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	<title>Greenews.info &#187; Rassegna Stampa</title>
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	<link>http://www.greenews.info</link>
	<description>Greenews.info è il nuovo magazine on-line dedicato all’informazione ambientale e al “green thinking” che nasce per dare visibilità ai progetti di sostenibilità delle imprese operanti in Italia, delle pubbliche amministrazioni, degli enti e delle associazioni e per informare, sia gli utenti business che consumer, sulle politiche, le best practices, le normative ed i finanziamenti, i prodotti &#34;eco&#34; e “bio” e i nuovi trend mondiali. Il tutto in un unico ambiente multimediale di facile navigazione e leggibilità, con criteri di ricerca immediati per tipologia, per settore merceologico o per parola chiave.</description>
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		<title>Apple: il New York Times massacra l&#8217;azienda di Jobs per danni umani e ambientali</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Jan 2012 17:38:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Benedetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Rassegna Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Apple]]></category>
		<category><![CDATA[IT]]></category>

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		<description><![CDATA[Il noto sito scandalistico Dagospia ha pubblicato oggi un articolo, ripreso dal New York Times, che mina seriamente l&#8217;immagine agiografica di Steve Jobs e della sua pluripremiata azienda, raccontando le disumane condizioni di vita dei dipendenti cinesi  specializzati nella costruzione dei prodotti della Apple.
Pare infatti che all’interno delle aziende delocalizzate nel Far East che producono alcuni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2012/01/Courtesy-of-New-York-Times.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-27489" title="Courtesy of New York Times" src="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2012/01/Courtesy-of-New-York-Times-300x165.jpg" alt="" width="300" height="165" /></a>Il noto sito scandalistico <strong><a href="http://www.dagospia.com/" target="_blank">Dagospia</a> </strong>ha pubblicato oggi un articolo, ripreso dal <strong><a href="http://www.nytimes.com/" target="_blank">New York Times</a>,</strong> che mina seriamente l&#8217;immagine agiografica di <strong>Steve Jobs </strong>e della sua pluripremiata azienda, raccontando le disumane condizioni di vita dei dipendenti cinesi  specializzati nella costruzione dei prodotti della<strong> Apple</strong>.</p>
<p>Pare infatti che all’interno delle aziende delocalizzate nel Far East che producono alcuni tra gli oggetti  tecnologici più desiderati al mondo,  come <strong>Iphone </strong>e <strong>Ipad</strong>, i lavoratori siano sfruttati al limite dell’umano, tanto che il titolo annuncia così la notizia: “<strong><a href="http://www.dagospia.com/rubrica-4/business/1-se-la-gente-vedesse-da-dove-viene-il-suo-iphoneipad-lo-getterebbe-nel-34804.htm" target="_blank">Se la gente vedesse da dove viene il suo Iphone/Ipad lo getterebbe nel cesso</a>”.</strong></p>
<p>L&#8217;articolo racconta come gli operai siano costretti spesso a lavorare sette giorni su sette e per lo più in scarse condizioni di sicurezza, come testimoniano i frequenti incidenti mortali sul luogo di lavoro e le <strong>continue esplosioni in diverse fabbriche della Cina orientale</strong>.  Inoltre, da alcuni documenti delle imprese in questione, sarebbe emerso lo <strong>smaltimento illegale di rifiuti pericolosi,</strong> tramite la falsificazione di documenti. Alcune testimonianze aggravano ancora la situazione dell&#8217;azienda &#8220;modello&#8221; riportando episodi in cui <strong>i dipendenti sono rimasti feriti dopo aver utilizzato sostanze chimiche velenose per pulire gli schermi degli Iphone</strong>.</p>
<p>Sembrerebbe infine che, dopo varie denunce di gruppi di pressione cinesi,  alcuni dirigenti interni all’azienda si siano finalmente decisi ad impegnarsi per migliorare le condizioni di lavoro nelle fabbriche. Il risultato? <strong>Gli aspetti ambientali e di sicurezza sono  passati  in secondo piano rispetto alla necessità di consegnare rapidamente i prodotti</strong>. A causa della frenesia del mercato e dei maniaci ansiosi di possedere l&#8217;ultimo modello in tempo reale, continuano tuttora ad essere violati i codici di condotta e, in alcuni casi, persino la legge. Ma, dato che <strong>Foxconn</strong> e la Cina sono tra i pochi produttori capaci di fornire i numeri richiesti per apparecchi la cui domanda è sempre più alta e ingestibile, le cose difficilmente cambieranno. Pace all&#8217;anima di Steve Jobs.</p>
<p><em>Benedetta Musso</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>ENEA presenta il 1° Rapporto sull&#8217;Efficienza Energetica: risparmiati 47.800 GWh all&#8217;anno</title>
		<link>http://www.greenews.info/comunicati-stampa/l%e2%80%99enea-presenta-il-primo-rapporto-sullefficienza-energetica-20120123/</link>
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		<pubDate>Mon, 23 Jan 2012 06:31:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Benedetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicati Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Rassegna Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[ENEA]]></category>
		<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Rapporto sull’Efficienza Energetica]]></category>

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		<description><![CDATA[Il primo “Rapporto sull’Efficienza Energetica”, che l’ENEA ha predisposto nel suo ruolo di Agenzia Nazionale per l&#8217;Efficienza Energetica (come previsto dal Decreto Legislativo n.115/2008), è stato presentato il 20 gennaio, a Roma, alla presenza del Presidente del Senato Renato Schifani, del Presidente della X Commissione Industria del Senato Cesare Cursi, del Ministro dell’Ambiente Corrado Clini, del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2012/01/efficienza-energetica-Courtesy-of-lacogenerazione.it_.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-27316" title="efficienza energetica, Courtesy of lacogenerazione.it" src="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2012/01/efficienza-energetica-Courtesy-of-lacogenerazione.it_.jpg" alt="" width="240" height="210" /></a>Il primo “<strong><a href="http://www.efficienzaenergetica.enea.it/l-efficienza-energetica/l-efficienza-energetica-in-italia-3/enea--raee-2010--rapporto-annuale-efficienza-energetica.aspx" target="_blank">Rapporto sull’Efficienza Energetica</a></strong>”, che l’ENEA ha predisposto nel suo ruolo di Agenzia Nazionale per l&#8217;Efficienza Energetica (come previsto dal <a href="http://www.bosettiegatti.com/info/norme/statali/2008_0115.htm" target="_blank">Decreto Legislativo n.115/2008</a>), è stato presentato il 20 gennaio, a <strong>Roma</strong>, alla presenza del Presidente del Senato <strong>Renato Schifani</strong>, del Presidente della X Commissione Industria del Senato <strong>Cesare Cursi</strong>, del Ministro dell’Ambiente <strong>Corrado Clini</strong>, del Sottosegretario allo Sviluppo Economico <strong>Claudio De Vincenti</strong>,  per fornire <strong> uno strumento di  monitoraggio e valutazione a supporto delle politiche energetiche nazionali</strong>.</p>
