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	<title>Greenews.info &#187; Recensioni</title>
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	<description>Greenews.info è il nuovo magazine on-line dedicato all’informazione ambientale e al “green thinking” che nasce per dare visibilità ai progetti di sostenibilità delle imprese operanti in Italia, delle pubbliche amministrazioni, degli enti e delle associazioni e per informare, sia gli utenti business che consumer, sulle politiche, le best practices, le normative ed i finanziamenti, i prodotti &#34;eco&#34; e “bio” e i nuovi trend mondiali. Il tutto in un unico ambiente multimediale di facile navigazione e leggibilità, con criteri di ricerca immediati per tipologia, per settore merceologico o per parola chiave.</description>
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		<title>Quirra e altre storie, il male invisibile della Sardegna</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Feb 2012 16:47:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fradelloni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Lo sa il vento. Il male invisibile della Sardegna]]></category>

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“Non è stata esattamente un&#8217;esigenza quella di scrivere questo libro, ma piuttosto la necessità di rendere pubblico un paradosso”. Lo chiama così Carlo Porcedda, uno dei due autori di “Lo sa il vento. Il male invisibile della Sardegna”, quella bizzarria che fa stare negli stessi chilometri di costa, vicini vicini, un resort di lusso e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2012/02/0368f8a3d34de71eebec9685c584705e.jpg"></a></p>
<p><a href="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2012/02/zona-militare-1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-27901" title="zona militare 1" src="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2012/02/zona-militare-1-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a>“<em>Non è stata esattamente un&#8217;esigenza quella di scrivere questo libro, ma piuttosto la necessità di rendere pubblico <strong>un paradosso</strong>”.</em> Lo chiama così <strong>Carlo Porcedda</strong>, uno dei due autori di “<strong><a href="http://www.edizioniambiente.it/eda/catalogo/libri/678/" target="_blank">Lo sa il vento. Il male invisibile della Sardegna</a></strong>”, quella bizzarria che fa stare negli stessi chilometri di costa, vicini vicini, un resort di lusso e un poligono militare, il mare cristallino e una raffineria di petrolio. Si tratta di una &#8220;<strong>eccentricità ambientale</strong>&#8221; quella che si trova nelle pagine del volume edito da Edizioni Ambiente nella Collana <strong><a title="Verdenero" href="http://www.edizioniambiente.it/eda/home/">Verdenero</a></strong> (14 euro), scritto a quattro mani con la collega giornalista<strong> Maddalena Brunetti</strong>.</p>
<p>Lungo alcuni tratti di terra la vita e la morte, la bellezza e l’incubo, le guerre simulate e le vittime sono divise da un confine sempre più sottile. Chi vive lungo quel confine parla di <a title="Sindrome di Quirra" href="http://www.youtube.com/watch?v=i3auZDmxG3g&amp;feature=player_embedded"><strong>Sindrome di Quirra</strong></a>, un male invisibile e oscuro, fatto di decine di morti apparentemente inspiegabili, che ha portato nel cuore del Mediterraneo l’incubo della contaminazione da <strong>polveri di guerra</strong>. La <strong>morte di soldati colpiti da linfoma</strong>, la natura mostruosa di agnelli a sei zampe e capre con un occhio solo. Ma non solo, nelle 200 pagine <strong>inquinamento elettromagnetico</strong>, <strong>fanghi tossici</strong>, <strong>rifiuti pericolosi</strong>, e tutto il repertorio di scorie che un selvaggio abuso militare e industriale porta con sé. In Sardegna non ci si ammala solo di poligoni, ma anche di <strong>ciminiere e scarichi nocivi</strong>.</p>
<p>Tra le più recenti follie in Sardegna c&#8217;è anche la <strong>corsa all&#8217;oro degli australiani e dei canadesi </strong>che, dopo avere violentato colline e impastato la terra di cianuro, sono tornati a casa lasciando lo scempio che oggi pagano i sardi con i propri soldi. “<em><strong>In Sardegna si trova sempre qualcuno convinto che è meglio un morto in casa che la disoccupazione alla porta</strong>”, dice Porcedda.</em> Anche se c&#8217;è chi ha saputo dire no. Come <strong>Luca Melis</strong>, allevatore che non ha paura di dire come la pensa (<em>“Siamo pastori non pecore”</em>) e in piazza contro lo sgombero del poligono deciso dal magistrato non ci è andato. <strong>Luca ha sempre denunciato i problemi che ha avuto il suo bestiame. Qualcuno lo ha chiamato il <em>Sardinia Horror Tour</em></strong>. Un tour in un territorio, come quello di Quirra appunto, dove c&#8217;è l&#8217;anomalia (solo ora cessata) della coabitazione di militari e allevatori, dove per 50 anni si è sperimentato sulla pelle dei vivi, sul dolore dei padri e il futuro dei figli. E il vento sa di quali dolori si parla.</p>
<p>Come quello di Maria Grazia e Maria Teresa. <em>“<strong>L&#8217;incontro più toccante</strong>”</em>, racconta Maddalena Brunetti. Maria Grazia ha 23 anni e vive a <strong>Escalaplano</strong>. Sono passati 11 anni da quando la loro storia (raccontata in questo libro) è diventata un simbolo, l&#8217;emblema di un fenomeno, quello delle malformazioni di molti bimbi di questo piccolo paese. <em>“E che dire dei genitori dei militari morti che ogni 15 giorni si incontrano in piazza del Carmine a Cagliari per chiedere giustizia, come le mamme di Plaza de Mayo. <strong>Qui trovi il dolore di chi chiede giustizia, di chi combatte un isolamento sociale e di chi combatte per il diritto alla salute</strong>”</em>, conclude la Brunetti. Oggi dopo decenni di complicità, omissioni e silenzi, c’è chi contro le guerre simulate e gli abusi mascherati ha dichiarato una vera e quotidiana battaglia. “<em>Quella per avere la verità sul proprio destino</em>”, aggiunge Carlo Porcedda. “<em>La domanda che ci facciamo è: le tragedie e i disastri di un luogo dove si esercitano e sperimentano gli eserciti di tutto il mondo devono rimanere problemi che riguardano solo i sindaci della zona o dovrebbero riguardare tutti gli italiani?&#8221;</em></p>
<p><em>Francesca Fradelloni</em></p>
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		<title>80 storie dall&#8217;Italia della green economy nel libro di Silvia Zamboni</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 03:37:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>vero</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[green economy]]></category>
		<category><![CDATA[L'Italia della green economy]]></category>
		<category><![CDATA[sostenibilità]]></category>

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		<description><![CDATA[Troppo spesso, quando si parla di green economy, ci si limita a considerare il solo aspetto ambientale, che pur essendo quello prioritario, da solo non basta. Perché ci sia uno sviluppo sostenibile, infatti, c’è bisogno anche di idee competitive, che funzionino dal punto di vista economico.
