsp" target="_blank">Sainsbury’s </a>ha iniziato a commercializzare merendine su cui indica la </strong><em><strong>Carbon Footprint</strong>.</em> Così, i consumatori inglesi possono scegliere le merendine in base al valore di emissioni di CO2.</p>
<p><em>Veronica Ulivieri</em></p>
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		<title>Andrea Sasso entra nel consiglio direttivo di Assosolare</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Dec 2011 10:13:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Gandiglio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Assosolare, l’associazione nazionale dell’industria fotovoltaica, ha annunciato, il 28 novembre scorso, la nomina di Andrea Sasso, Amministratore Delegato di EDF ENR Solare, a membro del Consiglio Direttivo dell’associazione.
Sasso sostituirà Andrea Fontana, di Fotowatio Renewable Ventures, che ha rassegnato le dimissioni dal Consiglio Direttivo essendo stato promosso a gestire il mercato australiano dopo l’esperienza di successo in Italia. Andrea Sasso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/12/Andrea-Sasso-3.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-26661" title="Andrea Sasso, Courtesy of EDF Enr Solare" src="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/12/Andrea-Sasso-3-300x275.jpg" alt="" width="300" height="275" /></a><strong>Assosolare</strong>, l’associazione nazionale dell’industria fotovoltaica, ha annunciato, il 28 novembre scorso, la nomina di <strong><a href="http://www.greenews.info/progetti/davide-e-golia-una-joint-venture-possibile-20101020/">Andrea Sasso</a></strong>, Amministratore Delegato di <strong><a href="http://www.edf-enr-solare.com">EDF ENR Solare</a></strong>, a membro del Consiglio Direttivo dell’associazione.</p>
<p>Sasso sostituirà <strong>Andrea Fontana, </strong>di <strong>Fotowatio Renewable Ventures</strong>, che ha rassegnato le dimissioni dal Consiglio Direttivo essendo stato promosso a gestire il mercato australiano dopo l’esperienza di successo in Italia. Andrea Sasso sostituirà Fontana anche nel ruolo di <strong>Referente della Commissione Tecnica dell’associazione</strong>, a cui fanno capo i rapporti e le attività di lobbying rivolte all’Autorità per l’Energia, gli operatori di rete (Enel, Terna) e il GSE.</p>
<p>Andrea Sasso (44 anni), di origine cuneese, ha iniziato la carriera nell’azienda di famiglia, orientandone l’attività verso gli impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili. Alla fine degli anni ’80, Sasso ha coordinato progetti di ricerca e di sviluppo finanziati dall’Unione Europea nell’ambito delle energie rinnovabili e dello sviluppo sostenibile. Grazie a una visione a 360 gradi sulle energie rinnovabili, <strong>Sasso è stato tra i primi a introdurre il concetto di impianti ibridi, che sfruttano l’energia solare, eolica e le biomasse</strong>. A questo periodo risale l’incontro con <strong>Roland Barthez</strong>, Presidente di EDF ENR Solaire e allora presidente di Total Energie.</p>
<p>Nel 2010, grazie a una partnership tra l’azienda di famiglia e il gruppo francese EDF, nasce EDF ENR Solare, di cui Andrea Sasso è oggi Amministratore Delegato.</p>
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		<title>Trapani: quando l&#8217;efficienza energetica passa da una turbina</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Dec 2011 18:50:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Benedetta</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/12/Turbina-GE-9E-Dry-Low-NOx-Courtesy-of-Agnese-Pellegrini.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-26617" title="Turbina GE 9E Dry Low NOx, Courtesy of Agnese Pellegrini" src="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/12/Turbina-GE-9E-Dry-Low-NOx-Courtesy-of-Agnese-Pellegrini-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a>L&#8217;impegno alla riduzione dell&#8217;impatto ambientale si manifesta nei modi più diversi e passa anche attraverso le <strong>turbine</strong>. E&#8217; per ridurre le emissioni prodotte dalle <strong>centrali elettriche </strong>e per migliorare l&#8217;efficienza degli impianti che <strong><a href="http://www.ge.com/it/" target="_blank">General Electric </a></strong>- multinazionale da 150 miliardi di dollari di fatturato nel 2010, 3 dei quali solo in Italia &#8211; si appresta a realizzare un importante progetto di ammodernamento della <strong>centrale di Trapani</strong>, di proprietà di <strong><a href="http://www.eon-italia.com/cms/it/208.jsp" target="_blank">E.ON Produzione</a></strong>. Un impianto fondamentale, perchè svolge un ruolo determinante nella <strong>stabilizzazione della rete elettrica tra la Regione Sicilia e il resto d’Italia</strong>.</p>
<p>Il progetto, che sarà avviato nel terzo trimestre del 2012 e concluso, secondo le previsioni, entro il 2013 è stato annunciato oggi durante un convegno a Milano dal titolo &#8216;<strong>Efficienza energetica: nuove strategie e progetti per un&#8217;innovazione sostenibile</strong>&#8216;, a cui sono intervenuti rappresentanti di GE ed E.ON, insieme al Vicepresidente e Assessore all&#8217;Industria della Regione Lombardia,<strong> Andrea Gibelli</strong>, che ha partecipato all&#8217;incontro in occasione della sua 42esima tappa di &#8216;Assessorato Itinerante&#8217;. A fare gli onori di casa, <strong>Sandro De Poli</strong>, presidente e amministratore delegato di GE in Italia e <strong>Miguel Antoñanzas</strong>, presidente e amministratore delegato di E.ON Italia.</p>
<p>La collaborazione tra GE ed E.ON è iniziata, alcuni anni fa, proprio in Lombardia, con la realizzazione di una centrale a <strong>Tavezzano (MI)</strong>. Oggi, dopo quell&#8217;esperienza, GE ed E.ON hanno deciso di lavorare insieme in Sicilia: oltre 60 milioni di euro per una sfida impegnativa. Una volta portato a termine, infatti, il progetto farà della centrale di Trapani un punto di riferimento e collegamento per la continuità della rete elettrica regionale, promuovendo anche opportunità di sviluppo industriale locale.</p>
<p>In pratica, le due vecchie turbine a gas &#8220;9B&#8221;, ormai trentennali, saranno ammodernate con i modelli <strong>GE 9E dotati di tecnologia Dry Low NOx (DLN), </strong>una sigla oscura che significa miglioramento delle performance operative e contributo all&#8217;abbassamento del livello di inquinamento nella zona. <strong>Le soluzioni DLN consentono infatti alle turbine a gas di funzionare a livelli di potenza inferiore durante i periodi di bassa richiesta energetica, consumando meno combustibile </strong>e aiutando a ridurre i costi operativi degli impianti. Questa tecnologia si basa su decenni di innovazione nelle tecnologie di combustione, con oltre 700 combustori DLN di GE che hanno totalizzato più di 23 milioni di ore operative su circa 800 unità installate in tutto il mondo.</p>
<p>“La ricerca e l’innovazione in ambito energetico sono considerate dalla Regione Lombardia essenziali &#8211; ha affermato Gibelli durante il convegno &#8211; per <strong>integrare uno sviluppo sostenibile a un miglioramento della competitività del sistema produttivo lombardo</strong>. Non a caso, infatti, il settore “<strong>Energia, fonti rinnovabili e assimilate</strong>” è stato inserito tra i 10 settori strategici individuati in accordo col Ministero dell&#8217;Istruzione per il bando di ricerca industriale e innovazione sperimentale. Contemporaneamente, la Regione sta dando seguito alla terza fase del <strong>Progetto Trend: un’azione d’accompagnamento alle piccole e medie imprese per individuare, incentivare e sostenere interventi volti al risparmio energetico e alla produzione di energia tramite il ricorso a fonti energetiche alternative</strong>”.</p>
<p>Gibelli ha anche enfatizzato l’importanza, per le utilities, di operare in conformità con i sempre più stringenti requisiti ambientali regionali, affermando: &#8220;L&#8217;Italia non può continuare a rimandare le proprie responsabilità. In questo senso vanno gli<strong><a href="http://www.aster.it/tiki-index.php" target="_blank"> Aster</a></strong>, accordi regionali di sviluppo, ideati dalla Regione per responsabilizzare la filiera e dare un tempo certo sull&#8217;apertura dell&#8217;impianto. Inoltre, in vista dell&#8217;<strong><a href="http://www.expo2015.org/" target="_blank">Expo 2015</a></strong> vogliamo dimostrare a tutto il mondo che la Lombardia è costituita da una serie di territori specializzati, che garantiscono la qualità della vita dentro un modello fatto da grandi soggetti ma anche da PMI locali”.</p>