<p>Il Rapporto fornisce infatti il quadro complessivo delle politiche e delle misure per l&#8217;efficienza energetica negli usi finali dell&#8217;energia attuate a livello nazionale e territoriale, analizza l’evoluzione dell’intensità energetica, valuta l’efficacia e i risultati ottenuti dagli strumenti già messi in atto e <strong>il grado di raggiungimento degli obiettivi nazionali di risparmio energetico.</strong></p>
<p><strong> Giovanni Lelli, </strong>Commissario dell’ENEA, ha dichiarato: “Questo Rapporto evidenzia come il nostro Paese abbia saputo impegnarsi in questi ultimi anni per migliorare la propria efficienza energetica, attuando <strong>una riconversione del sistema produttivo e dei servizi energetici attraverso l’adozione di tecnologie più innovative.</strong> Ha contribuito a questo miglioramento anche una maggiore consapevolezza dei cittadini che hanno saputo cogliere le opportunità offerte dallo Stato con gli incentivi  per  la riqualificazione del patrimonio immobiliare migliorando il proprio benessere abitativo.<strong> L’efficienza energetica è ormai diventata uno dei capisaldi su cui si basa la nostra strategia energetica per ridurre sia la domanda che la dipendenza negli approvvigionamenti  e ha permesso all’Italia di raggiungere ottimi risultati, in linea con gli indirizzi e le politiche energetiche europee</strong>. Per mantenere questo trend nei prossimi anni serviranno nuovi interventi ed azioni in grado di orientare gli investimenti e di influenzare i comportamenti di imprese, Pubblica Amministrazione e cittadini.”  “L’ENEA, &#8211; continua Lelli &#8211; nel contesto delle proprie attività finalizzate alla ricerca, all’innovazione tecnologica e alla prestazione di servizi avanzati alle imprese e alle amministrazioni pubbliche nei settori dell’energia e dello sviluppo economico sostenibile, ha il compito di sviluppare conoscenze e di attuare azioni di trasferimento tecnologico per il risparmio e l’efficienza energetica nei settori dell’edilizia residenziale e terziaria, dell&#8217;industria, dell&#8217;agricoltura, dei trasporti e nei sistemi dei servizi energetici e della generazione distribuita. <strong>L’ENEA potrà, pertanto, contribuire, con le sue competenze, a  supportare la programmazione energetica italiana, in un’ottica di  sostenibilità ambientale ed economica e in linea con le direttive europee</strong>.”</p>
<p>Nel Rapporto vengono analizzati e valutati<strong> gli strumenti normativi ed incentivanti attivati o in vigore in Italia dal 2007 al 2010</strong>. L’azione costante di monitoraggio operata in questi anni dall’ENEA, che fornisce il proprio supporto tecnico-scientifico nell&#8217;implementazione delle principali misure di politica energetica a livello nazionale, quali i <strong>Titoli di Efficienza Energetica </strong>e gli<strong> incentivi del 55%</strong>,  ha permesso di rilevare<strong> l’entità del risparmio energetico conseguito, che a fine 2010 è stato calcolato pari a 47.800 GWh/anno</strong>. Si tratta di un risultato che va ben oltre gli obiettivi prefissati dal<strong> Piano di di Azione per l’Efficienza Energetica del 2007 </strong>(PAEE), che prevedeva un risparmio energetico di circa 35.658 GWh/anno.</p>
<p>A questo risultato hanno contribuito gli interventi attuati nei diversi settori. In particolare<strong> il settore dell’edilizia ha registrato un forte incremento delle installazioni di impianti di riscaldamento efficiente</strong>; il settore terziario ha adottato standard di prestazioni energetiche per combattere gli sprechi; <strong>nel settore industriale c’è stato un rinnovamento tecnologico che ha portato all’installazione di impianti di cogenerazione al alto rendimento e di motori elettrici ad alta efficienza con recupero del calore</strong>; infine, nel settore dei trasporti si è verificato uno svecchiamento del parco autoveicoli con l’acquisizione di nuove vetture più ecologiche.</p>
<p>In occasione dell’evento è stato illustrato anche<strong> il primo volume della collana “<em><a href="http://www.efficienzaenergetica.enea.it/doc/pubblicazioni/Rapporto_cittadini_EE.pdf" target="_blank">Ogni chilowattora conta</a></em>”, una pratica guida predisposta dall’ENEA, anche in formato e-book</strong>,  per fornire ai cittadini una chiave di lettura del Rapporto sull’efficienza energetica, in modo da accrescerne la consapevolezza sulle opportunità e sui vantaggi economici, ambientali e sociali dell’efficienza energetica.</p>
<p>Hanno partecipato all’incontro i rappresentanti di tutti i settori della società che a vario titolo sono interessati alla definizione delle politiche dell’efficienza energetica: istituzioni, sistema produttivo, operatori tecnici ed economici, consumatori, e per la prima volta, anche gli studenti. Sono intervenuti gli studenti  di un liceo romano, presso il quale l’ENEA ha realizzato un’iniziativa sul tema dell&#8217;uso razionale dell&#8217;energia e dello sviluppo economico sostenibile, con testimonianze che sono state riportate in un video “Scegliamoci il futuro, scegliendo l’energia”, proiettato nel corso del workshop.</p>
<p>I documenti presentati sono disponibili sul sito <strong><a href="http://www.efficienzaenergetica.enea.it/" target="_blank">Obiettivo Efficienza Energetica</a>.</strong></p>
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		<title>Geotermia: il Rapporto 2011 sul mercato europeo</title>
		<link>http://www.greenews.info/comunicati-stampa/geotermia-opportunita-per-il-paese-20111228/</link>
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		<pubDate>Wed, 28 Dec 2011 06:32:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Benedetta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Buone prospettive per lo sviluppo dell’energia geotermica in Italia e in Europa. Lo conferma il Rapporto 2011 sul mercato geotermico europeo presentato nella terza conferenza EGEC (European Geothermal Energy Council) che si è tenuta nei giorni scorsi a Milano.
