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	<title>Greenews.info &#187; Servizi</title>
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	<description>Greenews.info è il nuovo magazine on-line dedicato all’informazione ambientale e al “green thinking” che nasce per dare visibilità ai progetti di sostenibilità delle imprese operanti in Italia, delle pubbliche amministrazioni, degli enti e delle associazioni e per informare, sia gli utenti business che consumer, sulle politiche, le best practices, le normative ed i finanziamenti, i prodotti &#34;eco&#34; e “bio” e i nuovi trend mondiali. Il tutto in un unico ambiente multimediale di facile navigazione e leggibilità, con criteri di ricerca immediati per tipologia, per settore merceologico o per parola chiave.</description>
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		<title>Successo della sperimentazione Lufthansa con il biocarburante</title>
		<link>http://www.greenews.info/comunicati-stampa/successo-della-sperimentazione-lufthansa-del-biocarburante-20120111/</link>
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		<pubDate>Wed, 11 Jan 2012 06:27:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Benedetta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dopo sei mesi di sperimentazione di carburante biosintetico, Lufthansa, la compagnia aerea tedesca, ha annunciato che i primi risultati sono stati assolutamente positivi. In totale, sono stati effettuati 1.187 voli con biocarburante tra Amburgo e Francoforte. Stando ai primi riscontri, le emissioni di CO2 sono state ridotte di 1.471 tonnellate. Il consumo totale del mix di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2012/01/Courtesy-of-viaggi.notizie.it_.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-26904" title="Courtesy of viaggi.notizie.it" src="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2012/01/Courtesy-of-viaggi.notizie.it_-288x300.jpg" alt="" width="288" height="300" /></a>Dopo sei mesi di sperimentazione di <strong>carburante biosintetico</strong>, <strong><a href="http://www.lufthansa.com/it/it/Homepage" target="_blank">Lufthansa</a>,</strong> la compagnia aerea tedesca, ha annunciato che i primi risultati sono stati assolutamente positivi. In totale, <strong>sono stati effettuati 1.187 voli con biocarburante tra Amburgo e Francoforte</strong>. Stando ai primi riscontri, le emissioni di CO<sub>2</sub> sono state ridotte di 1.471 tonnellate. Il consumo totale del mix di biokerosene è stato pari a 1.556 tonnellate.</p>
<p>&#8220;Il nostro progetto <strong>burnFAIR</strong> si è sviluppato senza intoppi e con nostra piena soddisfazione. Come previsto, i biocarburanti hanno dimostrato il loro valore nelle quotidiane operazioni di volo&#8221;, ha confermato <strong>Joachim Buse</strong>, Vice President Aviation Biofuel di Lufthansa.</p>
<p>L’evento culminante della sperimentazione del biocarburante Lufthansa coinciderà con il primo volo di linea verso gli Stati Uniti, previsto per il <strong>12 gennaio 2012</strong>. Un Boeing 747-400, alimentato con circa 40 tonnellate di miscela di <strong>carburante biosintetico</strong>, volerà da Francoforte a Washington. Con solo questo volo, Lufthansa prevede di <strong>ridurre le emissioni di 38 tonnellate</strong>, l’equivalente delle emissioni di CO<sub>2</sub> prodotte da sei voli di linea tra Francoforte e Berlino.</p>
<p>L&#8217;industria aeronautica, del resto, è molto impegnata dalle nuove normative <strong><a href="http://www.greenews.info/normative/normative-normative/ets-tutte-le-compagnie-aree-dovranno-rispettare-lo-schema-di-emissioni-20111226/">ETS</a> </strong>e si è posta traguardi ambiziosi. In linea con gli obiettivi <strong>IATA </strong>di settore, <strong>le compagnie aeree, entro il 2050, dovranno ridurre le emissioni di CO<sub>2</sub> del 50% rispetto al 2005</strong>. &#8220;Se vogliamo proteggere il nostro clima e quindi il nostro futuro in modo sostenibile, <strong>abbiamo bisogno di idee e tecnologie innovative oltre che di una alternativa ecologica ai combustibili fossili </strong>- soprattutto in vista della crescente domanda di mobilità in tutto il mondo&#8221; ha dichiarato <strong>Christoph Franz</strong>, Chairman of the Executive Board di Deutsche Lufthansa AG.</p>
<p>Il <strong>cherosene biosintetico </strong>è affidabile tanto quanto il carburante tradizionale, non comporta danni nella manutenzione dei motori, ma genera impatti ambientali sono minori. Grazie alla maggiore densità energetica del biocarburante, è stato possibile ridurre il consumo di carburante di oltre l&#8217;1%. Inoltre, il cherosene biosintetico è <strong>privo di zolfo e di composti aromatici.</strong></p>
<p>Il principio alla base dei biocarburanti è semplice e si basa sul ciclo del carbonio. Le piante assorbono CO<sub>2</sub> dall&#8217;atmosfera attraverso la fotosintesi. Quando i motori degli aerei bruciano biocarburante, la CO<sub>2</sub> viene rilasciata nell&#8217;atmosfera. <strong>I biocarburanti emettono circa il 50% in meno di CO<sub>2</sub> rispetto ai combustibili fossili tradizionali</strong>.</p>
<p>&#8220;Come prossimo passo, ci concentreremo sulla disponibilità, sostenibilità e <strong>certificazione delle materie prime</strong>. Ma prima dobbiamo attingere da questo mercato. Tuttavia, <strong>Lufthansa continuerà la sperimentazione solo se sarà in grado di garantire il volume sostenibile e le materie prime certificate necessarie a mantenere le normali operazioni di volo</strong>&#8220;, ha sottolineato <strong>Joachim Buse</strong>, responsabile del progetto.</p>
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		<title>RECOIL: come l&#8217;olio della friggitrice può creare energia, calore e green jobs</title>
		<link>http://www.greenews.info/prodotti/recoil-come-lolio-della-friggitrice-puo-creare-energia-calore-e-green-jobs-20111117/</link>