<p>“La Lombardia - gli fa eco <strong>De Poli</strong> &#8211; è una delle regioni pilota nel mondo nel settore degli impianti a bassa emissione. <strong>Oggi, l&#8217;esigenza è quella di sviluppare il settore energetico e di inquinare meno</strong>. Per questo, GE ha lanciato progetti specifici, come <strong>Ecoimagination e Healthymagination</strong>, per progetti efficienti ma che siano anche attenti al controllo dei costi”. E ha sottolineato: “Per noi l&#8217;Italia è un mercato che è espressione delle più grandi realtà economiche del mondo, nonostante la crisi”.</p>
<p>Entrando nello specifico del progetto di Trapani,<strong> Antoñanzas</strong> ha spiegato: “Questo progetto consentirà il rinnovo delle due unità alimentate a gas, sostituendo alcuni componenti primari delle turbine della centrale di Trapani. Una volta completati i lavori, la nostra struttura beneficerà di capacità superiori, di maggiore efficienza e di minor impatto sull&#8217;ambiente. <strong>In questo momento, le nostre centrali italiane sono le più virtuose del paese e dell&#8217;intera Europa</strong>”. Numeri alla mano, l&#8217;upgrade effettuato da GE permetterà di aumentare dai rispettivi 85 e 89 megawatt di potenza attuali ai 107,8 megawatt per singola unità, con una temperatura di fiamma superiore, nuove caratteristiche di tenuta, nuovi alloggiamenti per lo statore del compressore e nuovi rotori, generatori e un innovativo sistema di combustione. <strong>A regime ci si attende dunque che la centrale di Trapani permetta un sostanziale abbattimento dell&#8217;anidride carbonica, pur con un aumento della potenza</strong>. Senza contare il ritorno economico che gli interventi di efficientamento energetico generano attraverso l&#8217;indotto.</p>
<p><em> Agnese Pellegrini</em></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Dynamo Camp, la natura per curare i bambini</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Oct 2011 07:18:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Benedetta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ai bimbi che arrivano qui per la prima volta, sembrerà di stare in un paradiso terrestre. O almeno in un luogo che gli assomiglia molto. Dynamo Camp è nato nel 2007 per ospitare gratuitamente, per periodi di vacanza e svago, bambini e ragazzi affetti da patologie gravi e croniche, in terapia o nel periodo di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/10/Dynamo-Camp-Courtesy-of-dynamocamp.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-24484" title="Dynamo Camp, Courtesy of dynamocamp" src="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/10/Dynamo-Camp-Courtesy-of-dynamocamp-300x223.jpg" alt="" width="300" height="223" /></a>Ai bimbi che arrivano qui per la prima volta, sembrerà di stare in <strong>un paradiso terrestre</strong>. O almeno in un luogo che gli assomiglia molto. <strong><a href="http://www.dynamocamp.org/" target="_blank">Dynamo Camp</a></strong> è nato nel 2007 per ospitare <strong>gratuitamente,</strong> per periodi di vacanza e svago, <strong>bambini e ragazzi affetti da patologie gravi e croniche</strong>, in terapia o nel periodo di post ospedalizzazione. Si trova a <strong>Limestre</strong>, sull’Appennino pistoiese, in un’oasi <strong>Wwf</strong> di quasi mille ettari:  boschi, pascoli, torrenti, animali selvatici e domestici. Un luogo ben lontano dalle stanze grigie e asettiche degli ospedali, dove<strong> la tutela della natura si coniuga con le attività benefiche di sostegno ai giovani ospiti</strong>, che qui ritrovano la spensieratezza e il sorriso. «<em>Amo questo posto perché qui è come se fossi a casa. <strong>Passare del tempo in mezzo alla natura incontaminata è molto più rilassante, anche perché si impara ad ascoltare la musica della natura</strong>. Ho sempre sognato di cantare intorno al fuoco!!!!!!!</em>», scrive entusiasta una bambina.</p>
<p>«Il camp è nato da un’idea di <strong>Vincenzo Manes</strong>, un uomo di finanza impegnato nella filantropia, che ha deciso di sposare il progetto di <strong>Paul Newman</strong>», spiega il direttore <strong>Roberto Orlandini</strong>. Il grande attore americano ha dato il via al progetto degli <strong><a href="http://www.holeinthewallcamps.org/" target="_blank">Hole in the Wall Camps</a></strong> (di cui oggi fa parte anche Dynamo Camp), nel 1988, proprio per regalare a bambini affetti da gravi malattie una via di evasione dalle sofferenze. «Quando Manes ha comprato il <strong><a href="http://www.kme.com/it" target="_blank">KME Group</a></strong> (società che opera nella produzione di leghe di rame, ndr) – continua Orlandini – ha visto che <strong>tra le proprietà del gruppo c’era anche una fabbrica dismessa di viti di rame, e accanto a questa una riserva di caccia di quasi 1.000 ettari. </strong>Il posto sembrava ideale per il Camp e si prestava benissimo anche a diventare un’Oasi. La prima cosa che abbiamo fatto, nel 2005, è stata proprio chiedere l’affiliazione al <strong><a href="http://www.wwf.it/client/render.aspx" target="_blank">Wwf</a></strong>, che ci è stata concessa subito».</p>
<p>Due anni più tardi, dopo i lavori di ristrutturazione della ex-fabbrica, il complesso ha aperto le porte ai ragazzi come <strong>campo estivo</strong>: nel 2007 ne sono stati ospitati 60, ma il numero di bambini, di patologie accolte e di programmi è aumentato di anno in anno. Oggi la struttura accoglie annualmente quasi <strong>1.000 ragazzi dai 7 ai 17 anni</strong>, includendo anche, in sessioni dedicate, fratellini sani e genitori, e offre programmi in ogni mese dell’anno, nell’ambito delle sessioni estive, delle vacanze pasquali e natalizie, dei weekend per le famiglie, delle sessioni internazionali.</p>
<p>I bambini provengono da tutta Italia e anche dall’estero (Germania, Iraq, Giordania, Emirati Arabi, per esempio).  <strong>In cinque anni di attività, sono sbarcati a Limestre 2.419 bambini e ragazzi e 363 famiglie</strong>. Ad accoglierli, hanno trovato un ambiente rilassante e sereno e attività per tutti i gusti. A partire dalla visita all’Oasi, attrezzata con una serie di <strong>percorsi escursionistici e didattici completamente accessibili</strong>, che permettono di osservare la grande <strong>biodiversità della flora e della fauna</strong>. Vengono organizzate <strong>passeggiate nel bosco per far scoprire ai bambini i canti degli uccelli e le impronte degli animali</strong>. «Ci sono cinghiali, volpi, aquile reali. E anche il lupo si sta riavvicinando», spiega Orlandini. Ma le attività all’aperto non finiscono qui: ogni giorno i giovani ospiti possono scegliere anche tra arrampicata, tiro con l’arco, nuoto, scuola di circo, equitazione e fattoria, dove vengono allevati animali domestici. Se è brutto tempo, ci sono i laboratori indoor di arte, teatro, fotografia e cortometraggio, radio (da giugno 2011 è attiva la <strong><a href="http://www.radiodynamo.it/#1" target="_blank">web radio del camp</a>).</strong></p>
<p>Alla base di tutte le attività c’è il concetto della “<strong>terapia ricreativa</strong>”, che, spiegano i responsabili di Dynamo, «<strong>significa partecipazione a un&#8217;avventura, condivisione di esperienze indimenticabili con coetanei e riscoperta delle proprie capacità</strong>. L&#8217;esperienza si concentra sulla scoperta di nuove potenzialità e su nuove possibilità di apprendimento in varie forme. In questo modo i benefici tendono ad essere di lungo termine, spesso permanenti, e si verificano cambiamenti positivi nella capacità dei bambini di confrontarsi con la loro malattia».</p>
<p>I bambini lavorano in squadra, sempre seguiti da volontari e personale formato ad hoc. Per qualsiasi necessità, al Camp c’è un&#8217;<strong>infermeria completamente attrezzata </strong>e sono presenti, 24 ore su 24, medici ed infermieri specializzati in oncoematologia pediatrica. In questi anni di attività, il progetto ha vinto diversi premi, come il <strong><a href="http://www.raconline.org/funding/funding_details.php?funding_id=264" target="_blank">Kresge Capital Challenge Grant</a></strong>, della prestigiosa fondazione americana Kresge, la <strong>Medaglia di Adesione Presidenziale </strong>per l’iniziativa Open Day 2010, e un riconoscimento nell’ambito del “<strong>Premio Amico della Famiglia 2009</strong>” del Dipartimento per le Politiche della Famiglia del Governo italiano.</p>
