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	<title>Greenews.info &#187; Non-Profit</title>
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	<link>http://www.greenews.info</link>
	<description>Greenews.info è il nuovo magazine on-line dedicato all’informazione ambientale e al “green thinking” che nasce per dare visibilità ai progetti di sostenibilità delle imprese operanti in Italia, delle pubbliche amministrazioni, degli enti e delle associazioni e per informare, sia gli utenti business che consumer, sulle politiche, le best practices, le normative ed i finanziamenti, i prodotti &#34;eco&#34; e “bio” e i nuovi trend mondiali. Il tutto in un unico ambiente multimediale di facile navigazione e leggibilità, con criteri di ricerca immediati per tipologia, per settore merceologico o per parola chiave.</description>
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		<title>Settimana UNESCO: il contributo delle associazioni sportive allo sviluppo sostenibile</title>
		<link>http://www.greenews.info/comunicati-stampa/il-po-protagonista-della-settimana-unesco-alla-padus-20111110/</link>
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		<pubDate>Thu, 10 Nov 2011 06:41:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Benedetta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’Associazione Canottieri Padus di Carignano (TO), in occasione della Settimana UNESCO per lo Sviluppo Sostenibile, dedicata quest’anno al tema dell’acqua e della salvaguardia delle risorse idriche, organizza per giovedì 10 novembre, alle ore 21, un incontro dal titolo “Il Po come risorsa naturale, turistica e sportiva. Il ruolo delle associazioni sportive per la promozione del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/11/Po-tratto-torinese-Courtesy-of-parks.it_.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-25155" title="Po tratto torinese, Courtesy of parks.it" src="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/11/Po-tratto-torinese-Courtesy-of-parks.it_-300x196.jpg" alt="" width="300" height="196" /></a>L’<strong><a href="http://www.canottieripadus.it/" target="_blank">Associazione Canottieri Padus</a> </strong>di Carignano (TO), in occasione della<strong> <a href="http://www.greenews.info/agenda/settimana-unesco-di-educazione-allo-sviluppo-sostenibile-2011-20111025/" target="_blank">Settimana UNESCO per lo Sviluppo Sostenibile</a></strong>, dedicata quest’anno al tema dell’<strong>acqua </strong>e della salvaguardia delle risorse idriche, organizza per <strong><a href="http://www.greenews.info/agenda/il-po-come-risorsa-naturale-turistica-e-sportiva-carignano-to-20111110/" target="_blank">giovedì 10 novembre</a></strong>, alle ore 21, un incontro dal titolo “<strong>Il Po come risorsa naturale, turistica e sportiva. Il ruolo delle associazioni sportive per la promozione del territorio e la riduzione dell’impatto ambientale”</strong>, in collaborazione con il <strong><a href="http://www.parcopotorinese.it/" target="_blank">Parco Fluviale del Po Torinese</a></strong>, all’interno del quale sorge il circolo.</p>
<p>Durante la serata, aperta a tutta la cittadinanza di Carignano e dei paesi limitrofi, alle associazioni locali e agli operatori pubblici e privati del settore, <strong>saranno presentati il percorso di riduzione dell’impatto ambientale intrapreso dalla Padus e i nuovi progetti in fase di avvio</strong>, come caso di studio esemplare per le ricadute positive sul territorio e la varietà dei soggetti coinvolti. Oltre al Presidente dell’Associazione, <strong>Andrea Gandiglio</strong>, interverranno il sindaco di Carignano <strong>Marco Cossolo</strong>, l’Assessore all’Ambiente e Agricoltura <strong>Giorgio Albertino</strong>, il direttore dell’Ente Parco <strong>Ippolito Ostellino</strong>, la responsabile dello Sviluppo Territoriale di ATL Turismo Torino &amp; Provincia <strong>Daniela Broglio</strong>, Andrea <strong>Sasso</strong>, amministratore delegato di EDF Enr Solare &#8211; l’azienda che installerà, entro la fine dell’anno<strong>, l’impianto fotovoltaico da 17 kWp sui tetti della <em>club house</em></strong> &#8211; <strong>Giuseppe Peirotti</strong>, direttore della filiale di Torino di Banca Alpi Marittime, l’istituto di credito che ha finanziato l’operazione e – per illustrare il progetto del “<strong><a href="http://www.greenews.info/pratiche/po-dei-laghi-un-masterplan-per-costruire-il-futuro-20111024/">Masterplan del Po dei Laghi</a></strong>” &#8211; il Prof. <strong>Paolo Castelnovi</strong> del Politecnico di Torino e gli architetti <strong>Giorgio Beltramo</strong> e <strong>Andrea Cavaliere</strong> dello studio <a href="http://www.paicon.it/masterplanpo/index.php" target="_blank"><strong>Paicon</strong></a>.</p>
<p>Le opportunità che si apriranno, nei prossimi 10 anni, grazie al “<strong>Masterplan del Po dei Laghi</strong>” saranno il punto focale intorno al quale si articolerà la discussione. Se è vero, infatti, che le azioni, per quanto virtuose, di un singolo circolo sportivo, rischiano di restare “una goccia nel mare”, messe a sistema, pianificate per tempo e ben coordinate in <strong>una strategia complessiva</strong>, queste esperienze potranno innescare un meccanismo virtuoso in grado di trasformare completamente il volto del territorio, sul modello di quanto già avvenuto, oltralpe, nel <strong><a href="http://www.it.lyon-france.com/Attivita-e-divertimenti/Natura/Parchi-e-giardini/Grand-Parc-Miribel-Jonage,VAULX-EN-VELIN" target="_blank">Parco Miribel Jonage di Lione</a></strong>.</p>
<p>E’sufficiente ricordare che <strong>le associazioni e i circoli sportivi sono, in Italia, diverse migliaia</strong> &#8211; ben diffusi e radicati sul territorio &#8211; per comprendere come il “contagio” di buone pratiche possa aiutare il Paese a raggiungere, nel 2020, gli obiettivi europei del “<strong>20-20-20</strong>” (20% di energia da fonti rinnovabili, 20% di riduzione delle emissioni climalteranti, 20% di risparmio energetico), contribuendo, al tempo stesso, ad <strong>uno sviluppo sostenibile e un’occupazione qualificata</strong> nei settori del turismo, dell’enogastronomia e ristorazione, delle energie rinnovabili e dello sport.</p>
<p>Nel caso del territorio denominato “<strong>Po dei Laghi</strong>” &#8211; l’area dei laghi di cava a Sud di Torino, che va da <strong>Casalgrasso</strong> a <strong>Moncalieri </strong>e ha <strong>Carignano </strong>come baricentro &#8211; <strong>la dismissione delle attività estrattive </strong>(prossime all’esaurimento delle concessioni)<strong> restituirà al demanio, e dunque ai Comuni, la responsabilità di gestire il recupero ambientale e funzionale (in parte già in corso) delle superfici in questione</strong>. La collaborazione con i privati – non solo le associazioni, ma anche le imprese &#8211; sarà dunque fondamentale per <strong>progettare la fruizione di aree che possano “riconnettere” un territorio oggi isolato ed escluso dalle principali rotte turistiche.</strong></p>
<p><strong>Piste ciclabili, bike sharing, fattorie didattiche con <a href="http://www.greenews.info/prodotti/torino-chiama-bilbao-riga-e-tours-quattro-citta-per-leducazione-alimentare-20111107/">vendita diretta di prodotti dell’agricoltura locale</a>, centri sportivi che facciano da supporto al crescente turismo “en plein air</strong>”, sono solo alcune delle opportunità che i Comuni avranno a disposizione, sul proprio territorio, per integrare un’offerta culturale (visite a musei, edifici storici ecc), che da sola non è oggi in grado di attrarre né il turista proveniente da altre regioni italiane né, tantomeno, quello straniero, nonostante la <strong>collocazione strategica tra le Langhe e la Città di Torino.</strong></p>
<p>Per sensibilizzare la cittadinanza locale e i propri soci sulla necessità di costruire uno sviluppo  territoriale di qualità, che persegua la tutela delle risorse naturali e ambientali, il turismo sostenibile, l’agricoltura biologica e integrata, l’enogastronomia locale e lo sport,<strong> </strong>la Padus organizzerà, a margine dell’incontro di giovedì 10 novembre, anche <strong>una cena e una degustazione di prodotti da agricoltura biologica </strong>(a cura dell’<strong><a href="http://www.greencommerce.it" target="_blank">Associazione Greencommerce</a></strong>).</p>
<p>L’importanza della tutela delle risorse idriche e della riduzione dell’impatto ambientale, sarà sottolineata anche attraverso messaggi simbolici e piccole azioni informative. Durante il torneo di tennis &#8220;Canottieri&#8221;, nel weekend conclusivo della Settimana UNESCO, sarà servita unicamente <strong>acqua minerale in vetro o acqua in caraffa dell’acquedotto pubblico</strong>, nelle docce degli spogliatoi saranno sostituiti i diffusori tradizionali con <strong>soffioni a risparmio idrico</strong> e inseriti pannelli informativi per incentivare la riduzione dello spreco di acqua collegato alle attività sportive, mentre all’interno della struttura pressostatica i pannelli informeranno i frequentatori del tennis sul <strong>risparmio, economico e ambientale, dell’allacciamento al metano,</strong> progettato per eliminare definitivamente la dipendenza dal gasolio come combustibile per il riscaldamento. Grazie alla collaborazione e alla consulenza del Parco del Po Torinese sarà infine allestito, nella prossima primavera, <strong>un percorso naturalistico didattico tra le piante storiche del circolo</strong> (più di venti), di cui potranno beneficiare anche i bambini dell’”Estate Ragazzi” comunale, a cui la Padus offre, ogni anno, i propri spazi per completare il programma di attività.</p>