Ne sono esempi gli 80 casi di imprese virtuose raccontati da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2012/02/cover_Zamboni_Italia_della_Green.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-27737" title="EDA_132*185_capitolo_2livelli" src="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2012/02/cover_Zamboni_Italia_della_Green-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a>Troppo spesso, quando si parla di <em>green economy</em>, ci si limita a considerare il solo aspetto ambientale, che pur essendo quello prioritario, da solo non basta. <strong>Perché ci sia uno sviluppo sostenibile, infatti, c’è bisogno anche di idee competitive, che funzionino dal punto di vista economico</strong>.</p>
<p>Ne sono esempi <strong>gli 80 casi di imprese virtuose </strong>raccontati da <strong>Silvia Zamboni</strong>, giornalista che da tempo si occupa di questi temi, nel libro appena uscito <strong><em><a href="http://books.google.it/books/about/L_Italia_della_green_economy_Idee_aziend.html?id=CsBhKQEACAAJ&amp;redir_esc=y" target="_blank">L’Italia della green economy. Idee, aziende e prodotti nei nuovi scenari globali</a></em></strong>, edito da <strong>Edizioni Ambiente </strong>e realizzato in collaborazione con la <strong><a href="http://www.fondazionesvilupposostenibile.org/" target="_blank">Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile</a></strong>.</p>
<p>L’autrice, che fa parte della giuria del Premio omonimo organizzato dalla Fondazione, ha raccolto le storie delle aziende premiate dal 2009, anno dell&#8217;istituzione del concorso. «Protagonista di questo libro – spiega lei – è <strong>l’Italia che, su piccola e grande scala, quasi sempre lontana dai riflettori, inventa e produce innovazione ambientale </strong>in funzione dell’ efficienza energetica, dell’ impiego delle fonti rinnovabili, dell’ uso razionale delle risorse, del recupero di materia ed energia, riducendo le emissioni climalteranti e creando occupazione». In sostanza, quelli che noi di Greenews.info chiamiamo i &#8220;<strong><a href="http://www.greenews.info/category/rubriche/campioni-ditalia/">Campioni d&#8217;Italia</a></strong>&#8220;.</p>
<p>Il risultato è «un catalogo Doc della green economy italiana», che racconta in modo esauriente e appassionato lo scenario di aziende che operano nei settori simbolo dell’economia verde, anche se, e l’autrice ci tiene a sottolinearlo, <strong>la green economy non indica un comparto specifico, ma piuttosto un approccio più generale</strong>. Le sezioni in tutto sono 14, dedicate ai temi dell’<strong>energia</strong> (efficienza energetica, illuminazione pubblica a basso consumo, fonti rinnovabili, geotermia e sistemi integrati, uso di biomasse per la produzione di energia, biocarburanti), dei <strong>rifiuti </strong>(riduzione produzione di rifiuti, raccolta differenziata, macchinari e impianti per trattamento rifiuti, materiali e prodotti innovativi da riciclo, recupero e riciclo Raee, trattamento rifiuti organici) e dell’<strong>innovazione</strong> (prodotti innovativi, materiali innovativi per l’edilizia). Dentro, ci sono sia piccole aziende più o meno giovani, sia nomi noti e grandi gruppi presenti anche all’estero.</p>
<p>Tra tutte le storie, un accenno alle più curiose: <strong>la macchina salva energia che semina e concima i campi allo stesso momento</strong>, riducendo le emissioni di Co2 del 70%; <strong>la pompa geotermica grande quanto un elettrodomestico da incasso</strong> che fornisce calore, raffrescamento e acqua calda; <strong>il sistema per la raccolta dei rifiuti attraverso il trasporto pneumatico in tubature collocate sottoterra</strong>; <strong>i pannelli 100% riciclabili </strong>realizzati mischiando sansa di olive e resine plastiche.</p>
<p>La parte più interessante del volume sono forse gli ultimi due capitoli, in cui Silvia Zamboni passa in rassegna una serie di prodotti innovativi, come le <strong>suole in plastica biodegradabile</strong>, la <strong>spazzatrice che aspira le polveri sottili depositate sulle strade</strong>, le <strong>calci e le vernici naturali </strong>per un’edilizia più sostenibile. «Sia sul piano quantitativo, per numero di imprese e fatturati, sia sul piano qualitativo per i contenuti e i livelli di convinzione nelle scelte la spinta verso una green economy è un processo in atto anche in Italia e la crisi non lo ha rallentato, anzi <strong>nel 2009, anno della recessione più acuta, ha segnato un livello più alto di certificazione ecologica sia di prodotto, sia di processo produttivo</strong>», scrive nella prefazione <strong>Edo Ronchi</strong>, ex Ministro dell’Ambiente e presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile.</p>
<p>I «buoni esempi a cui ispirarci», insomma, ci sono. La sfida, sottolinea l’autrice nell&#8217;introduzione, è piuttosto indirizzare lo sviluppo in questa direzione. «La parola d’ordine, ripetuta con insistenza in ogni circostanza, oggi è crescita (…) <strong>Alla crescita, però, occorre dare una direzione di marcia verso la sostenibilità, che tenga conto delle invarianti ambientali e delle potenzialità di sviluppo eco-compatibile </strong>offerte dalle nuove scienze e dalle nuove tecnologie». Perché, spiega Ronchi, non è più possibile «ragionare di economia e di sviluppo, come si faceva nella prima metà del secolo scorso, a prescindere dalla sostenibilità ecologica».</p>
<p>Queste 80 aziende sono un punto di partenza, un modello, un segno di speranza. Con realismo, <strong>Ralf Fücks</strong>, co-presidente della <strong><a href="http://www.boell.de/" target="_blank">Fondazione Heinrich Böll</a></strong>, consociata con il partito dei Verdi tedeschi, scrive nella prefazione: «Che riesca per tempo il passaggio al modello di crescita sostenibile è una scommessa aperta. <strong>Non è escluso che si possa perdere la corsa con la crisi ambientale. D’altra parte non disponiamo di nessun’altra migliore opportunità per far fronte alle sfide del 21° secolo</strong>. Il futuro è ancora aperto e il potenziale di innovazione di una società aperta è illimitato. È su questo che si deve sperare».</p>
<p><em>Veronica Ulivieri</em></p>
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		<title>Una cena con Luca Mercalli a base di clima e ambiente</title>
		<link>http://www.greenews.info/eventi/una-cena-con-luca-mercalli-a-base-di-clima-e-ambiente-20120120/</link>
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		<pubDate>Fri, 20 Jan 2012 14:08:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Benedetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
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		<description><![CDATA[Il meteorologo Luca Mercalli, presenza fissa a “Che tempo che fa”, la trasmissione di Fabio Fazio sui Rai Tre, ha presentato ieri al Caffè Basaglia di Torino il suo ultimo libro premonitorio “Prepariamoci&#8220;, sottotitolo: &#8221;A vivere in un mondo con meno risorse, meno energia e meno abbondanza… e forse più felicità”, edito da Chiarelettere.