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		<pubDate>Thu, 17 Nov 2011 07:49:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Benedetta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ciò che è noto, è che l&#8217;olio esausto inquina e causa problemi all&#8217;ecosistema. Ciò che, invece, ancora non si sa, è che tramite l&#8217;olio esausto è possibile creare energia elettrica e termica. E&#8217; questo l&#8217;obiettivo del progetto RECOIL, RECovered waste cooking OIL for combined heat and power production, ovvero: olio vegetale esausto recuperato per la produzione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/11/olio_esausto.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-25545" title="Una tanica di olio esausto, Courtesy of Caiazzorinasce.net" src="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/11/olio_esausto-300x231.png" alt="" width="300" height="231" /></a>Ciò che è noto, è che <strong>l&#8217;olio esausto inquina e causa problemi all&#8217;ecosistema</strong>. Ciò che, invece, ancora non si sa, è che <strong>tramite l&#8217;olio esausto è possibile creare energia elettrica e termica</strong>. E&#8217; questo l&#8217;obiettivo del progetto<strong> RECOIL</strong>, <em>RECovered waste cooking OIL for combined heat and power production, </em>ovvero: olio vegetale esausto recuperato per la produzione combinata di energia elettrica e termica.</p>
<p>Il progetto, presentato lo scorso 11 novembre alla fiera <strong><a href="http://www.greenews.info/agenda/ecomondo-e-key-energy-a-rimini-fiere-20111007/" target="_blank">Ecomondo</a></strong> di Rimini, vede come partner <strong><a href="http://www.azzeroco2.com/" target="_blank">AzzeroCO2</a>, <a href="http://www.consorzioconoe.it/" target="_blank">CONOE</a></strong> (il Consorzio Obbligatorio Nazionale di raccolta e trattamento oli e grassi vegetali e animali esausti),  <strong><a href="http://www.legambiente.it/" target="_blank">Legambiente</a>, <a href="http://www.kyotoclub.org/" target="_blank">Kyoto Club</a> e <a href="http://www.cidsoftware.it/home.asp" target="_blank">CID Software</a></strong>, sarà finanziato per circa il 50% dell&#8217;intero ammontare dalla Commissione Europea, nell’ambito del <strong><a href="http://europa.eu/legislation_summaries/agriculture/environment/l28021_it.htm" target="_blank">programma LIFE+</a></strong> e durerà fino a giugno 2015.</p>
<p><strong>Quello degli oli esausti scaricati nell&#8217;ambiente, è un problema ancora irrisolto che causa danni per il buon funzionamento degli impianti di trattamento dell&#8217;acqua </strong>e quindi all&#8217;ecosistema in generale. I settori colpiti dallo smaltimento sono diversi. Primo fra tutti, quello dell&#8217;efficienza energetica e delle risorse, in particolare l&#8217;acqua. il processo di discarica di tali oli prevede infatti un trattamento particolare per separare gli oli e le materie grasse da quelle liquide, che preve un utilizzo massiccio di acqua e di energia. Quando invece gli impianti non sono adeguati,<strong> l&#8217;olio rischia di finire nei fiumi, provocando la morte della fauna e della flora subacquea</strong>. In questi casi, poiché l&#8217;olio è più leggero dell&#8217;acqua, forma una patina di grasso che si deposita sulle superfici di acqua, non permettendo il normale scambio di ossigeno tra aria e acqua, e contribuendo alla distruzione dell&#8217;ecosistema. </p>
<p><strong>Gli stessi effetti devastanti, si verificano se gli oli vengono dispersi nel sottosuolo. In questo caso, rischiano di inquinare le falde acquifere, rendendo l&#8217;acqua inutilizzabile, sia per gli usi agricoli che per quelli domestici.</strong></p>
<p>Il progetto RECOIL intende perciò realizzare un <strong>sistema ottimizzato per la raccolta porta a porta dell’olio vegetale esausto, </strong>per ottenere due risultati: limitare i danni derivanti dalla sua dispersione nell’ambiente e la produzione energetica.</p>
<p>Per l&#8217;implementazione del progetto, sono stati scelti<strong> due comuni pilota</strong>,  <strong>Castell’Azzara (Gr) e Forlimpopoli (Fc)</strong>. In entrambi i comuni sarà pianificato un sistema di raccolta porta a porta dell’olio usato e un sistema informativo innovativo di monitoraggio e tracciabilità dell’intera filiera di raccolta. L&#8217;olio esausto raccolto, dopo un trattamento esclusivamente meccanico in cui verranno eliminate le impurità, <strong>sarà utilizzato come combustibile per produrre energia elettrica e termica</strong>. Seguendo questo meccanismo, oltre a produrre energia pulita, sarà eliminato anche il processo chimico di conversione degli oli esausti, il quale provocava danni all&#8217;ambiente.</p>
<p>Secondo i dati del consorzio CONOE, nel 2010 sono state<strong> 43 mila le tonnellate di oli vegetali esausti raccolti e riciclati, </strong>un dato destinato ad aumentare nei prossimi anni. La raccolta domestica per ora è limitata solo ad alcuni Comuni e <strong>potrà essere diffusa in maniera sistematica soltanto con la modifica della legge attuale</strong>. Questa prevede oggi che<strong> gli oli usati in cucina (frittura e assimilati) debbano essere recuperati in contenitori metallici o in plastica e conferiti in apposi centri di raccolta </strong>(organizzati dal Comune di residenza). Successivamente, imprese affiliate al CONOE provvedono al ritiro per poi avviare il processo di riciclo e smaltimento. Il Consorzio, in assenza di direttive comunali, deve essere contattato direttamente per concordare il ritiro personalizzato. Con un simile funzionamento, è evidente quanto possa essere dunque importante l&#8217;attività di sensibilizzazione che sarà sperimentata nel progetto RECOIL. Come ha dichiarato<strong> Stefano Ciafani</strong>, responsabile scientifico e project manager per Legambiente, “l’attività di informazione  e sensibilizzazione è basilare per coinvolgere direttamente i cittadini nella gestione sostenibile  dei rifiuti e, nello specifico, nella raccolta domiciliare porta a porta degli oli vegetali usati”. Saranno anche implementati<strong> corsi specifici di formazione per i tecnici comunali che saranno impegnati nella gestione del sistema di raccolta</strong>.</p>
<p>Ancora una volta il duplice obiettivo della sostenibilità ambientale e dell&#8217;efficienza energetica è accompagnato anche da ricadute economiche positive: la creazione di nuovi green jobs.</p>
<p><em>Donatella Scatamacchia</em></p>
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		<title>Greenews.info diventa partner del canale Ambiente di LaStampa.it</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Nov 2011 08:01:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Benedetta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Da giovedì 10 novembre il canale “Ambiente” di LaStampa.it, uno dei portali di informazione generalista più visitati in Italia, si arricchirà di un nuovo box di approfondimenti a cura di Greenews.info. 