<p>Novità dell’estate 2011 è stato il <strong>Camping Lab</strong>, un campeggio attrezzato con tende e infermeria, a circa 1000 metri di altezza, dove i ragazzi possono vivere un’esperienza emozionante: guardare le stelle, cantare attorno al fuoco, partecipare a laboratori scientifici. «Quest’anno il camping poteva ospitare 40 ragazzi più i volontari, ma dal prossimo anno raddoppieremo il numero delle tende, in modo che tutti gli ospiti possano partecipare insieme al campeggio», racconta Roberto Orlandini.</p>
<p>Chi volesse diventare volontario al Dynamo Camp può trovare tutte le informazioni necessarie  a<strong><a href="http://www.dynamocamp.org/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=48&amp;Itemid=15&amp;lang=it" target="_blank"> questo </a></strong>indirizzo.</p>
<p><em>Veronica Ulivieri</em></p>
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		<title>Po dei Laghi: un Masterplan per costruire il futuro</title>
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		<pubDate>Mon, 24 Oct 2011 17:34:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Gandiglio</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/10/Carignano_Po_Morto.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-24401" title="Il lago di cava dell'Oasi di Po Morto a Carignano, Courtesy of Parco del Po Torinese" src="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/10/Carignano_Po_Morto-300x223.jpg" alt="" width="300" height="223" /></a>Si narra che lo scrittore francese <strong>Stendhal</strong>, di fronte ai capolavori dell&#8217;arte fiorentina, fu colpito da un&#8217;emozione tanto forte da portarlo quasi allo svenimento: la nota &#8220;Sindrome di Stendhal&#8221;. <strong>Penso di aver provato, più volte, una simile vertigine di fronte ai più bei paesaggi naturali che mi è capitato di vedere nel mondo, ma non mi era mai successo per un Masterplan!</strong> Sarà la mia natura da &#8220;svizzero&#8221; nato nel Paese del caos, ma vedendo armoniosamente condensata tanta analisi, pianificazione e riflessione ho provato la sensazione travolgente di trovarmi di fronte a un <em>capolavoro</em>. Forse perchè tocca il territorio in cui sono nato, ma anche perchè abbraccia <strong>un orizzonte temporale decennale</strong>, al quale la politica, le istituzioni e buona parte dell&#8217;imprenditoria (navigando a vista, senza progetti nè strategie ragionate, inchiodati alle trimestrali) ci hanno disabituati a pensare.</p>
<p>Il <strong><a href="http://www.masterplanpo.it/" target="_blank">Masterplan del Po dei Laghi </a></strong> è stato presentato giovedì 20 ottobre al Museo di Scienze Naturali di<strong> Torino</strong>, e credo (e mi auguro) sia destinato a diventare <strong>un caso di studio nazionale</strong>. Si tratta di un progetto di certosina precisione per anticipare, in maniera lungimirante e intelligente, il momento in cui gli <strong>impianti di estrazione, </strong>di cui è costellata la provincia a Sud di Torino, esauriranno il periodo di concessione e torneranno ad appartenere al demanio. <strong>Ma cosa ne faranno i nuovi proprietari, quei Comuni che già oggi, traditi da uno Stato indebitato fino all&#8217;osso e da un federalismo fiscale incompiuto, non riescono più a far fronte nemmeno ai servizi di base al cittadino? </strong>Meglio pensarci per tempo &#8211; e per bene.</p>
<p>Per questo il <strong><a href="http://www.parcopotorinese.it" target="_blank">Parco del Po Torinese </a></strong>(nella figura del suo illuminato direttore<strong> <a href="http://www.greenews.info/idee/basta-con-i-recinti-intervista-a-ippolito-ostellino-20100408/">Ippolito Ostellino</a></strong>) ha commissionato agli architetti <strong>Giorgio Beltramo </strong>e <strong>Andrea Cavaliere </strong>dello studio<strong> <a href="http://www.paicon.it/" target="_blank">Paicon </a></strong>e al Prof. <strong>Paolo Castelnovi </strong>del <strong>Politecnico di Torino, </strong>un masterplan per prefigurare le ipotesi di &#8220;<strong>riconnessione territoriale e paesaggistica</strong>&#8221; tra queste &#8220;isole&#8221; e valorizzarne le relazioni con il ricchissimo insieme di <strong>risorse culturali, ambientali, storiche, enogastronomiche e ricettive </strong>che già oggi caratterizzano questi territori.</p>
<div id="attachment_24423" class="wp-caption alignright" style="width: 259px"><a href="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/10/masterplan-po-dei-laghi.jpg"><img class="size-medium wp-image-24423" title="L'area di intervento Masterplan Po dei laghi" src="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/10/masterplan-po-dei-laghi-249x300.jpg" alt="" width="249" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">L&#39;area di intervento del Masterplan Po dei laghi</p></div>
<p>Il Masterplan, spiega il Prof Castelnovi, più che un <em>piano </em>(nel senso normativo) è dunque &#8221;<strong>un programma strategico di valorizzazione territoriale, paesaggistica e fruitiva</strong>&#8220;, fatto di livelli di dettaglio concentrici, che partono dal contesto &#8221;macro&#8221; dell&#8217;area in oggetto e delle strategie di sviluppo regionale per arrivare a individuare il &#8220;micro&#8221;, ovvero <strong>dove posizionare il parcheggio delle biciclette perchè sia integrato, al meglio, con il <em>traporto intermodale </em>di quel Comune</strong>. In questo risiede la concretezza del progetto e la differenza tra un sogno ad occhi aperti e <strong>un percorso difficile, laborioso e complesso, ma assolutamente reale e perseguibile. </strong>Come dimostrano gli esempi europei di successo a cui i progettisti si sono ispirati, dal <strong><a href="http://www.workshop-image.it/wp-content/uploads/pdf/pdf3_gemellaggio.pdf">Parco Miribel Jonage di Lione</a></strong> agli interventi che, a partire dal Dopoguerra, hanno reso la regione tedesca della <strong>Ruhr</strong> un caso di studio internazionale. &#8220;Lungo il Reno &#8211; racconta Giorgio Beltramo &#8211; sono stato colpito da <strong>un&#8217;alternanza incredibile tra cave di estrazione e <em>enclave </em>di stupenda naturalità</strong>, <strong>dove l&#8217;ambiente e il paesaggio convivono con strutture di ricezione progettate e costruite intelligentemente, nel rispetto delle regole</strong>&#8220;.</p>
<p>Come ha ricordato, del resto, con un felice parallelismo, l&#8217;assessore alla Cultura e al Turismo della Provincia di Torino, <strong>Ugo Perone,</strong> durante il suo intervento in sala (partecipato e non &#8220;di rito&#8221;), &#8220;<strong>non salveremo la cultura con la cultura, ma nemmeno con il mecenatismo</strong>. <strong>La salveremo solo facendo capire come la cultura e l&#8217;ambiente siano ottime opportunità di sviluppo</strong>&#8220;. Basta cioè con l&#8217;intelletualismo ripiegato su se stesso, ma anche con il vetero-ambientalismo che vede la <em>tutela</em> del patrimonio naturale in forma &#8220;museale&#8221;, come un valore fine a se stesso, e largo invece a <strong>una forma di collaborazione pubblico-privato che sappia fondere l&#8217;interesse collettivo (doverosamente rappresentato dal primo) con le capacità propositive, manageriali e la disponibilità di capitali indubbiamente più presenti nel mondo delle imprese. </strong></p>
<p>La parola d&#8217;ordine è &#8220;<strong>fruizione</strong>&#8220;. Un&#8217;area naturale abbandondata che non sia <em>riconnessa</em> al proprio territorio e ai suoi fruitori, infatti, non solo è morta, ma rischia di diventare presto luogo di degrado e di discariche abusive. Per questo la collaborazione virtuosa avviata con i cavatori di <strong>Unimin</strong> &#8211; un tempo incubo di ogni ambientalista &#8211; è stata e sarà determinante. &#8220;I cavatori &#8211; fa notare Castelnovi &#8211; <strong>sono tra i pochi imprenditori che ragionano su un arco di tempo lunghissimo, intergenerazionale</strong>&#8220;. &#8220;E poi, banalmente, hanno i mezzi e le capacità per realizzare grandi interventi praticamente a costo zero, quando invece un Comune dovrebbe attivare un laborioso e dispendiosissimo iter di assegnazione dei lavori, che non sempre potrebbe permettersi&#8221;. <strong>Molte di queste cave hanno già iniziato un percorso di recupero ambientale, ma ora si tratta di coordinare gli sforzi e i progetti pensandone un&#8217;integrazione con l&#8217;offerta turistica, culturale ed enogastronomica locale</strong>, secondo il concetto di <em><strong>greenways</strong></em>, i percorsi di fruizione del territorio capaci di andare oltre la mera pista ciclabile, il singolo mercatino di prossimità e la visita alla Reggia sabauda, che da soli non riusciranno mai ad attirare il turista straniero.</p>