La serata, che ha visto ospiti conviviali di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2012/01/Luca-Mercalli-Courtesy-of-chiarelettere.it_.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-27295" title="Luca Mercalli,  Courtesy of chiarelettere.it" src="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2012/01/Luca-Mercalli-Courtesy-of-chiarelettere.it_-300x174.jpg" alt="" width="300" height="174" /></a>Il meteorologo <strong>Luca Mercalli, </strong>presenza fissa a “<strong><a href="http://www.chetempochefa.rai.it/dl/portali/site/page/Page-72d4d3e5-a5e7-4f5d-b4ce-da70ead94dac.html" target="_blank">Che tempo che fa</a></strong>”, la trasmissione di Fabio Fazio sui Rai Tre, ha presentato ieri al <strong><a href="http://www.caffebasaglia.org/" target="_blank">Caffè Basaglia</a></strong> di<a></a> <strong>Torino</strong> il suo ultimo libro premonitorio “<strong><a href="http://www.chiarelettere.it/libro/reverse/prepariamoci-9.php" target="_blank">Prepariamoci</a>&#8220;, </strong>sottotitolo: &#8221;<em>A vivere in un mondo con meno risorse, meno energia e meno abbondanza… e forse più felicità</em>”, edito da Chiarelettere.</p>
<p>La serata, che ha visto ospiti conviviali di Mercalli i giornalisti <strong>Carlo Grande</strong> e <strong>Leonardo Bizzaro</strong>, insieme a <strong>Vittorio Bianco, Paolo Hutter</strong>, e <strong>Ugo Mattei, </strong>si è svolta secondo una formula inconsueta e informale, con la presentazione durante la cena, aperta a un pubblico eterogeneo.</p>
<p>Mercalli ha messo in tavola &#8211; letteralmente - lo scenario che si prospetta davanti a noi per i prossimi anni e che gli occhi di molti faticano ancora a vedere. <strong>La situazione in cui versa oggi l’ambiente, a livello mondiale, è al limite</strong>; se solo avessimo prestato orecchio ai moniti dell&#8217;economista<strong> Aurelio Peccei,</strong> che già nel 1972 – ben 40 anni fa - nel <strong><span style="color: #0000ff;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Rapporto_sui_limiti_dello_sviluppo">Rapporto sui limiti dello sviluppo</a></span></span></strong>, meglio noto come <strong>Rapporto Meadows</strong>, aveva previsto e anticipato come la crescita economica sregolata non avrebbe prodotto che catastrofi, prima o poi. E&#8217; il mantra che il meteorologo non smette di recitare durante la cena: “<strong>Lo sfruttamento infinito di risorse finite non ha futuro</strong>”.</p>
<p>Nella prima parte del libro Mercalli ricorda quali (e di quale entità) sono le emergenze ecologiche più gravi, sottolineando il <strong>dato allarmante relativo alla crescita della popolazione mondiale: </strong>7 miliardi di esseri umani con la previsione di arrivare a 10 miliardi prima della fine di questo secolo. La sfida non può dunque che giocarsi su <strong><em>come</em> gestiremo le risorse e soprattutto l’energia</strong>.</p>
<p>La propria casa in <strong>Val di Susa -</strong> che vanta tutte  le accortezze da vero ecologista: pannelli solari, lampadine fluorescenti a basso consumo, elettrodomestici di classe A &#8211; offre lo spunto all&#8217;autore per dettare una ricetta semplice e possibile: <strong>meno futilità, più sobrietà, più conoscenza, e soprattutto più </strong><em><strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Resilienza" target="_blank">resilienza</a></strong></em>, un raffinato concetto di auto-adattamento in condizioni di particolare difficoltà.</p>
<p>Mercalli cita <strong><a href="http://www.greenews.info/rubriche/un-ecobilancio-per-risanare-il-debito-con-la-natura-in-memoria-di-alexander-langer-20110927/" target="_blank">Alexander Langer</a></strong>, che scriveva: “la domanda decisiva non appare cosa si deve o non deve fare, ma <strong>come suscitare motivazioni e impulsi che rendano possibile la svolta verso una correzione di rotta</strong>.” Ma in parte contraddice così il tono apocalittico della serata, se si pensa alla constatazione dello stesso Langer, che rispondeva al proprio dubbio ricordando come “<strong>la paura della catastrofe non ha ancora generato questi impulsi</strong>”.</p>
<p>Più efficace la citazione di <strong>Chris Woodside, </strong>che nel suo articolo “<strong>Non è facile essere verdi</strong>” centra il problema della comunicazione dei temi ambientali: “<strong>Sarà puerile ma non è <em>figo</em> risparmiare energia</strong>”. Ed è difficile anche convincere la gente ad essere sani e frugali e passare a orzo e gallette di crusca biologica (meno impattanti) dopo anni di caffè e cornetti pieni di strutto - o scrumbled eggs con bacon e salsicce, oltremanica. Ma è davvero questo ciò che serve?</p>
<p><strong>Mercalli afferma di voler far diventare “cool” il termine <em>resilienza. </em></strong>E suggerisce come sarebbe più bella e più autentica la nostra vita, se avessimo meno inquinamento, meno smog, se rinunciassimo a usare la macchina per tragitti insignificanti, se non fossimo costretti ad allontanarci di svariati chilometri dalla città per respirare aria buona e ammirare un cielo terso. <strong>C’è bisogno di ripensare al nostro benessere</strong>. Quello &#8220;profondo&#8221;, <strong>la qualità di cose semplici e ormai dimenticate : il silenzio, una passeggiata, la lentezza</strong>, usare di più <strong>il corpo </strong>per spostarci, anche in città, evitare gli sprechi e fare attenzione allo spazio vitale che condividiamo con i nostri simili. <strong>Un nuovo paradigma quotidiano</strong>, quindi, che nel definire i doveri che si impongono, comporti la riscoperta di piccoli piaceri, e che si rifletta progressivamente in un più ampio cambiamento di sensibilità verso il pianeta.</p>
<p>Ma le scelte ecologiche coincidono anche con un fattore di risparmio. <strong>E quindi una vita più sobria non solo è ecologicamente più sostenibile, ma anche più economica</strong>. Visto che nessuno sembra felice di essere tartassato dalle bollette di gas e luce, così come dagli aumenti del carburante, alla comunicazione ambientale spetta dunque ricordare anche che, <strong>investendo in energie rinnovabili si fa un favore al pianeta e al nostro portafoglio</strong>. E inforcare una bicicletta è più <em>smart</em> che pagare quasi 2 euro al litro di benzina.</p>
<p><em>Clara Iannarelli</em></p>