Per il nostro web magazine, nato nel 2009 per diffondere le buone pratiche, le novità e i più interessanti casi di studio italiani e internazionali, si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/11/Stampa.it-sezione-Ambiente.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-25182" title="Stampa.it sezione Ambiente" src="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/11/Stampa.it-sezione-Ambiente-300x233.jpg" alt="" width="300" height="233" /></a>Da giovedì <strong>10 novembre</strong> il canale “<strong><a href="http://www3.lastampa.it/ambiente/sezioni/greenews/" target="_blank">Ambiente</a></strong>” di <strong>LaStampa.it</strong>, uno dei portali di informazione generalista più visitati in Italia, si arricchirà di <strong>un nuovo box di approfondimenti a cura di Greenews.info. </strong></p>
<p>Per il nostro web magazine, nato nel 2009 per diffondere le buone pratiche, le novità e i più interessanti casi di studio italiani e internazionali, si tratta di <strong>un importante riconoscimento per la qualità dell’attività editoriale</strong> svolta quotidianamente, nel tentativo di offrire al lettore <strong>contenuti utili e precisi sulla green economy</strong>, <strong>in forma divulgativa</strong>, ma evitando le formule abusate di chi tende genericamente a equiparare ogni fenomeno di questa <strong><a href="http://www.greenews.info/eventi/la-terza-rivoluzione-industriale-che-obama-ha-mancato-secondo-jeremy-rifkin-20111028/"><em>terza rivoluzione industriale</em> </a></strong>come “amico dell’ambiente”, senza indagarne la reale concretezza, le cause, le connessioni e i possibili sviluppi di interesse collettivo. Un riconoscimento che segue, a distanza di pochi mesi, l’inserimento di <strong>Greenews.info </strong>– da parte di <strong>EUBRA</strong>, il Comitato Eurobrasiliano per lo Sviluppo Sostenibile – <strong><a href="http://www.greenews.info/eventi/greenews-info-tra-i-primi-100-progetti-al-mondo-per-la-green-economy-20110711/">tra i 100 progetti più interessanti al mondo </a>per la promozione delle tecnologie e dei nuovi modelli di business della green economy.</strong></p>
<p>Sulla base dell’accordo siglato, Greenews.info contribuirà quotidianamente, con <strong>approfondimenti in esclusiva per <a href="http://www.lastampa.it" target="_blank">LaStampa.it</a></strong>, a completare l’offerta di contenuti in tema ambientale del portale, grazie a una redazione interna e alla collaborazione di venti freelance sparsi sul territorio nazionale e nelle principali capitali estere.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Come emerso, recentemente, dal <strong><a href="http://www.greenews.info/eventi/informazione-ambientale-le-riflessioni-del-forum-di-cuneo-20111025/">IX Forum Internazionale dell’Informazione per la Salvaguardia della Natura</a>, </strong>è infatti sempre più necessaria <strong>una stretta collaborazione e interazione tra i giornalisti della carta stampata, quelli del web e della tv, perché l’informazione possa divenire realmente globale</strong>, non solo nei contenuti, ma anche nei mezzi e nelle modalità di diffusione. L<strong>’attività di networking</strong> e l’<strong>estensione del monitoraggio ai canali d’informazione “non convenzionali</strong>” diventa dunque <strong>la chiave di questa convergenza tra i media, </strong>che sui temi ambientali è divenuta oggi particolarmente urgente e invocata a gran voce, sia dai cittadini che dagli operatori del settore.</p>
<p>Con questo accordo <strong>La Stampa.it</strong>, portale nato dalla costola di uno dei più antichi e prestigiosi quotidiani italiani e cresciuto esponenzialmente grazie alla capacità della redazione on-line, guidata da <strong><a href="http://www.lastampa.it/_web/CMSTP/tmplrubriche/giornalisti/hrubrica.asp?ID_blog=2" target="_blank">Anna Masera</a>,</strong> di interpretare la <strong>“rivoluzione digitale” dell’editoria</strong>, conferma dunque la capacità di continua innovazione e apertura verso i fenomeni più interessanti della società.</p>
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		<title>9REN lancia 9REN People per il mercato retail</title>
		<link>http://www.greenews.info/comunicati-stampa/9ren-lancia-9ren-people-per-il-mercato-retail-20111103/</link>
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		<pubDate>Thu, 03 Nov 2011 08:43:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Benedetta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[9REN, uno dei principali operatori europei del settore fotovoltaico con oltre 90MW di impianti di proprietà in Italia e in Spagna e 92MW installati come EPC contractor, ha già da tempo riposizionato le proprie attività “core” dallo sviluppo di impianti a terra alla crescita nel settore degli impianti in copertura sia per il mercato residenziale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.9ren.it/" target="_blank"></a><a href="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/11/tetto-fotovoltaico-francavilla-Courtesy-of-9REN.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-24836" title="tetto fotovoltaico francavilla, Courtesy of 9REN" src="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/11/tetto-fotovoltaico-francavilla-Courtesy-of-9REN-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>9REN, uno dei principali operatori europei del settore fotovoltaico con oltre 90MW di impianti di proprietà in <strong>Italia</strong> e in <strong>Spagna </strong>e 92MW installati come EPC contractor, ha già da tempo riposizionato le proprie attività “core” dallo sviluppo di impianti a terra alla crescita nel settore degli <strong>impianti in copertura sia per il mercato residenziale che per il mercato delle piccole e medie imprese</strong>. L’azienda ha infatti recentemente messo a punto <strong><em>9REN People</em></strong>, un progetto mirato alla realizzazione di <strong>tetti fotovoltaici di varie dimensioni</strong>, strutturando una capillare rete di installatori locali qualificati.</p>
<p>A distanza di pochi mesi dalla sua costituzione 9REN People sta già ampliando la propria rete di partners per il <strong>mercato retail</strong> sul territorio nazionale cercando installatori fotovoltaici in <strong>Marche, Abruzzo, Molise, Sicilia, Toscana, Basilicata, Emilia Romagna</strong>. I vantaggi offerti  ai nuovi partners consistono principalmente nell’accessibilità all’acquisto dei componenti critici dell’impianto a prezzi competitivi e dall’estensione all’installatore della rete di contatti del mercato residenziale e delle PMI che l’azienda gestisce con il proprio sito web <strong><a href="http://www.9ren.it/" target="_blank">9renpeople.it</a> attraverso il quale all’installatore viene anche dato accesso in tempo reale al magazzino prodotti e a molti altri servizi online.</strong></p>
<p>Un modello nuovo, quello di 9REN People, che l’azienda propone in un frangente economico particolare poiché “siamo convinti” afferma  <strong>Stefano Granella, CEO del Gruppo 9REN</strong>, “che una delle soluzioni per affrontare questo momento particolare del nostro settore  è quella di <strong>fare sistema capitalizzando le competenze e valorizzando tutte le opportunità di mercato</strong>. 9REN lo sta facendo attraverso una rete di piccoli installatori con grandi competenze e presenza capillare sul territorio poiché crediamo che il fotovoltaico sia una tecnologia sempre più vicina al cittadino e alle piccole e medie imprese.”</p>
]]></content:encoded>
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		<title>L’International Media Award di Greenaccord a “Radio Africa N°1”</title>
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		<pubDate>Tue, 25 Oct 2011 10:40:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Benedetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
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		<category><![CDATA[International Media Award di Greenaccord 2011]]></category>
		<category><![CDATA[Radio Africa N 1]]></category>

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		<description><![CDATA[Democrazia e sostenibilità: temi di grande pregnanza per il futuro del pianeta e priorità assoluta per chi si occupa di informazione. Quest’anno il continente passato in rassegna per l’assegnazione dell’International Media Award di Greenaccord è stato l’Africa.
