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	<title>Greenews.info &#187; Progetti</title>
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	<description>Greenews.info è il nuovo magazine on-line dedicato all’informazione ambientale e al “green thinking” che nasce per dare visibilità ai progetti di sostenibilità delle imprese operanti in Italia, delle pubbliche amministrazioni, degli enti e delle associazioni e per informare, sia gli utenti business che consumer, sulle politiche, le best practices, le normative ed i finanziamenti, i prodotti &#34;eco&#34; e “bio” e i nuovi trend mondiali. Il tutto in un unico ambiente multimediale di facile navigazione e leggibilità, con criteri di ricerca immediati per tipologia, per settore merceologico o per parola chiave.</description>
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		<title>Pescara: CIA presenta il progetto Agriyou per i giovani agricoltori</title>
		<link>http://www.greenews.info/comunicati-stampa/agricoltura-puntare-sul-territorio-come-leva-dello-sviluppo-20120119/</link>
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		<pubDate>Thu, 19 Jan 2012 06:23:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Benedetta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Agricoltura e territorio sono inscindibili. E il segreto di sviluppo e competitività per il settore primario è nel loro equilibrio. Un’azienda al passo con i tempi deve necessariamente superare il solo ruolo strettamente produttivo per scommettere sul legame che il prodotto ha con il suo territorio, valorizzando così l’aspetto agroalimentare, turistico, culturale e ambientale del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2012/01/Courtesy-of-agriandyou.it_.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-27239" title="Courtesy of agriandyou.it" src="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2012/01/Courtesy-of-agriandyou.it_-300x129.jpg" alt="" width="300" height="129" /></a><strong>Agricoltura e territorio sono inscindibili</strong>. E il segreto di sviluppo e competitività per il settore primario è nel loro equilibrio. <strong>Un’azienda al passo con i tempi deve necessariamente superare il solo ruolo strettamente produttivo per scommettere sul legame che il prodotto ha con il suo territorio, valorizzando così l’aspetto agroalimentare, turistico, culturale e ambientale del prodotto</strong>. È quanto è stato rilevato ieri nel seminario di <strong>Pescara</strong>, quarto appuntamento del progetto sulla <strong>PAC</strong> dell’<strong><a href="http://www.agia.it/agia/" target="_blank">Agia</a></strong>, <strong>l’Associazione dei Giovani Imprenditori della CIA</strong>, la Confederazione Italiana Agricoltori.</p>
<p><strong>Ma “territorio” vuol dire più cose: ambiente, paesaggio e comunità. </strong>E un’agricoltura sostenibile e competitiva &#8211; sostiene l’Agia &#8211; deve lavorare a tutti questi aspetti. <strong>In agricoltura rispettare l’ambiente vuol dire innanzitutto mantenere un equilibrio tra produzione e cicli naturali, ma anche conservare la biodiversità propria di ogni area geografica</strong>. Quello che è il primo scopo dell’attività agricola, cioè la funzione produttiva, deve costantemente fare i conti con lo<strong> stato di salute del suolo</strong> che la ospita e parallelamente deve <strong>lavorare all’incremento della sua fertilità, scoraggiando così quel processo di impoverimento del suolo, che oggi interessa il 21% del terreno agricolo italiano e il 41% del territorio del Sud-Italia</strong>. Allo stesso modo, il territorio è paesaggio, e quindi risorsa economica e turistica, o agri-turistica. Ma il territorio è soprattutto comunità e quindi cultura e tradizioni, fatte di prodotti tipici, stili di vita e modelli agricoli da conservare; in altre parole vuol dire anche qualità e tipicità, e quindi “<strong>Made in Italy</strong>”.</p>
<p>“<strong>È ora di riconoscere al territorio un valore aggiunto che superi di gran lunga quello puramente immobiliare del ‘bene terra’, che si riduce spesso a un’occasione di speculazione&#8221;, </strong>ha affermato nel seminario di Pescara<strong> Luca Brunelli</strong>, presidente nazionale dell’Agia. &#8220;L’agricoltura di oggi, forte del suo ruolo attivo nei confronti dell’assetto del territorio, può diventare la base di un’altra economia, più reale e meno cartacea, più attenta alle diverse forme di sostenibilità e intenta a stabilire un nuovo rapporto con il cittadino-consumatore”.</p>
<p>Nella “due giorni” di Pescara sono intervenuti, tra gli altri, <strong>Giuseppe Cornacchia </strong>della CIA nazionale,<strong> Emilio Chiodo </strong>del Dipartimento di Scienze degli Alimenti della Facoltà di Agraria dell’Università degli Studi di Teramo, <strong>Carlo Falasca</strong> della Facoltà di Architettura dell’Università di Chieti, <strong>Donato Distefano</strong>, vicepresidente Associazione Nazionale delle Bonifiche e delle Irrigazioni. Le conclusioni dei lavori sono state affidate al presidente della CIA Abruzzo <strong>Domenico Falcone</strong>.</p>
<p>L&#8217;incontro è stato l&#8217;occasione per svolgere il quarto appuntamento del calendario previsto da “<strong><a href="http://www.agriyou.it/" target="_blank">Agriyou-Terra giovane</a></strong>”, <strong>un percorso di informazione e confronto sulla Politica Agricola Comune </strong>finanziato dalla Direzione Generale Agricoltura della Commissione Europea. Un progetto partito da <strong>Palermo</strong>, per spostarsi poi a <strong>Firenze</strong> e a <strong>Bari</strong>, ospitando una carrellata di argomenti di grande attualità, come il paesaggio e la biodiversità, i cambiamenti climatici e la sicurezza alimentare.</p>
<p>Gli appuntamenti proseguiranno ancora a <strong>Verona</strong> il<strong> 7 e 8 febbraio</strong>, dove si parlerà del dinamismo socio-economico delle zone rurali, per poi concludersi con una conferenza finale, a carattere internazionale, che si svolgerà a <strong>Roma dal 20 al 22 marzo</strong>.</p>
<p>Di riforma della PAC e prospettive della &#8220;nuova&#8221; agricoltura e del sistema alimentare parlerà anche, il <strong>24 e 25 maggio, a Torino</strong>, il <strong><a href="http://www.workshop-image.it" target="_blank">2° Workshop Nazionale IMAGE &#8211; Incontri sul Management della Green Economy</a></strong>, organizzato da <strong>Greenews.info </strong>e dall&#8217;<strong><a href="http://www.greencommerce.it" target="_blank">Associazione Greencommerce </a></strong>sul tema &#8220;<strong>Verso la nuova PAC: agricoltura e sistema alimentare</strong>&#8220;.</p>
<p><span style="font-family: 'Times New Roman';"> </span></p>
<p><strong> </strong></p>
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		<title>Biomimetica: i nuovi impianti a concentrazione che si ispirano ai girasoli</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Jan 2012 08:21:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Eva Filoramo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Idee]]></category>