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		<title>La terra? Affare del secolo. Sostenibilità e sicurezza alimentare nel libro di De Castro</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Dec 2011 08:15:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fradelloni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Internazionali]]></category>
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		<category><![CDATA[Paolo De Castro]]></category>

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		<description><![CDATA[
L&#8217;affare del secolo? La terra. Sono tanti quelli disposti a sborsare miliardi per aggiudicarsi superfici coltivabili e c&#8217;è chi è ben propenso a concederle. Il perché ce lo spiega, nel libro “Corsa alla terra. Cibo e agricoltura nell&#8217;era della nuova scarsità&#8220;, (Donzelli Editore, pp. X-190, € 16,00), Paolo De Castro, europarlamentare italiano, economista e presidente della Commissione Agricoltura [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: Times New Roman,serif;"><span style="font-size: medium;"><strong><a href="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/12/corsa-alla-terra-de-castro1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-26353" title="La copertina del libro di De Castro, Courtesy of Donzelli Editore" src="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/12/corsa-alla-terra-de-castro1-232x300.jpg" alt="" width="232" height="300" /></a></strong></span></span></p>
<p><strong>L&#8217;affare del secolo? La terra.</strong> Sono tanti quelli disposti a sborsare miliardi per aggiudicarsi superfici coltivabili e c&#8217;è chi è ben propenso a concederle. Il perché ce lo spiega, nel libro “<a href="http://www.donzelli.it/libro/2314/corsa-alla-terra" target="_blank"><strong>Corsa alla terra</strong>. <strong>Cibo e agricoltura nell&#8217;era della nuova scarsità</strong></a>&#8220;, <strong>(</strong>Donzelli Editore, pp. X-190, € 16,00), <strong>Paolo De Castro</strong>, europarlamentare italiano, economista e presidente della Commissione Agricoltura e Sviluppo Rurale del Parlamento Europeo.</p>
<p>“<strong>L&#8217;agricoltura sarà sempre più un settore strategico </strong>sotto due profili. In riferimento al suo legame con gli ecosistemi, al ruolo che può interpretare nella gestione del territorio, nella tutela idrogeologica e della biodiversità, nella cattura di Co2”, ci spiega De Castro. “Di recente però, <strong>l&#8217;agricoltura è tornata importante nella sua missione primaria, ovvero la produzione di cibo</strong>. La crescita demografica, la variazione delle diete nei Paesi emergenti, che implica un maggiore consumo di prodotti ad alto valore aggiunto e impatto ambientale, il trend crescente dei prezzi sono tutti fattori che pongono un grosso problema a livello globale: <strong>la domanda alimentare cresce più dell&#8217;offerta</strong>. <strong>In questo contesto la terra fertile è diventata l&#8217;affare del secolo perché è una risorsa scarsa</strong>. Dal 2006 in poi la domanda di suolo è aumentata in modo esponenziale. Si tratta di una vera corsa alla terra da parte di grandi imprese private, fondi di investimento e fondi sovrani, con obiettivo i paesi poveri, dove la competizione per l&#8217;accesso all&#8217;acqua e alla terra è già stata causa di conflitto. Negli anni delle crisi alimentari controllare la terra fertile è tornata a essere questione strategica”, aggiunge De Castro.</p>
<p><em>L&#8217;era della scarsità</em>, dunque, ecco spiegato il sottotitolo. <strong>Nel 2050 saremo più di 9 miliardi, un incremento di circa un terzo rispetto ai 6,9 miliardi che abitano il pianeta</strong>. Saranno le aree più povere e quelle emergenti a essere protagoniste dello sviluppo demografico globale negli anni a venire. Troppi per essere sfamati tutti: scarsità e iniqua distribuzione delle risorse alimentari non permettono una distribuzione eterogenea. <strong>La cifra della popolazione malnutrita fa rabbrividire, si aggira intorno al miliardo di individui</strong>. L’instabilità dei mercati delle materie prime agricole e i picchi dei prezzi alimentari, la crescita demografica e la modificazione delle diete a livello globale, i vincoli ambientali alla produzione di cibo e le conseguenze del cambiamento climatico: sono tutti elementi che compongono uno scenario di nuova miseria.</p>
<p><strong>Il cibo costerà di più per tutti, con un impatto che sarà più forte sulle fasce più povere della popolazione mondiale</strong>, ma che si farà sentire in modo diretto e indiretto anche nei paesi ricchi. I «segni del tempo» sono ovunque, il più clamoroso è l’esponenziale incremento della domanda internazionale di terra: <strong>paesi dotati di grande liquidità ma di scarse estensioni di superfici coltivabili, multinazionali agricole, agglomerati finanziari di diversa natura hanno iniziato ad acquisire o affittare milioni di ettari</strong>, soprattutto nelle aree più povere del globo, comprando pezzi interi di altri continenti. Con quali conseguenze per gli equilibri economici e politici internazionali? Con quali effetti sul benessere di aree come l’Italia e l’Europa, coinvolte in questo movimento dalla sempre maggiore integrazione del mercato delle materie prime agricole nella finanza globale?</p>
<p><strong>La corsa alla terra delinea i contorni di un futuro in cui l’agricoltura sarà sempre di più un settore strategico e il controllo dei suoli fertili sarà sempre più cruciale per lo sviluppo delle nazioni</strong>. Per affrontare questi problemi non serve invocare la paura del nuovo, ma investire in ricerca e modelli di trasferimento dell’innovazione. Non servono politiche fatte in casa, quanto uno sforzo per <strong>costruire una politica di sicurezza alimentare coordinata a livello globale</strong>. “Nel libro mi permetto di fare diverse proposte”, continua De Castro. “Alcune sono già state fatte proprie dal <strong>G20</strong>, come la trasparenza dei mercati. Mercati trasparenti vuol dire mercati efficienti. Poi c&#8217;è la questione dei bandi all&#8217;export che va affrontata compiutamente. Il G20 si è limitato a escludere dai bandi le donazioni al <strong>World Food Programme</strong>. E&#8217; poco. Le restrizioni alle esportazioni hanno effetti devastanti sulla stabilità dei prezzi. Ci vuole uno sforzo coordinato delle autorità nazionali per rilanciare la ricerca pubblica su grandi progetti, che alla ricerca privata semplicemente non interessano. <strong>Si dovrebbero fare correzioni alla politica sui biocarburanti, perché così com&#8217;è non è sostenibile</strong>. Bisognerebbe anche pensare a modelli di coordinamento per la politica delle scorte, mai cosi esigue a livello globale. <strong>Per fare tutto questo però non basta il G20: si devono rilanciare i negoziati multilaterali del commercio e il compito del Wto va ripensato alla luce della nuova importanza del tema della Food security</strong>”.</p>