<p>Messe &#8220;a sistema&#8221; queste risorse avranno invece la capacità di generare <strong>sviluppo sostenibile</strong>, a partire dal <strong>turismo di prossimità </strong>(o del tempo libero)<strong>,</strong> garantito dalla vicinanza di quest&#8217;area con la città di Torino, per arrivare a intercettare la richiesta &#8211; in continua crescita, precisa <strong>Daniela Broglio</strong>, responsabile Accoglienza e Sviluppo Territoriale di <strong><a href="http://www.turismotorino.org/" target="_blank">Turismo Torino </a></strong>- del <strong>turismo &#8220;en plein air&#8221; </strong>e del <em><strong><a href="http://goglamping.net/" target="_blank">glamping </a></strong></em>(la nuova frontiera del camping glamour, praticato per scelta di vita e non per mancanza di budget)<strong>, </strong>che già oggi muovono numeri importanti dal Nord Europa e &#8220;rubano&#8221; quote di mercato significative al turismo culturale tradizionale.</p>
<p><strong>Cultura &amp; Natura </strong>sono dunque destinate, secondo il Masterplan, a ritrovarsi lungo l&#8217;asse del <strong>Po</strong>, l&#8217;elemento distintivo che il marketing territoriale di <strong><a href="http://www.poconfluenzenordovest.it/it/po_confluenze_nord_ovest/home.htm" target="_blank">Po Confluenze Nord </a></strong>Ovest e di ATL, dovrà saper comunicare come la <strong>risorsa naturale, culturale, turistica e sportiva</strong> che può accompagnare il viaggio del turista sostenibile attraverso un territorio che, secondo Paolo Castelnovi, è forse <strong>uno dei più tipicamente <em>piemontesi, </em>nel senso letterale di luogo dove emerge con forza il rapporto tra la montagna e la pianura.</strong></p>
<p>Tutto sta nella capacità di &#8220;<strong>fare squadra</strong>&#8221; e progettare responsabilmente il futuro, doti non propriamente <em>italiane</em>, ma che il periodo di crisi e i rivolgimenti epocali che ne seguiranno potrebbero incentivare. Dopo aver coinvolto, con esiti non sempre fortunati, tutti i livelli della pubblica amministrazione locale, i cittadini più lungimiranti, i cavatori, le associazioni sportive e giovanili e gli albergatori, ora la sfida dei promotori del Masterplan è <strong>coinvolgere gli agricoltori</strong>, i &#8220;guardiani del paesaggio agricolo&#8221;, che da un progetto di questa portata potrebbero ricavare <strong>eccezionali opportunità di integrazione al reddito &#8211; dalle forme di ricettività agrituristica, alle fattorie didattiche, alla vendita diretta dei propri prodotti</strong>. Senza dover sempre attendere la mano caritatevole della <strong><a href="http://www.greenews.info/politiche/nuova-pac-i-pro-e-i-contro-secondo-gli-operatori-italiani-20111017/" target="_blank">PAC</a></strong> dal cielo stellato dell&#8217;Unione Europea.</p>
<p><em>Andrea Gandiglio </em></p>
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		<title>Efficienza energetica: una missione possibile</title>
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		<pubDate>Thu, 13 Oct 2011 09:39:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfonsa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A volte è necessario mettersi a tavolino, fermarsi e riflettere; altre volte si va ancora oltre e ci si riunisce per discutere proposte reali, fatti concreti.
Ieri mattina presso il Centro Congressi dell’Unione Industriale di Torino, si è svolto un seminario riservato alle imprese, “Efficienza energetica: tutela dell’ambiente, opportunità di crescita”, che ha voluto presentare i risultati di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/10/Efficienza-energetica.jpg"></a><a href="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/10/Courtesy-of-direttanews.it_.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-23938" title="Confindustria, Courtesy of direttanews.it" src="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/10/Courtesy-of-direttanews.it_-300x236.jpg" alt="" width="300" height="236" /></a>A volte è necessario mettersi a tavolino, fermarsi e riflettere; altre volte si va ancora oltre e ci si riunisce per discutere <strong>proposte reali, fatti concreti</strong>.</p>
<p>Ieri mattina presso il <strong><a href="http://www.centrocongressiunioneindustriale.it/" target="_blank">Centro Congressi dell’Unione Industriale di Torino</a></strong>, si è svolto un seminario riservato alle imprese,<strong> “Efficienza energetica: tutela dell’ambiente, opportunità di crescita”</strong>, che ha voluto presentare i risultati di uno studio durato un anno e le proposte che studiosi ed esperti hanno potuto costruire sulla base di quanto analizzato.</p>
<p>“<em><strong><a href="http://www.confindustria.it/" target="_blank">Confindustria </a></strong>è impegnata da sempre per tenere vivo un dialogo costante e costruttivo con la <strong><a href="http://www.regione.piemonte.it/" target="_blank">Regione Piemonte</a>&#8220;</strong></em>, ha spiegato <strong>Mariella Enac</strong>, Presidente di Confindustria Piemonte. &#8220;A<em>desso siamo pronti perché il piano d’azione diventi operativo. Lo stesso spirito e l’impegno pratico ha mosso l’organizzazione di questa giornata, che dopo un quadro più generale e teorico lascierà spazio ai worshop tecnici su Industria, Edifici, Trasporti e infrastrutture</em>”.</p>
<p><strong>L’Italia è paradossalmente uno dei paesi occidentali dove si consuma meno energia e si emette meno CO2 per unità-prodotto</strong>, <strong>ma si può fare ancora molto</strong>, considerato la portata di sviluppo del sistema manifatturiero nostrano. E la proposta arriva, in questo caso, dall’industria, attraverso un <strong>“<em>documento che identifica gli ambiti rilevanti nei quali appare più efficace incentivare e valuta gli effetti delle misure sull’intero sistema economico</em></strong><em>, verificando i vantaggi per la collettività e le ripercussioni sul bilancio dello Stato</em>”.</p>
<p>L’<strong>Unione Europea</strong>, del resto, ha assunto la leadership globale nella lotta al cambiamento climatico, attraverso la sottoscrizione del <strong><a href="http://europa.eu/legislation_summaries/environment/tackling_climate_change/l28060_it.htm" target="_blank">Protocollo di Kyoto</a></strong> e la cosiddetta <strong>Strategia 20-20-20</strong>,  in cui l’Europa si è dichiarata disposta a <strong>tagliare le emissioni  di gas serra del 20% </strong>rispetto ai valori del 1990 e ad<strong> incrementare l’utilizzo di energie rinnovabili del 20% </strong>sul consumo finale lordo di energia.</p>
<p><strong>L’efficienza energetica è periò una delle risposte</strong> a questa esigenza, che <strong>può garantire competitività al nostro sistema industriale, sicurezza degli approviggionamenti e sostenibilità ambientale</strong>, oltre che facilitare il raggiungimento degli obiettivi fissati a livello mondiale (nonostante che, secondo le proiezioni al 2030, i risultati ottenuti dall’Europa saranno completamente annullati dai danni provocati dallo sviluppo incondizionato di Cina e India&#8230;).</p>
<p>“<strong>L<em><strong>’</strong>efficienza energetica è volano di competitività &#8211; </em></strong>dichiara <strong>Massimo Beccarello</strong>, Vice Direttore Politiche per lo Sviluppo, Energia e Ambiente Confindustria &#8211; <em>da raggiungere continuando a produrre: <strong>l’obiettivo deve essere quello di fare le stesse cose consumando meno e meglio</strong></em>”.</p>