Attualmente risulta installata in Europa una potenza geotermoelettrica di circa 1.600 MW, con previsioni di crescita consistenti a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/12/Courtesy-of-soliclima.com_.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-26786" title="Courtesy of soliclima.com" src="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/12/Courtesy-of-soliclima.com_-300x228.jpg" alt="" width="300" height="228" /></a>Buone prospettive per lo sviluppo dell’energia geotermica in Italia e in Europa. Lo conferma il <strong><a href="http://egec.info/egec-deep-geothermal-market-report-2011/" target="_blank">Rapporto 2011 sul mercato geotermico europeo</a></strong> presentato nella terza conferenza <strong>EGEC</strong> (European Geothermal Energy Council) che si è tenuta nei giorni scorsi a Milano.</p>
<p>Attualmente risulta installata in Europa una potenza geotermoelettrica di circa <strong>1.600 MW</strong>, con previsioni di crescita consistenti a breve-medio termine. Tuttavia il Rapporto sottolinea la <strong>necessità di un maggiore supporto politico e finanziario</strong> per mantenere l’attuale slancio del settore.</p>
<p>&#8220;L’energia geotermica &#8211; ha dichiarato il presidente di EGEC, <strong>Burkhard Sanner</strong> &#8211; riceve un supporto significativamente inferiore rispetto alle altre fonti rinnovabili e, nonostante questo, emergono continue tendenze positive, in termini di numero di nuove centrali e di impianti e sistemi di teleriscaldamento geotermici&#8221;.</p>
<p>In questo scenario <strong>l’Italia mantiene una posizione dominante</strong>, con una potenza installata che è quasi la metà di quella europea e prospettive di sviluppo che, secondo EGEC, ci consentiranno di avere in esercizio circa <strong>923 MW entro il 2015</strong>.</p>
<p><strong>Il primato italiano</strong> è frutto anche dell’impegno e dell’esperienza di <strong><a href="http://www.enel.it/it-IT/" target="_blank">Enel</a></strong>, che sta impegnando risorse per accrescere ulteriormente, puntando in particolare – oltre allo sviluppo dei tradizionali impianti ad alta temperatura – alle nuove tecnologie per lo sfruttamento dei fluidi a bassa e media entalpia e all’integrazione delle tecnologie geotermiche con altre fonti rinnovabili, come il solare e le biomasse.</p>
<p>Del resto il <strong>momento è favorevole anche per quanto riguarda l’accettazione presso l’opinione pubblica italiana</strong>. Un recente sondaggio condotto da <strong>IPR Marketing </strong>nel mese di novembre, per esempio, segnala che il 72% degli italiani giudica positivamente un maggiore sfruttamento delle risorse geotermiche, anche nel caso di impianti (68% di favorevoli e solo 13% di contrari) realizzati presso la propria città.</p>
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		<title>Durban: si pensa già a Qatar 2012</title>
		<link>http://www.greenews.info/politiche/durban-si-pensa-gia-a-qatar-2012-20111130/</link>
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		<pubDate>Wed, 30 Nov 2011 07:57:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Gandiglio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Internazionali]]></category>
		<category><![CDATA[Politiche]]></category>
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		<description><![CDATA[Il periodo &#8220;interlocutorio&#8221; apertosi dopo la conferenza di Copenhagen del 2009 non sembra mai finire. Nonostante la Conferenza delle Parti (COP17), si sia riunita solamente lunedì a Durban, in Sud Africa, e sia tutt&#8217;ora in corso, per negoziare un accordo sul clima che possa subentrare al Protocollo di Kyoto, in scadenza nel 2013, già si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/11/Durban-COP17.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-26054" title="La Conferenza di Durban COP17, Courtesy of Ecoblog" src="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/11/Durban-COP17-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a>Il periodo &#8220;interlocutorio&#8221; apertosi dopo la conferenza di Copenhagen del 2009 non sembra mai finire</strong>. Nonostante la Conferenza delle Parti (COP17), si sia riunita solamente lunedì a <strong><a href="http://www.greenews.info/comunicati-stampa/a-durban-i-governi-affrontano-la-sfida-del-futuro-20111128/">Durban</a>,</strong> in Sud Africa, e sia tutt&#8217;ora in corso, per negoziare un accordo sul clima che possa subentrare al Protocollo di Kyoto, in scadenza nel 2013, già si parla di quella successiva, dando per scontato un <em>nulla di fatto</em>.</p>
<p>Sarà infatti a <strong>Doha</strong>, in <strong>Qatar</strong>, <strong>il Paese che emette più CO2 pro-capite </strong>(53,4 tonnellate all&#8217;anno, tre volte quelle di un americano e 10 quelle di un cinese), la prossima Conferenza mondiale sui cambiamenti climatici, <strong>dal 26 novembre al 7 dicembre 2012</strong>. L&#8217;annuncio è arrivato dai rappresentanti dell&#8217;<strong>UNFCCC</strong>, la Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (Unfccc).</p>
<p><strong>Ma intanto, cosa sta succedendo a Durban? </strong>I telegiornali italiani, imepegnati a seguire gli &#8220;<em>spread</em>&#8221; e intercettare i silenzi del Governo Monti, ne raccontano poco e nulla, declassando mediaticamente l&#8217;evento a <em>cronaca di un insuccesso annunciato</em>. Del resto, non fa notizia che i Paesi <strong>ALBA</strong> (chi sono costoro? Venezuela, Cuba, Bolivia, Ecuador, Honduras, Nicaragua, Dominica, Saint Vincent e Grenadine, Antigua e Barbuda), <strong>abbiano mostrato grande preoccupazione per l&#8217;ipotesi di un periodo senza il Protocollo di Kyoto </strong>e abbiano chiesto di non dilungarsi in altri ritardi per un accordo fino al 2020.</p>
<p>Sempre a Durban il <strong>Wwf</strong>, la Ong <strong>Oxfam</strong>, e l&#8217; <strong>International Chamber of Shipping</strong> (che rappresenta oltre l&#8217;80% della flotta mercantile mondiale) <strong>hanno avanzato la proposta di tagliare ulteriormente le emissioni di gas serra derivanti dal traffico marittimo internazionale </strong>(pari al 3% del totale), chiedendo all&#8217;Organizzazione Marittima Internazionale (Imo) una regolamentazione chiara attraverso incentivi e norme globali.</p>
<p>Intanto si definiscono tatticamente le posizioni dei diversi governi al tavolo dei negoziati, sia sul Protocollo di Kyoto che sull&#8217;accordo globale. Secondo alcuni osservatori scientifici citati dall&#8217;ANSA le due questioni potrebbero viaggiare sullo stesso binario: a quanto si dice<strong> potrebbe diventare &#8220;accettabile&#8221; un impegno sul prolungamento del Protocollo di Kyoto (in forma emendata) &#8220;in cambio di un impegno sul trattato globale&#8221; di lungo periodo</strong>.</p>
<p>L&#8217;Unione Europea sarebbe quindi pronta a un nuovo accordo sulla riduzione delle emissioni da realizzare per il 2020. <strong>Gli Usa (che non hanno mai ratificato il protocollo di Kyoto) si dicono invece contrari a un accordo che non includa i Paesi emergenti, come la Cina, </strong>principale rivale economico che, proprio pochi giorni fa, a sorpresa, ha bacchettato, tramite il proprio delegato, Stati Uniti e UE per il loro scarso impegno alla riduzione delle emissioni, magnificando le proprie azioni a sostegno del Pianeta. <strong>Sulla stessa linea degli americani sono trincerati Russia e Giappone, comunque contrari a un Kyoto 2</strong>. Sul Canada continua a girare la voce che possa uscire da Kyoto già quest&#8217;anno. Mentre <strong>i Paesi ALBA (ancora loro) hanno ricordato umilmente ai Paesi sviluppati di assumersi le responsabilità per le maggiori emissioni del passato</strong>, e hanno chiesto di riaprire il dibattito sul <strong><a href="http://www3.lastampa.it/ambiente/sezioni/greenews/articolo/lstp/432128/" target="_blank">Fondo Verde per il Clima</a> </strong>(100 miliardi di dollari all&#8217;anno entro il 2020), misteriosamente finito fuori dai temi in discussione.</p>
<p><em>Redazione Greenews.info</em></p>