<p>Tutte le iniziative, in corso e future, in tema di ambiente troveranno spazio in una sezione dedicata del rinnovato sito internet <strong><a href="http://www.canottieripadus.it/">canottieripadus.it</a></strong>, che andrà on-line la sera stessa del 10 novembre.</p>
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		<title>Po dei Laghi: un Masterplan per costruire il futuro</title>
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		<pubDate>Mon, 24 Oct 2011 17:34:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Gandiglio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Si narra che lo scrittore francese Stendhal, di fronte ai capolavori dell&#8217;arte fiorentina, fu colpito da un&#8217;emozione tanto forte da portarlo quasi allo svenimento: la nota &#8220;Sindrome di Stendhal&#8221;. Penso di aver provato, più volte, una simile vertigine di fronte ai più bei paesaggi naturali che mi è capitato di vedere nel mondo, ma non mi era mai successo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/10/Carignano_Po_Morto.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-24401" title="Il lago di cava dell'Oasi di Po Morto a Carignano, Courtesy of Parco del Po Torinese" src="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/10/Carignano_Po_Morto-300x223.jpg" alt="" width="300" height="223" /></a>Si narra che lo scrittore francese <strong>Stendhal</strong>, di fronte ai capolavori dell&#8217;arte fiorentina, fu colpito da un&#8217;emozione tanto forte da portarlo quasi allo svenimento: la nota &#8220;Sindrome di Stendhal&#8221;. <strong>Penso di aver provato, più volte, una simile vertigine di fronte ai più bei paesaggi naturali che mi è capitato di vedere nel mondo, ma non mi era mai successo per un Masterplan!</strong> Sarà la mia natura da &#8220;svizzero&#8221; nato nel Paese del caos, ma vedendo armoniosamente condensata tanta analisi, pianificazione e riflessione ho provato la sensazione travolgente di trovarmi di fronte a un <em>capolavoro</em>. Forse perchè tocca il territorio in cui sono nato, ma anche perchè abbraccia <strong>un orizzonte temporale decennale</strong>, al quale la politica, le istituzioni e buona parte dell&#8217;imprenditoria (navigando a vista, senza progetti nè strategie ragionate, inchiodati alle trimestrali) ci hanno disabituati a pensare.</p>
<p>Il <strong><a href="http://www.masterplanpo.it/" target="_blank">Masterplan del Po dei Laghi </a></strong> è stato presentato giovedì 20 ottobre al Museo di Scienze Naturali di<strong> Torino</strong>, e credo (e mi auguro) sia destinato a diventare <strong>un caso di studio nazionale</strong>. Si tratta di un progetto di certosina precisione per anticipare, in maniera lungimirante e intelligente, il momento in cui gli <strong>impianti di estrazione, </strong>di cui è costellata la provincia a Sud di Torino, esauriranno il periodo di concessione e torneranno ad appartenere al demanio. <strong>Ma cosa ne faranno i nuovi proprietari, quei Comuni che già oggi, traditi da uno Stato indebitato fino all&#8217;osso e da un federalismo fiscale incompiuto, non riescono più a far fronte nemmeno ai servizi di base al cittadino? </strong>Meglio pensarci per tempo &#8211; e per bene.</p>
<p>Per questo il <strong><a href="http://www.parcopotorinese.it" target="_blank">Parco del Po Torinese </a></strong>(nella figura del suo illuminato direttore<strong> <a href="http://www.greenews.info/idee/basta-con-i-recinti-intervista-a-ippolito-ostellino-20100408/">Ippolito Ostellino</a></strong>) ha commissionato agli architetti <strong>Giorgio Beltramo </strong>e <strong>Andrea Cavaliere </strong>dello studio<strong> <a href="http://www.paicon.it/" target="_blank">Paicon </a></strong>e al Prof. <strong>Paolo Castelnovi </strong>del <strong>Politecnico di Torino, </strong>un masterplan per prefigurare le ipotesi di &#8220;<strong>riconnessione territoriale e paesaggistica</strong>&#8221; tra queste &#8220;isole&#8221; e valorizzarne le relazioni con il ricchissimo insieme di <strong>risorse culturali, ambientali, storiche, enogastronomiche e ricettive </strong>che già oggi caratterizzano questi territori.</p>
<div id="attachment_24423" class="wp-caption alignright" style="width: 259px"><a href="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/10/masterplan-po-dei-laghi.jpg"><img class="size-medium wp-image-24423" title="L'area di intervento Masterplan Po dei laghi" src="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/10/masterplan-po-dei-laghi-249x300.jpg" alt="" width="249" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">L&#39;area di intervento del Masterplan Po dei laghi</p></div>
<p>Il Masterplan, spiega il Prof Castelnovi, più che un <em>piano </em>(nel senso normativo) è dunque &#8221;<strong>un programma strategico di valorizzazione territoriale, paesaggistica e fruitiva</strong>&#8220;, fatto di livelli di dettaglio concentrici, che partono dal contesto &#8221;macro&#8221; dell&#8217;area in oggetto e delle strategie di sviluppo regionale per arrivare a individuare il &#8220;micro&#8221;, ovvero <strong>dove posizionare il parcheggio delle biciclette perchè sia integrato, al meglio, con il <em>traporto intermodale </em>di quel Comune</strong>. In questo risiede la concretezza del progetto e la differenza tra un sogno ad occhi aperti e <strong>un percorso difficile, laborioso e complesso, ma assolutamente reale e perseguibile. </strong>Come dimostrano gli esempi europei di successo a cui i progettisti si sono ispirati, dal <strong><a href="http://www.workshop-image.it/wp-content/uploads/pdf/pdf3_gemellaggio.pdf">Parco Miribel Jonage di Lione</a></strong> agli interventi che, a partire dal Dopoguerra, hanno reso la regione tedesca della <strong>Ruhr</strong> un caso di studio internazionale. &#8220;Lungo il Reno &#8211; racconta Giorgio Beltramo &#8211; sono stato colpito da <strong>un&#8217;alternanza incredibile tra cave di estrazione e <em>enclave </em>di stupenda naturalità</strong>, <strong>dove l&#8217;ambiente e il paesaggio convivono con strutture di ricezione progettate e costruite intelligentemente, nel rispetto delle regole</strong>&#8220;.</p>
<p>Come ha ricordato, del resto, con un felice parallelismo, l&#8217;assessore alla Cultura e al Turismo della Provincia di Torino, <strong>Ugo Perone,</strong> durante il suo intervento in sala (partecipato e non &#8220;di rito&#8221;), &#8220;<strong>non salveremo la cultura con la cultura, ma nemmeno con il mecenatismo</strong>. <strong>La salveremo solo facendo capire come la cultura e l&#8217;ambiente siano ottime opportunità di sviluppo</strong>&#8220;. Basta cioè con l&#8217;intelletualismo ripiegato su se stesso, ma anche con il vetero-ambientalismo che vede la <em>tutela</em> del patrimonio naturale in forma &#8220;museale&#8221;, come un valore fine a se stesso, e largo invece a <strong>una forma di collaborazione pubblico-privato che sappia fondere l&#8217;interesse collettivo (doverosamente rappresentato dal primo) con le capacità propositive, manageriali e la disponibilità di capitali indubbiamente più presenti nel mondo delle imprese. </strong></p>
<p>La parola d&#8217;ordine è &#8220;<strong>fruizione</strong>&#8220;. Un&#8217;area naturale abbandondata che non sia <em>riconnessa</em> al proprio territorio e ai suoi fruitori, infatti, non solo è morta, ma rischia di diventare presto luogo di degrado e di discariche abusive. Per questo la collaborazione virtuosa avviata con i cavatori di <strong>Unimin</strong> &#8211; un tempo incubo di ogni ambientalista &#8211; è stata e sarà determinante. &#8220;I cavatori &#8211; fa notare Castelnovi &#8211; <strong>sono tra i pochi imprenditori che ragionano su un arco di tempo lunghissimo, intergenerazionale</strong>&#8220;. &#8220;E poi, banalmente, hanno i mezzi e le capacità per realizzare grandi interventi praticamente a costo zero, quando invece un Comune dovrebbe attivare un laborioso e dispendiosissimo iter di assegnazione dei lavori, che non sempre potrebbe permettersi&#8221;. <strong>Molte di queste cave hanno già iniziato un percorso di recupero ambientale, ma ora si tratta di coordinare gli sforzi e i progetti pensandone un&#8217;integrazione con l&#8217;offerta turistica, culturale ed enogastronomica locale</strong>, secondo il concetto di <em><strong>greenways</strong></em>, i percorsi di fruizione del territorio capaci di andare oltre la mera pista ciclabile, il singolo mercatino di prossimità e la visita alla Reggia sabauda, che da soli non riusciranno mai ad attirare il turista straniero.</p>