Ad aggiudicarsi il premio, sabato 22 ottobre, l’emittente radiofonica africana “Radio Africa N°1”, rappresentata dal Direttore Guy Kalenda Mutelwa, per essersi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/10/Premiazione-Radio-Africa-One-Courtesy-of-Clara-Iannarelli.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-24446" title="Premiazione Radio Africa One, Courtesy of Clara Iannarelli" src="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/10/Premiazione-Radio-Africa-One-Courtesy-of-Clara-Iannarelli-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a>Democrazia e sostenibilità</strong>: temi di grande pregnanza per il futuro del pianeta e priorità assoluta per chi si occupa di informazione. Quest’anno il continente passato in rassegna per l’assegnazione dell’<strong><a href="http://www.greenaccord.org/wp-content/uploads/2011/01/11-CS-Premio-Media-Award-a-La-Stampa-ITA1.pdf" target="_blank">International Media Award di Greenaccord </a></strong>è stato l’<strong>Africa</strong>.</p>
<p>Ad aggiudicarsi il premio, sabato 22 ottobre, l’<strong><a href="http://www.africa1.com/" target="_blank">emittente radiofonica africana “Radio Africa N°1”</a></strong>, rappresentata dal Direttore <strong>Guy Kalenda Mutelwa</strong>, per essersi maggiormente distinta, nel corso dell’anno, nell’originalità e continuità della trattazione delle <strong>tematiche ambientali</strong>. Il Presidente di Greenaccord ha precisato che la scelta della testata vincitrice è stata realizzata in base ad alcuni requisiti particolari: prima di tutto il mezzo, visto che la <strong>radio</strong> è considerato il migliore mezzo di comunicazione per l’Africa e “Radio Africa N°1” raggiunge quasi tutti i paesi del continente africano.<strong> Inoltre una delle priorità delle tematiche affrontate è proprio quella ambientale</strong>.</p>
<p>Nata nel 1981, è stata la prima radio francofona africana e trasmette  da <strong>Libreville</strong>, capitale del <strong>Gabon</strong>, e da <strong>Parigi</strong>, con le due redazioni collegate via satellite, e si avvale di partnenariati con l’<strong><a href="http://www.francophonie.org/" target="_blank">Organizzazione Internazionale della Francofonia</a></strong>, l’<strong><a href="http://www.who.int/fr/" target="_blank">Organizzazione Mondiale della Sanità</a></strong> e la <strong><a href="http://www.fao.org/" target="_blank">FAO</a></strong>. Con 117 corrispondenti da tutto il mondo e 374 dipendenti nelle due sedi – Libreville e Parigi- Radio Africa N°1 è, oggi, la principale radio dell’Africa francofona, trasmette in quasi tutti i paesi dell’Africa raggiungendo<strong> trenta milioni di ascoltatori</strong>, e, in streaming, gli emigrati africani in tutto il globo.</p>
<p>Guy Kalenda Mutelwa racconta con orgoglio i numeri della sua Radio e la sua costante attività di informazione libera e democratica. “Per parlare di democrazia, abbiamo bisogno di indipendenza: in Africa molte reti sono sotto il controllo di governi autoritari. <strong>Noi invece, essendo una radio transnazionale</strong>, <strong>possiamo permetterci di dire cose che non possono essere detti da altri media</strong>. Non possiamo sottovalutare l’importanza di portare alla gente notizie e dati corretti e non manipolati.”</p>
<p><strong>L’informazione ambientale, è strategica</strong>. “Le priorità della nostra rete sono quattro: <strong>ambiente, democrazia, salute, informazione</strong>. Ma la prima di queste è l’ambiente: da dieci anni lavoriamo per diffondere tra gli africani l’<strong>importanza della lotta contro la desertificazione</strong>. Per questo sono stato contento oggi di incontrare <strong>Felix Finkbeiner</strong>, <strong>un ragazzo di soli 13 anni che pianta alberi in tutto il mondo”.</strong></p>
<p><em> Clara Iannarelli</em></p>
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		<title>Greenmap: il 1° database italiano di prodotti per LEED</title>
		<link>http://www.greenews.info/comunicati-stampa/on-line-il-1-database-italiano-di-prodotti-per-leed-20111019/</link>
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		<pubDate>Wed, 19 Oct 2011 06:29:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Benedetta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sbarca sulla rete il portale del Servizio Mappatura Prodotti di Habitech – Distretto Tecnologico Trentino. Si chiama greenmap ed è il primo database italiano di prodotti per le costruzioni conformi ai requisiti della certificazione LEED, che mette on-line le schede dei 550 prodotti mappati da Habitech.
«La certificazione LEED è un mercato dentro il mercato dell&#8217;edilizia. Da oggi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/10/Courtesy-of-greenmap.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-24101" title="Courtesy of greenmap" src="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/10/Courtesy-of-greenmap-300x158.jpg" alt="" width="300" height="158" /></a>Sbarca sulla rete il portale del <strong>Servizio Mappatura Prodotti </strong>di<strong><a href="http://www.dttn.it/" target="_blank"> Habitech – Distretto Tecnologico Trentino</a>.</strong> Si chiama <strong><a href="http://www.greenmap.it/" target="_blank">greenmap</a></strong> ed è il primo database italiano di prodotti per le costruzioni conformi ai requisiti della certificazione <strong><a href="http://www.greenews.info/comunicati-stampa/investire-il-2-per-guadagnare-il-27-20110614/">LEED</a>, </strong>che mette on-line le schede dei 550 prodotti mappati da Habitech.</p>
<p>«La certificazione LEED è un mercato dentro il mercato dell&#8217;edilizia. Da oggi questo mercato ha una “piazza” dove incontrarsi». Queste le parole dell’ingegnere <strong>Carlo Battisti</strong>, Program Manager del Servizio Mappatura Prodotti di Habitech, che venerdì 7 ottobre ha presentato ufficialmente greenmap nella Piazza della Sostenibilità del <strong><a href="http://www.greenews.info/eventi/i-regolamenti-edilizi-al-centro-del-saie-2011-20111007/" target="_blank">SAIE</a></strong>, il Salone internazionale dell’edilizia di Bologna.</p>
<p>«<strong>Il nuovo portale è rivolto soprattutto alla crescente platea di progettisti di edifici LEED che quotidianamente si trova nella necessità di reperire i corretti prodotti da inserire in progetti di opere ecosostenibili</strong>, con non poche difficoltà e con un conseguente aumento di tempi e costi. Ora però <em>greenmap </em>darà una risposta a queste esigenze. Siamo infatti di fronte al primo concreto strumento pensato per abbreviare la distanza tra produttori e acquirenti di prodotti coinvolti in progetti LEED», ha spiegato Battisti.</p>
<p>Greenmap include tutti i prodotti da costruzione mappati da Habitech, organizzati secondo vari criteri logici e riconducibili alle certificazioni LEED per le nuove costruzioni<strong>,</strong><strong> </strong>per gli interni commerciali, per gli edifici esistenti nonché per LEED Italia. <strong>La consultazione è libera e gratuita, previa registrazione, e la ricerca prodotti è possibile secondo diversi filtri</strong>. A breve sarà inoltre consentito l’aggiornamento e l’inserimento diretto delle informazioni da parte delle aziende aderenti al progetto.</p>