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		<description><![CDATA[Oltre a essere la terra del flamenco e di una rinomata tradizione culinaria, l&#8217;Andalusia è da sempre un territorio all&#8217;avanguardia nelle sperimentazioni con le energie rinnovabili. Dopo i grandi investimenti nei Parques Eólicos nella zona di Cadice, questa regione del sud della Spagna &#8211; con le sue oltre 3.000 ore di sole all&#8217;anno &#8211; non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2012/01/girasole_interno.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-27035" src="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2012/01/girasole_interno-300x225.jpg" alt="Girasole, courtesy of Wikimedia Commons" width="300" height="225" /></a>Oltre a essere la terra del flamenco e di una rinomata tradizione culinaria, l&#8217;<strong>Andalusia</strong> è da sempre un territorio all&#8217;avanguardia nelle sperimentazioni con le energie rinnovabili. Dopo i grandi investimenti nei <strong><em>Parques Eólicos</em> </strong>nella zona di <strong>Cadice</strong>, questa regione del sud della Spagna &#8211; con le sue oltre 3.000 ore di sole all&#8217;anno &#8211; non ha fatto altro che seguire la sua vocazione naturale di località particolarmente promettente nel campo della <strong>ricerca sull&#8217;energia fotovoltaica</strong>.</p>
<p>Ubicata in prossimità di Siviglia, la <strong>Planta Solar 10</strong> fa parte della generazione di quegli<strong> impianti termo-solari concentrati &#8211; Concentrated Solar Power (CSP) plants</strong> &#8211; da qualche anno nella rosa dei possibili candidati per l&#8217;approvigionamento della popolazione di energia pulita.</p>
<p>La PS10 &#8211; come è chiamata più famigliarmente &#8211; <strong>ha però un impatto ambientale notevole</strong>: formata da <strong>una torre alta oltre un centinaio di metri situata al centro di una pianura coperta da 624 eliostati </strong>(specchi) con una superficie di ben 120 metri quadri, ricorda un idolo totemico attorno al quale si sono raccolti i fedeli in adorazione. Dal punto di vista tecnico-scientifico, le centrali termo-solari a concentrazione producono elettricità convertendo l&#8217;energia del sole in calore tramite <strong>un gran numero di eliostati, che inseguono la luce solare nell&#8217;arco della giornata e la riflettono verso un punto di fuoco posto sulla sommità della torre</strong>. Il calore ad alta temperatura prodotto dalla concentrazione dei raggi solari riscalda le tubature presenti nella torre trasformando l&#8217;acqua in vapore, il quale viene poi trattato come in un normale generatore;<strong> l&#8217;elettricità generata è sufficiente per approvvigionare oltre 6.000 nuclei abitativi</strong>.</p>
<p>Come in tutti gli altri casi di centrale CSP, gli specchi sono disposti lungo cerchi concentrici, un po&#8217; come i sedili di un anfiteatro a pianta circolare. Questo schema, tuttavia, <strong>non è perfettamente efficiente</strong>, dal momento che nel corso della giornata gli eliostati si schermano tra loro e provocano ombre che riducono la quantità di luce riflessa in direzione della torre.</p>
<p>E chissà se è proprio riflettendo sulla danza che gli specchi compiono durante le ore di luce che al gruppo di ricerca del <strong><a href="http://web.mit.edu/" target="_blank">Massachussetts Institute of Technology</a></strong> guidato da<strong> Alexander Mitsos</strong> è venuto in mente <strong>il girasole</strong>. L&#8217;<em>Heliantus annuus</em>, infatti, oltre a essere noto per il fenomeno dell&#8217;<strong>eliotropismo</strong> (il fatto di rivolgersi sempre verso il sole, che già ha ispirato gli impianti &#8220;a inseguimento&#8221;), è <strong>da sempre oggetto della fascinazione di matematici e appassionati per il suo legame con i numeri di Fibonacci e con la sezione aurea.</strong></p>
<p>Nel girasole, infatti, quello che è solitamente indicato come fiore è in realtà un&#8217;infiorescenza: i fiori del girasole sono di due tipi, quelli esterni (i fiori dei petali, di colore giallo intenso) e quelli interni (i fiori del disco, di colore giallo scuro). <strong>Questi ultimi sono disposti lungo spirali, in cui il numero di quelle orarie e antiorarie sono successivi numeri della &#8220;serie di Fibonacci&#8221;</strong> (1, 1, 2, 3, 5, 8, 13, 21 e così via, dove <em>ogni numero è dato dalla somma dei due numeri che lo precedono</em>); di solito ci sono 34 spirali in un senso e 55 nell&#8217;altro, ma in girasoli molto grandi i numeri crescono a 89 e 144, rispettivamente. <strong>Questa disposizione, che è la più efficiente possibile per massimizzare il numero di fiori interni nella superficie data, fa sì che ogni fiore sia disposto a un angolo di circa 137° rispetto a quello adiacente: il cosiddetto <em>angolo aureo </em></strong>(quanti fossero interessati ad approfondire il tema possono trovare un ottimo punto di partenza nel volume <strong><a href="http://bur.rcslibri.corriere.it/libro/1635_la_sezione_aurea_livio.html" target="_blank"><em>La sezione aurea</em> </a></strong>di Mario Livio, edito da Rizzoli).</p>
<p>Il Dr. Mitsos e il suo gruppo di lavoro, in collaborazione con <strong>RWTH </strong>dell&#8217;<strong>Università di Aquisgrana</strong>, in Germania, sono partiti dall&#8217;attuale disposizione degli specchi nella centrale PS10 e, applicando il modello che il girasole ha messo alla prova nel corso di centinaia di migliaia di anni di evoluzione, hanno scoperto di <strong>poter ridurre l&#8217;impronta ambientale della centrale del 20%</strong> aumentandone, al contempo, la produttività energetica semplicemente cambiando la disposizione degli eliostati.</p>
<p>I ricercatori hanno pubblicato i risultati della loro ricerca sul nuovo numero della rivista specializzata <strong><a href="http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0038092X11004373" target="_blank"><em>Solar Energy</em> </a></strong>e hanno attivato una richiesta di brevetto; dopo il velcro, inventato grazie alla suggestione delle foglie di bardana, e le superfici autopulenti, sviluppate seguendo l&#8217;esempio delle foglie di loto, siamo forse di fronte ad <strong>un&#8217;altra importante innovazione tecnologica ispirata dalla natura</strong>.</p>
<p><em>Eva Filoramo</em></p>