<p>Messe &#8220;a sistema&#8221; queste risorse avranno invece la capacità di generare <strong>sviluppo sostenibile</strong>, a partire dal <strong>turismo di prossimità </strong>(o del tempo libero)<strong>,</strong> garantito dalla vicinanza di quest&#8217;area con la città di Torino, per arrivare a intercettare la richiesta &#8211; in continua crescita, precisa <strong>Daniela Broglio</strong>, responsabile Accoglienza e Sviluppo Territoriale di <strong><a href="http://www.turismotorino.org/" target="_blank">Turismo Torino </a></strong>- del <strong>turismo &#8220;en plein air&#8221; </strong>e del <em><strong><a href="http://goglamping.net/" target="_blank">glamping </a></strong></em>(la nuova frontiera del camping glamour, praticato per scelta di vita e non per mancanza di budget)<strong>, </strong>che già oggi muovono numeri importanti dal Nord Europa e &#8220;rubano&#8221; quote di mercato significative al turismo culturale tradizionale.</p>
<p><strong>Cultura &amp; Natura </strong>sono dunque destinate, secondo il Masterplan, a ritrovarsi lungo l&#8217;asse del <strong>Po</strong>, l&#8217;elemento distintivo che il marketing territoriale di <strong><a href="http://www.poconfluenzenordovest.it/it/po_confluenze_nord_ovest/home.htm" target="_blank">Po Confluenze Nord </a></strong>Ovest e di ATL, dovrà saper comunicare come la <strong>risorsa naturale, culturale, turistica e sportiva</strong> che può accompagnare il viaggio del turista sostenibile attraverso un territorio che, secondo Paolo Castelnovi, è forse <strong>uno dei più tipicamente <em>piemontesi, </em>nel senso letterale di luogo dove emerge con forza il rapporto tra la montagna e la pianura.</strong></p>
<p>Tutto sta nella capacità di &#8220;<strong>fare squadra</strong>&#8221; e progettare responsabilmente il futuro, doti non propriamente <em>italiane</em>, ma che il periodo di crisi e i rivolgimenti epocali che ne seguiranno potrebbero incentivare. Dopo aver coinvolto, con esiti non sempre fortunati, tutti i livelli della pubblica amministrazione locale, i cittadini più lungimiranti, i cavatori, le associazioni sportive e giovanili e gli albergatori, ora la sfida dei promotori del Masterplan è <strong>coinvolgere gli agricoltori</strong>, i &#8220;guardiani del paesaggio agricolo&#8221;, che da un progetto di questa portata potrebbero ricavare <strong>eccezionali opportunità di integrazione al reddito &#8211; dalle forme di ricettività agrituristica, alle fattorie didattiche, alla vendita diretta dei propri prodotti</strong>. Senza dover sempre attendere la mano caritatevole della <strong><a href="http://www.greenews.info/politiche/nuova-pac-i-pro-e-i-contro-secondo-gli-operatori-italiani-20111017/" target="_blank">PAC</a></strong> dal cielo stellato dell&#8217;Unione Europea.</p>
<p><em>Andrea Gandiglio </em></p>
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		<title>Riqualificazione del territorio: partiamo dai Pixel</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Dec 2010 16:46:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Benedetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Non-Profit]]></category>
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		<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
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		<description><![CDATA[Il Progetto “PIXEL - Quali spazi per quale città &#8211; L’uso sociale dello spazio pubblico e la percezione di insicurezza” è nato nel 2009 su proposta della Città di Torino ed è finanziato dalla Regione Piemonte e dalla Provincia di Torino.
 
Con l’obiettivo di promuovere opere di riqualificazione e rivitalizzazione urbanistica, di rendere più sicure aree in stato di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1><span style="font-weight: normal; font-size: 13px;"><a href="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2010/12/Progetto-Pixel-Courtesy-of-Contradatorino.org.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-14851" title="Progetto Pixel, Courtesy of Contradatorino.org" src="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2010/12/Progetto-Pixel-Courtesy-of-Contradatorino.org-300x205.jpg" alt="Progetto Pixel, Courtesy of Contradatorino.org" width="300" height="205" /></a></span><span style="font-weight: normal; font-size: 13px;">Il Progetto “<strong><a href="http://www.contradatorino.org/riqualificazione-ambientale/pixel" target="_blank">PIXEL </a>- Quali spazi per quale città &#8211; L’uso sociale dello spazio pubblico e la percezione di insicurezza</strong>” è nato nel 2009 su proposta della Città di <strong>Torino</strong> ed è finanziato dalla <strong>Regione Piemonte</strong> e dalla <strong>Provincia di Torino</strong>.</span></h1>
<p><strong> </strong></p>
<p>Con l’obiettivo di promuovere opere di <strong>riqualificazione e rivitalizzazione urbanistica</strong>, di rendere più sicure aree in stato di abbandono, il progetto si avvale della compartecipazione diretta di alcuni settori interni alla Pubblica Amministrazione, delle competenze della<a href="http://www.contradatorino.org/" target="_blank"><strong>Fondazione Contrada Torino Onlus</strong></a>, ma soprattutto insiste sulla partecipazione attiva e la sensibilizzazione dei cittadini che sono chiamati, in prima persona, a collaborare per la gestione degli spazi pubblici.</p>
<p>Il progetto ha una sezione dedicata ai &#8220;<strong><a href="http://www.greenews.info/tag/parchi/" target="_self">Parchi</a></strong>&#8220;, che si occupa degli <em>usi <em>informali </em></em>dei <strong>Parchi Colletta</strong> e <strong>Pellerina</strong> e che intende, dopo aver analizzato le attività esistenti nei parchi e gli interessi di fruitori e istituzioni, risolvere le criticità legate all’utilizzo degli <strong>spazi verdi</strong> per migliorarne la qualità. Fondamentale, secondo i promotori dell’iniziativa, il coinvolgimento di coloro che <em>vivono</em> i parchi, perché nessuno meglio dei diretti interessati può valutare i problemi e perché solo in questo modo si garantisce una reale sostenibilità, anche nel tempo, delle migliorie raggiunte.</p>
<p>La seconda sezione, &#8220;<strong>Spazi residuali</strong>&#8220;, è la vera scommessa del progetto. Si tratta di azioni integrate per riqualificare <strong><em>pixel</em></strong> <strong>di territorio</strong>, ovvero per far rivivere <strong>piccole porzioni di spazio divorate dal caos cittadino </strong>e per combattere e contenere fenomeni di illegalità e criminalità su zone del territorio torinese spesso incontrollate.</p>
<p>Si è iniziato dai <strong>giardini di via Spanzotti</strong> e dal <strong>tratto pedonale di via Cesare Balbo</strong>, denominato &#8220;le Cancellate&#8221;, per cui il <strong>20 dicembre</strong> la Città di Torino, le Circoscrizioni interessate, scuole, associazioni, cooperative sociali e i cittadini del quartiere hanno firmato i <strong>Patti per la Gestione Partecipata</strong>.</p>
<p>Le due aree sono state recentemente riqualificate e, grazie al coinvolgimento di alcune delle più significative realtà sociali del quartiere, sono stati realizzati<strong> laboratori</strong> e<strong> attività</strong> per la sensibilizzazione dei residenti. Le scuole <strong>Drovetti</strong> e <strong>Fontana</strong> hanno inoltre coinvolto i ragazzi nella progettazione degli arredi e nelle fasi di allestimento.</p>
<p>Il<strong> Patto</strong> intende ora coinvolgere la cittadinanza nella gestione del bene pubblico: il 20 dicembre, gli utilizzatori si sono infatti impegnati a prendersi cura degli spazi, a “presidiarli”, a segnalare problemi gestionali, a realizzarvi attività di spettacolo e di animazione sociale. &#8220;Il progetto del nuovo arredo è nato dall’osservazione degli usi e dalle aspettative del quartiere – ha detto l’assessore <strong>Ilda Curti</strong> nel corso della conferenza stampa &#8211; il Patto definisce chi, come, quando e con quali risorse si prenderà cura dello spazio&#8221;. <strong>I firmatari del Patto sono stati coinvolti fin dalla progettazione, coordinata dai tecnici del settore Arredo urbano del Comune</strong>, e ora si impegnano a creare un “presidio sociale” che infonda il rispetto del bene pubblico.</p>
<p>Il coordinamento delle attività nei cosiddetti “spazi residuali” sarà affidato alle <strong>Circoscrizioni. </strong>Le <strong>associazioni </strong>si prenderanno invece cura della piccola manutenzione e della pulizia del giardino e delle sue attrezzature, segnalando alla Pubblica amministrazione la presenza di danni o guasti non risolvibili dai volontari. Lo spirito è quello della condivisione: <strong>lo spazio è un bene comune da preservare e difendere, prendendosene cura insieme.</strong></p>
<p><em>Alfonsa Sabatino</em></p>