<p>Ora il neo ministro <strong>Catania</strong>, si prepara ad affrontare la sfida più difficile, quella di scrivere una controriforma per la <strong><a href="http://www.greenews.info/normative/normative-normative/pac-la-commissione-presenta-i-10-punti-di-riforma-dellagricoltura-europea-20111013/">Pac</a></strong> da spedire a Bruxelles. “Sfida difficile ma al tempo stesso importantissima – afferma De Castro. <strong>Dagli esiti del prossimo negoziato sulla Pac 2020, dipenderà infatti il futuro dell’agricoltura europea e, nello specifico, italiana</strong>. Se tra dieci anni, la nostra agricoltura sarà competitiva al pari di quelle francese, spagnola e tedesca (solo per citare i nostri principali partners europei), dipenderà proprio da come lavoreremo nei prossimi mesi. Ecco perché, dovremo farci trovare pronti come sistema Paese ed arrivare a Bruxelles con le idee ben definite per fare in modo che le modifiche alle proposte presentate il 12 ottobre dalla Commissione esecutiva, siano rispondenti alle istanze della nostra agricoltura”.</p>
<p>Il problema, secondo molti operatori, rimane il <strong>«<a href="http://www.greenews.info/politiche/nuova-pac-i-pro-e-i-contro-secondo-gli-operatori-italiani-20111017/">greening</a>»</strong>. “Nell’ambito delle proposte legislative sulla Pac post-2013, la Commissione Europea propone un pagamento addizionale, cui dedicare obbligatoriamente il 30% del massimale nazionale per i pagamenti diretti, <strong>a compensazione di azioni ecologiche</strong>. In tale ambito, credo sia opportuno sottolineare il fatto che, di fronte all’esigenza di una politica agricola comune più semplice e snella, le proposte dell’esecutivo Ue, sembrano andare in direzione opposta. <strong>La componente ambientale dei pagamenti diretti, così come impostata, rischia infatti di comportare un ulteriore appesantimento del già consistente carico amministrativo e maggiore complessità nei controlli</strong>. Un elemento, quest ultimo, che rischia di essere particolarmente penalizzante per l’agricoltura Italiana. Così come abbiamo stabilito in Parlamento, nei due <strong><a href="http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?type=REPORT&amp;reference=A7-2010-0204&amp;language=IT" target="_blank">Rapporti sul futuro della politica agricola comune</a></strong>, <strong>quella della sostenibilità ambientale, rappresenta una sfida importante, ma a patto che non comporti più burocrazia </strong>e che, di pari passo, sia garantita la sostenibilità economica delle aziende agricole europee. Per il raggiungimento di tale obiettivo, lavoreremo nei prossimi mesi”, conclude il presidente della Commissione Agricoltura al Parlamento Europeo.</p>
<p><em>Francesca Fradelloni</em></p>
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		<title>No impact man: il film in italiano con cofanetto ecofriendly</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Nov 2011 12:20:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Benedetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Provati per voi]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Colin Beavan]]></category>
		<category><![CDATA[No impact man]]></category>
		<category><![CDATA[sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[sostenibilità ambientale]]></category>

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		<description><![CDATA[Di recente uscita nel nostro paese, edito sotto il marchio Mt0 -Macroticonzero, è finalmente disponibile, su DVD in italiano, il film cult dell&#8217;ecologismo americano No Impact Man (cofanetto con DVD + libro di 36 pp, € 24,50). Una proposta editoriale che non si limita a distribuire il film, ma regala una visione più ampia sul tema dell’impronta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/11/No-Impact-Man.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-26020" title="No Impact Man" src="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/11/No-Impact-Man-250x300.jpg" alt="" width="250" height="300" /></a>Di recente uscita nel nostro paese, edito sotto il marchio <strong>Mt0 -Macroticonzero</strong>, è finalmente disponibile, su <a href="http://www.macrolibrarsi.it/video/__no-impact-man.php" target="_blank"></a>DVD in italiano, il film cult dell&#8217;ecologismo americano <strong><a href="http://www.mt0.it/it/store/no-impact-man.aspx" target="_blank">No Impact Man </a></strong>(cofanetto con DVD + libro di 36 pp, € 24,50). Una proposta editoriale che non si limita a distribuire il film, ma regala una visione più ampia sul tema dell’impronta ecologica e altri temi ambientali caldi, mettendo sotto la lente di ingrandimento le esperienze di alcuni protagonisti italiani.</p>
<p>Partiamo dal film<strong>. </strong>Chi ha letto, nel 2010, il libro <strong><a href="http://www.cairoeditore.it/component/option,com_jbook/Itemid,124/catid,83/id,411/task,view/" target="_blank"></a><a href="http://www.cairoeditore.it/component/option,com_jbook/Itemid,124/catid,83/id,411/task,view/" target="_blank"><em>Un anno a impatto zero</em> </a> da Cairo Editore</strong> sa già di cosa si tratta. <strong><a href="http://www.workshop-image.it/wp-content/uploads/pdf/pdf2_beavan.pdf">Colin Beavan</a></strong>, giornalista esperto di tematiche ambientali per<strong><a href="http://www.esquire.com/cover-archive" target="_blank"> <em>Esquire</em></a></strong> e <strong><em><a href="http://www.nytimes.com/" target="_blank">New York Times</a></em></strong>, ha deciso di fare un esperimento: <strong>vivere a &#8220;impatto zero&#8221; per un anno</strong>, coinvolgendo in questo progetto anche la sua famiglia, ovvero la moglie <em>shopping addicted</em>, la figlia in età da pannolini e il cane.</p>