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		<title>Innovazione nelle rinnovabili: a Pisa il primo fotovoltaico galleggiante</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Jan 2012 11:20:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Benedetta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A due passi da Pisa, in località Colignola, frazione del Comune di San Guliano Terme, è in corso una sperimentazione unica in Italia: un impianto fotovoltaico galleggiante che, per la prima volta, utilizza pannelli mobili a concentrazione, è stato attivato all’interno di un laghetto artificiale di proprietà di un privato.  L’impianto è stato inaugurato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2012/01/Impianto-fotovoltaico-a-concentrazione-galleggiante.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-26981" title="Impianto fotovoltaico a concentrazione galleggiante" src="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2012/01/Impianto-fotovoltaico-a-concentrazione-galleggiante-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a>A due passi da <strong>Pisa</strong>, in località <strong>Colignola</strong>, frazione del Comune di <strong>San Guliano Terme</strong>, è in corso una sperimentazione unica in Italia: <strong>un impianto fotovoltaico galleggiante che, per la prima volta, utilizza pannelli mobili a concentrazione, è stato attivato all’interno di un laghetto artificiale di proprietà di un privato</strong>.  L’impianto è stato inaugurato ufficialmente nel mese di dicembre, alla presenza di <strong>Andrea Pieroni</strong>, presidente della Provincia di Pisa, <strong>Juri Sbrana</strong>, vicesindaco di San Giuliano Terme e <strong>Alessandro Giari</strong>, presidente del <strong>Polo Tecnologico di Navacchio</strong> (Pisa), incubatore di imprese ad alto contenuto tecnologico che si è appena aggiudicato il premio “<strong>Best science-based incubator award 2011</strong>”, assegnato dal<strong> <a href="http://www.technopolicy.net/" target="_blank">Technopolicy Network </a></strong>e dal <strong><a href="http://www.cses.co.uk/" target="_blank">Centre for Stratefy &amp; Evaluation Services LLP</a></strong>, battendo la concorrenza di 30 strutture di incubazione provenienti da 23 diversi Paesi.</p>
<p>L’azienda che ha realizzato l’impianto,  <strong><a href="http://www.scintec.it/" target="_blank">Scienza Industria e Tecnologia (SIT)</a></strong>, ha infatti sede presso l’Incubatore di Navacchio. Il progetto, a cui hanno collaborato anche  il Comune e Koinè Multimedia di Pisa, si basa su una tecnologia innovativa per<strong> produrre energia elettrica tramite pannelli galleggianti, a concentrazione, mobili e raffreddati ad acqua</strong>. L’obiettivo dell’esperimento, infatti, è quello di trovare soluzioni innovative per incentivare l’uso del fotovoltaico e, al contempo, <strong>ridurre l’impatto visivo ed ambientale, senza sottrarre porzioni di terreno all’uso agricolo.</strong> I risultati ottenuti sono incoraggianti, tanto che l’Amministrazione di San Giuliano Terme e quella della Provincia di Pisa stanno valutando la possibilità di installare in altri bacini artificiali, presenti nei propri territori, impianti simili a quello di Colignola.  «Il sistema di questo impianto è protetto da una serie di brevetti – dice  l’ingegner Rosa-Clot di SIT – ed è denominato <strong>FTCC</strong>, acronimo di <strong>Floating, Tracking, Cooling, Concentration</strong>».</p>
<p>I pannelli solari galleggianti si muovono alla ricerca del sole,  sono raffreddati ad acqua e concentrano l’energia del sole. «Un sistema di questo tipo – continua <strong>Rosa-Clot</strong> – è unico in Italia, dove esistono impianti galleggianti ma fissi, e in cui l’energia del sole non viene concentrata».  <strong>La volontà è quella di ridurre i costi e  l’invasività degli impianti fotovoltaici tradizionali, sfruttando bacini artificiali di origine industriale (laghi di cava, bacini idroelettrici) o di raccolta delle acque per l’agricoltura</strong>.</p>
<p>La struttura di Colignola occupa una superficie di appena 300 mq, con un peso di 7 tonnellate capace di galleggiare in acque di circa 5 metri di profondità ruotando attorno al suo ancoraggio centrale, alla ricerca della miglior posizione per ricevere il i raggi del sole. Il movimento della struttura è fornito da motori ad elica di appena 300 Watt che sono alimentati dall’impianto stesso mentre il raffreddamento viene fatto,  tramite pompe,  con la stessa acqua del laghetto.  L’impianto  è stato messo in funzione  ai primi di settembre del 2011 e, secondo i dati raccolti fino ad oggi, la sua potenza è di circa 30 Kw effettivi, sufficiente a soddisfare il fabbisogno di circa 10 abitazioni tradizionali. <strong>Rispetto ad un impianto fisso collocato a terra, i panelli usati nei pressi di Pisa forniscono più energia perché mettono insieme la concentrazione dei riflettori (60% in più), il movimento (25% in più) e il raffreddamento (tra il 10 e il 15% in più a seconda del tipo di pannello)</strong>. Complessivamente, dunque, i costi del KWh si riducono del 20% e l&#8217;energia prodotta aumenta di oltre il 75%, con una resa di circa 2060 Kwh da parte del sistema FTCC, contro i 1170 KWh dei tradizionali impianti a terra.<strong> Trattandosi di tecnologia &#8220;innovativa&#8221;, poi, l&#8217;impianto permette ai proprietari di accedere al massimo degli incentivi previsti (al capitolo IV) dal Conto Energia.</strong></p>
<p>L’azienda <strong>SIT</strong>, visti i risultati, non ha intenzione di fermarsi a Pisa: un sistema analogo è in fase di completamento anche a <strong>Suvereto</strong> (Livorno) e <strong>l’idea dell’azienda è quella di usare sempre di più i bacini artificiali, compresi quelli idroelettrici, presenti in tutta Italia</strong>. Il sistema, poco invasivo, consentirebbe infatti di compensare i costi della piattaforma galleggiante su cui poggiare i pannelli, specialmente nel Sud Italia, in cui sono migliori le condizioni di irraggiamento solare. <strong>Solo in Sicilia, ad esempio,  sono disponibili 75 km quadri di bacini artificiali e, in tutta Italia, ci sarebbero a disposizione più di 200.000 mq di superficie, tra bacini artificiali e naturali.</strong> L’azienda vorrebbe valorizzare i bacini idroelettrici, le cui potenzialità sarebbero raddoppiate: tali impianti sono spesso attrezzati, dotati di gruppi di pompaggio ed adatti, quindi, per ospitare un impianto fotovoltaico. Un sistema FTCC ospitato all’interno di un bacino idroelettrico, dunque, potrebbe integrarne in modo sostanziale la produzione di energia elettrica.</p>
<p><em>Andrea Marchetti</em></p>
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		<title>La Commissione Europea vara EcoAP, piano per l&#8217;ecoinnovazione</title>
		<link>http://www.greenews.info/comunicati-stampa/la-commissione-europea-vara-l%e2%80%99ecoap-20120112/</link>
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		<pubDate>Thu, 12 Jan 2012 06:36:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Benedetta</dc:creator>
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		<category><![CDATA[EcoAP]]></category>
		<category><![CDATA[sostenibilità]]></category>
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		<description><![CDATA[Una crescita intelligente e sostenibile passa necessariamente attraverso l’ecoinnovazione. Per questo motivo la Commissione Europea ha recentemente varato il Piano d’azione per l’ecoinnovazione (EcoAP), nella consapevolezza che le tecnologie rispettose dell&#8217;ambiente incidono positivamente sulle imprese e contribuiscono a creare occupazione: l&#8217;ecoinnovazione, cioè, è essenziale per la competitività economica dell&#8217;Europa.