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		<title>Comunicare bene per ridurre i rifiuti</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Nov 2010 19:43:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Benedetta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La divisione classica Nord-Sud non c’entra niente. Se la comunicazione ambientale è efficace, il cittadino risponde. Spreca meno acqua, fa il compostaggio e la raccolta differenziata porta a porta. Su questo, i diversi studiosi e comunicatori che hanno partecipato al convegno Cestinare il cestino, questa mattina all&#8217;Università La Sapienza di Roma, in occasione della Settimana europea per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2010/11/Cestino-Courtesy-of-nomadesign.com.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-13944" title="Cestino, Courtesy of nomadesign.com" src="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2010/11/Cestino-Courtesy-of-nomadesign.com-300x223.jpg" alt="Cestino, Courtesy of nomadesign.com" width="300" height="223" /></a>La divisione classica Nord-Sud non c’entra niente. <strong>Se la comunicazione ambientale è efficace, il cittadino risponde</strong>. Spreca meno acqua, fa il compostaggio e la raccolta differenziata porta a porta. Su questo, i diversi studiosi e comunicatori che hanno partecipato al convegno <strong><em>Cestinare il cestino</em></strong>, questa mattina all&#8217;Università <strong>La Sapienza </strong>di <strong>Roma,</strong> in occasione della <strong><a href="http://www.greenews.info/comunicati-stampa/settimana-europea-per-la-riduzione-dei-rifiuti/" target="_blank">Settimana europea per la riduzione dei rifiuti</a></strong>, sono tutti d’accordo.</p>
<p>E, altra bella notizia, quando le amministrazioni investono in <strong>campagne di comunicazione efficaci e ben organizzate</strong>, ottengono alte percentuali di raccolta differenziata e una significativa riduzione dei rifiuti. Ci sono già le storie di città virtuose in cui è partita da alcuni anni la <strong>raccolta porta a porta</strong>: i cassonetti sono spariti, a favore di una maggiore pulizia urbana e di una più diffusa sensibilità ambientale.</p>
<p>«Iniziare a fare la raccolta differenziata porta a porta per un cittadino è faticoso. Implica un forte cambiamento del suo stile di vita», sottolinea <strong>Alessandro Caramis</strong>, dell’<strong><a href="http://www.comunicazione.uniroma1.it/osservatori.asp#cambio" target="_blank">Osservatorio &#8220;Cambio&#8221; sulla Comunicazione Ambientale della Sapienza</a></strong>. Per questo <strong>è importante che il messaggio sia efficace</strong>, riesca a convincere le persone a modificare le proprie abitudini, a tenersi il sacchetto dei rifiuti in casa fino a che non passa l’operatore ecologico.</p>
<p>Ma che caratteristiche deve avere un messaggio per colpire il cittadino e convincerlo a separare i rifiuti? «Innanzi tutto deve essere veicolato nei tempi giusti, prima che inizi il servizio di raccolta porta a porta e deve essere differenziato in base ai vari target. <strong>La comunicazione deve essere chiara, utile, trasparente, completa, accurata, credibile</strong>. Deve puntare sull’interattività e <strong>coinvolgere anche le associazioni </strong>presenti sul territorio, che possono fare opera di sensibilizzazione e informazione. Deve prevedere il feedback dei cittadini, per capire se sono soddisfatti o meno del servizio. E deve continuare nel tempo», racconta <strong>Raffaele Filieri </strong>di <strong>Cambio</strong>. Investire in comunicazione, continua lo studioso, conviene alle amministrazioni, sia dal punto di vista economico (diminuiscono i rifiuti), sia sa quello sociale (aumentano i posti di lavoro) e del consenso (le persone sono più soddisfatte).</p>
<p>Certo, all’inizio per le persone si tratta di una vera rivoluzione. Cambiare è faticoso, ma può valerne la pena. E le storie di c<strong>omunità virtuose</strong>, di città che hanno adottato il nuovo sistema e si sono riscoperte più pulite e più sensibili all’ambiente, sono tante. <strong>Caramis</strong> e <strong>Filieri </strong>raccontano la loro ricerca su <strong>quattro casi di studio</strong>: <strong>Salerno</strong>, <strong>Capannori (Lucca)</strong>, <strong>Pabillonis (Medio Campidano)</strong> e il <strong>I Municipio di Roma</strong>. Le prime due città sono risultate particolarmente virtuose: la comunicazione ha funzionato bene, i livelli di raccolta differenziata superano il <strong>70%</strong> e la quasi totalità dei cittadini (circa il 90%) è soddisfatta del servizio. Due esempi di città virtuose vengono dal Sud: <strong>Ragusa</strong> e, a sorpresa, <strong>Napoli</strong>. La città siciliana, racconta <strong>Barbara Sarnari </strong>di<strong> <a href="http://www.svimed.eu/" target="_blank">Svi.med</a></strong> (Centro euro mediterraneo per lo sviluppo sostenibile), ha aderito dal 2009 al progetto europeo <strong><a href="http://www.zerowaste.org/" target="_blank">Zero waste</a></strong>, che punta alla riduzione dei rifiuti. <strong>Raphael Rossi </strong>di <a href="http://esper.to.it/curriculum.aspx" target="_blank">Esper</a> (Ente di studio per la pianificazione ecosostenibile dei rifiuti) ha parlato dell’esperienza di <strong>Napoli</strong>, dove dal 2008 il Comune ha deciso di scommettere sulla raccolta porta a porta in alcune zone della città, con una buona riuscita del servizio. «E’ il segno che sia al Nord sia al Sud, se si comunica bene i cittadini rispondono».</p>
<p>E si sta diffondendo anche l’<strong>impegno dei Comuni per la riduzione dei rifiuti</strong>, che può essere realizzata in mille modi: «Compostaggio, bere l’acqua del rubinetto, mercatini del riuso, risparmio della carta in ufficio, cucinare con gli avanzi, acquisto di detersivi, latte, legumi alla spina. Sono solo alcuni aspetti che può toccare una campagna per la riduzione dei rifiuti», spiega <strong>Emanuela Rosio</strong> della <a href="http://www.cooperica.it/" target="_blank"><strong>Cooperativa Erica</strong></a>, impegnata in educazione, ricerca, informazione e comunicazione ambientale. Per ridurre il peso dei rifiuti bisogna insomma cercare di cambiare il modo in cui viviamo, considerando i benefici che ne derivano per il pianeta. «<strong>Ormai tutti pensano all’ambiente. Basti pensare che nel 2009, secondo l’Eurisko, è stata la terza preoccupazione degli italiani</strong>, dopo la disoccupazione e la crisi economica», sottolinea <strong>Laura Brambilla</strong>, responsabile dell’Ecosportello <strong>Legambiente</strong>.</p>
<p>Sarà per questo che l’Italia ha risposto con entusiasmo alla seconda edizione della Settimana europea per la riduzione dei rifiuti: «Con <strong>585 iniziative organizzate</strong> – racconta <strong>Roberto Cavallo</strong>, presidente di <a href="http://www.assaica.org/ita/index.php" target="_blank"><strong>Aica</strong> </a>(Associazione Internazionale per la Comunicazione Ambientale) – siamo al secondo posto in Europa, con una forte crescita di eventi proprio al Sud».</p>
<p><em>Veronica Uliveri</em></p>
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		<title>Il riscatto delle Agricole parte dalla terra</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Nov 2010 13:29:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Benedetta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A fermarle ci hanno già provato tre volte. Furti, intimidazioni, atti vandalici. Persone che non accettano che queste 19 donne calabresi, molte provenienti da situazioni difficili, ragazze madri, disabili, rom, ce la facciano da sole. Ma Le agricole, questo è il nome della cooperativa sociale che Rita Barbuto, la presidente, ha creato insieme ad altre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2010/11/Courtesy-of-Gianfranco-Budano-Flickr.com.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-13631" title="Courtesy of Gianfranco Budano, Flickr.com" src="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2010/11/Courtesy-of-Gianfranco-Budano-Flickr.com-274x300.jpg" alt="Courtesy of Gianfranco Budano, Flickr.com" width="274" height="300" /></a>A fermarle ci hanno già provato tre volte. Furti, intimidazioni, atti vandalici. Persone che non accettano che queste <strong>19 donne calabresi</strong>, molte provenienti da situazioni difficili, ragazze madri, disabili, rom, ce la facciano da sole. Ma <strong>Le agricole</strong>, questo è il nome della cooperativa sociale che <strong>Rita Barbuto</strong>, la presidente, ha creato insieme ad altre donne due anni e mezzo fa, non si perdono d’animo. Continuano a coltivare i tre ettari di terreno con la stessa costanza e dedizione: <strong>ortaggi e grano biologici</strong>, <strong>un antico frutteto</strong> da recuperare, <strong>piccoli orti sociali </strong>affidati a famiglie e giovani, il sogno di una <strong>fattoria didattica</strong>. Siamo in campagna, vicino a <strong>Lamezia Terme</strong>, il terreno è della diocesi, che lo affitta per una piccola somma.</p>
<p>Il progetto è nato ad <strong>agosto 2008 </strong>da persone provenienti da diverse esperienze nell’ambito del sociale, tra cui la <strong><a href="http://www.c-progettosud.it/" target="_blank">Comunità Progetto Sud</a></strong>, attiva in <strong>Calabria</strong> dal 1976 a favore di disabili e tossicodipendenti, e l’<strong><a href="http://www.magomerlino.org/" target="_blank">Associazione Mago Merlino</a></strong>, che accoglie e assiste ragazze madri. «Ci siamo guardate intorno e ci siamo accorte che per queste donne in difficoltà non c’erano opportunità di lavoro. Così abbiamo deciso di creare noi queste occasioni», spiega <strong>Rita Barbuto</strong>, che è anche direttrice della costola italiana di <strong><a href="http://v1.dpi.org/" target="_blank">Disabled Peoples’ International </a></strong>e da anni studia l’esclusione sociale delle persone svantaggiate. Trovare lavoro per una ragazza rom, una donna disabile o sola con un bambino non è semplice: «Anche se si tratta in gran parte di persone scolarizzate, ci sono molti pregiudizi».</p>