<p>Da questo concetto nasce lo <strong>studio </strong>che <strong>ha coinvolto sei regioni italiane, circa 1.400 persone, fra imprenditori industriali, rappresentanti della pubblica amministrazione, studenti universitari e cittadini</strong>. Con l’obiettivo di trasmettere ad aziende ed istituzioni il concetto che <strong>l’investimento in efficienza energetica, se effettuato secondo logiche corrette, produce ritorni economici anche nel breve termine</strong> e può favorire situazioni di vantaggio competitivo, si sono analizzati i canali in cui in Italia il consumo è maggiore e, di contro, le eccellenze del nostro Paese. Ne è nata una mappatura della situazione attuale, da cui sono state costruite e messe <strong>a confronto due ipotesi futuristiche</strong>: quella determinata dalla<strong> tendenza “naturale”</strong> della domanda alle condizioni di oggi e quella generata dal mercato ipotetico di<strong> beni migliorati da tecnologie efficaci </strong>(sostenuto da strumenti di policy forti e da una incentivazione stabile nel medio-lungo periodo, che garantisca agli investitori il successo reale dell’operazione).</p>
<p><em>“Questa strategia di politica industriale potrebbe avere un <strong>impatto socio-economico sul totale dell’economia pari a circa 238 miliardi di Euro</strong> di incremento del valore della produzione totale, con una relativa <strong>crescita occupazionale di circa 1,6 milioni di unità di lavoro </strong>standard, nel periodo compreso <strong>tra il 2010 e il 2020</strong>. </em><em>Il costo netto per gli <strong>incentivi </strong>in termini <strong>di esborso per lo Stato sarebbe di circa 15,4 miliardi di Euro in dieci anni</strong>, che sono di <strong>lieve entità se si considera l’impatto socio-economico e il raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità del pacchetto clima-energia</strong>” </em>precisa Beccarello<em>.</em></p>
<p>Dall’ottimistico quadro macro si passa poi al micro. “<em>L’investitore che abbiamo voluto analizzare &#8211; </em>dice <strong>Massimo Gallanti</strong>, Direttore Dipartimento Sviluppo Sistema Elettrico <strong><a href="http://www.rse-web.it/home.page" target="_blank">RSE</a></strong>, partner scientifico dello studio - <em>appartiene a tre diverse tipologie: l’industria; il terziario e la pubblica amministrazione; il piccolo consumatore. <strong>Le opportunità di investimento evidentemente variano a seconda di chi compra cosa e perché</strong></em>”.</p>
<p>La ricerca ha comunque stilato diverse ipotesi, il cui <strong>parametro di valutazione è sempre il livello di profittabilità</strong>, che può motivare o meno l’investimento. “<em>La valutazione di un investimento &#8211; </em>continua Gallanti &#8211; <em>è compromessa da troppe variabili; noi abbiamo voluto analizzare casi studio mediani, specifici per le tre categorie di utenze, <strong>dall’acquisto di elettrodomestici di classe A per la casa, alla sostituzione di infissi nuovi nell’edilizia; dall’illuminazione in strutture industriali alla scelta di auto a basso consumo</strong></em><strong>”</strong>.</p>
<p>Se la domanda che sempre, quotidianamente, in ogni scelta, attanaglia il consumatore è “<strong>ma l’investimento <em>green</em> si ripaga?</strong>”, a leggere i risultati di questa ricerca la risposta sembra chiara: “<em>pur nella cautela dell’analisi &#8211; </em>dichiara Gallanti -  <strong><em>prendendo in considerazione il costo, il rendimento energetico, la vita tecnica, le ore di utilizzo e il tasso di sconto della tecnologia, senza considerare incentivi statali, possiamo dire che l’investimento si ripaga eccome</em></strong>”.</p>
<p>All’interno della <strong><a href="http://www.confindustria.it/Conf2004/DbDoc2004.nsf/ED7A98CEB34BD160422567D700799728/2CD2F4EE8C063D15C125754A00311A72?OpenDocument&amp;MenuID=5913B250D894E90AC1257547003A57A4" target="_blank">ricerca</a>, scaricabile dal sito di Confindustria</strong> è possibile consultare le schede di ciascun investimento analizzato, con la portata e il tempo del ritorno economico previsto.</p>
<p><em>Alfonsa Sabatino</em></p>
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		<title>Terni Green, l&#8217;industria verde come opportunità di crescita</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Oct 2011 08:34:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fradelloni</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In tempi di crisi &#8211; ambientale ed economica - perseguire una crescita sostenibile sembra essere la sola ancora di salvezza. Va in questa direzione lo sviluppo proposto, per il Paese, da T.E.R.N.I. Research, socio di maggioranza di TerniEnergia e di TerniGreen, che venerdì scorso ha annunciato alla comunità finanziaria riunita a Palazzo Mezzanotte, l&#8217;obiettivo della quotazione in Borsa.
“Efficienza uguale ricchezza”, è l&#8217;equazione con cui ha [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/10/Terni-green.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-23633" title="Un convegno di Terni Green in Confindustria, Courtesy of Confindustria.terni.it" src="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/10/Terni-green-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a></span></span>In tempi di crisi &#8211; ambientale ed economica - perseguire una <strong><em>crescita sostenibile </em></strong>sembra essere la sola ancora di salvezza. Va in questa direzione lo sviluppo proposto, per il Paese, da <strong><a title="T.E.R.N.I. Research" href="http://www.ternienergia.it/">T.E.R.N.I. Research</a></strong>, socio di maggioranza di <strong>TerniEnergia</strong> e di <strong><a title="TerniGreen" href="http://www.ternigreen.com/">TerniGreen</a>,</strong> che venerdì scorso ha annunciato alla comunità finanziaria riunita a Palazzo Mezzanotte, l&#8217;obiettivo della quotazione in Borsa.</p>
<p>“<strong>Efficienza uguale ricchezza</strong>”, è l&#8217;equazione con cui ha esordito <strong>Stefano Neri</strong>, presidente e amministratore delegato di TerniEnergia e di TerniGreen. Ricchezza che, secondo i numeri forniti durante l&#8217;incontro milanese, vuol dire: <strong>170mila nuovi posti di lavoro e un aumento di due decimi di Pil l&#8217;anno</strong> per arrivare a un <strong>incremento del 5% nel 2040</strong>.</p>
<p>Le opportunità offerte dalla cosiddetta &#8220;<strong>industria verde</strong>&#8221; sono state il tema centrale del seminario, durante il quale Terni ha voluto allargare la visione d&#8217;insieme ad altre realtà produttive e affiancare, agli interventi dei propri managers (i consiglieri delegati <strong>Paolo Ricci,</strong> <strong>Fabrizio Venturi e Stefano Viali),</strong> la partecipazione di <strong>Anna Lambiase</strong>, amministratore delegato di <strong><a title="IR Top" href="http://www.irtop.com/">IR Top</a></strong>, <strong>Andrea Marano</strong>, amministratore delegato <strong><a title="Lucos Alternative Energies" href="http://www.lucosenergia.com/">Lucos Alternative Energies</a></strong> e di <strong>Franco Gaudenti</strong>, managing partner di <strong><a title="EnVent" href="http://www.envent.it/">EnVent</a></strong>.</p>
<p>“Il nostro mercato di riferimento &#8211; ha premesso Stefano Viali &#8211; è <strong>il recupero, il riciclo di rifiuti, il compostaggio e le bonifiche. </strong>Gli <strong>impianti di compostaggio</strong>, solo per fare un esempio, hanno prodotto nel 2008 circa un milione di tonnellate di prodotto. <strong>Un prodotto che per il 70% viene utilizzato dall&#8217;agricoltura e il 30% venduto per la trasformazione di prodotti da giardinaggio</strong>”. TerniGreen intende ora presidiare la &#8220;fascia centrale&#8221; della filiera, concentrandosi sul <em>trattamento</em> senza occuparsi della raccolta e dello smaltimento. “Per quanto riguarda gli <strong><a href="http://www.greenews.info/progetti/confagricoltura-lopportunita-del-biogas-fatto-bene-20111006/">impianti a biogas</a></strong>– ha continuato Viali – tra il 1999 e il 2009 il numero di strutture è aumentato da 103 nel 1999 a 273 nel 2009 ad <strong>un tasso medio annuo di crescita del 10%</strong>”.</p>
<p><strong>Gli investimenti in &#8220;tecnologie verdi&#8221; nel mondo, del resto, sono cresciuti del 35% nel 2009-2010</strong>, nonostante la crisi finanziaria in corso. In Italia, benché alla crescita dell’industria <em>green</em> del paese sia destinato solo <strong>l’1,3%</strong> del pacchetto di stimolo all’economia, <strong>gli investimenti in rinnovabili hanno registrato un’impennata</strong>, conseguendo un +3% sul totale dell’energia negli ultimi quattro anni. Esiste inoltre, nel nostro Paese, un notevole margine di incremento in termini quantitativi, poiché <strong>le rinnovabili potranno arrivare facilmente a percentuali fino al 30-40% rispetto all’attuale 22% nel mix delle fonti di produzione</strong>. Negli ultimi due anni questa tipologia di impresa ha già creato il <strong>300% in più di nuovi posti di lavoro</strong>.</p>