L&#8217;EcoAP prevede azioni a favore della ricerca e dell&#8217;industria, oltre a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2012/01/Courtesy-of-zeroemission_eu.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-26961" title="Courtesy of zeroemission_eu" src="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2012/01/Courtesy-of-zeroemission_eu-300x186.jpg" alt="" width="300" height="186" /></a>Una crescita intelligente e sostenibile passa necessariamente attraverso l’ecoinnovazione. Per questo motivo la Commissione Europea ha recentemente varato il <strong><a title="http://ec.europa.eu/environment/etap/index_it.html" href="http://ec.europa.eu/environment/etap/index_it.html">Piano d’azione per l’ecoinnovazione (EcoAP)</a>, </strong>nella consapevolezza che le <strong>tecnologie rispettose dell&#8217;ambiente incidono positivamente sulle imprese e contribuiscono a creare occupazione:</strong> l&#8217;ecoinnovazione, cioè, è essenziale per la competitività economica dell&#8217;Europa.</p>
<p>L&#8217;<strong><a href="http://ec.europa.eu/environment/etap/index_it.htm" target="_blank">EcoAP </a></strong>prevede azioni a favore della ricerca e dell&#8217;industria, oltre a strumenti politici e finanziari, riconoscendo il ruolo primario svolto dalla <strong>legislazione ambientale</strong>.</p>
<p>Il piano sottolinea l&#8217;importanza della ricerca per produrre e commercializzare un numero maggiore di tecnologie innovative, evidenziando inoltre gli aspetti internazionali dell&#8217;ecoinnovazione e l&#8217;esigenza di un migliore coordinamento con i partner internazionali.</p>
<p>Il Commissario per l&#8217;Ambiente<strong>, Janez Potočnik</strong>, ha dichiarato: &#8221;La sfida dell&#8217;innovazione in questo secolo farà progredire le nostre risorse: <strong>fare di più con meno</strong>, il che significa ridurre l&#8217;impatto delle nostre attività. L&#8217;Europa deve trovarsi in prima linea per raccogliere la sfida <strong>se vogliamo essere competitivi in un mondo in cui le risorse sono sempre più limitate</strong>. La domanda mondiale di tecnologie, prodotti e servizi ambientali è in rapida crescita anche in questi tempi difficili ed è un settore in cui l&#8217;Europa può offrire molto, generando occupazione e crescita verdi&#8221;.</p>
<p>L’EcoAP dovrebbe dunque accelerare l&#8217;ecoinnovazione in tutti i settori dell&#8217;economia grazie ad azioni ben calibrate. Sono previste misure nel settore degli incentivi legislativi, degli appalti pubblici e privati e della normalizzazione. <strong>Ci sarà anche un sostegno per le piccole e medie imprese (PMI) per migliorare la capacità di investimento e le opportunità di fare rete.</strong></p>
<p>L&#8217;attuazione del piano avverrà mediante <strong>partenariati fra le parti interessate, i settori pubblico e privato e la Commissione</strong>. Le nuove iniziative saranno incentrate sullo sviluppo del prodotto e sulle attività utili per colmare il divario fra la tecnologia e l&#8217;adozione da parte del mercato.</p>
<p>Attualmente, <strong>si stima che le ecoindustrie europee rappresentino un settore economico dal fatturato di circa 319 miliardi di euro, pari al 2,5% del PIL dell&#8217;UE.</strong></p>
<p><span style="font-family: Arial; font-size: xx-small;"><br />
</span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Al via il concorso per le scuole  “Paladini della differenziata”</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Jan 2012 06:27:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Benedetta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Invitare gli studenti a vestire i panni di paladini della tutela ambientale, realizzando una campagna di sensibilizzazione sull’importanza della raccolta differenziata rivolta ai propri concittadini. E’ questo l’obiettivo dei “Paladini della differenziata”, il concorso nazionale per le scuole italiane realizzato dal Consorzio Obbligatorio degli Oli Usati in collaborazione con Legambiente, con il patrocinio dei Ministeri [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2012/01/Mascotte-Joil.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-26898" title="Mascotte Joil" src="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2012/01/Mascotte-Joil-251x300.jpg" alt="" width="251" height="300" /></a>Invitare gli studenti a vestire i panni di paladini della tutela ambientale, realizzando una campagna di sensibilizzazione sull’importanza della raccolta differenziata rivolta ai propri concittadini. E’ questo l’obiettivo dei <strong>“Paladini della differenziata”</strong>, il <strong>concorso nazionale per le scuole italiane</strong> realizzato dal <strong><a href="http://www.coou.it/" target="_blank">Consorzio Obbligatorio degli Oli Usati</a></strong> in collaborazione con <strong><a href="http://www.legambiente.it/" target="_blank">Legambiente</a></strong>, con il patrocinio dei <strong>Ministeri dell’Istruzione e dell’Ambiente</strong>.</p>
<p>I giovani delle scuole primarie e secondarie sono chiamati a sfidarsi a colpi di fantasia, creando un depliant e una locandina, corredati, a scelta, di foto o di uno spot promozionale. Le classi che realizzeranno le campagne di sensibilizzazione più originali ed efficaci, saranno <strong>premiate con un soggiorno in un Centro di Educazione Ambientale di Legambiente</strong>, una giornata formativa in una redazione giornalistica e un workshop con un fotografo pubblicitario; i docenti e le scuole delle classi vincitrici riceveranno invece una videocamera digitale e un personal computer di ultima generazione.</p>
<p>Per partecipare al concorso basta iscriversi <strong>entro il 16 aprile </strong>a<a href="http://www.scuolawebambiente.it/Coou/scuolawebambiente/scuolawebambiente.nsf" target="_blank"> <strong>Scuola Web Ambiente</strong></a>, uno dei progetti di educazione ambientale del Consorzio Obbligatorio degli Oli Usati. <strong>Le classi che ne faranno richiesta verranno dotate, gratuitamente, di un sito web per approfondire </strong>- con l&#8217;aiuto degli insegnanti &#8211; diverse tematiche ambientali attraverso interviste, indagini, lavori di gruppo, foto, video. In questo modo si creerà una grande comunità virtuale fra gli studenti di ogni regione d’Italia, all’interno della quale proporre azioni concrete in difesa del proprio territorio.</p>
<p>Il <strong>bando </strong>del concorso<strong> </strong>“Paladini della differenziata” è pubblicato sul sito <strong><a href="http://www.scuolawebambiente.it/">scuolawebambiente.it</a> </strong>e per aderire basta inviare una e-mail all’indirizzo <strong><a href="mailto:webmaster@scuolawebambiente.it">webmaster@scuolawebambiente.it</a></strong>,<strong> </strong>indicando il nome dell’istituto, del docente di riferimento e i recapiti telefonici.</p>
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		<title>E&#8217; davvero bio? In arrivo l&#8217;impronta digitale che autentica i prodotti</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Jan 2012 06:34:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Benedetta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Anche metodi analitici innovativi possono contribuire a rendere il bio più sicuro. Un gruppo di ricercatori europei lavorerà nei prossimi tre anni alla messa a punto di un’ “impronta digitale analitica” dei prodotti biologici, che permetterà di identificare il “vero bio” rispetto ai tentativi di frode.
Il progetto, più che mai attuale dopo la scoperta della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2012/01/Courtesy-of-milanocentroallarmi.it_.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-26888" title="Courtesy of milanocentroallarmi.it" src="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2012/01/Courtesy-of-milanocentroallarmi.it_-285x300.jpg" alt="" width="285" height="300" /></a>Anche metodi analitici innovativi possono contribuire a rendere il <strong>bio più sicuro</strong>. Un gruppo di ricercatori europei lavorerà nei prossimi tre anni alla messa a punto di un’ “<strong>impronta digitale analitica</strong>” dei prodotti biologici, che permetterà di identificare il “vero bio” rispetto ai tentativi di frode.</p>
<p>Il progetto, più che mai attuale dopo la scoperta della truffa da parte della Guardia di Finanza grazie all’operazione “<strong>Gatto con gli stivali</strong>”, sarà coordinato dall<strong>&#8216;<a href="http://www.ku.dk/english/" target="_blank">Università di Copenhagen</a></strong> e vede la collaborazione italiana della <strong><a href="http://www.iasma.it/" target="_blank">Fondazione Edmund Mach</a></strong> (grazie alla competenza acquisita negli ultimi anni dal Centro Ricerca e Innovazione relativamente ai rapporti tra isotopi stabili, soprattutto dell&#8217;azoto), dell<strong>&#8216;<a href="http://www.aiab.it/" target="_blank">AIAB</a></strong> (che definirà le filiere e raccoglierà i campioni da sottoporre ad analisi), e di<a href="http://www.certbios.it/" target="_blank"><strong> BIOS,</strong> </a>che parteciperà alla valutazione dell&#8217;applicabilità all&#8217;interno del sistema di certificazione.</p>