<p>Nella cooperativa, ogni donna ha una mansione, in relazione alle sue competenze ed esperienze precedenti. Un gruppo, che ha seguito un <strong>corso di formazione con un agronomo</strong>, coltiva la terra; un altro si occupa dell’amministrazione e alcune donne curano la parte culturale e divulgativa. «Il nostro è anche un <strong>progetto culturale</strong>. Stiamo creando una rete con altre associazioni di donne e organizziamo <strong>incontri e seminari</strong>». Ogni giorno, le agricole si occupano delle piante, raccolgono gli ortaggi e li vendono tramite un piccolo <strong>gruppo di acquisto solidale</strong>. «Per le persone anziane che non possono venire alla nostra sede per la distribuzione, offriamo anche un <strong>servizio di consegna a domicilio</strong>». A giugno scorso, c’è stata anche la prima trebbiatura del <strong>grano biologico</strong>, «una grande soddisfazione per donne che erano partite dal niente, senza esperienze di coltivazione della terra». E nei prossimi mesi sarà anche recuperato e rimesso in produzione un antico frutteto.</p>
<p>Le agricole non vogliono solo produrre cavolfiori e arance, ma anche cercare, nel loro piccolo, di cambiare una mentalità e trovare nel lavoro riscatto e dignità. «Grazie al lavoro, la nostra <strong>dignità</strong> viene riconosciuta, le nostre donne non si sentono più delle escluse dalla società. Con la nostra cooperativa poi, vorremmo anche cercare di <strong>riavvicinare i giovani alla terra e alle tradizioni</strong>. <strong>Se perdiamo la nostra storia, siamo come un albero senza radici</strong>». Per fare questo, racconta<strong> Rita</strong>, è già stato avviato un progetto di piccoli orti sociali sul terreno della cooperativa. «Non ci limitiamo ad affidare un orto a una famiglia o un gruppo di giovani, ma facciamo anche una specie di consulenza. Insegniamo quando coltivare certe piante e come fare». E poi a disposizione degli orticoltori provetti ci sono un pozzo e un impianto di irrigazione, costruiti dalle donne della cooperativa. Il sogno per il futuro è la realizzazione di una <strong>fattoria didattica</strong>, <strong>dove i bambini possano venire a scoprire piante e animali</strong>.</p>
<p>La realtà calabrese non è facile, tanto più per 19 donne guardate con diffidenza e disprezzo. «E’ una realtà difficile e povera. Purtroppo non abbiamo molti finanziamenti e per ora <strong>lavoriamo gratis</strong>. Abbiamo iniziato l’attività grazie ai soldi messi a disposizione dalla <strong><a href="http://www.c-progettosud.it/" target="_blank">Comunità Progetto Sud</a></strong> e dall’<strong>associazione Mago Merlino</strong> e abbiamo acceso un piccolo mutuo. Ancora adesso, però, tutto quello che ricaviamo ci serve per pagare le spese», spiega Rita senza un filo di scoramento. «Questo è la dimostrazione che le ragazze credono molto nel progetto, per loro è una via di riscatto e di crescita». Le agricole, insomma, non hanno proprio intenzione di arrendersi. Neanche di fronte a chi, «con mentalità e mezzi mafiosi», continua a rubare gli ortaggi dai loro campi o a sradicare le piantine appena coltivate.</p>
<p><em>Veronica Ulivieri</em></p>
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		<title>Referendum milanesi: raccolte 125mila firme</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Nov 2010 07:01:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Gandiglio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E&#8217; stata una vera e propria valanga di firme, anche inattese, quella che ha investito il Comitato Promotore dei referendum milanesi sull&#8217;ambiente negli ultimi due giorni, stravolgendo i conteggi dei giorni scorsi.
Gli ultimi controlli hanno anche consentito di fare il punto su alcuni dei firmatari e sostenitori eccellenti, che si aggiungono alle decine di personalità aderenti. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2010/11/Edoardo-Croci.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-13347" title="Il presidente del comitato promotore Edoardo Croci, Courtesy of Milano.Blogosfere.com" src="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2010/11/Edoardo-Croci-300x200.jpg" alt="Il presidente del comitato promotore Edoardo Croci, Courtesy of Milano.Blogosfere.com" width="300" height="200" /></a>E&#8217; stata una vera e propria valanga di firme, anche inattese, quella che ha investito il Comitato Promotore dei <a href="http://www.milanosimuove.it" target="_blank"><strong>referendum milanesi</strong> </a>sull&#8217;ambiente negli ultimi due giorni, stravolgendo i conteggi dei giorni scorsi.</p>
<p>Gli ultimi controlli hanno anche consentito di fare il punto su alcuni dei firmatari e sostenitori eccellenti, che si aggiungono alle decine di personalità aderenti. Una carrellata di nomi molto trasversali, che va dallo scrittore <strong>Giorgio Bocca</strong>, alla scrittrice <strong>Ilaria Bernardini</strong>, il calciatore <strong>Billy Costacurta</strong>, il musicista <strong>Ludovico Einaudi</strong>, il presentatore <strong>Enzo Iacchetti</strong>, il DJ <strong>Linus</strong>, il cantante <strong>Roberto Vecchioni</strong> e molti altri.</p>
<p>E&#8217; accaduto che la notizia del raggiungimento della soglia delle 15.000 firme richieste, invece di far tirare i remi in barca abbia galvanizzato gruppi, movimenti, associazioni sul territorio e singoli volontari. Il rientro al Comitato di tutti i moduli &#8211; distribuiti direttamente nelle scorse settimane a Consigli di zona, notai, cancellieri e ai soggetti che si sono autonomamente avvalsi di queste figure per raccogliere firme &#8211; ha fatto balzare in avanti il numero delle firme portandole quasi a <strong>due terzi in più rispetto a quelle minime necessarie.</strong></p>
<p>Sono infatti a questo punto oltre <strong>125.000 </strong>le firme – <strong>25.103</strong> per ogni quesito, raccolte e autenticate nella massima legalità &#8211; consegnate all&#8217;ufficio dell&#8217;anagrafe comunale. Gli ultimi pacchi sono stati portati poco prima della scadenza dei termini, <strong>sabato 6 novembre</strong> alle ore 16 da Lorenzo Lipparini, che ha coordinato le operazioni di raccolta.</p>
<p>”<em>Siamo felici ed entusiasti di questo risultato, al di sopra di ogni aspettativa. Vogliamo ringraziare tutti i firmatari e le centinaia di volontari che hanno contribuito a questo successo. Ora inizia una campagna per garantire il voto dei cittadini milanesi al più presto possibile, il raggiungimento del quorum e la vittoria dei &#8220;sì&#8221;.</em> <em>I referendum hanno messo in evidenza la necessità di dare ai cittadini milanesi <strong>risposte chiare e coraggiose per il governo della città, svincolate dai vecchi schemi della politica</strong></em>.&#8221; – hanno dichiarato i promotori <strong>Marco Cappato, Edoardo Croci </strong>ed<strong> Enrico Fedrighini.</strong></p>
<p><strong>Lunedì 8 novembre</strong>, dalle 9 alle 13.30 all&#8217;<strong>Hotel Milano Scala</strong> di via dell’Orso 7, il comitato promotore “Milanosimuove” organizzerà il convegno pubblico &#8220;<strong><a href="http://www.milanosimuove.it/wordpress/lunedi-8-novembre-convegno-la-qualita-della-vita-a-milano.html" target="_blank">La Qualità della vita a Milano</a></strong>&#8220;.</p>
<p>All’incontro, presieduto da <strong>Edoardo Croci</strong>, partecipano, con i promotori del referendum civico: <strong>Marco Cappato, Enrico Montalbetti, Giancarlo Pagliarini</strong>, rappresentanti delle istituzioni: <strong>Paolo Gradnik </strong>(lista Moratti), <strong>Benedetto della Vedova </strong>(FLI), <strong>Gianni Vernetti (</strong>API) ed <strong>Enrico Marcora (UDC),</strong> insieme ad esperti e rappresentanti del sistema scientifico e del mondo ambientalista: <strong>Marco Parini, Andreas Kipar, Marco Romano, Valeria Corbella, Franco Morganti, Stefano Rolando, Gianni Scudo</strong>, con l’obiettivo di sviluppare proposte concrete per migliorare la qualità della vita a Milano &#8211; a partire dai referendum. I saluti istituzionali saranno riservati a <strong>Emma Bonino</strong> e <strong>Manfredi Palmeri</strong>.</p>
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		<title>Verso un ecosistema della conoscenza</title>
		<link>http://www.greenews.info/pratiche/verso-un-ecosistema-della-conoscenza-20101105/</link>
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		<pubDate>Fri, 05 Nov 2010 06:00:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Eva Filoramo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In occasione della sua partecipazione al Festival della Scienza di Genova, nell&#8217;ambito del dialogo Biodiversità e biodiversità nascosta (venerdì 5 novembre, ore 18.30), pubblichiamo in esclusiva l&#8217;intervento di Xavier Le Roux, direttore della Fondazione Francese per la Ricerca sulla Biodiversità.