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		<title>Rapporti UNWTO e Univerde: dove va l&#8217;ecoturismo?</title>
		<link>http://www.greenews.info/eventi/1%c2%b0-rapporto-unwto-dove-va-lecoturismo-20111110/</link>
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		<pubDate>Thu, 10 Nov 2011 09:31:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Benedetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Rassegna Stampa]]></category>
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		<category><![CDATA[Fondazione Univerde]]></category>
		<category><![CDATA[Parchi]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo]]></category>
		<category><![CDATA[Unwto]]></category>

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		<description><![CDATA[Alla parola ecoturismo, a molti vengono ancora in mente, per contrasto, le coste cementificate e i mostri ecologici in mezzo a paesaggi incontaminati. Ma le strutture ricettive non sono l’unico elemento a pesare sull’ambiente. Bisogna considerare anche gli spostamenti, l’alimentazione, la sostenibilità dei sistemi turistici. L’ambiente è infatti messo sempre più a dura prova da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/11/Ecoturismo-Courtesy-of-travely.biz_.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-25204" title="Ecoturismo, Courtesy of travely.biz" src="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/11/Ecoturismo-Courtesy-of-travely.biz_-300x244.jpg" alt="" width="300" height="244" /></a>Alla parola <strong>ecoturismo</strong>, a molti vengono ancora in mente, per contrasto, <strong>le coste cementificate e i mostri ecologici in mezzo a paesaggi incontaminati</strong>. Ma le strutture ricettive non sono l’unico elemento a pesare sull’ambiente. Bisogna considerare anche gli spostamenti, l’alimentazione, la sostenibilità dei sistemi turistici. <strong>L’ambiente è infatti messo sempre più a dura prova da un turismo che, nonostante la crisi, è in costante aumento</strong>. Secondo i dati contenuti nell’ultimo rapporto dell’<strong><a href=" http://www.unwto.org/" target="_blank">Unwto</a></strong> (l’Organizzazione Mondiale del Turismo), si scoprono cifre strabilianti: <strong>nel 2010 i turisti che hanno varcato la frontiera del proprio Paese sono stati 940 milioni</strong>, a cui vanno aggiunti tutti coloro che hanno fatto vacanze “domestiche”. Entro il 2012 gli arrivi potrebbero superare la soglia di 1 miliardo ed entro il 2015 le economie emergenti supereranno, in termini di arrivi turistici internazionali, quelle avanzate. <strong>Entro il 2030, si arriverà, di questo passo, a 1,8 miliardi di turisti internazionali nel mondo</strong>, ad un ritmo di 43 milioni di turisti in più all’anno, poco meno dell’intera popolazione spagnola.</p>
<p>In occasione di <strong><a href="http://www.greenews.info/2011/11/09/?ec3_listing=events" target="_blank">Ecomondo</a></strong>, la fondazone <strong><a href="http://www.fondazioneuniverde.it/" target="_blank">Univerde</a></strong> dell&#8217;ex Ministro <strong>Alfonso Pecoraro Scanio </strong>ha organizzato un convegno per analizzare, alla luce di questi nuovi dati, il <strong><a href="http://www.fondazioneuniverde.it/wp-content/uploads/2011/02/Comunicato-Stampa.pdf" target="_blank">Primo Rapporto sul Turismo Sostenibile ed Ecoturismo</a></strong>, realizzato alcuni mesi fa insieme a <strong><a href="http://www.iprmarketing.it/" target="_blank">Ipr Marketing</a></strong>. Viste anche le previsioni dell’Unwto, il turismo sostenibile appare una strada obbligata e sempre più necessaria:<strong> l’unico modo per consentire al pianeta di “reggere” gli spostamenti di milioni di persone</strong>.</p>
<p>La tendenza è comunque fortunatamente crescente nelle scelte di viaggio degli italiani: la ricerca di Univerde ha infatti registrato il <strong>boom dell&#8217;interesse per il turismo ecologico, la natura, i <a href="http://www.parks.it" target="_blank">parchi</a>, la riconversione ecologica delle realtà ricettive</strong>, ma anche una crescente preoccupazione, specie nei giovani, per i danni che il turismo può causare all&#8217;ambiente. <strong>La sostenibilità della vacanza è considerata una necessità dall&#8217;83% degli italiani</strong>, mentre il 63% degli intervistati (percentuale che tra i giovani sale oltre l&#8217;80%) indica <strong>la cementificazione come il primo dei danni che un turismo malgestito può causare all’ambiente</strong>. Ad essa si aggiungono però molte altre minacce possibili, in particolare per quanto riguarda le emissioni di Co2 e l’effetto serra: «<strong>Nel Rapporto 2012 sarà approfondito il rapporto tra turismo e cambiamenti climatici </strong>e il contributo che il primo può dare nella lotta a questo grave problema», spiega il presidente della fondazione<strong> Pecoraro Scanio</strong>.</p>
<p>Già lo studio del 2011 si è soffermato sulla mobilità sostenibile, rilevando che il treno resta al centro dell&#8217;attenzione, ma è ancora poco popolare tra i giovani. <strong>Il 58% degli intervistati preferisce la gita in <a href="http://www.greenews.info/comunicati-stampa/il-po-protagonista-della-settimana-unesco-alla-padus-20111110/">canoa</a> </strong>agli acquascooter (27%); <strong>in campagna e montagna solo il 21% preferisce il fuoristrada mentre oltre il 70% sceglie  escursioni a piedi e trekking, </strong>mentre, in relazione al cibo, <strong>oltre il 90% preferisce mangiare  prodotti locali e bio </strong>e solo il 6% è attratto dai fast food. Per quanto riguarda invece le <strong>strutture ricettive, ben il 35% dichiara di informarsi sulla loro sostenibilità ambientale e quelli che lo fanno usano soprattutto internet.</strong></p>
<p>Anche nella scelta delle destinazioni la sostenibilità svolge un ruolo importante. <strong>Alla domanda “Cosa attrae di più nella scelta di una meta turistica?”, la prima risposta riguarda la natura incontaminata e le  bellezze paesaggistiche</strong> (59%), seguita da cultura, bellezze storico artistiche (57%), mentre meno della metà (23%) mette ai primi posti i luoghi di svago ben organizzato. Tra le principali motivazioni dei turisti italiani, troviamo conoscenza ed esplorazione (42%), arricchimento culturale (39% &#8211; soprattutto donne), svago e divertimento (37%), mentre sport e movimento sono in coda alla classifica (solo 5%). Se poi, a determinare la scelta, la motivazione economica resta prevalente, è tuttavia quasi raggiunta dalla motivazione ambientale (nel voto medio 7,1 a 6,8).</p>
<p><strong>All&#8217;ecoturismo si collegano il trekking, le attività sportive in natura, la visita di borghi storici e la ricerca dei prodotti enogastronomici locali</strong>. Gli hotel “green” sono preferiti dal 69% a parità di prezzo e dal 25% in ogni caso, solo il 6% si dichiara non interessato alla scelta ecologica degli alberghi. Un dato ormai chiaro ai grandi gruppi alberghieri: «<strong><a href="http://www.greenews.info/comunicati-stampa/l%E2%80%99impegno-green-di-nh-hoteles-premiato-da-rifkin-20111103/" target="_blank">Nh</a></strong>, gruppo con 400 alberghi in Europa, ha scelto di fare investimenti massicci nella green economy, e anche <strong>Hilton </strong>sta puntando sull’ecoturismo». «Serve però &#8211; conclude Pecoraro Scanio <strong>- </strong>una politica che aiuti e incentivi le aziende che fanno questa scelta».</p>
<p><em>Veronica Ulivieri</em></p>
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		<title>Il biologico conquista la prima pagina (e il grande pubblico)</title>
		<link>http://www.greenews.info/comunicati-stampa/il-biologico-in-prima-pagina-20111102/</link>
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		<pubDate>Wed, 02 Nov 2011 06:24:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Benedetta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ 
&#8220;Ci fa piacere &#8211; scrive l&#8217;ente certificatore CCPB in una nota - vedere che, per una volta, anche i media di massa riconoscono al biologico un valore positivo per tutti, e non solo per una nicchia di consumatori salutisti e (tra le righe) un po&#8217; fanatici&#8221;.