<p>Il progetto transnazionale dall&#8217;acronimo<strong><em> “AuthenticFood”</em></strong> ha avuto inizio a novembre e prevede la collaborazione di ben 16 partner provenienti da 11 paesi europei, includendo diverse competenze analitiche, agronomiche e di sistema di controllo. Nel progetto <em>AuthenticFood</em> i ricercatori europei considereranno alcuni prodotti biologici vegetali (in particolare pomodoro, cereali e derivati) e completeranno lo sviluppo di una serie di metodi analitici tra i più promettenti ed innovativi per <strong>l&#8217;autenticazione dei prodotti alimentari di origine vegetale</strong>. Lo scopo principale del progetto è mettere a punto degli strumenti che permettano di r<strong>afforzare l&#8217;affidabilità dei prodotti bio </strong>e che garantiscano ulteriormente i consumatori, ma anche gli utilizzatori di materie prime, quali i mulini, i mangimifici, i produttori di passate ecc.</p>
<p>Gli strumenti analitici che verranno valutati e, laddove possibile, combinati mediante tecniche statistiche multivariate, includono metodi di analisi dei residui di fitofarmaci, dei rapporti tra isotopi stabili di diversi elementi e del profilo minerale e metabolomico. <strong>Diversi di questi metodi sono già utilizzati per l&#8217;autenticazione anche di prodotti biologici, tuttavia va ancora analizzato il grado di affidabilità</strong> a seconda delle varianti (clima, varietà, gestione agronomica, specie, tipo di trasformazione ecc.) e il costo.</p>
<p><strong>Il mercato del bio è in costante e solida crescita e questo ha attratto anche l&#8217;attenzione di società e individui disonesti, </strong>che hanno trovato la via tra le maglie del sistema di controllo per commercializzare fraudolentemente grandi quantità di derrate convenzionali con falsi certificati di biologico. La recente azione della Guardia di Finanzia, denominata “Gatto con gli stivali” rende ancora più attuale il progetto e fruibili i risultati, proprio sulle filiere su cui si lavorerà in Italia: grano duro-semola-pasta e pomodoro-salsa. E&#8217; ovvio che i metodi analitici non potranno sostituire le serie procedure di ispezione e certificazione, ma di certo potranno risultarne utile complemento sia per gli enti di certificazione che per le autorità deputate al controllo e anche per le aziende che acquistano materie prime su mercati internazionali.</p>
<p>AuthenticFood è cofinanziato dal programma europeo <strong>CORE Organic II</strong>, parte dell FP7 ERA-NET Project: “<strong><a href="http://www.coreorganic2.org/" target="_blank">Coordination of European Transnational Research in Organic Food and Farming Systems</a></strong>”.</p>
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		<title>Nasce il Fondo Italiano per la Biodiversità</title>
		<link>http://www.greenews.info/comunicati-stampa/nasce-il-fondo-italiano-per-la-biodiversita-20111220/</link>
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		<pubDate>Tue, 20 Dec 2011 06:20:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Benedetta</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Parchi]]></category>

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		<description><![CDATA[È stato presentato il 16 dicembre, a Roma, il Fondo Italiano per la Biodiversità, un importante punto di incontro a favore dell’ambiente tra imprese e aree protette, nato su iniziativa di Federparchi &#8211; Europarc Italia. L’obiettivo del Fondo è collaborare con il mondo delle aziende e raccogliere fondi da destinare a piccoli e grandi progetti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/12/Courtesy-of-solleviamoci.com_.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-26676" title="Courtesy of solleviamoci.com" src="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/12/Courtesy-of-solleviamoci.com_-300x241.jpg" alt="" width="300" height="241" /></a>È stato presentato il 16 dicembre, a Roma, il <strong>Fondo Italiano per la Biodiversità</strong>, un importante punto di incontro a favore dell’ambiente tra imprese e aree protette, nato su iniziativa di <strong><a href="http://www.europarc.it/">Federparchi &#8211; Europarc Italia</a></strong>. L’obiettivo del Fondo è collaborare con il mondo delle aziende e raccogliere fondi da destinare a piccoli e grandi progetti nelle aree protette e nei parchi italiani per la<strong> salvaguardia della biodiversità</strong>.</p>
<p><strong>L’istituzione del Fondo è molto importante per il nostro Bel Paese che, per caratteristiche fisiche e geografiche, detiene il primato europeo della biodiversità</strong>. Circa la metà delle specie vegetali ed un terzo di quelle animali attualmente presenti nel territorio europeo appartengono infatti all’Italia. Secondo l’Annuario 2007 dei Dati Ambientali (<strong><a href="http://www.apat.gov.it/site/it-IT/APAT/" target="_blank">APAT</a></strong>), sul nostro territorio sono presenti oltre 57.000 specie faunistiche, 6.711 specie della flora vascolare, ripartite in 196 famiglie e 1.267 generi. L’Italia, inoltre, risulta ai primi posti in Europa per quanto attiene al numero di specie di Vertebrati endemici appartenenti alle classi degli Anfibi, Rettili, Uccelli e Mammiferi.</p>
<p>Attraverso contributi, anche di piccola entità, si possono realizzare progetti importanti per ridurre le minacce di estinzione che gravano oggi su numerose specie, vegetali e soprattutto animali. Allarmanti, infatti, i dati relativi alle percentuali di specie minacciate: il 45% di animali vertebrati, il 15% delle piante superiori, il 40% delle piante inferiori, il 30% dei principali ambienti naturali e l’86% degli habitat più vulnerabili e degradati, legati agli ambienti umidi (paludosi , costieri, riparali).</p>
<p>“Siamo molto soddisfatti &#8211; ha dichiarato <strong>Giampiero Sammuri</strong>, Presidente di Federparchi &#8211; Europarc Italia &#8211; di presentare oggi il Fondo Italiano per la Biodiversità, nato per salvaguardare il patrimonio naturalistico italiano, una risorsa fondamentale per il nostro Bel Paese. Ringrazio anzitutto il <strong><a href="http://www.cogedi.it/" target="_blank">Gruppo Co.Ge.Di. International</a></strong> che fa da apripista per questo progetto e mi auguro che numerose altre imprese contribuiscano alla tutela dei nostri Parchi e delle nostre Aree protette. Considerando le continue minacce alla biodiversità invito le aziende ad essere protagoniste attive nella salvaguardia dell’ambiente perché anche attraverso piccoli contributi possiamo insieme realizzare importanti iniziative e aiutare la natura”.</p>
<p>Il Gruppo Co.Ge.Di. International, società di distribuzione proprietaria dei brand <strong>Uliveto e Rocchetta</strong>, &#8220;le acque della salute&#8221;, Brio Blu ed Elisir di Rocchetta, sarà il primo sostenitore di questo importante progetto. Oltre a contribuire alla realizzazione di azioni concrete esporrà sulle etichette dei prodotti il logo del Fondo Italiano per la Biodiversità.</p>
<p>Il Fondo Italiano per la Biodiversità si ispira ai principi della “<strong><a href="http://www.g8italia2009.it/static/G8_Allegato/Carta_Siracusa,2.pdf" target="_blank">Carta di Siracusa</a></strong>”, un documento politico e programmatico, adottato dal <strong>Summit G8 dell’Aquila nel 2009</strong>, per definire le priorità mondiali in materia di biodiversità. <strong>Il documento contiene, inoltre, fondamentali riferimenti inerenti lo stretto legame tra biodiversità ed economia</strong>.</p>
<p>I principi della “Carta di Siracusa” hanno, quindi, portato all’istituzione del Fondo Italiano per la Biodiversità sulla base di due punti fondamentali: il <em><strong>greenmarketing</strong></em>, per promuovere cioè l’uso sostenibile della biodiversità come possibile volano di sviluppo e il <em><strong>greening the market</strong></em>, la possibilità di creare partenariati con imprese sensibili alle tematiche ambientali (green minded) che comportino ricadute positive, dirette o indirette, sulla biodiversità.</p>
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		<title>Ue, varato il piano d&#8217;azione per l&#8217;ecoinnovazione</title>
		<link>http://www.greenews.info/comunicati-stampa/ue-varato-il-piano-dazione-per-lecoinnovazione-20111219/</link>
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		<pubDate>Mon, 19 Dec 2011 06:27:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Benedetta</dc:creator>
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		<category><![CDATA[eco-innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[EcoAP]]></category>
		<category><![CDATA[sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[UE]]></category>

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		<description><![CDATA[La cosiddetta ecoinnovazione è essenziale ai fini della strategia Europa 2020 per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva.