<p>Il progetto è stato narrato dall&#8217;autore anche attraverso<strong> un blog, un libro e un docureality,</strong> selezionato, già nel 2009, al più innovativo e importante festival internazionale di cinema indipendente, il <strong><em><a href="http://www.sundance.org/festival/" target="_blank">Sundance Film Festival</a></em></strong> di Robert Redford, per poi essere celebrato anche al<strong><a href="http://www.lafilmfest.com/" target="_blank"> Los Angeles Film Festival</a></strong> e al<strong><a href="http://silverdocs.com/" target="_blank"> Silverdocs Film Festival</a></strong>. Il merito unanimemente riconosciuto è quello di una pellicola che riesce a sintetizzare un anno di sforzi, impegno etico e ambientale &#8211; oltre a raccontare una storia d’amore: <strong>le difficoltà condivise dalla coppia nell’abbandono delle abitudini più comode si dimostrano infatti piccoli mattoni per testare e poi ricostruire una nuova solidità familiare</strong>.</p>
<p>Colin Beavan si lancia in un’avventura estrema, che non contempla solo la raccolta differenziata o l’uso di carta riciclata. Attraverso un piano metodicamente applicato passa dagli step più semplici a quelli più complessi: <strong>la rinuncia all’uso di ogni mezzo di trasporto a eccezione della bici, l’abbandono degli elettrodomestici e dell’energia elettrica, l’acquisto solo cibo locale e di stagione</strong>. Una raffica di scelte che, contestualizzate nel lifestyle urbano newyorkese, fanno di Beavan quasi un eroe dei nostri tempi.</p>
<p><em>No impact man</em> è un film gradevole, capace di farci riflettere su <strong>come rendere la nostra vita quotidiana più rispettosa ed &#8220;eco-consapevole&#8221; </strong>anche senza raggiungere i livelli di ascetismo di Beavan. Il bravo editore italiano ha inoltre voluto arricchire il messaggio del giornalista newyorkese con contenuti “Made in Italy”. Allegato al dvd, infatti, è un volumetto di 36 pagine con l’intervista a <strong>Eva Alessi </strong>del <strong>WWF </strong>su come calcolare la nostra impronta ecologica, le testimonianze di <strong>Claudia Selvetti </strong>e <strong>Grazia Cacciola</strong> riguardo i loro esperimenti di vita a impatto ridotto, la strategia <strong>Rifiuti Zero</strong> raccontata da <strong>Alessio Ciacci</strong> e l’approfondimento sul Progetto Impatto Zero con l’intervento del fondatore di<strong> LifeGate, Marco Roveda</strong>.</p>
<p>Il tutto &#8211; ciliegina sulla torta - in un <strong>cofanetto <em>ecofriendly </em>dalla grafica molto bella<em>, </em>realizzato in cartoncino riciclato al 100%</strong>, in linea con la filosofia orientata a <em>informazione &amp; ecosostenibilità </em>di Mt0, il nuovo ramo editoriale che distribuisce documentari e cortometraggi internazionali, grazie al supporto del Gruppo Editoriale Macro. Dal <strong>7 novembre </strong>la casa editrice ha anche lanciato<strong> un concorso &#8220;<a href="http://www.mt0.it/it/no-impact-day.aspx" target="_blank">No Impact Day</a>&#8220;, rivolto a chi si stia impegando nel ridurre l&#8217;impatto ambientale della propria vita </strong>e voglia raccontare e condividere la propria esperienza, partecipando al primo esperimento collettivo di questo genere.</p>
<p><em>Daniela Giambrone</em></p>
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		<title>L&#8217;alta cucina entra in lavastoviglie</title>
		<link>http://www.greenews.info/recensioni/lalta-cucina-entra-in-lavastoviglie-20111116/</link>
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		<pubDate>Wed, 16 Nov 2011 13:45:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Benedetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Cucinare in lavastoviglie]]></category>
		<category><![CDATA[ecocucina]]></category>
		<category><![CDATA[Food]]></category>
		<category><![CDATA[Lisa Casali]]></category>

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		<description><![CDATA[Involtini di radicchio, uva passa e pinoli con riduzione al balsamico
Mazancolle con crema di gambi di asparagi 
Capesante con cipollotto croccante e filetti di mandorle tostate 
Crumble con crema di fragole e lamponi.
Non stiamo leggendo il menù di qualche rinomato ristorante gestito da uno chef pluristellato, ma alcune delle tante ricette che è possibile prepare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/11/Cucinare-in-lavastoviglie-Coutesy-of-Grazia.it_.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-25369" title="Cucinare in lavastoviglie, Coutesy of Grazia.it" src="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/11/Cucinare-in-lavastoviglie-Coutesy-of-Grazia.it_-300x206.jpg" alt="" width="300" height="206" /></a>Involtini di radicchio, uva passa e pinoli con riduzione al balsamico</em></p>
<p><em>Mazancolle con crema di gambi di asparagi </em></p>
<p><em>Capesante con cipollotto croccante e filetti di mandorle tostate </em></p>
<p><em>Crumble con crema di fragole e lamponi.</em></p>
<p><em></em>Non stiamo leggendo il menù di qualche rinomato ristorante gestito da uno chef pluristellato, ma <strong>alcune delle tante ricette che è possibile prepare facilmente nella nostra lavapiatti</strong>. Si, avete letto giusto &#8211; <strong>lavapiatti</strong> &#8211; non si tratta di un refuso. <strong>Da oggi infatti è possibile far uscire da questo elettrodomestico non solo pentole e bicchieri lavati a perfezione </strong>(con minor consumo di acqua rispetto al lavaggio a mano), <strong>ma anche piatti di &#8220;alta cucina&#8221; cotti a puntino</strong>, con risultati talvolta superiori rispetto a quelli ottenuti tramite la cucina tradizionale.</p>
<p>Questo è il messaggio trasmesso nel libro &#8220;<strong><a href="http://www.gribaudo.it/libri/gastronomia/enogastronomia/cucinare-lavastoviglie/" target="_blank">Cucinare in lavastoviglie</a></strong>&#8221; (pag. 120, 14,90 euro, <strong><a href="http://www.gribaudo.it/" target="_blank">Edizioni Gribaudo</a></strong>) dell&#8217;eco-cuoca<strong> Lisa Casali</strong>. <a href="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/11/Lisa-Casali-Courtesy-of-electrolux.com_.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-25368" title="Lisa Casali, Courtesy of electrolux.com" src="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/11/Lisa-Casali-Courtesy-of-electrolux.com_-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>La food blogger di<strong><a href="http://www.ecocucina.org/" target="_blank"> Ecocucina.org</a></strong>, ci accompagna passo a passo verso questa nuova tecnica che ben <strong>unisce la coscienza ecologica con la passione per il cibo</strong>. In un periodo dove l&#8217;<em>haute cuisine </em>è protagonista non solo all&#8217;interno dei locali dei grandi chef ma anche a livello mediatico nelle nostre televisioni, come dimostrano gli altissimi ascolti per il talent show <strong><a href="http://masterchef.cielotv.it/" target="_blank">Masterchef </a></strong>(in onda questa sera alle 21.00 su <strong><a href="http://www.cielotv.it/index.html" target="_blank">Cielo</a></strong>), non poteva mancare la sua chiave &#8220;eco&#8221;.</p>