<p>“<strong>Il nostro Gruppo punta a diventare il primo polo verde italiano</strong>. L’industria <em>green</em> offre infatti possibilità di crescita e sviluppo che oggi non hanno eguali, in particolare nel nostro Paese, nonostante i limiti dovuti alla <strong>mancanza di una politica nazionale coerente</strong>” ha dichiarato <strong>Stefano Neri</strong>. “Continueremo pertanto a investire in questo ambito, che abbiamo scelto di presidiare e sul quale concentreremo i nostri sforzi sul lungo termine, <strong>certi che quella verde sia l’energia del futuro</strong>” ha concluso Neri.</p>
<p>Anche TerniEnergia intende cogliere le opportunità offerte da questo settore ad alta marginalità, puntando ad un obiettivo operativo di <strong>57.000 punti luce nel 2013 e primi impianti ORC</strong> (<em>Ciclo Organico Rankine </em>per il recupero energetico dei cicli industriali) installati. Le linee strategiche di sviluppo della società prevedono comunque <strong>un consolidamento della presenza nel fotovoltaico</strong>, con capacità installata attesa nel 2012-2013 pari a 120 MW.</p>
<p>“Il campione di aziende che operano nel settore <em>green</em> è ben rappresentato sul listino azionario italiano &#8211; spiega Anna Lambiase &#8211; benché non esista in Italia <strong>un indice azionario specifico per le società così selezionate</strong>. <strong>Le 13 società <em>green</em> hanno mostrato, nel 2010, solidi fondamentali e risultati in forte crescita</strong>, segnando un +35% nell’incremento dei ricavi rispetto a una media europea del +25% con un livello di occupazione che vede oltre 7.000 unità impiegate&#8221;. Elevate prospettive di sviluppo e di internazionalizzazione del settore spiegano dunque la <strong>forte presenza di investitori istituzionali nel capitale delle società,</strong> che ammontano a 74, prevalentemente stranieri (72%) per <strong>un valore complessivo dell’investimento di 111 milioni di euro</strong>, pari al 15% della capitalizzazione complessiva del campione italiano. Tra gli investitori italiani più attivi figurano <strong>Eurizon, Symphonia </strong>e <strong>Gestnord, </strong>mentre tra gli stranieri <strong>DFA, Financiere de Champlain, Vanguard, Lemanik, HSBC, Julius Baer, Pharus e Wisdom Tree</strong>. &#8220;E&#8217; il segno di una evoluzione dell’industria green nei capital markets auspicabile anche per l’Italia&#8221;, ha commentato Lambiase fornendo una previsione: &#8221;nel contesto italiano TerniEnergia e Terni Green, avranno un ruolo fondamentale nei settori maggiormente rappresentati oggi sul mercato azionario italiano: <strong>fotovoltaico e waste management</strong>”</p>
<p><em>Francesca Fradelloni</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><br />
</span></span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Green Economy: la guida UNEP per imprese e governi</title>
		<link>http://www.greenews.info/pratiche/green-economy-la-guida-unep-per-imprese-e-governi-20111005/</link>
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		<pubDate>Wed, 05 Oct 2011 07:21:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Benedetta</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Pratiche]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Adapting for a Green Economy]]></category>
		<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[green economy]]></category>
		<category><![CDATA[sostenibilità]]></category>

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		<description><![CDATA[“Adapting for a Green Economy” è il titolo di una vera e propria guida per imprese e decisori politici che decidano di adattare i propri obiettivi strategici alla salvaguardia dell&#8217;ambiente e alla lotta contro i cambiamenti climatici. Un vademecum per l&#8217;implementazione della Green Economy elaborato dall&#8216;UNEP, in collaborazione con il World Resources Institute, e Oxfam International, che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/10/Courtesy-of-projectgroup.it_.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-23389" title="Courtesy of projectgroup.it" src="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/10/Courtesy-of-projectgroup.it_-300x208.jpg" alt="" width="300" height="208" /></a>“<strong><a href="http://www.unglobalcompact.org/docs/issues_doc/Environment/climate/C4C_Report_Adapting_for_Green_Economy.pdf" target="_blank">Adapting for a Green Economy</a></strong>” è il titolo di una vera e propria guida per imprese e decisori politici che decidano di <strong>adattare i propri obiettivi strategici alla salvaguardia dell&#8217;ambiente e alla lotta contro i cambiamenti climatici</strong>. Un <em>vademecum </em>per l&#8217;implementazione della Green Economy elaborato dall<a href="http://www.unep.org/" target="_blank">&#8216;<strong>UNEP</strong></a>, in collaborazione con il <strong><a href="http://www.wri.org/" target="_blank">World Resources Institute</a></strong>, e <strong><a href="http://www.oxfam.org/" target="_blank">Oxfam International</a></strong>, che si appresta a supportare l&#8217;idea alla base di <strong><a href="http://www.uncsd2012.org/rio20/" target="_blank">Rio+20</a></strong>.</p>
<p>La guida si basa essenzialmente sui risultati di un&#8217;indagine qualitativa tra i leader economici che supportano l&#8217;iniziativa <strong><a href="http://www.unglobalcompact.org/Issues/Environment/Climate_Change/" target="_blank">Caring for Climate</a></strong>, una piattaforma delle Nazioni Unite che coinvolge più di <strong>400 imprenditori impegnati nella lotta al cambiamento climatico. </strong>L&#8217;indagine rivela che <strong>l&#8217;83% delle 72 imprese considerate, crede che gli impatti del cambiamento climatico pongano dei <a href="http://www.greenews.info/idee/un-mea-culpa-per-il-degrado-degli-ecosistemi-20100330/">rischi per i propri prodotti o servizi</a></strong>. Inoltre, l&#8217;86% pensa che affrontare i rischi imposti dallo stesso cambiamento climatico, oppure investire in soluzioni per l&#8217;adattamento delle politiche d&#8217;impresa alla salvaguardia dell&#8217;ambiente, possa rappresentare <strong>un&#8217;opportunità di crescita </strong>per le aziende.</p>
<p>Nonostante questa consapevolezza, <strong>la maggior parte delle imprese ancora oggi stenta, di fatto, a intraprendere azioni concrete per affrontare le sfide ambientali</strong>, non cogliendo, così, le opportunità stesse derivanti dalla Green Economy. Il report mette in evidenza che si tratta soprattutto di <strong>un problema pratico</strong>: <strong>le imprese trovano difficoltà a &#8220;incorporare&#8221; i dati scientifici relativi al cambiamento climatico</strong>, che si riferiscono generalmente ad ampie aree geografiche e attraversano un periodo di tempo molto lungo. Per contro, <strong>nella concretezza del mondo degli affari, le azioni e le decisioni devono essere prese nel più breve tempo possibile e riguardare aree geografiche specifiche</strong>. Nell&#8217;elaborare le proprie analisi economiche, <strong>le imprese si trovano dunque a dover affrontare la completa mancanza di informazioni relative ai costi dell&#8217;adattamento e i benefici da esso derivanti</strong>. Questo rende estremamente difficile, per le aziende, fare dell&#8217;adattamento della propria strategia d&#8217;impresa al cambiamento climatico, una priorità strategica.</p>
<p>Del resto, al di là dei problemi di tipo pratico e organizzativo, va comunque riconosciuto che l&#8217;adattamento ai cambiamenti climatici della strategia d&#8217;impresa è ancora un obiettivo<em> in fase embrionale </em>e che, nella realtà, <strong>le imprese continuano ad essere ancorate a strategie &#8220;tradizionali&#8221;.</strong></p>
<p>L&#8221;adattamento e la riconversione devono, cionondimento, essere <strong>processi concreti e continuativi</strong> &#8211; raccomanda la guida &#8211; e non occasionali. Ciò significa che dovranno progressivamente diventare una priorità nella politica d&#8217;impresa. Anche ai governi spetterà un ruolo, nel<strong> sostenere le imprese con politiche economiche adeguate all&#8217;abbattimento delle barriere per gli investimenti </strong>e sfruttando virtuosamente le risorse e l&#8217;innovazione del settore privato al servizio del bene pubblico<strong>.</strong></p>