Il nuovo Piano d’azione per l’ecoinnovazione (EcoAP) mira a promuovere un&#8217;innovazione in grado di ridurre la pressione sull&#8217;ambiente e di colmare il divario fra innovazione e mercato. Le tecnologie rispettose dell&#8217;ambiente incidono infatti positivamente sulle imprese e contribuiscono a creare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/12/Courtesy-of-sifconference.com_.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-26623" title="Courtesy of sifconference.com" src="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/12/Courtesy-of-sifconference.com_-300x230.jpg" alt="" width="300" height="230" /></a>La cosiddetta <em><strong>ecoinnovazione</strong></em> è essenziale ai fini della strategia <strong>Europa 2020 </strong>per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva.</p>
<p>Il nuovo <a title="http://ec.europa.eu/environment/etap/index_it.html" href="http://ec.europa.eu/environment/etap/index_it.html"><strong>Piano d’azione per l’ecoinnovazione (EcoAP</strong>)</a> mira a promuovere un&#8217;innovazione in grado di ridurre la pressione sull&#8217;ambiente e di colmare il divario fra innovazione e mercato. <strong>Le tecnologie rispettose dell&#8217;ambiente incidono infatti positivamente sulle imprese e contribuiscono a creare occupazione</strong>.</p>
<p>L&#8217;EcoAP, uno degli impegni dell&#8217;iniziativa faro &#8220;<strong>Unione dell&#8217;innovazione</strong>&#8220;, affonda le sue radici nel <span style="text-decoration: underline;"><strong><a title="http://ec.europa.eu/environment/etap/files/com_2004_etap_en.pdf" href="http://ec.europa.eu/environment/etap/files/com_2004_etap_en.pdf">Piano d&#8217;azione per le tecnologie ambientali (ETAP)</a>. </strong>Il</span> centro focale si amplia poi per comprendere, oltre alle tecnologie verdi, un più ampio concetto di ecoinnovazione, che superi determinate strozzature, sfide e opportunità per conseguire gli obiettivi ambientali tramite l&#8217;innovazione.</p>
<p>L&#8217;EcoAP comprende azioni sia dal lato della domanda, sia da quello dell&#8217;approvvigionamento, a vantaggio della ricerca e dell&#8217;industria, insieme a strumenti politici e finanziari. <strong>Il piano riconosce il ruolo primario della legislazione ambientale nella promozione dell&#8217;ecoinnovazione </strong>e contempla un riesame di questa. Sottolinea anche l&#8217;importanza della ricerca e dell&#8217;innovazione per produrre e commercializzare un numero maggiore di tecnologie innovative, oltre a evidenziare gli aspetti internazionali dell&#8217;ecoinnovazione e l&#8217;esigenza di un migliore coordinamento delle politiche con i partner internazionali.</p>
<p><strong>Il Commissario responsabile per l&#8217;Ambiente, Janez Potočnik</strong>, ha dichiarato:<em> </em>&#8220;<em>La sfida dell&#8217;innovazione in questo secolo farà progredire le nostre risorse: <strong>fare di più con meno</strong>, il che significa ridurre l&#8217;impatto delle nostre attività. L&#8217;Europa deve trovarsi in prima linea per raccogliere la sfida se vogliamo essere competitivi in un mondo in cui le risorse sono sempre più limitate. La domanda mondiale di tecnologie, prodotti e servizi ambientali è in rapida crescita anche in questi tempi difficili ed è un settore in cui l&#8217;Europa può offrire molto. Si tratta di un piano in grado di generare occupazione e crescita verdi</em>&#8220;.</p>
<p><strong>Il piano d&#8217;azione accelererà l&#8217;ecoinnovazione in tutti i settori dell&#8217;economia grazie ad azioni ben calibrate</strong>. Per contribuire a creare una domanda di mercato per le ecoinnovazioni più forte e stabile <strong>sono previste misure nel settore degli incentivi legislativi, degli appalti pubblici e privati e della normalizzazione, e si intende inoltre mobilitare un sostegno per le piccole e medie imprese (PMI) al fine di migliorare la capacità di investimento e le opportunità di creare una rete</strong>.</p>
<p>Fra gli <strong>aspetti chiave</strong> del nuovo piano d&#8217;azione  emergono: l&#8217;uso della politica e della legislazione ambientali per promuovere l&#8217;ecoinnovazione; il <strong>sostegno a progetti dimostrativi e la creazione di partenariati volti a commercializzare tecnologie promettenti, intelligenti e ambiziose</strong>; lo sviluppo di nuove norme mirate a stimolare l&#8217;ecoinnovazione; la mobilitazione di strumenti finanziari e di servizi di sostegno alle PMI; la promozione della cooperazione internazionale; il sostegno allo sviluppo delle competenze e dell&#8217;occupazione emergenti nonché ai relativi programmi di formazione per adeguarsi alle esigenze del mercato del lavoro nonché la promozione dell&#8217;ecoinnovazione per mezzo dei partenariati europei per l&#8217;innovazione.</p>
<p>L&#8217;attuazione del piano avverrà mediante partenariati fra le parti interessate, i settori pubblico e privato e la Commissione. L&#8217;imminente riesame finanziario intermedio rappresenterà una buona opportunità di valutare il conseguimento degli obiettivi fissati in questo piano d&#8217;azione.</p>
<p>Le nuove iniziative saranno incentrate sullo sviluppo del prodotto e sulle attività utili per colmare il divario fra la tecnologia e l&#8217;adozione da parte del mercato.</p>
<p>L&#8217;ecoinnovazione è ogni forma d&#8217;innovazione mirata a o derivata da un progresso significativo e dimostrabile verso lo sviluppo sostenibile, in grado di ridurre le incidenze negative sull&#8217;ambiente, di rafforzare la capacità di risposta alle pressioni ambientali o di conseguire un uso più efficace e responsabile delle risorse naturali, compresa l&#8217;energia.</p>
<p><strong>Le ecoindustrie europee rappresentano un settore economico dal fatturato stimato a circa 319 miliardi di euro, pari al 2,5% del PIL dell&#8217;UE.</strong></p>
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		<title>ISPRA, Italia più sicura grazie alla riforestazione</title>
		<link>http://www.greenews.info/comunicati-stampa/ispra-italia-piu-sicura-grazie-alla-riforestazione-20111207/</link>
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		<pubDate>Wed, 07 Dec 2011 06:32:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Benedetta</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Ispra]]></category>
		<category><![CDATA[restauro forestale]]></category>