L&#8217;articolo di Emanuele Coen, apparso sullo scorso numero del Venerdì [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong> </strong></p>
<p><a href="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/11/biologico-Courtesy-of-eticamente.net_.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-24738" title="biologico, Courtesy of eticamente.net" src="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/11/biologico-Courtesy-of-eticamente.net_.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>&#8220;Ci fa piacere &#8211; scrive l&#8217;ente certificatore <strong><a href="http://www.ccpb.it/" target="_blank">CCPB</a></strong> in una nota - vedere che, per una volta, <strong>anche i media di massa riconoscono al biologico un valore positivo per tutti, e non solo per una nicchia di consumatori salutisti e (tra le righe) un po&#8217; fanatici&#8221;</strong>.</p>
<p>L&#8217;articolo di <strong>Emanuele Coen,</strong> apparso sullo scorso numero del <strong><em>Venerdì </em>di Repubblica, </strong>parla infatti degli aumenti record nelle vendite dei prodotti biologici, collegandoli agli effetti della crisi. Il titolo è “<strong>Bio: la crisi dà più spazio ai buoni di natura</strong>”. Considerate le precedenti incursioni della stampa <em>mainstream</em> nell&#8217;ambito del biologico - per mettere principalmente in luce le truffe del “falso bio”- questo, secondo CCPB è un segno incoraggiante.</p>
<p>Le ragioni di questo &#8220;cambio di rotta&#8221; della stampa sono da cercarsi innanzitutto nei numeri, inconfutabili. Le elaborazioni di<a href="http://www.cia.it/" target="_blank"><strong> Cia</strong></a> su dati <strong>Ismea</strong>, così come quelle della <strong>Coldiretti</strong> raccontano &#8211; a fronte di un brutale crollo dei consumi alimentari - non solo un&#8217;ottima tenuta, ma una crescita sorprendente nel nascente <strong>mercato del &#8220;cibo pulito</strong>&#8220;, che arriva fino al 101% nel primo quadrimestre dell&#8217;anno. Ma è anche significativo che <strong>questo aumento si registri anche per <em>prodotti lavorati</em>, che il senso comune accosta meno al biologico, come formaggi, crackers, pasta</strong>.</p>
<p>C&#8217;è poi, sottolinea CCPB, il ruolo della <strong>certificazione</strong>,<strong> che rinforza il messaggio positivo di questi prodotti</strong>. La stampa coglie l&#8217;occasione dei venti anni del regolamento CEE, che per la prima volta ha disciplinato il settore, per ricostruire un ritratto fedele del biologico e riconoscerne la <strong>popolarità non solo nei negozi specializzati ma anche nei grandi supermercati e perfino nei discount</strong>. Il marchio europeo della &#8220;foglia verde&#8221; non è più solo una garanzia, ma sembra ormai essere diventato una cifra di riconoscibilità premiata dai consumatori.</p>
<p><strong>Il bio comincia dunque &#8221;a pensare in grande&#8221;, ma sulla strada restano ancora alcuni interrogativi</strong>. Per esempio, il rapporto del settore con il mercato <em><strong>equo e solidale</strong></em>, ma soprattutto con la <em><strong>filiera corta</strong></em>: il cosiddetto “<strong>chilometro zero</strong>”. Questa sarà una delle prossime sfide del mercato, che dovrà trovare un equilibrio tra <strong>due aspetti della produzione spesso erroneamente identificati</strong>: <strong>un prodotto a filiera corta non è necessariamente biologico, e viceversa</strong>. Qual è il comportamento che rende l&#8217;impronta del consumatore più leggera? Bisogna privilegiare la filiera corta o il bio, anche a costo di acquistare cibo proveniente da lontano? Secondo <strong>Coldiretti </strong>(che sposa la causa dei coltivatori italiani) il chilometro zero è oggi imprescindibile, mentre secondo<strong> Andrea Ferrante</strong>, presidente di<strong><a href="http://www.aiab.it/" target="_blank"> Aiab </a></strong>(Associazione Italiana per l&#8217;Agricoltura Biologica) “è legittima la curiosità di assaggiare cibi di altre culture, dobbiamo evitare esagerazioni autarchiche”.</p>
<p>“<strong>Il biologico è sicuramente un settore attento alle tipicità e al &#8216;locale&#8217; </strong>- commenta <strong>Fabrizio Piva</strong>, amministratore delegato di CCPB, cercando una mediazione - ma una volta per tutte vogliamo definire cosa intendiamo per &#8216;chilometro zero&#8217;, vogliamo dare una chiave di lettura al consumatore? <strong>Se si tratta di prodotto italiano chiamiamolo per nome ed evitiamo allocuzioni il cui zero non ha alcun significato. </strong>Il biologico è biologico indipendentemente dal luogo di coltivazione, il metodo di produzione non ha confini e conferisce dignità a tutti coloro che producono nel rispetto delle regole che ne contraddistinguono le tecniche e la storia. Non credo che con l&#8217;autarchia facciamo un gran servizio al nostro sistema produttivo <strong>anche se preferisco, a parità di condizioni, prodotti italiani</strong>. Facciamo un gran servizio al nostro sistema produttivo se creiamo le condizioni perché sia più competitivo sui mercati mondiali e non certo chiudendo le frontiere: se lo facessero anche i tedeschi per noi sarebbero guai, e seri”.</p>
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		<title>Vandana Shiva: il fallimento degli OGM in agricoltura</title>
		<link>http://www.greenews.info/eventi/vandana-shiva-il-fallimento-degli-ogm-in-agricoltura-20111020/</link>
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		<pubDate>Thu, 20 Oct 2011 09:44:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Benedetta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’imperatore Monsanto è nudo. Le promesse dell’ingegneria genetica non sono state mantenute, le bugie smascherate. Vandana Shiva, scienziata e ambientalista indiana, vicepresidente di Slow Food International, ha presentato in anteprima a Roma il Rapporto globale dei Cittadini sullo stato degli Ogm, un documento che fotografa “senza veli” la situazione dell’agricoltura mondiale.