<p><strong>Ma quali dovrebbero essere, in concreto, le misure di questa azione congiunta tra pubblico e privato?</strong> Per quanto riguarda le imprese, il report stila alcune linee guida. Prima di tutto bisogna fare in modo che<strong> le tematiche climatiche ed ambientali entrino nella cultura d&#8217;impresa</strong>, cercando di abbattere qualsiasi tipo di resistenza a politiche e strategie innovative. In questo modo si rende possibile l&#8217;integrazione dell&#8217;adattamento al cambiamento climatico nel processo di pianificazione economica dell&#8217;impresa. Un ulteriore misura è<strong> l&#8217;allineamento degli obiettivi economici con quelli dell&#8217;adattamento alle sfide imposte dal cambiamento climatico</strong>, coinvolgendo, nel caso delle grandi aziende, gli azionisti attraverso canali di comunicazione migliori rispetto a quelli esistenti.</p>
<p>Dal canto suo il<strong> settore pubblico</strong> ha un ruolo centrale nel fare da <strong>catalizzatore per il settore privato</strong>. Oltre agli accordi a livello internazionale, è molto importante il ruolo delle politiche nazionali e locali, in quanto le sfide e le soluzioni nel processo di adattamento sono specifiche per ogni luogo e situazione. L&#8217;ambito pubblico e politico non deve fare altro che stimolare quello privato attraverso <strong>la riduzione dei rischi finanziari, la promozione di incentivi e il coinvolgimento diretto nelle pianificazioni ed implementazioni delle nuove politiche aziendali</strong>.</p>
<p>A quanto emerge dalla pubblicazione, la crescita della green economy per i prossimi anni richiederà dunque <strong>un elevato livello di cooperazione, collaborazione e mobilitazione delle risorse tra i governi, le imprese e la società civile</strong>. La chiave, infatti, risiede nel <strong>trovare un interesse condiviso, in cui gli incentivi economici si allineino con i bisogni di adattamento della società</strong>.</p>
<p><em>Donatella Scatamacchia</em></p>
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		<title>Ecopneus: la seconda vita delle gomme</title>
		<link>http://www.greenews.info/pratiche/ecopneus-la-seconda-vita-delle-gomme-20110914/</link>
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		<pubDate>Wed, 14 Sep 2011 07:46:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Gandiglio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Aziende]]></category>
		<category><![CDATA[Normative]]></category>
		<category><![CDATA[Pratiche]]></category>
		<category><![CDATA[Automotive]]></category>
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		<description><![CDATA[L&#8217;applicazione del Decreto ministeriale 82 dell&#8217;11 aprile 2011 impone l&#8217;obbligo, per i produttori e importatori di pneumatici, di organizzare, su tutto il territorio nazionale, la raccolta, il trattamento e il recupero di questi materiali. Ma al tempo stesso fornisce un aiuto concreto, tramite contributi ministeriali, all&#8217;attività di raccolta gratuita dei pneumatici fuori uso presso i gommisti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/09/pneumatici.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-22367" title="Pneumatici recuperati, Courtesy of it.seshamo.com" src="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/09/pneumatici-300x205.jpg" alt="" width="300" height="205" /></a>L&#8217;applicazione del <strong>Decreto ministeriale 82 dell&#8217;11 aprile 2011</strong> impone l&#8217;obbligo, per i produttori e importatori di pneumatici, di organizzare, su tutto il territorio nazionale, la raccolta, il trattamento e il recupero di questi materiali. Ma al tempo stesso fornisce un aiuto concreto, tramite <strong><a href="http://www.ecopneus.it/news/disponibili-i-contributi-ambientali-per-il-recupero-dei-pfu.html" target="_blank">contributi ministeriali</a></strong>, all&#8217;<strong>attività di raccolta gratuita dei pneumatici fuori uso presso i gommisti di tutta Italia</strong>.</p>
<p>Il provvedimento darà maggiore trasparenza alle operazioni, mediante il <strong>controllo sul contributo ambientale che copre i costi di gestione e recupero dei pneumatici </strong>fuori uso, che sarà <strong>chiaramente riportato sulla fattura o lo scontrino fiscale </strong>per gli acquisti effettuati nelle sei aziende socie di <strong><a href="http://www.ecopneus.it/" target="_blank">Ecopneus</a>,</strong> la società senza fini di lucro, incaricata della gestione, che provvedereà alla raccolta, al trattamento e al recupero. Alla società hanno già aderito i colossi del settore: <strong>Bridgestone, Continental, Goodyear-Dunlop, Marangoni, Michelin, Pirelli, </strong>che hanno chiesto di esplicitare, nelle ricevute al consumatore, <strong>un costo che era già normalmente inserito nel prezzo del servizio di sostituzione</strong>. Il contributo ambientale, scorporato in fattura e controllabile in ogni suo passaggio, è destinato a coprire i costi di gestione dei PFU, assicurando che venga <strong>sottratto al mercato e alle pratiche illegali, contribuendo alla lotta alle discariche abusive </strong>e riducendo, di conseguenza, i costi necessari per la bonifica delle zone contaminate, che ricadono normalmente sui cittadini.</p>
<p>I contributi individuati dal <strong>Ministero dell&#8217;Ambiente </strong>per i produttori soci di Ecopneus, <strong>validi a partire dal 7 settembre 2011, e assoggettati a Iva</strong>, sono articolati per categoria. Per la categoria A, ciclomotori e motoveicoli (ciclomotori, motocicli, motocarri, ecc.), pesi min-max in kg. A1 (2-8), il contributo ammonta a <strong>1,50 euro</strong>. Per la categoria B, autoveicoli e relativi rimorchi (autovetture, autovetture per il trasporto promiscuo, autocaravan, ecc.), pesi min-max in kg. B1 (6-18), il contributo è di <strong>3,00 euro</strong>; per la categoria C, autocarri, autobus (autotreni, auto snodati, auto articolati, filoveicoli, trattori stradali, ecc.), pesi min-max in kg. C1 (20-40), il contributo va <strong>da 12,10 euro a 23,50 euro</strong>. Infine per la categoria D, quella che include macchine agricole, macchine operatrici, macchine industriali (trattori, escavatori, ecc.) il contributo, calcolato in base al peso, varia <strong>da 4,00 euro fino a un massimo di 326,00 euro</strong>.</p>
<p>Il ritiro dei PFU da parte di Ecopneus è garantito da <strong>una rete di operatori, selezionati tra oltre 30mila gommisti, autofficine, sedi di flotte di veicoli, </strong>su tutto il territorio nazionale. In questo modo viene anche circoscritto <strong>il rischio di incendi incontrollati dei depositi abusivi di pneumatici, che causano la dispersione di sostanze nocive nell&#8217;aria e di percolati nel suolo</strong>.</p>
<p>L&#8217;obiettivo di recupero che la normativa impone ai produttori e importatori per il 2011 è pari al <strong>25% del quantitativo di pneumatici immessi al consumo nel 2010</strong>, mentre l&#8217;obiettivo finale della normativa è quello di <strong>gestire (dal 2013 in poi) il 100% dei pneumatici che ogni anno arrivano a fine vita in Italia</strong>, eliminando flussi illegali e non controllati. Ogni anno in Italia sono oltre 380mila le tonnellate di pneumatici fuori uso. Fino ad oggi solo il 20% di questi veniva raccolto ed avviato ad impianti per il recupero del materiale, circa il 50% finalizzato a recupero energetico e il 25% si immetteva in circuiti non controllati.</p>
<p><em>Redazione Greenews.info</em></p>
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		<title>Industria e vocazione locale: il turismo integrato secondo Barbara Tagliolini</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Aug 2011 09:43:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Benedetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Aziende]]></category>
		<category><![CDATA[Pratiche]]></category>
		<category><![CDATA[Pubblica Amministrazione]]></category>
		<category><![CDATA[Barbara Tagliolini]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo Sostenibile]]></category>