<p>Il sito è anche un canale diretto con il Servizio Mappatura Prodotti e i suoi servizi. Si potranno segnalare prodotti, trovare opportunità di <strong><a href="http://www.greengooo.com" target="_blank">Green Marketing</a></strong> e rivolgere domande agli esperti LEED Accredited Professional dello staff di Habitech.</p>
<p>«Greenmap sarà la <em>green road map </em>per tracciare le nuove strade di un approccio al mondo delle costruzioni che sia veramente sostenibile», ha concluso Battisti.</p>
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		<title>Sebigas: 9 società con aziende agricole in vista del biometano</title>
		<link>http://www.greenews.info/comunicati-stampa/sebigas-9-societa-con-aziende-agricole-in-vista-del-biometano-20110401/</link>
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		<pubDate>Fri, 01 Apr 2011 11:24:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Gandiglio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sebigas S.p.a., società del Gruppo Industriale Maccaferri leader nella realizzazione di impianti a biogas, ha reso noti gli obiettivi di crescita del proprio business per il 2011: un totale di 20 impianti da realizzare, tra cui 9 società di scopo che ne vedono la partecipazione diretta, con la finalità di posizionarsi &#8211; oltre che come [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/04/fordons-bio-gas-station.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-18087" title="Una stazione di rifornimento da biometano in Svezia, Courtesy of The Buzz Media" src="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/04/fordons-bio-gas-station-300x176.jpg" alt="" width="300" height="176" /></a><a href="http://www.greenews.info/rubriche/sebigas-il-rifiuto-agricolo-che-diventa-energia-20110216/">Sebigas S.p.a</a>., </strong>società del <strong>Gruppo Industriale Maccaferri </strong>leader nella realizzazione di impianti a biogas, ha reso noti gli obiettivi di crescita del proprio business per il 2011: un totale di <strong>20 impianti </strong>da realizzare, tra cui <strong>9 società di scopo che ne vedono la partecipazione diretta, </strong>con la finalità di posizionarsi &#8211; oltre che come <em>EPC contractor </em>(fornitore cioé di <em>Engineering, Procurement &amp; Construction</em>) - anche come <strong>produttore di energia da biogas</strong>.</p>
<p>Gli impianti, alcuni già realizzati, altri di prossima realizzazione, nascono da <strong>intese e partnership con varie aziende agricole italiane, </strong>che hanno portato a costituire società per la costruzione di impianti sul territorio &#8211; nel pieno rispetto delle indicazioni fornite dal <strong>Protocollo di Kyoto &#8211; </strong>di cui Sebigas sarà partner globale per una gestione &#8220;chiavi in mano&#8221;.</p>
<p>Sebigas si conferma così uno dei leader mondiali sia nella realizzazione di impianti a biogas, sia nella produzione da questa fonte di energia rinnovabile, pur con l’attuale schema di incentivazione, che non ne valorizza ancora le potenzialità. In questo senso, si è infatti reso <strong>necessario un rapido completamento del quadro normativo per rendere economicamente sostenibile anche il passaggio successivo, ovvero la produzione di <a href="http://www.greenews.info/prodotti/dallauto-elettrica-al-distributore-del-contadino-senza-passare-dallidrogeno-20110117/">biometano</a></strong>.</p>
<p>“La scelta di Sebigas da parte dei produttori agricoli, che si aggregano o decidono di investire in un impianto a biogas – ha sottolineato il direttore generale di Sebigas <strong>Robert</strong>o <strong>Manzoni</strong> – rappresenta <strong>una vera svolta verso il mondo della sostenibilità e delle energie rinnovabili</strong>, specie in un comparto &#8211; quello agricolo &#8211; che deve <strong>confrontarsi ogni giorno con diverse problematiche legate alla produttività e al reddito</strong>”.</p>
<p>“Investire in un impianto a Biogas<strong> – </strong>continua Manzoni &#8211; rappresenta oggi <strong>una reale opportunità per integrare il reddito agricolo</strong>. <strong>Il biometano è il naturale prodotto degli impianti di digestione anaerobica e ha quindi un impatto ambientale pari a <em>zero</em></strong>. Di conseguenza, e’ auspicabile che lo Stato decida, in tempi brevi, di incentivare <strong>non solo i KWh elettrici ma anche i metri cubi di biometano</strong>, quale alternativa reale alle cosiddette fonti fossili &#8211; notoriamente in via di esaurimento.”</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Lei è un velocipede, qui non può circolare!</title>
		<link>http://www.greenews.info/prodotti/lei-e-un-velocipede-qui-non-puo-circolare-20110209/</link>
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		<pubDate>Wed, 09 Feb 2011 08:45:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Benedetta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sul blog satirico più in voga degli ultimi anni, Spinoza.it, a proposito dell’emergenza inquinamento a Pechino, qualcuno postò nel 2008 questo magnifico paradosso: “Olimpiadi a rischio: si teme che lo smog possa contrastare i benefici del doping”.
Si sa, la satira ha il dovere di essere cinica, così come gli amministratori e i politici dovrebbero farsi guidare dal desiderio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/02/VeloLeo-Courtesy-of-Gianluigi-Barone.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-16309" title="VeloLeo, Courtesy of Gianluigi Barone" src="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/02/VeloLeo-Courtesy-of-Gianluigi-Barone-300x225.jpg" alt="VeloLeo, Courtesy of Gianluigi Barone" width="300" height="225" /></a>Sul blog satirico più in voga degli ultimi anni, <a href="http://www.spinoza.it/" target="_blank"><strong>Spinoza.it</strong></a>, a proposito dell’emergenza inquinamento a <strong>Pechino</strong>, qualcuno postò nel 2008 questo magnifico paradosso: “<strong>Olimpiadi a rischio: si teme che lo smog possa contrastare i benefici del doping</strong>”.</p>
<p>Si sa, la satira ha il dovere di essere cinica, così come gli amministratori e i politici dovrebbero farsi guidare dal desiderio di fare buone azioni &#8211; possibilmente efficaci.</p>
<p>Prendiamo le famose <strong>domeniche pedonali</strong>, indette da solerti amministrazioni in chiave antismog: si tratta sicuramente di iniziative che rendono un buon servizio (occasionale) ai cittadini e al loro benessere fisico e sociale, ma è altrettanto noto che <strong>non hanno mai scoraggiato né tantomeno risolto il problema dell’inquinamento cittadino da PM10</strong>, le temibili polveri sottili. Semmai, si sono concentrate sul classico <em>effetto tampone, </em>quello che “metti la polvere sotto il tappeto, e sembrerà che la casa risplenda”&#8230;</p>
<p>Eppure, basterebbe incoraggiare qualche piccola innovazione, farla diventare cultura diffusa ed eliminare qualche anacronistico vincolo normativo. Un esempio?</p>