Tradizionalmente, la biodiversità è rappresentata da specie emblematiche o da habitat particolari che è necessario proteggere.
Oggi giorno, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>In occasione della sua partecipazione al </em><a href="http://www.festivalscienza.it" target="_blank"><em><strong>Festival della Scienza</strong></em></a><em> di <strong>Genova,</strong> nell&#8217;ambito del dialogo </em><a href="http://www.festivalscienza.it/site/Home/Programma/Giornopergiorno/5Novembre/articolo10009167.html" target="_blank"><em>Biodiversità e biodiversità nascosta</em></a> (venerdì 5 novembre, ore 18.30)<em>, pubblichiamo in esclusiva l&#8217;intervento di <strong>Xavier Le Roux</strong>, direttore della </em><a href="www.fondationbiodiversite.fr" target="_blank"><em>Fondazione Francese per la Ricerca sulla Biodiversità</em></a><em>.</em></p>
<p><a href="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2010/10/la-biodiversite-3386765kekqm.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-13164" title="Courtesy of FFB.fr" src="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2010/10/la-biodiversite-3386765kekqm-300x235.jpg" alt="Courtesy of FFB.fr" width="300" height="235" /></a>Tradizionalmente, la biodiversità è rappresentata da specie emblematiche o da habitat particolari che è necessario proteggere.</p>
<p>Oggi giorno, tuttavia, è sempre maggiore il numero di esperti che riconosce che <strong>la biodiversità non si limita a questo</strong>. La definizione di “biodiversità” è associata sia al <strong>concetto di biodiversità ordinaria sia ai servizi ecosistemici</strong>, ossia le funzionalità e le interazioni degli organismi viventi: l’impollinazione da parte degli insetti, la fertilizzazione dei terreni eccetera. <strong>La biodiversità è un concetto globalizzante</strong>, <strong>del quale fanno anche parte l’uomo e tutte le sue attività</strong>. Non è un campo riservato alle scienze della vita, ma interessa numerose discipline come l’ecologia, la microbiologia o l’ecofisiologia; anche le scienze umane, l’economia, la filosofia, la sociologia e il diritto, per non citarne che alcune, partecipano agli sforzi della ricerca. Per vocazione, <strong>la biodiversità è votata all’interdisciplinarietà.</strong></p>
<p>I progressi scientifici avvenuti negli ultimi anni hanno migliorato considerevolmente la nostra conoscenza del mondo vivente: <strong>nel mondo ogni anno,</strong> per quanto riguarda la tassonomia<strong>, sono scoperte più di 10.000 nuove specie</strong>; in aggiunta gli avanzamenti della filogenesi, lo studio dei legami parentali tra gli organismi, hanno permesso di comprendere sempre meglio le dinamiche della biodiversità e dell’evoluzione. Studiando la diversità biologica gli scienziati sono stati in grado di fornire elementi che guidano la conservazione delle specie tramite, per esempio, la definizione di “punti caldi” o <em><strong>hotspot</strong></em> di biodiversità <em>[regioni biogeografiche in cui vive la maggior parte della biodiversità; attualmente al mondo ne sono state classificate 34, N.d.T.].</em></p>
<p>Uno dei maggiori contributi della ricerca scientifica consiste nell’<strong>aver evidenziato i servizi forniti dagli ecosistemi</strong>: grazie a una visione funzionale, è stato possibile sottolineare le relazioni molto vincolanti che esistono con le attività dell’uomo; i ricercatori, inoltre, hanno gettato le basi per un’analisi e una quantificazione della biodiversità. Sta iniziando una nuova riflessione sulle nostre relazioni con la natura, e <strong>non è più possibile, oggi, tenere distinti il futuro dell’uomo da quello della biodiversità.</strong></p>
<p>E’ importante a questo punto affrontare un’altra questione nodale: quella delle <strong>biotecnologie</strong> e dello sfruttamento delle cosiddette “risorse genetiche”. Oggigiorno infatti esistono tecnologie ispirate dagli studi sulla biodiversità che si sviluppano nella ricerca genetica ma anche nella manipolazione di organismi e di ecosistemi; l’imitazione della natura, o <em><strong>biomimesi</strong></em>, ha portato a molti risultati, tra cui quello ben noto del velcro [<em>ispirato dai piccoli uncini dei fiori di bardana, N.d.T.].</em> <strong>La biodiversità è una sorgente di innovazione incredibile</strong>, e ancora molto resta da scoprire.</p>
<p>La Francia ha creato una struttura innovativa, la <a href="www.fondationbiodiversite.fr" target="_blank"><strong>Fondazione per la Ricerca sulla Biodiversità</strong></a><strong> </strong>(FRB), che ha come missione la promozione della ricerca sulla biodiversità e la diffusione delle conoscenze in merito. E’ un punto di convergenza tra i diversi attori scientifici (gli istituti di ricerca pubblici) e quelli sociali. Oggi ne fanno parte 120 strutture: associazioni per la protezione della natura, aziende e altri organismi che si sono riuniti per <strong>sviluppare insieme strumenti che valorizzino e preservino la biodiversità</strong>. Alcuni hanno una visione piuttosto lineare di questa relazione tra scienza e società: gli attori sociali formulano una domanda e la scienza, “nella sua grande saggezza”, dovrebbe essere pronta a fornire una risposta. In realtà le cose non funzionano in questo modo. La Fondazione ha adottato procedure interattive e iterative addirittura nel caso dei programmi scientifici, in cui gli attori sociali e scientifici trovano il modo di accordarsi: nel corso dei progetti, <strong>i ricercatori beneficiano dell’esperienza di chi viene dal mondo delle imprese e questi scambi favoriscono la diffusione delle conoscenze</strong>. Potremmo proprio affermare che si tratta di <strong><em>un ecosistema della conoscenza</em>.</strong></p>
<p><em>Xavier Le Roux</em></p>
<p><em>Traduzione e adattamento dal francese di Eva Filoramo</em></p>
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		<title>Tiro con l&#8217;arco: mente e corpo immersi nella natura</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Aug 2010 12:16:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Gandiglio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E&#8217;possibile andare a caccia rispettando la natura? Gli arcieri della FIARC, la Federazione Italiana Arcieri Tiro di Campagna, non hanno dubbi: questo sport è il miglior modo per conciliare la pulsione ancestrale all&#8217;attività venatoria con una vita sana e rispettosa all&#8217;aria aperta. A patto che le prede, come avviene, abbiano degli animali solamente le fattezze, ma non siano altro, in realtà, che belle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2010/08/Fiarc.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-10915" title="Courtesy of Fiarc.it" src="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2010/08/Fiarc-300x222.jpg" alt="Courtesy of Fiarc.it" width="300" height="222" /></a>E&#8217;possibile andare a caccia rispettando la natura?</strong> Gli arcieri della <strong><a href="http://www.fiarc.it/" target="_blank">FIARC</a></strong>, la Federazione Italiana Arcieri Tiro di Campagna, non hanno dubbi: questo sport è il miglior modo per conciliare la pulsione ancestrale all&#8217;attività venatoria con <strong>una vita sana e rispettosa all&#8217;aria aperta</strong>. A patto che le prede, come avviene, abbiano degli animali solamente le fattezze, ma non siano altro, in realtà, che belle <strong>ricostruzioni tridimensionali della fauna selvatica &#8211; </strong>statiche o dinamiche, a seconda di cosa prevede la gara.   </p>
<p>A differenza della disciplina olimpica promossa da <strong><a href="http://www.fitarco-italia.org/" target="_blank">FITArco</a></strong>, la Federazione Italiana aderente al CONI, che ha carattere prettamente sportivo e agonistico, il <strong><em>tiro di campagna</em></strong> si caratterizza per una dimensione &#8220;spirituale&#8221; più ampia, che al rigore della <strong>concentrazione</strong> e dell&#8217;<strong>armonia mente-corpo</strong> aggiunge <strong>l&#8217;importanza dell&#8217;ambientazione naturale.</strong> Sia gli allenamenti che le gare degli arcieri FIARC si svolgono infatti sempre in luoghi particolarmente suggestivi e affascinanti dal punto di vista naturalistico, come boschi, foreste o percorsi nella vegetazione lungo corsi d&#8217;acqua, che possano essere intensamente <em>vissuti</em> dai partecipanti (di ogni età), aiutandoli a sviluppare <strong>una forma di rispetto per la natura spesso sconosciuta all&#8217;uomo di città.</strong></p>
<p>L&#8217;attività si svolge <strong>tutto l&#8217;anno</strong>, seguendo le trasformazioni imposte al terreno e alla flora dal mutare delle stagioni e ha <strong>una valenza educativa e formativa particolarmente forte per i bambini,</strong> che si trovano ad esercitare, in totale contatto con la natura, uno sport che richiede <strong>capacità di osservazione, autocontrollo e concentrazione</strong> &#8211; tanto che, assicurano le madri di alcuni giovani allievi, se ne possono notare i benefici anche nel rendimento scolastico.</p>