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		<description><![CDATA[Può un impianto fotovoltaico diventare l’attrazione di una gita scolastica? La domanda è sicuramente intrigante e si pone  nel momento in cui, anche  nel nostro paese, le fonti rinnovabili stanno crescendo per importanza e diffusione,  insieme alla consapevolezza che “fare sistema” e  “integrare” – competenze, contesti e opportunità – è la migliore ricetta di successo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong><a href="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/08/Courtesy-of-wikipedia.org_.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-21822" title="Courtesy of wikipedia.org" src="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/08/Courtesy-of-wikipedia.org_-300x224.jpg" alt="" width="300" height="224" /></a>Può un impianto fotovoltaico diventare l’attrazione di una gita scolastica?</strong> La domanda è sicuramente intrigante e si pone  nel momento in cui, anche  nel nostro paese, le fonti rinnovabili stanno crescendo per importanza e diffusione,  insieme alla consapevolezza che “fare sistema” e  “integrare” – competenze, contesti e opportunità – è la migliore ricetta di successo per un settore nascente come quello <strong>del turismo sostenibile</strong>, un’industria che  già oggi, in Italia, vale 10 miliardi di euro l’anno.  E poi se le fonti rinnovabili – come sostiene l’Unione  Europea nella strategia 20-20-20 – dovranno essere la chiave del futuro energetico del continente, perché non trasferire <strong>l’educazione ambientale degli studenti</strong> (materia quanto mai necessaria, ma tuttora assente dai programmi ministeriali) “sul campo”,  così che i futuri manager, capi d’azienda e amministratori possano “toccare con mano“ e metabolizzare  l’importanza di un approccio più sostenibile tanto all’imprenditoria quanto alla vita di tutti i giorni?</em></p>
<p><em>Ne abbiamo parlato con<strong> Barbara Tagliolini</strong>, storica dell’Arte ed esperta di turismo sostenibile.</em></p>
<p><strong>D) Dott.ssa Tagliolini, in cosa consiste il suo lavoro?</strong></p>
<p><strong>R)</strong> Sono consulente di aziende che promuovono <strong>strategie di integrazione degli impianti industriali sul territorio</strong>. In particolare mi dedico a progetti di<strong> valorizzazione degli impianti industriali dal punto di vista turistico</strong>. In questo senso si può fare molto coinvolgendo nel progetto l’azienda che investe, gli istituti scolastici, l’amministrazione e le associazioni locali in un progetto condiviso. In pratica si tratta di creare una rete di consenso su <strong>un progetto integrato industriale e turistico</strong> in cui <strong>l’installazione industriale diventa uno degli elementi di un più ampio percorso ecoturistico</strong>.</p>
<p><strong>D) Una delle sue esperienze?</strong></p>
<p><strong>R) </strong>Senz’altro l’ultima in ordine cronologico. Sono stata contattata tempo fa dall’azienda <a href="http://www.9ren.it/" target="_blank"><strong>9REN</strong></a><strong>,</strong> uno dei principali operatori del<strong> </strong><strong>fotovoltaico in Italia</strong>, per studiare l’integrazione di due progetti fotovoltaici a terra in un percorso ecoturistico nell’area di <strong>Palagianello</strong>, in provincia di <strong>Taranto</strong>, una cittadina con un grande potenziale e già molte attività in piedi che costituivano un punto di partenza interessante su cui poter lavorare. Palagianello conta circa 8.000 abitanti, sorge su un fianco della <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Gravina_(geologia)">gravina</a> con un centro storico organizzato su strade parallele e una piazza cinquecentesca sovrastata dal castello <strong>Stella-Caracciolo</strong>. La citta è tagliata da un tracciato di un’antica ferrovia ormai in disuso che presto sarà trasformata in <strong>pista ciclabile</strong>, mentre la nuova ferrovia e l’autostrada, che la attraversano, ne segnano in più punti il paesaggio. <strong>Il territorio è organizzato per l’agricoltura, l’economia principale della zona, con la </strong><strong>cultura</strong><strong> dell’ulivo, vite, mandorlo, alberi da frutto e ortaggi in serra,</strong> come testimoniato dalle <strong>18 masserie storiche presenti.</strong></p>
<p><strong>D) Come si coniuga un impianto fotovoltaico in un contesto di gravine, economia agricola e masserie storiche?</strong></p>
<p><strong>R)</strong> In primo luogo gli impianti devono essere costruiti a regola d’arte. In questo caso <strong>l’azienda ha ricostruito nell’area dell’impianto elementi tipici della tradizione rurale locale,</strong> come un muretto a secco su 500 metri di perimetro dell’impianto sul lato nord e sul lato sud &#8211; realizzato secondo le tecniche tradizionali del posto &#8211; spostati 300 ulivi vecchi (tutti perfettamente attecchiti), 20 piante di arancio e piantati 700 nuovi alberi di ulivo e 3500 nuove piante di rhjnchospermum jasminoides, per rispettare la vocazione prettamente agricola dell’area. <strong>Quindi già all’impatto visivo si tratta di un impianto molto ben integrato nel paesaggio</strong>. Inoltre, la denominazione delle “località” in cui vengono realizzati gli impianti sono spesso legate ai nomi storici del luogo e cioè alle Masserie. Nei pressi dell’impianto fotovoltaico c’è infatti un’antica masseria di cui è prevista la ristrutturazione che si chiama <strong>Masseria Martellotta</strong>, lo stesso nome che ha l’impianto fotovoltaico nel rispetto della memoria storica del  luogo.</p>
<p><strong>D) Quindi il primo passo è realizzare gli impianti industriali considerando l’architettura del paesaggio, la vocazione del territorio e l’impatto visivo. E poi, come si procede per il percorso di integrazione?</strong></p>
<p><strong>R)</strong> In questo caso abbiamo presentato l’idea all’Amministrazione Comunale con cui abbiamo condiviso poi tutti i passi successivi e i risultati conseguenti. <strong>Abbiamo avviato il progetto con gli studenti e gli insegnanti dell’Istituto per il </strong><strong>T</strong><strong>urismo G.M. Sforza di Palagianello</strong>, durante le fasi di studio del territorio abbiamo visitato tutti i potenziali luoghi dell’<strong>ecomuseo</strong> e quindi tracciato un ipotetico percorso studiandone tutti gli elementi. La collaborazione da parte delle istituzioni, dei proprietari delle masserie e dei cittadini è stata fantastica così come l’integrazione del progetto nella proposta del <strong>Museo del Territorio</strong> attraverso la collaborazione con l‘<strong>Urban Lab</strong> e la biblioteca comunale per reperire tutti i materiali e le piante  storiche. <strong>Insomma tutta Palagianello è diventata un laboratorio progettuale, e questo grazie a un impianto fotovoltaico…</strong></p>
<p><strong>D) Qual è la chiave di lettura di questo percorso?</strong></p>
<p><strong>R)</strong><strong> </strong><strong>La valorizzazione della tradizione rurale viva grazie all’attività di alcune delle masserie storiche che oggi si integra con la produzione di energia pulita</strong>. Tra le 18 masserie presenti ne abbiamo identificate alcune come itinerario di partenza. Con gli studenti abbiamo tracciato una mappa in cui viene evidenziata <strong>l’offerta di ciascuna masseria e il grado di accoglienza che può offrire al potenziale turista</strong>. È stata insieme <strong>una scoperta del territorio e al contempo una valorizzazione dello stesso attraverso un progetto di proposta turistica</strong> che sicuramente verrà a breve offerta agli italiani amanti della buona tavola, della natura, della storia, della tradizione e dell’energia pulita. <strong>Itinerari turistici differenziati, percorribili a piedi, in bicicletta o a cavallo uniranno tra loro le strutture di produzione agricola menzionate negli antichi catasti e nei documenti della storia locale</strong>. Il primo di questi mette in collegamento tra loro le masserie di <strong>Serrapizzuta, Mangiaricotta, Santa Colombina</strong> (ora Masseria La Gravina), <strong>Santa Colomba </strong>e<strong> Parco di Stalla</strong>, a nord del territorio comunale. Dalla piazza principale attraversa il ponte della vecchia ferrovia e si snoda attraverso frammenti di tratturi e strade interpoderali con scorci suggestivi sulle Gravine, la vista dei campi con i muretti a secco, i pozzi interrati, gli jazzi per il ricovero del bestiame, le serre e i magazzini per la conservazione e lo stoccaggio del prodotto. Un itinerario che riunisce luoghi significativi per la storia locale, in quanto sorti su insediamenti rurali attestati già dal IV-III sec. a. C e teatro di eventi legati sia al brigantaggio che ai moti patriottici.</p>
<p><em>Benedetta Musso</em></p>
<p>&nbsp;</p>
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