<p><strong>Gianluigi Barone</strong>, è amministratore delegato della<strong> <a href="http://www.ri-show.it/" target="_blank">Ri-Show</a></strong>, la società che distribuisce in Italia i <strong><a href="http://www.veloleo.it/index.html" target="_blank">VeloLeo</a></strong>, speciali tricicli a pedalata assistita elettricamente, che sonio <strong>l&#8217;evoluzione moderna dei risciò orientali</strong>, <strong>utilizzabili dai turisti per visitare le città oppure per lo shopping nei centri cittadini</strong>.</p>
<p>Nulla di nuovo sotto il sole dunque. “Sono silenziosi, non inquinano, hanno un costo minimo e promettono di <strong>creare nuova occupazione, </strong>che in questo momento non è poco”, scherza Barone, “dando anche la possibilità di fare un lavoro divertente e all’aria aperta”.</p>
<p>Nel mondo i VeloLeo<strong><em> </em></strong>esistono già in <strong>53 paesi</strong> e circolano per le strade di <strong>120 città</strong>, “come <strong>Berlino</strong>, <strong>Madrid</strong>, <strong>Barcellona</strong>, <strong>Londra</strong>, <strong>Parigi</strong>, <strong>Amsterdam</strong>, <strong>Tokyo</strong> e <strong>Kyoto</strong>”, spiega Barone. Nel resto del mondo però &#8211; e qui veniamo al punto &#8211; si chiamano “<strong>velo-taxi</strong>”, ma “<strong>qui mi hanno consigliato di cambiare nome per evitare reazioni antipatiche&#8230;</strong>”. I velo-taxi hanno infatti il tremendo <em>inconveniente</em> (dal punto di vista della casta dei taxisti) di <strong>costare poco</strong> (2,5 euro a persona per il primo chilometro e 1,5 euro dal secondo in poi), tanto che i sindaci di Berlino e di altre città in cui sono diffusi, hanno invitato a “<strong>semplificare le normative e diffondere il servizio</strong>”.</p>
<p>Ma qui siamo in Italia e per non incorrere in problemi &#8211; che si sono presentati ugualmente - il termine “taxi”, Gianluigi Barone l’ha sostituto con un più poetico “<strong>Leo</strong>”: nome latino della <strong>costellazione del Leone</strong>. “Ogni volta che usciamo, grazie alla sponsorizzazione di aziende che hanno compreso e condiviso le qualità ecologiche dei VeloLeo e la loro forza di comunicazione, <strong>i turisti ci chiedono la possibilità di prenotarne uno per il giorno successivo</strong>”. Eppure…</p>
<p>Eppure tutto “rema contro”: <strong>burocrazia e regolamenti farraginosi ne impediscono la diffusione</strong>. A causa di un cavillo giuridico: il <strong>Codice della Strada</strong>, all’articolo 85, non li considera tricicli (tali sono considerati unicamente i veicoli a motore), ma <em><strong>velocipedi</strong></em> per l’appunto, con la conseguenza che sono <strong>esclusi dall’unica attività per cui potrebbero risultare utili alla riduzione dell&#8217;inquinamento: quella di noleggio con conducente</strong>.</p>
<p>Ma se andiamo a leggere, dice Barone, la tabella delle revisioni obbligatorie a cui tutti i veicoli a motore devono sottoporsi ogni due e quattro anni e che riporta tutte le tipologie di veicolo, guarda caso, non esiste il triciclo: se ne deduce che la stessa tabella non li considera come veicoli a motore: “Un’anomalia assurda e un’interpretazione del Codice quantomeno <em>sui generis</em>”&#8230;</p>
<p>Questo l’inghippo. Ma si tratta, con ogni evidenza, di qualcosa di molto più strutturato e difficile da fronteggiare, che anche Barone fa fatica a spiegarsi. Lui, che da anni lotta contro un’esasperante sequela di reazioni entusiaste, di consensi frettolosi o, sulle prime, spacciati come tali, ha dovuto abituarsi al <em>nulla: </em>“<strong>capisci?</strong> <strong>non una risposta negativa, che già sarebbe qualcosa, proprio nessun risposta!</strong>&#8220;.</p>
<p>Paradossale, dal momento che “<strong>il beneficio in termini di occupazione è evidente</strong>, magari con un’offerta rivolta ai più giovani”, e “questo tipo di trasporto potrebbe anche essere ideale per chi soffre di problemi fisici o per chi è anziano”. Si tratta dunque di un servizio che, più e meglio di tanti altri, <strong>potrebbe legittimamente candidarsi a “ricevere finanziamenti pubblici e anche il patrocinio dei comuni</strong>”, visto che è in grado di offrire un servizio realmente di <em>pubblico interesse</em>.</p>
<p>“I VeloLeo possono circolare in tutte le strade in cui può farlo una bicicletta e hanno un raggio di cinque chilometri”. “Per intenderci”, spiega Barone, “<strong>noi non saremo mai concorrenti dei taxi, piuttosto, della carrozza a cavalli</strong>!”.<strong> </strong></p>
<p><strong>Cosa manca allora perché le istituzioni accettino la scommessa?</strong> La volontà &#8220;politica&#8221;, prima di tutto, con il rischio di turbare una casta in periodo elettorale<strong>:</strong> “Oltretutto, secondo una precisa direttiva europea, <strong>alle regioni è fatto obbligo di sperimentare nuove forme di mobilità sostenibile</strong>”.</p>
<p>La Ri-Show guarda comunque lontano e ha presentato alle istituzioni lombarde, al <strong>Provveditorato delle Carceri della Regione </strong>e all’Expo 2015, il progetto “<strong>VeloLeo a Milano, da e verso </strong><a href="http://www.expo2015.org/" target="_blank"><strong>Expo 2015</strong></a>”, che prevede la messa su strada di<strong> 50 tricicli elettrici,</strong> a partire dall’anno prossimo fino al 2015, termine dell’Expo. I velocipedi saranno guidati da “persone socialmente svantaggiate” &#8211; carcerati selezionati direttamente dal Provveditorato &#8211; e da studenti delle<strong> facoltà di Sociologia e Psicologia</strong>, “che saranno istruiti attraverso una serie di corsi di formazione”.<em><strong> </strong>S</em>i tratta, sottolinea Barone, “del <strong>primo progetto che coinvolge le carceri senza utilizzare i fondi messi a disposizione dal Ministero della Giustizia, ma che, viceversa, si auto-remunera</strong>”.</p>
<p>Certo è che, <strong>in Italia, liberalizzare è attività che deve stancare davvero tanto, </strong>benché<strong> </strong>da destra a sinistra passando per il centro si dicano tutti concordi a sostenere <em>l&#8217;innovazione</em>. S<strong>iamo un Paese per vecchi?</strong> “Io non mi arrendo”, risponde Barone, “<strong>anche se tutto sembra un non-senso, non penso minimamente ad andare via di qui</strong>”.“Piuttosto, credo di aver trovato una soluzione temporanea: in un parcheggio, a Milano, metteremo i VeloLeo a disposizione dei cittadini. E affiggeremo un cartello con la scritta testuale: <em><strong>Visto che le istituzioni italiane non permettono di offrirvi questo servizio, la nostra società e i suoi sponsor ve lo offrono ugualmente, gratis. Si accettano mance</strong></em>”.</p>
<p>Anche questa è innovazione: la più raffinata. Quella che utilizza soluzioni creative quando la realtà è bloccata.</p>
<p><em>Ilaria Donatio</em></p>
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		<title>Sourcemap: quanta strada fa un prodotto?</title>
		<link>http://www.greenews.info/prodotti/sourcemap-quanta-strada-fa-un-prodotto-20110201/</link>