«Le voci dei cittadini sono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/10/Vandana-Shiva-Courtesy-of-archivio.grazia.it_.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-24184" title="Vandana Shiva, Courtesy of archivio.grazia.it" src="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/10/Vandana-Shiva-Courtesy-of-archivio.grazia.it_-300x228.jpg" alt="" width="300" height="228" /></a>L’imperatore Monsanto è nudo. Le promesse dell’ingegneria genetica non sono state mantenute, le bugie smascherate.<a href="http://www.vandanashiva.org/" target="_blank"> <strong>Vandana Shiva</strong></a>, scienziata e ambientalista indiana, vicepresidente di <strong>Slow Food International, </strong>ha presentato in anteprima a <strong>Roma</strong> il <strong><a href="http://www.aiab.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=1190:aiab-e-vandana-shiva-presentano&amp;catid=1:ultime-news&amp;Itemid=32" target="_blank">Rapporto globale dei Cittadini sullo stato degli Ogm</a></strong>, un documento che fotografa “senza veli” la <strong>situazione dell’agricoltura mondiale</strong>.</p>
<p>«Le voci dei cittadini sono tante, sono state fatte tante piccole battaglie, ma non erano mai state raccolte insieme. E <strong>in questo rapporto si trova l’evidenza empirica e scientifica di ciò che veramente sta accadendo con i cibi e i semi Ogm</strong>», spiega la scienziata con una voce magnetica, mentre in sala non vola una mosca. Il documento fa un po’ la parte del bambino, quello che nella fiaba di Andersen ha il coraggio di gridare che «il re è nudo». <strong>Sergio Staino </strong>lo ha rappresentato sulla copertina del rapporto accanto a Bobo, mentre indica il re grasso e armato di scettro col segno del dollaro, che sfila senza vestiti. Addosso ha solo un mantello con il logo della <strong><a href="http://www.monsanto.it/" target="_blank">Monsanto</a></strong>, la multinazionale dell’ingegneria genetica e delle sementi.</p>
<p><strong>Per la prima volta un unico dossier, pubblicato anche on line dall’<a href="http://www.navdanya.org/" target="_blank">Associazione Navdanya International</a></strong> e co-promosso da <strong>Aiabe Firab</strong>, ha raccolto e sintetizzato centinaia di ricerche scientifiche, di analisi, di esperienze sul campo condotte in tutto il mondo da scienziati, ma anche da associazioni e comunità locali. E le conclusioni sono chiare:<strong> gli Ogm in agricoltura sono stati «un fallimento totale». Non hanno aumentato le produzioni, non hanno diminuito l&#8217;utilizzo di sostanze chimiche, non hanno migliorato le difese contro parassiti e infestanti</strong>. Il loro effetto è stato opposto: hanno devastato la biodiversità, aumento l&#8217;utilizzo di sostanze chimiche e impoverito milioni di contadini. Vandana Shiva smonta una per una le false promesse, richiamando esperienze e ricerche di tutto il mondo.</p>
<p>La prima bugia, spiega la scienziata, riguarda la <strong>produttività</strong>: un rapporto dell’<a href="http://www.ucsusa.org/" target="_blank"><strong>Union of Concerned Scientists (Usa</strong>)</a> ha dimostrato che «la crescita delle produzioni è dovuta alle caratteristiche delle colture convenzionali, non all’ingegneria genetica». <strong>E le piante Ogm non si sono rivelate più resistenti al sole e alla siccità, né ai parassiti e agli infestanti; hanno anzi generato super parassiti e super infestanti</strong>. È il caso di tutte le piante a cui è stato inserito il<strong> Bt </strong>(Bacillus thuringiensis), «un organismo naturale che produce una tossina. Le multinazionali stanno aggiungendo geni della tossina Bt a molte coltivazioni per mettere in grado le piante stesse di produrre l’insetticida ed essere così più forti contro parassiti e insetti predatori». Che in realtà «possono aumentare la loro resistenza grazie al rilascio delle tossine e diventare quindi super parassiti».</p>
<p>La mappa del transgenico è fatta di terre in buona parte conquistate dalle multinazionali dell’ingegneria genetica:  negli Stati Uniti, primo produttore mondiale, il 93% delle coltivazioni di soia, l&#8217;80% del cotone, il 62% della colza e il 95% della barbabietola da zucchero sono Ogm. La situazione va nella stessa direzione in <strong>America Latina</strong>, in diverse aree dell&#8217;<strong>Asia</strong>, in <strong>Australia</strong> e progressivamente in <strong>Africa</strong>. In <strong>Europa</strong> l&#8217;introduzione è ancora limitata, visto che sino ad oggi sono stati autorizzati solo due Ogm: il <strong>mais Monsanto</strong> e la<strong> patata amflora</strong>. Ma il nostro continente non ha ancora una posizione unitaria sugli Ogm, che comunque ci arrivano &#8220;dalla finestra&#8221;: <strong>l&#8217;Ue – spiega il rapporto – importa infatti il 70% dei mangimi, </strong>in massima parte soia e mais provenienti dagli Stati Uniti. Inoltre sono potenzialmente presenti nelle farine di mais e di soia, che figurano come ingredienti di tantissimi prodotti alimentari. <strong>Di fronte a una diffusione così ampia, la contaminazione è inevitabile</strong>: «Non si può controllare l’impollinazione incrociata tra le varietà Ogm e le specie della stessa famiglia», precisa Vandana Shiva, che evidenzia come in questi casi, a pagare i danni sia ancora l’agricoltore, e non l’industria che li ha causati.</p>
<p>Per l’ambientalista indiana, non si tratta però solo di <strong>coltivazioni che danneggiano la biodiversità e la salute umana</strong>. In gioco, ci sono anche la libertà individuale e i diritti democratici: «<strong>La democrazia alimentare è un diritto-dovere di ciascuno</strong>. <strong>È rispettata quando il cittadino può <em>scegliere </em>di mangiare cibo non Ogm e usare semi non Ogm</strong>. Questa possibilità di scelta è minacciata perché i semi sono modificati geneticamente  e brevettati, il settore alimentare è controllato da multinazionali, l’inquinamento chimico e la contaminazione genetica sono diffuse e fuori controllo e il cibo quindi non è più sicuro».</p>
<p>Che fare? <strong>Vandana Shiva detta un “decalogo” per combattere gli organismi transgenici</strong>: «Abbiamo già iniziato una campagna per chiedere a tutti gli investitori di togliere i loro soldi alla Monsanto. Oltre a questo, la seconda azione riguarda il<strong> boicottaggio di alimenti Ogm e l’acquisto di cibi biologici</strong>. Inoltre, <strong>dobbiamo pretendere l’etichettatura dei prodotti, abbiamo il diritto di sapere cosa mangiamo</strong>».</p>
<p><em>Veronica Ulivieri</em></p>