<p>&#8220;I bambini e gli adulti, attraverso il tiro, acquisiscono valori come <strong>l&#8217;amore e il rispetto per la natura e il rispetto delle regole</strong> (in questo caso sportive), migliorando la capacità di relazionarsi con gli altri (convivenza civile) e concentrandosi per il raggiungimento di un obiettivo&#8221;, ci spiega <strong>Giovenale Botta</strong>, fondatore della compagnia <a href="http://www.arcieridelnibbio.com/" target="_blank"><strong>Arcieri del Nibbio</strong> </a>e della scuola <strong>Armonia,</strong> che si ispira ai precetti della <em>voie médiane</em> (&#8220;la via di mezzo&#8221;) del maestro francese <strong><a href="http://www.libreriadellosport.it/libri/guidare-il-proprio-mentale.php" target="_blank">Jean-Marie Coche</a></strong>.</p>
<p>Botta è autore, insieme a <strong>Franca Santagiuliana</strong>, del manualetto &#8220;<strong><a href="http://arcieridelnibbio.com/IT/INSTINCTIVE-SHOOTING/content.aspx?sx=40&amp;dx=34&amp;lng=IT&amp;cm1=55" target="_blank">5 passi con l&#8217;arco</a></strong>&#8220;, una summa per avvicinarsi tecnicamente e spirtualmente al cosiddetto <strong><em>tiro istintivo</em></strong> &#8211; il tiro senza ausilio di mirini e altri elementi tecnologici, che utilizza unicamente la respirazione diaframmatica - nel solco del motto <strong>A</strong><em><strong>lte Pete</strong> (&#8220;</em>mira in alto&#8221;), un invito a migliorare sé stessi e le proprie capacità attraverso l&#8217;utilizzo dell&#8217;arco.</p>
<p>Il libricino è ricco di aneddoti, massime di saggezza orientale e spunti di riflessione che si  prestano tanto ad una rilassante lettura estiva, quanto ad un carico di nuove motivazioni per riprendere, con sprint, la stagione lavorativa di settembre. <strong>I manager potranno apprezzare, ad esempio, le indicazioni per superare il <em>target panic</em></strong>, l&#8217;ansia di non <em>centrare il bersaglio</em>, che può essere eliminata grazie alle antiche tecniche yoga. Come suggerisce infatti <strong>Margherita Taricco</strong>, insegnante torinese intervistata da Botta: &#8220;<strong>esiste una similitudine tra l&#8217;uomo e l&#8217;abero del bosco</strong>. Il corpo umano è come l&#8217;albero che affonda le sue radici nella terra. L&#8217;uomo deve imparare a riconoscere le proprie radici. Il suo fusto è simile alla colonna vetrebrale, simboleggia la struttura e la personalità di ognuno. Il sangue è come la linfa che porta nutrimento ai fiori, al fine di coglierne i frutti. Anche l&#8217;essere umano genera frutti, ma quali? Come si riconoscono? <strong>Attraverso lo sviluppo della capacità di ascoltarsi, ognuno di noi può cogliere i frutti del proprio albero</strong>&#8220;.</p>
<p>Non esiste cioè una sola ricetta per unire il successo personale al rispetto della natura e del prossimo ma, come conclude il manuale con una felice metafora naturalistica di Lao-Tzu: &#8220;<strong>la giusta via è simile all&#8217;acqua che, adeguandosi a tutto, a tutto è adatta</strong>&#8220;.  </p>
<p><em>Andrea Gandiglio</em>   </p>
<p><em> </em></p>
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		<title>La &#8220;generazione distribuita&#8221; avanza anche in Italia</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Jul 2010 06:33:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>caterina</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Aumenta il numero delle mini-centrali in Italia (piccola generezione e microgenerazione) per la produzione locale di energia elettrica e termica.
A dirlo è l&#8217;Autorità per l&#8217;Energia e il Gas, che ha diffuso di recente i risultati dell’ultimo monitoraggio sulla generazione distribuita, relativo al biennio 2007-2008.
Se nel 2007 si registravano 10.371 impianti installati, per una potenza efficiente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong style="font-weight: bold;"><a href="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2010/07/Minidroelettrico.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-10796" title="Un mini impianto idroelettrico, Courtesy of Eplusplus.it" src="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2010/07/Minidroelettrico-300x225.jpg" alt="Un mini impianto idroelettrico, Courtesy of Eplusplus.it" width="300" height="225" /></a>Aumenta il numero delle</strong> <strong style="font-weight: bold;">mini-centrali in Italia</strong> (piccola generezione e microgenerazione) per la <strong>produzione locale</strong> di energia elettrica e termica.</p>
<p>A dirlo è l&#8217;<strong><a href="http://www.autorita.energia.it/it/index.htm" target="_blank">Autorità per l&#8217;Energia e il Gas</a></strong>, che ha diffuso di recente i risultati dell’<strong><a href="http://www.autorita.energia.it/allegati/docs/10/081-10argall.pdf" target="_blank">ultimo monitoraggio</a></strong> sulla <strong>generazione distribuita</strong>, relativo al biennio 2007-2008.</p>
<p>Se nel 2007 si registravano <strong>10.371 impianti installati</strong>, per una potenza efficiente lorda di 6.072 MW e <strong>una produzione totale di 19,3 TWh</strong>, nel 2008 sono state censite <strong>34.848 mini-centrali</strong> con potenza nominale inferiore a 10M, una potenza efficiente lorda pari a di 6.627 MW e una produzione lorda di <strong>21,6 TWh</strong>, ovvero il <strong>6,8% del totale nazionale</strong>.</p>
<p>Di questi <strong>circa 1,9 TWh sono stati prodotti da impianti di piccolissima taglia</strong>, con capacità di generazione inferiore a 1 MW, destinati prevalentemente al <strong>consumo locale</strong>. Lo studio dell’Autorità per l’energia e il gas dice infatti che un terzo della produzione energetica da mini-centrali viene consumato direttamente da utenze dislocate nei pressi dell’impianto, mentre circa il 66% viene immesso in rete e distribuito. </p>
<p><strong style="font-weight: bold;">La logica del “fai da te” e della <em>generazione distribuita</em> offre inoltre due vantaggi considerevoli</strong>, uno economico e uno in termini di efficienza e risparmio energetico: l’energia prodotta e consumata localmente, infatti, <strong>non è soggetta alle dispersioni della rete</strong>, nel viaggio di centinaia di chilometri tra grandi centrali e utenti finali.</p>
<p>Di particolare interesse è anche il fatto che <strong style="font-weight: bold;">più della metà </strong>(58,7%) <strong style="font-weight: bold;">della produzione lorda di energia delle mini-centrali è di origine rinnovabile</strong>. Ad andare forte sono soprattutto i settori <strong>solare </strong>e <strong>idroelettrico</strong>. Il fotovoltaico ha infatti registrato l’incremento maggiore nel numero d’impianti (dai <strong>4.000 del 2006</strong> si è passati ai <strong>32.000 del 2008</strong>), mentre <strong>all’idroelettrico spetta il primato per quantità di energia prodotta</strong>: 7,1 TWh contro i soli 0,2 TWh del fotovoltaico.</p>
<p>Sempre in riferimento al bienno 2007-2008, differenze sostanziali si registrano tra il Nord e il Sud del Paese, rispecchiando verosimilmente i livelli d’industrializzazione regionali: in <strong style="font-weight: bold;">Lombardia </strong>la potenza installata è pari a 1.168 MW, in <strong style="font-weight: bold;">Piemonte </strong>è di 1.035,2, in <strong style="font-weight: bold;">Veneto</strong> di 545,3 mentre è nettamente inferiore al Sud con appena 289,4 MW in Sicilia e 80,8 in Calabria.</p>
<p>Una buona notizia anche per chi i dati li deve analizzare: dal momento che l’attuale sistema di archiviazione e pubblicazione dei dati non consente di effettuare monitoraggi della generazione distribuita entro l’anno successivo a quello di riferimento (il 2009 in questo caso), <strong>l’Autorità ha avviato un processo d’integrazione delle banche dati</strong> che dovrebbe permettere di realizzare studi e analisi in tempi decisamente più brevi.</p>
<p><em style="font-style: italic;">Caterina Tripepi</em></p>
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		<title>E&#8217; tempo di 5&#215;1000 (anche per l&#8217;ambiente)</title>
		<link>http://www.greenews.info/pratiche/e-tempo-di-5x1000-anche-per-lambiente-20100426/</link>
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		<pubDate>Mon, 26 Apr 2010 06:00:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elena</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Non-Profit]]></category>
		<category><![CDATA[Pratiche]]></category>
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		<category><![CDATA[Ambiente]]></category>

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		<description><![CDATA[Forse non è l&#8217;anno migliore in cui ricordarlo, ma, che piaccia o no, è tempo di dichiarazione dei redditi 2009. 