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		<description><![CDATA[In Italia, sono disponibili circa 9,5 milioni di ettari per interventi di riforestazione. In tutto, si tratta di quasi un terzo del territorio nazionale: un milione di ettari sono adatti a realizzare foreste chiuse destinate alla produzione legnosa,  altri 8,5 milioni, invece, per azioni di restauro a mosaico, in cui le foreste e gli alberi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/12/Courtesy-of-ilcorrieredelweb.com_.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-26327" title="Courtesy of ilcorrieredelweb.com" src="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/12/Courtesy-of-ilcorrieredelweb.com_-300x208.jpg" alt="" width="300" height="208" /></a>In <strong>Italia</strong>, sono disponibili circa<strong> 9,5 milioni di ettari per interventi di riforestazione</strong>. In tutto, si tratta di quasi un terzo del territorio nazionale: un milione di ettari sono adatti a realizzare foreste chiuse destinate alla produzione legnosa,  altri 8,5 milioni, invece, per azioni di restauro a mosaico, in cui le foreste e gli alberi sono integrati in altre destinazioni d’uso del territorio, comprese quelle agricole, urbana e industriale.</p>
<div>
<p>Questi dati sono stati resi pubblici ieri, per la prima volta in Italia, nel corso della conferenza<strong> “<a href="http://www.isprambiente.gov.it/site/it-IT/Archivio/Eventi/Documenti/conferenza_foreste.html" target="_blank">Le risorse forestali nazionali e i servizi ecosistemici. Il ruolo delle Istituzioni</a>” </strong>organizzata dall’<strong><a href="http://www.isprambiente.gov.it/site/it-IT/" target="_blank">ISPRA</a></strong> (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) e derivano da un recentissimo studio de<a href="http://www.wri.org/" target="_blank">l <strong>World Resources Institute (WRI</strong>) </a>secondo cui il <strong>restauro forestale</strong> rappresenta un’opportunità anche per mettere in sicurezza il territorio italiano. Nel mondo, oltre due miliardi di ettari, un&#8217;area più grande del Sud America, sono disponibili per questo scopo. Di questi, un miliardo  e mezzo sarebbero più adatti per interventi di restauro a mosaico, mezzo miliardo di ettari, invece, sono la superficie disponibile per la realizzazione su grandi estensioni di foreste chiuse per la produzione legnosa.</p>
<p><strong>Alberi  indispensabili   per   la   mitigazione   del   clima   locale,   il   contenimento   dei   rumori   e dell&#8217;inquinamento,  il risanamento dei suoli, delle aree umide e dei corsi d&#8217;acqua deteriorati, il miglioramento del paesaggio, </strong>che rappresenta la base dell’identità culturale della popolazione.</p>
<p>Per lungo tempo considerate quasi esclusivamente per la loro capacità di offrire prodotti legnosi (per l’industria e per fini energetici) e altri, come funghi, frutti di bosco, resine, aromi e medicinali, <strong>le foreste vengono oggi studiate anche per la loro capacità di fornire una serie di beni e servizi a livello di ecosistema</strong>. Tra questi, la regolazione delle risorse idriche, il contenimento dell&#8217;erosione, l’infiltrazione delle acque e la funzione di ritenzione, riducendo i rischi di repentini eventi di piena, la regolazione del clima locale, la mitigazione dei cambiamenti climatici, ma anche <strong>la  tutela di valori spirituali, storici, didattico‐scientifici, ricreativi e turistici</strong>.</p>
<p><strong>La trasformazione delle aree naturali in parcheggi e centri commerciali non fa altro che rallentare o impedire il  ruscellamento delle piogge</strong>,  il  loro deflusso viene  quindi  accelerato e  gli effetti diventano a volte distruttivi,  come ci ricorda drammaticamente la cronaca di questi giorni. Le radici degli alberi hanno invece la capacità di rendere più permeabile il suolo, permettendo alle acque di penetrarvi e di non scorrere velocemente in superficie.</p>
<p>“I servizi ecosistemici forniti dalle foreste di ogni parte del globo – ha commentato il Presidente dell’ISPRA,<strong> Bernardo De Bernardinis ‐</strong> stanno guadagnando crescente riconoscimento e attenzione da parte dell&#8217;industria, dei  governi, dei media e di privati cittadini, sempre più consapevoli dei pericoli e  dei  costi  legati  alla  perdita  e  al  decadimento  dei  servizi  degli  ecosistemi  forestali. Nonostante ciò, il ritmo di deforestazione e degradazione delle foreste globali rimane allarmante.” <strong>Le foreste italiane immagazzinano  una quantità di carbonio pari a quella che viene emessa in atmosfera  in  9  anni  dal  nostro  Paese</strong>.  Per  effetto  dell’aumento  della  superficie  forestale  e dell’incremento di biomassa per unità di superficie, in Italia, ogni anno, lo stoccaggio di carbonio nelle foreste cresce di circa 15 milioni di tonnellate, equivalenti a 55 milioni di  tonnellate di anidride carbonica. Questa quantità corrisponde a circa l’11% di quella emessa annualmente in atmosfera dal nostro Paese, attualmente pari a circa 490 milioni di tonnellate. <strong>Al prezzo attuale d’una tonnellata di anidride carbonica sul mercato delle quote europee delle emissioni di gas‐serra (circa 8 euro), la capacità fissativa delle foreste italiane avrebbe un valore di circa 440 milioni di euro l&#8217;anno</strong>.</p>
</div>
<p>Attualmente, la superficie forestale globale (circa 3,7 miliardi di ettari, pari al 30% della superficie territoriale mondiale) si sta restringendo al ritmo di 14,5 milioni di ettari all&#8217;anno, principalmente a causa  del  cambiamento  di  uso  del  territorio  nei  tropici  e  in  Oceania.  Anche  se  la  copertura forestale nei paesi industrializzati è andata  ampliandosi nel corso degli ultimi due decenni, una gran parte di questi ecosistemi è fortemente degradata.</p>
<p>In questo contesto,<strong> è nata l&#8217;esigenza di assegnare un valore economico ai servizi ecosistemici offerti dalle foreste e dagli ecosistemi naturali</strong>, un compito difficile e controverso.</p>
<p>“La componente  dei  servizi  culturali  associati  agli  alberi,  ai  boschi  e  alle  foreste  toccano  la memoria profonda di ognuno di noi. La loro valutazione economica è forse la più problematica tra tutti i servizi ecosistemici. Ma va  tentata, anche se con molta cautela”, ha dichiarato<strong> Bill Slee</strong>, esperto del<strong><a href="http://www.hutton.ac.uk/" target="_blank"> The James Hutton Institute</a></strong>.</p>
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		<title>Autolib&#8217;, il sogno parigino di Vincent Bollorè che nasce in Piemonte</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Dec 2011 10:07:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Benedetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Idee]]></category>
		<category><![CDATA[Progetti]]></category>
		<category><![CDATA[Automotive]]></category>
		<category><![CDATA[progetto Autolib']]></category>
		<category><![CDATA[Vincent Bolloré]]></category>

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		<description><![CDATA[Mentre a Bologna impazza il Motor Show, dove tra le tante novità ecologiche c’è anche un’auto gonfiabile, a Parigi prende sempre più concretezza il grandioso progetto Autolib&#8217;, promosso da Vincent Bolloré, uno degli uomini più ricchi del mondo.