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		<title>Aste per gli impianti rinnovabili: una doppia minaccia secondo APER</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Oct 2011 06:45:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Benedetta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le conclusioni del working paper “Le aste per l’incentivazione alle rinnovabili &#8211; Possibili configurazioni e criticità del caso italiano”, a cura del Centro Studi APER, l&#8217;Associazione Produttori di Energia da fonte Rinnovabile, individuano nel meccanismo delle aste, introdotto dal dlgs 28/2011, una doppia minaccia: da un lato il rallentamento, se non il freno, alle nuove [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/10/Courtesy-of-economia.bloglive.it_.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-23417" title="Courtesy of economia.bloglive.it" src="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/10/Courtesy-of-economia.bloglive.it_-300x216.jpg" alt="" width="300" height="216" /></a>Le conclusioni del working paper “<strong><a href="http://www.greenews.info/wp-content /Paper_APER_Le_aste_per_l\'incentivazione_alle_rinnovabili.pdf" target="_blank">Le aste per l’incentivazione alle rinnovabili &#8211; Possibili configurazioni e criticità del caso italiano</a></strong>”, a cura del <strong><a href="http://www.webaper.it/" target="_blank">Centro Studi APER</a></strong>, l&#8217;Associazione Produttori di Energia da fonte Rinnovabile, individuano nel meccanismo delle aste, introdotto dal<strong><a href="http://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2011;28" target="_blank"> dlgs 28/2011</a></strong>, una doppia minaccia: da un lato il rallentamento, se non il freno, alle nuove iniziative rinnovabili; dall’altro la concentrazione del settore a causa delle <strong>difficoltà di accesso al credito delle iniziative soggette ad asta</strong>. La discussione nel corso del primo “<strong>APERitivo</strong>” ha confermato questi timori.</p>
<p>Si è infatti convenuto sull’esistenza di numerosi profili di rischio, tra i quali l’esistenza di <strong>costi di sviluppo non recuperabili</strong>, la modifica delle condizioni al contorno e l’applicazione di penali, anche alla luce dei <strong>lunghi tempi che intercorrono tra l’autorizzazione alla costruzione dell’impianto, l’acquisizione del diritto all’incentivo e l’effettiva messa in esercizio</strong>. Tali rischi, è stato più volte rimarcato dai partecipanti, si rifletterebbero comunque sul livello delle offerte, rischiando di accrescere anziché contenere il costo complessivo del meccanismo.</p>
<p>Nel definire i meccanismi delle aste, il Governo dovrà dunque tener conto, secondo APER, delle basilari necessità del settore, finanziabilità e tutela della libera impresa, &#8220;piuttosto che subire il fascino di un modello teorico che, all’atto pratico, già in altri Paesi ha dimostrato di non funzionare&#8221;.</p>
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		<title>Italia, sei una frana</title>
		<link>http://www.greenews.info/eventi/italia-sei-una-frana-20111004/</link>
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		<pubDate>Tue, 04 Oct 2011 08:06:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Gandiglio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sono oltre sei miliardi di euro i danni provocati, ogni anno, dalle frane nei Paesi più industrializzati del mondo. E&#8217; questo il bilancio emerso in apertura del &#8221;2° Forum mondiale sulle frane&#8221; in corso a Roma alla Fao e organizzato dall&#8217; International Programme on Landslides, che vede l&#8217;Ispra (l&#8217;Istituto Superiore per la Protezione e Ricerca Ambientale) coinvolto in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/10/frana.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-23383" title="Immagine di una frana in Italia, Courtesy of Blogdem.it" src="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/10/frana-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a><strong>Sono oltre sei miliardi di euro i danni provocati, ogni anno, dalle frane nei Paesi più industrializzati del mondo</strong>. E&#8217; questo il bilancio emerso in apertura del &#8221;<strong><a href="http://www.ispra.tv/italian/video.php?idVideo=89" target="_blank">2° Forum mondiale sulle frane</a></strong>&#8221; in corso a <strong>Roma</strong> alla <strong>Fao </strong>e organizzato dall&#8217; <strong>International Programme on Landslides</strong>, che vede l&#8217;<strong>Ispra</strong> (l&#8217;Istituto Superiore per la Protezione e Ricerca Ambientale) coinvolto in prima linea.</p>
<p>A pagare di più, in termini economici, è il <strong>Giappone</strong> con 1,5 mld di euro, seguito, su questo triste podio, dagli <strong>Stati Uniti </strong>(1,2 mld) e dall&#8217;<strong>India</strong> (1,3 mld). <strong>Ma anche l&#8217;Italia frana e parecchio ultimamente</strong>. Perché &#8220;<strong>il 25 per cento delle campagne, negli ultimi 40 anni, sono state abbandonate o coperte dal cemento</strong>&#8220;. Questo il commento della <strong>Coldiretti</strong> al progetto sull&#8217;inventario dei fenomeni franosi in Italia realizzato dall&#8217;<strong>Ispra,</strong> dal quale è emerso che nel nostro Paese il numero delle frane supera le <strong>486 mila </strong>e interessa quasi il<strong> 7% del territorio</strong>, per una superficie pari a 20 mila 700 chilometri quadrati. &#8220;Un territorio grande come due volte la regione Lombardia per un totale di cinque milioni di ettari equivalenti - prosegue Coldiretti &#8211; è stato sottratto all&#8217;agricoltura. Il rapido processo di <strong><a href="http://www.greenews.info/progetti/urbanizzazione-selvaggia-in-lombardia-80-metri-quadri-al-minuto-20110930/">urbanizzazione e cementificazione selvaggia</a></strong> e <strong>il progressivo abbandono del territorio non è stato accompagnato da un adeguamento della rete di scolo delle acque</strong>, ma ora è necessario intervenire per invertire una tendenza che mette a rischio la sicurezza idrogeologica di tutto il Paese, come dimostrano i fatti recenti&#8221;.</p>
<p>I cambiamenti climatici, che si manifestano con un aumento della frequenza di <em>eventi estremi</em>, la maggiore intensità delle precipitazioni e la relativa impossibilità di assorbire l&#8217;enorme quantità di acqua che cade in pochi minuti, rappresentano, secondo l&#8217;organizzazione agricola, &#8220;<strong>un mix micidiale che impone una più attenta politica della prevenzione</strong>&#8220;. In sostanza, conclude la Coldiretti, &#8220;se si continua a &#8216;consumare&#8217; campagna, sostituendola con zone cementificate e, contestualmente non si creano le condizioni perché l&#8217;acqua possa defluire,<strong> il risultato non può che essere l&#8217;aumento dei rischi per frane ed alluvioni</strong>&#8220;.</p>