Della quota di tasse che ogni contribuente deve versare allo Stato, ve n’è una piccola ma importante che chi compila il 730, l’Unico o il CUD, può scegliere di destinare a una organizzazione non profit: si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2010/04/Courtesy-of-CislCuneo.gif"><img class="alignleft size-full wp-image-7319" title="Courtesy of CislCuneo" src="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2010/04/Courtesy-of-CislCuneo.gif" alt="Courtesy of CislCuneo" width="300" height="217" /></a>Forse non è l&#8217;anno migliore in cui ricordarlo, ma, che piaccia o no, è tempo di <strong>dichiarazione dei redditi 2009. </strong></p>
<p>Della quota di tasse che ogni contribuente deve versare allo Stato, ve n’è una piccola ma importante che chi compila il 730, l’Unico o il CUD, può scegliere di destinare a una <strong>organizzazione non profit</strong>: si tratta del famoso <strong>5 x 1000</strong>, non un&#8217;imposta aggiuntiva, né un sostituto dell’8 x 1000, ma una possibilità ulteriore di scegliere a chi destinare parte delle proprie tasse.</p>
<p>Tra le altre anche le associazioni dedicate alla protezione dell’ambiente hanno dunque attivato campagne per raccogliere questo contributo. <strong>La scelta è ampia e variegata, </strong>si va dagli enti più conosciuti come il <strong>Fai</strong> e il <strong>WWF</strong> alle associazioni più piccole come <strong>Terra!</strong> e <strong>Fare Verde Onlus</strong> fino ad associazioni più di nicchia come la <strong>Fiab</strong>, federazione italiana amici della bicicletta.</p>
<p>Il gesto che realizza la donazione é in ogni caso semplicissimo: basta <strong>inserire il codice fiscale dell’associazione prescelta</strong>, reperibile sul sito internet, nell’apposita casella dedicata al 5&#215;1000 sul modulo della dichiarazione dei redditi. E voilà.</p>
<p>Per orientarsi e fare la scelta più vicina alla propria sensibilità vale la pena verificare come i nostri soldi verranno impiegati nei progetti di conservazione o tutela dell&#8217;ambiente. Ecco, a titolo esemplare, una breve carrellata tra le numerose possibilità:</p>
<p>Il WWF è la più grande organizzazione mondiale per la conservazione della natura, rappresentata in Italia dal <span style="text-decoration: underline;"><a title="WWF Italia" href="http://www.wwf.it/client/render.aspx">WWF Italia</a></span>. La sua mission è quella di costruire un mondo in cui l’uomo possa vivere in armonia con la natura. Per farlo il WWF segue alcune linee guida principali che riassume in: <strong>difesa della natura e dell’ambiente, monitoraggio dei cambiamenti climatici, promozione di nuovi stili di vita</strong> (turismo responsabile, sostenibilità, educazione ambientale) e <strong>dialogo con le istituzioni</strong>. Chi fosse interessato a destinare il 5 X 1000 al WWF e ai suoi progetti, potrà partecipare inoltre all&#8217;<strong>estrazione di un viaggio in Amazzonia</strong> per toccare con mano uno dei tanti progetti che il WWF concretamente realizza nel mondo.</p>
<p>Il <a href="http://www.fondoambiente.it/">FAI &#8211; Fondo Ambiente Italiano</a>, dal 1975 si occupa di salvaguardare i beni paesaggistici, artistici e culturali del nostro Paese. La sua mission è “promuovere in concreto <strong>una cultura di rispetto della natura, dell&#8217;arte, della storia e delle tradizioni d’Italia</strong> e tutelare un patrimonio che è parte fondamentale delle nostre radici e della nostra identità”. La campagna fondi del 2010 gioca sull’ironia, sui cartelloni e sui banner, riproducendo una lettera di riscatto anonima, campeggia la scritta “<strong>Vuoi rivedere sano e salvo il tuo paesaggio? Il tuo 5&#215;1000 dallo al Fai</strong>!”. La donazione perfetta per tutti coloro che ritengono il paesaggio “un organismo vivente in perenne evoluzione” e non solamente ciò che circonda l’essere umano.</p>
<p><a href="http://www.legambiente.eu/">Legambiente </a>è nata nel 1980, erede dei primi nuclei ecologisti e del movimento antinucleare che si sviluppò in Italia e in tutto il mondo occidentale nella seconda metà degli anni ’70. Tratto distintivo dell’associazione è stato sempre <strong>l’ambientalismo scientifico</strong>, la scelta, cioè, di fondare ogni iniziativa per la difesa dell’ambiente su una solida base di dati scientifici, che, rivendica Legambiente, “ci hanno permesso di accompagnare le nostre battaglie con l’indicazione di alternative concrete, realistiche, praticabili”. Sostenere questa trentennale associazione no profit con il 5 x 1000 significa, dicono i suoi fondatori, credere di poter “costruire un mondo migliore”.</p>
<p><a href="http://www.fareverde.it/">Fare Verde ONLUS </a>è un’associazione di protezione ambientale la cui missione sono gli “<strong>animali, mari, foreste, fiumi, terzo mondo, generazioni future</strong>” ovvero tutti coloro che sono importanti per la vita del pianeta Terra ma che spesso non hanno voce in capitolo, in quanto privi di organi di rappresentanza. Attraverso l’attività di volontariato, Fare Verde vuole “riportare la vita vegetale, animale, umana al centro dell&#8217;attenzione e lavorare disinteressatamente per <strong>risparmiare la Terra da sprechi e aggressioni”.</strong></p>
<p><a href="http://www.terraonlus.it/">Terra! </a>è un’associazione indipendente e apartitica che vuole difendere l’ambiente operando sul territorio e attraverso campagne internazionali. Terra! mette in rete singole persone, gruppi, associazioni attive a livello locale che si riconoscono nelle stesse finalità e <strong>ha l&#8217;obiettivo di creare un nuovo attivismo ambientale, aperto e partecipato, </strong>che possa crescere grazie alle competenze e alla creatività di tutte le persone che vogliono agire per una mobilità sostenibile e la salvaguardia del pianeta. Terra! fa parte di un network di associazioni internazionali coordinato da <strong>Friends Of the Earth Europe. </strong>In Italia è già attiva in 16 città: Roma, Milano, Torino, Genova, Bologna, Firenze, Napoli, Palermo, Cagliari, Trento, Padova, Bassano del Grappa, Reggio Emilia, Modena, Ravenna, Ancona.</p>
<p>Lo statuto della <a href="http://www.fiab-onlus.it/">FIAB</a> recita, in apertura, che &#8220;scopo dell&#8217;associazione è lo svolgimento di attività nel settore della <strong>tutela e valorizzazione della natura e dell&#8217;ambiente in particolare promuovendo l&#8217;uso della bicicletta</strong> con iniziative per migliorare mobilità e qualità della vita urbana e per la pratica di una forma di escursionismo rispettosa dell&#8217;ambiente&#8221;. Le associazioni aderenti alla FIAB – e la FIAB stessa – fanno lobbying nei confronti dei pubblici poteri per ottenere interventi e provvedimenti a favore della circolazione sicura e confortevole della bicicletta e, più in generale, per migliorare la vivibilità urbana (piste ciclabili, moderazione del traffico, politiche di incentivazione, uso combinato bici + mezzi collettivi di trasporto &#8211; e in particolare treno+bici).</p>
<p>Queste e molte altre le associazioni no profit che si dedicano, tramite i loro volontari e operatori, alla difesa dell’ambiente e svolgono un’attività capillare sul nostro territorio. Per aiutarle e sostenerle, come recita un vecchio slogan, è sufficiente donare il proprio 5&#215;1000<strong>, &#8220;un piccolo gesto che non costa nulla ma può voler dire molto&#8221;</strong>.</p>
<p><em>Elena Marcon</em></p>
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