<p><strong>Pare infatti che l&#8217;idea di sfruttare la bassa temperatura (55 – 75 gradi) presente durante il lavaggio delle stoviglie sia strepitosa</strong>. Basta utilizzare vasetti ben sigillati e sacchetti per il sottovuoto, introdurre gli alimenti scelti per la nostra cena, riporli negli spazi vuoti rimasti tra una pentola e l&#8217;altra e il gioco è fatto.</p>
<p>Passiamo dunque dalla teoria alla pratica:<strong> è possibile scegliere che cosa cucinare in base al tipo di lavaggio scelto e non viceversa</strong>. I programmi che si possono usare per cuocere sono 4: lavaggio rapido, indicato per pesci di piccole dimensioni o sfilettati; <strong>lavaggio eco, ideale per la cottura delle carni</strong>; lavaggio normale, ottimo per ogni tipo di preparazione; lavaggio intensivo, perfetto per carni bianche.</p>
<p><a href="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/11/Courtesy-of-Gribaudo-Edizioni.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-25370" title="Courtesy of Gribaudo Edizioni" src="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/11/Courtesy-of-Gribaudo-Edizioni-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Il libro è anche <strong>un&#8217;ottima guida per chi fosse ancora &#8220;a digiuno&#8221; di scelte consapevoli per quanto riguarda l&#8217;ambito </strong><em><strong>Food</strong>. </em>É possibile infatti capire come fare una spesa più sostenibile, imparando a scegliere gli alimenti che meno impattano sul nostro ecosistema, a consumare carni e pesci non sottoposti a forte pressione antropica, a <strong>evitare le specie a rischio </strong>la cui sopravvivenza è fortemente compromessa dall&#8217;uomo, a <strong>utilizzare solo frutta e verdura di stagione e possibilmente da agricoltura biologica o biodinamica</strong>. Diversi studi infatti, come la <strong><a href="http://www.barillacfn.com/images/download/barilla_focus_ita_ok.pdf" target="_blank">doppia piramide alimentare e ambientale</a> </strong>messa a punto dal <strong><a href="http://www.barillacfn.com/" target="_blank">Barilla for Food and Nutrition</a></strong>, diomostrano come <strong>le scelte alimentari più salutari per il nostro oraganismo siano anche quelle che hanno il minore impatto sull&#8217;ambiente</strong>.</p>
<p>Per i più schizzinosi infine è necessario sottolineare che non vi sono controindicazioni alla cucina in lavastoviglie: le analisi condotte su diversi campioni di alimenti cotti hanno confermato che <strong>questa tecnica è sicura oltre a comportare un notevole risparmio di acqua e energia</strong>. Per i più pigri invece la buona notizia è che <strong>non è nemmeno necessario controllare la cottura dei cibi, in quanto basta solo attendere la fine del lavaggio.</strong> Per dirla alla <em>Lisa Casali</em> &#8220;Non vi sembra un sogno?&#8221;.</p>
<p><em>Benedetta Musso</em></p>
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		<title>Toghe Verdi: storia di battaglie e sentenze in difesa del Belpaese</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Nov 2011 09:12:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfonsa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Edizioni Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Toghe verdi]]></category>

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		<description><![CDATA[Un ritmo incalzante, che scandisce la voglia di sapere, di provocare, di scoprire e raccontare, accompagna la voce di Stefania Divertito, napoletana, giornalista d&#8217;inchiesta specializzata in tematiche ambientali, responsabile della cronaca nazionale del quotidiano Metro e autrice di Toghe verdi. Storie di avvocati e battaglie civili (pag. 176, 14.00 euro, Edizioni Ambiente).
Un viaggio compiuto in tanti e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/11/Toghe-verdi-Courtesy-of-Edizioni-Ambiente.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-25248" title="Toghe verdi Courtesy of Edizioni Ambiente" src="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/11/Toghe-verdi-Courtesy-of-Edizioni-Ambiente-215x300.jpg" alt="" width="215" height="300" /></a>Un ritmo incalzante, che scandisce la <strong>voglia di sapere, di provocare, di scoprire e raccontare,</strong> accompagna la voce di <strong>Stefania Divertito</strong>, napoletana, <strong>giornalista d&#8217;inchiesta specializzata in tematiche ambientali</strong>, responsabile della cronaca nazionale del quotidiano <strong><a href="www.metronews.it/" target="_blank">Metro</a></strong> e autrice di <em><strong><a href="http://www.edizioniambiente.it/eda/catalogo/libri/661/" target="_blank">Toghe verdi. Storie di avvocati e battaglie civili</a> </strong></em>(pag. 176, 14.00 euro<strong>, <a href="http://www.edizioniambiente.it/eda/home/" target="_blank">Edizioni Ambiente</a>)</strong>.</p>
<p>Un viaggio compiuto in tanti e lunghissimi weekend di lavoro, a dispensare domande inopportune e poco gradite, tempo libero impegnato a fare ricerca per costruire pagine di appassionante (e passionale) <strong>giornalismo di inchiesta</strong>, che al di là del mestiere lascia trasparire un filo di coinvolgimento<strong>. E tanta rabbia. Nel libro si trovano infatti le inchieste sui disastri di mezza Italia; anzi, dell&#8217;Italia intera</strong>.</p>
<p>Storie di giornalisti e magistrati che raccontano di bicchieri d&#8217;acqua sporca e malata, cercando di svelare chi quell&#8217;acqua l&#8217;ha inquinata &#8211; <strong>talvolta per sempre</strong>. “<em>Sempre. È una parola difficile da comprendere davvero. Sempre, vuol dire che <strong>quella terra sarà sterile per i miei figli, i figli dei miei figli e tutti gli altri che verranno ancora</strong></em>”, sottolinea l&#8217;autrice nel lungo prologo iniziale, che cerca di trasmettere e spiegare il dolore e il rancore di una professionista, ma soprattutto di una cittadina, donna e mamma.</p>