I test con il pubblico sono stati avviati, con uno spettacolare corteo, domenica 2 ottobre nella capitale francese [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/12/Courtesy-of-quattroruote.it_.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-26260" title="Courtesy of quattroruote.it" src="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/12/Courtesy-of-quattroruote.it_-300x198.jpg" alt="" width="300" height="198" /></a>Mentre a <strong>Bologna</strong> impazza il<strong><a href="http://www.motorshow.it/" target="_blank"> Motor Show</a></strong>, dove tra le tante novità ecologiche c’è anche un’<strong><a href="http://www.motori24.ilsole24ore.com/Saloni/Motorshow-2011/novita/blowcar-auto-gonfiabile.php">auto gonfiabile</a></strong>, a <strong>Parigi </strong>prende sempre più concretezza il grandioso <strong>progetto Autolib&#8217;</strong>, promosso da <strong>Vincent Bolloré</strong>, uno degli uomini più ricchi del mondo<a href="http://www.staffettaonline.com/articolo.aspx?ID=97136"></a>.</p>
<p>I <strong><a href="http://www.youtube.com/watch?v=RTRdLQUNsho&amp;feature=related">test con il pubblico</a></strong> sono stati avviati, con uno <strong><a href="http://videos.lalibre.be/video/iLyROoaf2WTa.html">spettacolare corteo</a></strong>, domenica 2 ottobre nella capitale francese e in 46 comuni limitrofi. Il modello è quello delle biciclette in libero servizio di <em>bike sharing </em><strong><a href="http://www.italianiaparigi.com/inner/gallery/velib.htm"><em>Velib&#8217;</em></a></strong>: 20.000 biciclette dislocate in 1.600 stazioni (in centro una ogni 300 metri), lanciato dal sindaco <strong>Bertrand Delanoë </strong>nel 2007. E forte del successo di Velib&#8217;, Delanoë aveva annunciato, nel 2008, proprio al Salone dell’Auto di Parigi, <strong>il «sogno verde» un servizio di car sharing «ecologico»</strong> da lanciare entro la fine del mandato. Nonostante l’idea partisse da presupposti concreti – secondo lo studio condotto dall&#8217;<a href="http://www.apur.org/" target="_blank"><strong>Apur (Atelier Parisien d’Urbanisme</strong>) </a><strong>il 56% dei parigini non possiede un&#8217;automobile e le auto di proprietà restano per la maggior parte del tempo parc</strong>heggiate – lo scetticismo non era mancato. In effetti, i problemi da affrontare non erano pochi:<strong> </strong>dalla mancanza di modelli di serie al costo elevato delle batterie, dalla scarsa autonomia alla mancanza di infrastrutture per la ricarica.</p>
<p>Al bando però, nel 2009, hanno risposto sei consorzi e, alla fine, <strong>a uscirne vincitore, grazie a 50 milioni investiti senza garanzie, è stato il <a href="http://www.sagaitalia.com/index.php?method=section&amp;id=239" target="_blank">Gruppo Bolloré, </a>che si è aggiudicato dal comune di Parigi la concessione per fornire le minicar totalmente elettriche, </strong>investendo nel progetto fino a 1,5 miliardi di euro (a occhio forse un po&#8217; troppi). Certo, nella cifra sono ricomprese anche la manutenzione dei veicoli e l&#8217;assicurazione (sottoscritta con la compagnia <strong>Generali</strong>, di cui Bolloré è vicepresidente), ma soprattutto l&#8217;intera produzione della <strong><a href="http://www.bluecar.fr/it/pages-accueil/default.aspx">Bluecar</a></strong> nello stabilimento <strong>Pininfarina</strong> di <strong>Bairo Canavese </strong>(Torino), <strong>affittato a 14 milioni di euro -maestranze incluse - fino al 31 dicembre 2013</strong>, con una produzione prevista di 4.000 vetture, di cui 3.000 destinate al noleggio. Queste ultime dovrebbero essere caratterizzate dal color grigio alluminio, per non essere confuse con le Bluecar acquistabili e per <strong>essere più ecologiche, rinunciando alla verniciatura.</strong></p>
<p>Il costo di costruzione sarà sostenuto dalla Città di Parigi, mentre il gruppo Bolloré, oltre a pagare 105 milioni di euro per la fornitura delle auto e delle sue speciali batterie, si è impegnato a farsi carico dei previsti 80 milioni dei costi annuali di esercizio. Quanto al risultato economico dell&#8217;operazione <strong>le previsioni oscillano tra un utile annuo di 33 milioni e una perdita di 60 milioni di euro</strong>. A Ballorè, come ha rilevato l&#8217;<strong><a href="http://www.economist.com/node/21528681">Economist</a></strong>, il successo della sfida di Autolib sulle strade di Parigi sarebbe fondamentale per aprirsi la strada nel business dell&#8217;elettrico, accanto ai grandi dell&#8217;auto.</p>
<p>La vetturetta, presentata nel 2008 con gran successo, sulla carta vale senz&#8217;altro il prezzo di utilizzo: abbonamento giornaliero, settimanale e annuale (144 euro se individuale, 132 euro per quello familiare) a cui va aggiunta una tariffa variabile di circa 5 euro per ogni mezz&#8217;ora di utilizzo. Quattro posti in 3,65 metri di spazio, cambio ovviamente automatico, <strong>130 km orari di velocità </strong>massima, navigatore e computer con schermo tattile che indica le stazioni libere per il parcheggio, segnala le anomalie e il livello della batteria e permette di comunicare in permanenza con i tecnici del centro operativo. Ma soprattutto <strong>un&#8217;autonomia di 250 km</strong>, ottenuta grazie alle <strong>batterie di nuova generazione litio-metallo-polimero (LMP)</strong> che oltre ad essere più efficaci delle normali al litio, dovrebbero surriscaldarsi solo ad elevatissime temperature (si infiammerebbero a 180 gradi contro i 70 gradi delle altre). Una tecnologia che il gruppo Bolloré sta sperimentando da dieci anni con la controllata <strong><a href="http://www.batscap.com/" target="_blank">Batscap</a></strong> (partecipata da <strong><a href="http://france.edf.com/france-45634.html" target="_blank">Edf</a></strong> al 20%), che oggi produce 7.500 batterie all’anno, in due stabilimenti in <strong>Bretagna</strong> e in <strong>Québec</strong>. A queste, proprio per fornire le Bluecar, se ne aggiungeranno altre 15.000 prodotte nella fabbrica di <strong><a href="http://www.ergue-gaberic.fr/" target="_blank">Ergué-Gabéric</a></strong>, finanziata con un prestito di 130 milioni dalla <strong>Banca Europea degli Investimenti </strong>e di 50 dallo Stato francese.</p>
<p>Si tratta, in ogni caso, di <strong>una scommessa, quanto mai, ambiziosa, sia in termini di innovazione, sia (e forse anche di più) nel determinare un nuovo modo di spostarsi nella città</strong>, con l&#8217;obiettivo di arrivare al 2030, a Parigi, ad una riduzione del 50% di auto a benzina. <strong>Da lunedì 5 dicembre entreranno in circolazione 250 auto che, entro l&#8217;estate del 2012, arriveranno a 2.000 con 1.100 stazioni di ricarica</strong>.</p>
<p>Come andrà a finire? Difficile e troppo presto, oggi, per dirlo. Secondo Bolloré, l&#8217;Autolib&#8217; totalmente elettrico comincerebbe a produrre reddito solo a partire dal settimo anno e dopo 80.000 abbonamenti.</p>
<p>Forse, però, è utile ricordare che negli anni &#8217;90, in Europa il ruolo di apripista sulla mobilità elettrica toccò proprio ai francesi: dal 1995 al 2002 furono prodotti oltre 10.000 autoveicoli, solo da parte del <strong><a href="http://www.psa-peugeot-citroen.com/en/hp1.php" target="_blank">Gruppo PSA – Peugeot-Citroen</a></strong>; alla fine però non se ne fece nulla. Si trattò di modelli adattati da auto tradizionali (quelli progettati già inizialmente come elettrici non andarono oltre i prototipi e qualche pre-serie), che sostanzialmente non erano in grado di reggere il confronto con i modelli convenzionali da cui derivavano: prezzo più che doppio, autonomia e velocità massima che rendevano rischioso qualsiasi utilizzo al di fuori di un contesto urbano, abitabilità spesso dimezzata per ospitare le ingombranti e pesanti batterie al piombo.</p>
<p>Ma ciò che è interessante ricordare è che <strong>tutto iniziò proprio con il progetto di <em>car sharing</em> nella cittadina di La Rochelle</strong>. Oggi i numeri sono ben diversi: Parigi, anno 2011, 3.000 auto, 1 ogni 740 abitanti contro La Rochelle, anno 1993, 50 auto, 1 ogni 2.700 abitanti; nessuno può dire che stavolta non si faccia sul serio.</p>
<p>E chissà se questa grande sfida non sia anche di buon auspicio per un altro prodotto Pininfarina, l&#8217;<strong><a href="http://www.pininfarina.it/repository/foto/hybus/HYBUS%2001%20copia.jpg">Hybus</a></strong>, grazie al quale nei giorni scorsi l’azienda ha vinto il premio &#8220;<strong><a href="http://www.premioinnovazione.legambiente.org/section.php?p=premio">Innovazione Amica dell&#8217;Ambiente</a></strong>&#8221; di Legambiente, di cui Greenews.info è media partner. <strong>L’idea, pregevole, è quella di trasformare in ibrido un vecchio autobus</strong>, sostituendo il propulsore originario con un moderno e ben più piccolo Multi Jet che assista la trazione elettrica (assicurata da due motori), e la ricarica delle batterie oltre ai servizi idraulici e pneumatici.</p>
<p><em>Antonio Sileo*</em></p>
<p><em>*Ricercatore presso lo IEFE Bocconi</em></p>
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