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		<pubDate>Tue, 01 Feb 2011 20:05:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Benedetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Idee]]></category>
		<category><![CDATA[Prodotti]]></category>
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		<description><![CDATA[Portarlo nella borsetta o in tasca non pesa più di qualche etto. Produrlo, però, ha pesato sul pianeta venti volte di più. Un telefonino assemblato a Seoul, in Corea del Sud, ha una carbon footprint di 7,88 chili di diossido di carbonio. I pezzi che lo compongono sono arrivati in Corea da ogni parte del mondo: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/01/Sourcemap-Courtesy-of-Sourcemap.org.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-15839" title="Sourcemap, Courtesy of Sourcemap.org" src="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/01/Sourcemap-Courtesy-of-Sourcemap.org-300x134.jpg" alt="Sourcemap, Courtesy of Sourcemap.org" width="300" height="134" /></a>Portarlo nella borsetta o in tasca non pesa più di qualche etto. Produrlo, però, ha pesato sul pianeta venti volte di più. <strong>Un telefonino assemblato a Seoul, in Corea del Sud, ha una carbon footprint di 7,88 chili di diossido di carbonio</strong>. I pezzi che lo compongono sono arrivati in Corea da ogni parte del mondo: <strong>Cina, Cile, Brasile, Sud Africa, Indonesia, Russia, Giappone, Australia, Messico</strong>. Produrre un Airbus A380, l’aereo di linea più grande del mondo, presente nella flotta di molte compagnie di bandiera, pesa alla Terra l’equivalente di oltre <strong>6.357 chili di diossido di carbonio</strong>. Viene assemblato a Toulouse, in <strong>Francia</strong>, con componenti che arrivano da <strong>Germania, Spagna</strong> e da quindici parti diverse della <strong>Gran Bretagna</strong>. </p>
<p>Sono solo due esempi dei tanti casi registrati in <strong><a href="http://www.sourcemap.org/" target="_blank">Sourcemap</a></strong>, un social network lanciato nel 2009 che ha come obiettivo quello di calcolare la carbon footrpint di qualunque oggetto o attività.</p>
<p>Sourcemap nasce due anni fa dalla mente di <strong>Leonardo Bonanni</strong>, esperto di design sostenibile e insegnante al prestigioso <a href="http://web.mit.edu/" target="_blank"><strong>Mit</strong></a> (Massachussets Institute of Technology) di <strong>Boston</strong>, il tempio della tecnologia del futuro. Un progetto libero, <em>opensource</em> e mandato avanti da volontari. «<strong>Lo abbiamo creato per consentire a tutti di accedere alle informazioni necessarie per fare scelte sostenibili e condividerle con il resto del mondo</strong>», si legge sulla homepage. «<strong>Senza conoscere da dove vengono gli oggetti e di cosa sono fatti, come possiamo fare scelte informate e sostenibili dal punto di vista sociale e ambientale</strong>? Sourcemap è il primo network che illustra la <em><strong>supply chain</strong></em> (le varie fasi della produzione, fino al consumatore, <em>ndr</em>). Al suo interno si possono cercare e condividere le storie di tantissimi prodotti e servizi», spiega Bonanni. Lo scopo, insomma, è <strong>consentire alle persone di vivere in modo sostenibile e trovare informazioni utili, «senza bisogno di avere una laurea in ingegneria</strong>».</p>
<p>Raramente un’azienda rende noto fino in fondo dove vengono assemblati i suoi prodotti. In questo senso, Sourcemap vuole essere anche un incentivo alla trasparenza, per selezionare quelli che sono davvero <strong>prodotti &#8220;verdi&#8221;, con un’impronta ecologica ridotta</strong>, e dunque meno dannosi per il pianeta. «Sorcemap è anche il primo network che incoraggia i decision-maker a <em>pubblicare la storia che c’è dietro un prodotto</em>», spiega <strong>Matthew Hockenberry</strong>, direttore del progetto.</p>
<p>Chiunque può iscriversi al network e creare una mappa. È possibile realizzare cartine di  vario tipo: <em><strong>Lifecycle Maps</strong></em> (illustrano tutto il ciclo di vita del prodotto, inclusa l’impronta di carbonio dell’utilizzo e della “morte”), <em><strong>Traceability Maps</strong></em> (descrivono esattamente da dove vengono le diverse parti di un prodotto), <strong><em>Travel Maps</em> </strong>(illustrano l’impronta di uno spostamento di persone, una vacanza, un evento), <em><strong>Food Maps</strong></em> (descrivono gli ingredienti che ci sono in un pasto o un alimento e calcolano l’impronta di carbonio per produrlo e mandarlo in un determinate luogo).</p>
<p>Le informazioni contenute nelle mappe vengono da guide e siti internet specializzati, tra cui <strong>Okala guide</strong>, una guida cartacea sull’origine delle materie prime,<strong> <a href="http://www.ecoinvent.ch/" target="_blank">The Ecoinvent</a> </strong>e <strong><a href="http://www.madeinnations.com/" target="_blank">Madeinnations</a></strong>, due database consultabili gratuitamente on line. «Il resto delle informazioni che rendiamo accessibili – si legge su Sourcemap – è frutto di una approfondita ricerca».</p>
<p>Navigando sulla homepage, in alto a destra troviamo una serie di <strong>cataloghi delle impronte di carbonio</strong>. E così si scopre che <strong>lo spuntino a base di frutta ha paradossalmente un’impronta di carbonio più alta di un metro quadro di asfalto</strong>. E che una bistecca porta con sé l’equivalente di 42,4 chili di diossido di carbonio; il pesce solo 3,76 chili.</p>
<p><strong>Leonardo Bonanni</strong> si è dedicato anche a studi ed esperimenti sulla cucina del futuro, sempre nell’ottica di una maggiore sostenibilità degli spazi. Ed è durante queste ricerche che ha inventato il <strong>Dishmaker</strong>, <strong>«un elettrodomestico che produce piatti, vassoi e bicchieri quando servono e li ricicla dopo aver mangiato</strong>». «È nato dal desiderio di buttare via i piatti invece di lavarli e metterli a posto, poi è diventato un modo di trattare dei beni fisici come fossero dei beni digitali: quando crei un nuovo documento digitale, questo non occupa volume nella tua casa, quando lo vuoi modificare o buttare via non sprechi materiale», racconta. Altra stravagante, ma effettivamente utile, invenzione di mister Bonanni, è il <strong>Living Food</strong>, «che permette di far crescere erbe comprate al supermercato in un armadietto dotato di luci e ambiente controllato». E c’è una soluzione anche per ridurre lo spreco di energia legato a quando apriamo il frigorifero: «Ho scoperto che quando l’apertura del frigo è accompagnata dal suono di un vento freddo, le gente tende a tenere lo sportello il meno aperto possibile».</p>
<p><em>Veronica Ulivieri</em></p>
<p><em> </em></p>