<p>Tra le cause principali che innescano le frane ci sono, infatti, oltre alle precipitazioni intense e ai terremoti, <strong>i disboscamenti e l&#8217;abusivismo edilizio</strong>. Secondo la mappatura delle frane messa a punto dall&#8217;Ispra i comuni coinvolti sono il 70% (5.708), di questi <strong>2.940 sono catalogati con un livello di attenzione molto elevato,</strong> dal momento che le frane, spiega <strong>Alessandro Trigila</strong>, &#8220;interessano principalmente le aree urbanizzate&#8221;. Lungo la Penisola vengono inoltre segnalati <strong>1.806 punti critici nel tracciato ferroviario e 706 in quello autostradale: </strong><strong>Calabria, Liguria e Abruzzo</strong> le regioni più esposte, mentre, tra le strade nazionali, viene citata, in primis, la <strong>Costiera Amalfitana</strong>. La mappa delle aree &#8220;rosse&#8221; &#8211; osservano gli esperti &#8211; serve soprattutto come <strong>strumento per la pianificazione</strong> (anche per l&#8217;integrazione all&#8217;interno dei <strong>Piani Regolatori</strong>), per conoscere e informare, e per supportare la gestione delle emergenze effettuata dalla <strong>Protezione Civile</strong>. In Italia, riflette il presidente dell&#8217;Ispra <strong>Bernardo De Bernardinis</strong>, c&#8217;é infatti &#8221;la necessità di continuare a <strong>conservare la <em>cultura geologica nazionale, </em>che in questo momento è in seria difficoltà, sia sotto l&#8217;aspetto dei finanziamenti che per i riconoscimenti istituzionali</strong>&#8220;.</p>
<p>Il problema più importante, secondo il presidente del <strong><a href="http://www.consiglionazionalegeologi.it/cngwww/CngGo.asp" target="_blank">Consiglio Nazionale dei Geologi</a></strong>, <strong>Gian Vito Graziano</strong>, è che <strong>a fronte di &#8220;un consumo di suolo spaventoso, pari a circa 500 chilometri quadrati all&#8217;anno, non corrisponde un&#8217;azione di prevenzione</strong>&#8220;. In base alle informazioni fornite sulle Aree vulnerate italiane &#8211; un archivio realizzato dal <strong>CNR</strong> sul XX secolo &#8211; le vittime per frane sono state oltre 7.000 e 162.000 gli sfollati. <strong>Soltanto nel 2010 si sono verificati 88 eventi franosi in Italia, con 17 vittime, 44 feriti e 4431 evacuati.</strong></p>
<p>Eppure, come ha ricordato il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, <strong>Gianni Letta</strong>, l&#8217;intervento contro il dissesto idrogeologico, può anche costituire un&#8217;opportunità di crescita e di business per il paese, oltre che un dovere per tutelare la sicurezza dei cittadini.  &#8221;<strong>C&#8217;é una stretta connessione </strong>- ha spiegato Letta al Forum -<strong> tra la riduzione delle calamità naturali, lo sviluppo delle nuove tecnologie e l&#8217;innovazione in campo industriale</strong>&#8220;. La tutela del suolo, ha concluso il sottosegretario, é dunque &#8220;<strong>una delle sfide per la sostenibilità</strong>&#8220;.</p>
<p><em>Redazione Greenews.info</em></p>
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		<title>Morgan Stanley: in Italia crescono i rischi normativi sulle rinnovabili</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Sep 2011 15:38:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Gandiglio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In Italia &#8220;crescono drammaticamente i rischi normativi&#8220;. E&#8217; questo, in estrema sintesi, il contenuto di un report della banca d&#8217;affari Morgan Stanley destinato agli investitori stranieri. Un messaggio che mette il dito nella piaga e contribuisce a minare ulteriormente la già scarsa fiducia nelle opportunità di business offerte dal nostro paese ai capitali esteri.
Secondo gli analisti il fotovoltaico italiano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/09/Morgan-Stanley.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-23186" title="La sede americana di Morgan Stanley, Courtesy of Morgan Stanley" src="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/09/Morgan-Stanley-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a>In Italia &#8220;crescono drammaticamente i rischi normativi</strong>&#8220;. E&#8217; questo, in estrema sintesi, il contenuto di un report della banca d&#8217;affari <strong><a href="http://www.morganstanley.com/views/perspectives/index.html" target="_blank">Morgan Stanley </a></strong>destinato agli investitori stranieri. Un messaggio che mette il dito nella piaga e contribuisce a minare ulteriormente la già scarsa fiducia nelle opportunità di business offerte dal nostro paese ai capitali esteri.</p>
<p>Secondo gli analisti il <strong>fotovoltaico</strong> italiano rischia infatti &#8221;<strong>di subire a brevissimo (nella prima metà del 2012) nuovi tagli alle tariffe. E addirittura un nuovo intervento retroattivo per ridisegnare profondamente il sistema</strong>&#8220;. Un timore suscitato dall&#8217;inusuale iter che, nei mesi scorsi, ha portato le aziende a doversi confrontare, in pochissimo tempo, con l&#8217;inaspettato passaggio<strong> dal II al IV Conto Energia </strong>voluto dal <strong><a href="http://www.greenews.info/normative/decreto-rinnovabili-un-pericoloso-stop-and-go-per-il-fotovoltaico-20110314/">Decreto Romani</a></strong>.</p>
<p>Lo spettro di <strong>iniziative <em>retroattive </em></strong>- incomprensibili negli ordinamenti stranieri &#8211;  è quello che pesa maggiormente sulla credibilità del paese. &#8220;<strong>E&#8217; importante, soprattutto in un periodo di grandi incertezze come questo, fugare i dubbi degli investitori internazionali</strong>&#8220;, ha commentato <strong>Massimo Sapienza</strong>, presidente di <strong>Assoenergie Future</strong>, secondo cui &#8220;é necessario dare certezze: ci aspettiamo che il governo rassicuri gli investitori internazionali sulle prospettive del settore&#8221;.</p>
<p>Dal rapporto emerge inoltre che, sulla base degli ultimi dati sulle installazioni, <strong>il trend estivo 2011 è stato ben più forte del previsto</strong>: ma questo dato, di per sè positivo, alla luce della riduzione progressiva dei tagli prevista dal IV Conto Energia, significa, secondo Morgan Stanley, che il nostro paese &#8220;<strong>rischia di veder aprirsi, l&#8217;anno prossimo, &#8216;uno iato&#8217; nel mercato, con conseguenze sui volumi e sulle tariffe</strong>&#8220;. Secondo i calcoli dell&#8217;agenzia, la soglia di finanziamenti messi in campo dal governo per il fotovoltaico, &#8220;<strong>a questi ritmi di crescita, sarà raggiunta nella prima metà del 2012</strong>&#8220;. E poi? A quel punto &#8220;un taglio delle tariffe è probabile per la prima metà dell&#8217;anno&#8221;. Ma, insistono gli analisti, &#8220;vediamo anche <strong>il rischio di una ristrutturazione molto più profonda delle tariffe, per riportare il mercato sotto controllo</strong>&#8220;. Eppure, continua il report con una nota preoccupante, &#8221;<strong>la politica italiana potrebbe non agire subito, viste le altre priorità in campo</strong>&#8220;.</p>
<p><em>Redazione Greenews.info</em></p>
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