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		<title>LEED sbarca a Roma nel World Green Building Day</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Sep 2010 15:16:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Benedetta</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Certificazione Leed Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Sostenibilità. Edilizia]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2010/09/scot_horst.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-11957" title="Scot Horst, Courtesy of Build2Sustain.com" src="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2010/09/scot_horst-300x200.jpg" alt="Scot Horst, Courtesy of Build2Sustain.com" width="300" height="200" /></a>L&#8217; <strong><em>edilizia sostenibile</em></strong> è un concetto affascinante e ieri a<strong> Roma</strong>, durante la giornata di presentazione della certificazione <strong>LEED Italia</strong> per edifici ecocompatibili, sono in molti a citare aforismi e frasi di grandi saggi per spiegare l’idea. Ma la storia più bella la racconta <strong>Scot Horst</strong>: «Ogni grande trasformazione è fatta di tanti piccoli cambiamenti. Quando ero giovane, assistetti a un concerto di <strong>John Cage</strong>, che salì sul palco e fece aprire le porte del teatro. In platea entrò la musica della città, a cui ognuno contribuiva con un piccolo rumore».</p>
<p>Horst è il vice presidente dello <strong><a href="http://www.usgbc.org/" target="_blank">US Green Building Council</a></strong>, l’associazione americana che si è inventata la certificazione LEED. Il grande cambiamento verso un mondo più sostenibile, dice, è in corso. Basta guardare i piccoli gesti delle persone, che sommati insieme fanno «<strong>the great shift</strong>», il grande cambio di marcia.</p>
<p>Quello di ieri a Roma è stato il <strong>terzo appuntamento del road show di presentazione di LEED Italia</strong>. Il sistema di valutazione della sostenibilità ambientale degli edifici è nato negli <strong>Stati Uniti</strong> nel <strong>1998</strong>, ma per essere adottato nel nostro paese era necessaria più di una semplice traduzione: serviva un vero adattamento ragionato alla normativa italiana ed europea, alla geografia, al mercato e, più banalmente, al nostro sistema di misure. Un’attività complessa a cui hanno lavorato per oltre un anno circa <strong>150 volontari</strong>, raccolti intorno al <strong><a href="http://www.gbcitalia.org/" target="_blank">Green Building Council Italia</a></strong>, nato nel <strong>2008</strong> a <strong>Trento </strong>proprio per promuovere, anche in Italia, il <strong>mattone green</strong>.</p>
<p>Ma che cos’è più precisamente <strong>LEED</strong> (acronimo di <em>Leadership in Energy and Environmental Design</em>)? Potremmo definirlo un sistema di rating complesso, che valuta non solo l’efficienza energetica di un edificio, ma anche la scelta del sito di costruzione, la gestione efficiente dell’acqua, i materiali impiegati, dai mattoni agli arredamenti, lo smaltimento dei rifiuti, la salubrità e il comfort degli spazi interni, l’innovazione nella progettazione e il rispetto di priorità regionali. <strong>Esistono diversi tipi di certificazione</strong>, tra cui quella per gli<strong> edifici costruiti ex novo</strong>, che considera la progettazione e la costruzione, e quella per la ristrutturazione degli <strong>edifici già esistenti</strong>, che interviene soprattutto sulle buone pratiche, sulla gestione sostenibile dei consumi, sulla riduzione delle emissioni. Il sistema è molto articolato e il livello delle certificazioni si basa su <strong>un punteggio, a seconda di quanto è sostenibile, da 40 a 110, l’edificio</strong>: <strong>base, argento, oro </strong>e<strong> platino</strong>. Per ottenere l&#8217;ambita targhetta si devono soddisfare dei <strong>prerequisiti</strong>, a cui si aggiungono i <strong>crediti facoltativi</strong>, che consentono di alzare ulteriormente il punteggio.</p>
<p>Gli edifici certificati LEED (o in corso di valutazione) nel mondo sono già molti, dalla <strong>Clinton Presidential Library </strong>di <strong>Little Rock</strong>, Arkansas, all’<strong>Empire State Building </strong>di <strong>New York</strong>, fino al <strong>Villaggio Olimpico di Pechino</strong> e ai <strong>Padiglioni dell’Expo di Shanghai,</strong> in Cina. Il <strong><a href="http://www.gbci.org/homepage.aspx" target="_blank">Green Building Certification Institute</a></strong> sta lavorando al rating di più di <strong>40 mila progetti</strong> e certifica <strong>100 mila metri quadrati al giorno</strong>. A chi chiede se l’Italia sia davvero pronta per l’edilizia verde, <strong>Mario Zoccatelli</strong>, presidente di GBC Italia, risponde ribaltando la domanda: «Bisogna chiedersi che cosa succederebbe se l’Italia non fosse pronta. Tutto il mondo sta andando in quella direzione, non possiamo rimanere indietro, il futuro è lì».</p>
<p>Nel nostro paese qualcosa inizia a muoversi: saranno certificati LEED vari edifici e quartieri, tra cui il <strong>Museo della Scienza a Trento</strong>, il <strong>centro di ricerca di Italcementi a Bergamo</strong>, la<strong> Zona di Porta Nuova a Milano</strong>. E hanno già il bollino LEED della qualità sostenibile l’<strong>Istituto Tecnico Floriani di Riva del Garda</strong> e la sede romana del<strong> Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo</strong>, agenzia Onu<strong> </strong>a cui è stata consegnata proprio ieri la targa. Due progetti, questi ultimi, curati da <strong><a href="http://www.dttn.it/" target="_blank">Habitech</a></strong>, il distretto trentino per l’ecoedilizia.</p>
<p>A <strong>Roma</strong> sono inoltre in costruzione due grandi aree residenziali sostenibili: il <strong>Villaggio Verderoma</strong> vicino a <strong>Casal Palocco</strong> e il <strong>Grande Palazzo di Rèdais </strong>a <strong>Casal Bertone</strong>. In provincia di <strong>Trento</strong>, addirittura, l’amministrazione ha deciso che i nuovi edifici pubblici dovranno seguire tutti le regole costruttive LEED. Proprio come nell’America di Obama, dove i palazzi governativi dovranno essere, per legge, sempre più ecosostenibili.</p>
<p><strong>L’idea di <em>sostenibilità</em>, tornata al centro dell’attenzione negli ultimi anni, è tuttavia un’idea millenaria</strong>. «Già gli antichi romani recuperavano le acque piovane, facevano molta attenzione alla scelta dei siti dove costruire e utilizzavano materiali da costruzione autoctoni. E a Petra, bellissima città della Giordania, dove pioveva pochissimo, erano state scavate delle scanalature nella roccia per non disperdere la poca acqua caduta dal cielo», spiega <strong>Andrea Fornasiero</strong>, coordinatore di <strong>LEED Italia</strong>. Proprio a Roma, patria di un&#8217;edilizia sostenibile ante litteram, <strong>Zoccatelli</strong> esprime un desiderio: «Spero che la città, alla fine, venga scelta per ospitare le <strong>Olimpiadi del 2020</strong>. Sarebbe una grande occasione per intervenire sul tessuto urbano secondo le migliori pratiche del costruire sostenibile». Intanto, a <strong>Rio de Janeiro</strong>, per i <strong>Giochi Olimpici 2016</strong>, già si costruisce secondo le regole LEED, divenute la Bibbia dell’edilizia verde.</p>
<p><em>Veronica Ulivieri</em></p>
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