<p>I bicchieri d&#8217;acqua in questione sono quelli di <strong>San Giovanni a Teduccio, nella periferia </strong><strong>inquinata e mortale </strong><strong>della sua bella Napoli</strong>; è l&#8217;acqua di “<em><strong>Sarroch, Cagliari</strong></em><em>, dove il petrolchimico Saras lascia una scia di scarichi e di malati”</em>; poi c&#8217;è l&#8217;acqua di <strong>Vaglia, nel Mugello</strong>, che con la TAV si è fatta veleno. E ancora la discarica di <strong>Malagrotta a Roma</strong> o gli scarichi industriali di <strong>Porto Tolle a Rovigo</strong> e le <strong>Acciaierie Valsugane</strong>.</p>
<p><strong>Dalla Calabria al torinese risuona la stessa provocazione “<em>Ne beva pure, è acqua di&#8230;</em>”: </strong>acqua di morte, di tumori, di processi, di ingiustizia e di sentenze ancora pendenti. Di paura e di silenzi.</p>
<p>Il libro di Stefania Divertito è un viaggio che racconta e che <strong>cerca cause, motivi e fonti; che raccoglie voci e che, soprattutto, chiede ed esige risposte</strong>. Un&#8217;inchiesta di inchieste, con tanto di dati e bibliografia dei documenti ufficiali consultati.</p>
<p>Ad aprire e chiudere il libro due voci impegnate, in diverso modo, sulle questioni ambientali. È il conterraneo <strong>Erri De Luca </strong>a introdurre <em>Toghe verdi, </em>terminando con un monito che è una domanda senza risposta e, in questi giorni (ancora freschi delle disgrazie di Genova, della Cinque Terre e anche di Napoli), suona tristemente attuale: “<em>Stefania Divertito fruga nella discarica della memoria pubblica e l&#8217;aggiorna. Fa restauro di coscienza civile della nostra sbracata identità di popolo. <strong>Reagiremo, alla lunga succederà, ma dopo quale altra sciagura ancora?</strong></em><strong>”</strong></p>
<p>Chiude il libro la postfazione con le domande al procuratore <strong>Raffaele Guariniello</strong>, che ha dato lettura di una delle <strong>sentenze più forti della storia ambientale d&#8217;Italia </strong>- quella contro i magnati della <strong>Eternit</strong><em><strong>,</strong></em><em> &#8220;che hanno seminato morte a Casale Monferrato e nel resto del Paese</em>” &#8211; e che ha seguito la tragica inchiesta sulla morte dei sette operai della <a href="www.thyssenkrupp.com/" target="_blank"><strong>ThyssenKrupp</strong></a>, arrivando a condannare i dirigenti e l&#8217;amministratore delegato dell&#8217;azienda per omicidio volontario.</p>
<p>Storie di vite incrociate, lungo le strade dei <strong><a href="http://www.greenews.info/rubriche/top-contributors/delitti-contro-l%e2%80%99ambiente-unodissea-allitaliana-20110728/">crimini ambientali</a></strong>, ma anche di eroismo civile di chi, quotidianamente, cerca di prevenire &#8211; prima ancora che curare &#8211; queste tragedie.   </p>
<p><em>Alfonsa Sabatino</em></p>
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		<title>&#8220;Eventi estremi&#8221;: la sottile analogia tra clima e finanza</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Nov 2011 07:40:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfonsa</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Altreconomie]]></category>
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		<description><![CDATA[Turbolenze sui mercati finanziari annunciate dopo l&#8217;ennesimo crollo delle Borse europee e turbolenza atlantica in arrivo sull&#8217;Europa del Sud come previsione del servizio Meteo di Sky per lo stesso giorno del novembre 2010. Così si apre lo stimolante saggio di Tonino Perna, dal titolo “Eventi estremi. Come salvare il pianeta e noi stessi dalle tempeste climatiche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- p { margin-bottom: 0.21cm; } --><em><strong><a href="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/10/eventi-estremi.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-24612" src="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/10/eventi-estremi-184x300.jpg" alt="" width="184" height="300" /></a>Turbolenze </strong></em><strong>sui mercati finanziari </strong>annunciate dopo l&#8217;ennesimo crollo delle Borse europee e <strong>turbolenza atlantica </strong>in arrivo sull&#8217;Europa del Sud come previsione del servizio Meteo di Sky per lo stesso giorno del novembre 2010. Così si apre lo stimolante saggio di <strong>Tonino Perna,</strong> dal titolo <strong>“<a href="http://www.altreconomia.it/site/ec_articolo_dettaglio.php?intId=142" target="_blank">Eventi estremi. Come salvare il pianeta e noi stessi dalle tempeste climatiche e finanziarie”</a></strong>, pubblicato da <a href="www.altreconomia.it/" target="_blank"><strong>Altreconomia Edizioni</strong></a>.</p>
<p>Il <strong>linguaggio di economia e clima sembra infatti essere diventato</strong><strong> </strong><strong>comune</strong>, le stesse parole raccontano processi e meccanismi talmente &#8220;simili&#8221; da portare a pensare che siano collegati da una medesima causa madre: “<em>fluttuazioni giganti provocate da una fortissima accelerazione dei processi</em>”.</p>
<p>Un punto di vista nuovo, un&#8217;analisi originale e mai sentita, un paragone che lascia basiti inizialmente, che incuriosisce e che viene spiegato e motivato in modo convincente dall&#8217;autore, economista e sociologo, docente di Sociologia Economica presso la facoltà di Scienze Politiche dell&#8217;<a href="www.unime.it/" target="_blank"><strong>Università degli studi di Messina</strong></a>.</p>
<p>Innanzitutto è il<em> tempo </em>- il momento in cui questi eventi estremi avvengono - che li accomuna. Contemporanei ai nostri tempi, la grandiosità e<strong> le dimensioni di questi fenomeni</strong> <strong>sono indice di due sistemi – quello economico e quello ambientale &#8211; che stanno crollando</strong> e, anche, che si condizionano a vicenda. Non è un caso, quindi.</p>
<p>“<em><strong>La speculazione finanziaria sfrutta i mutamenti climatici</strong></em><em> come -nell&#8217;economia reale &#8211; governi e </em><em><strong>grandi imprese sfruttano i disastri naturali per rafforzare il loro potere</strong></em><em>. Si può affermare, senza tema di smentite, che</em><em><strong> la crisi ambientale dà una mano all&#8217;espansione del capitalismo finanziario</strong></em><em>, ma ha un costo sempre più insopportabile per la maggioranza della popolazione</em>”. Nell&#8217;estate del 2010, per citare uno degli esempi del testo, l&#8217;alluvione che ha colpito il <strong>Pakistan</strong> ha obbligato 12 milioni di persone a lasciare le campagne per recarsi nelle periferie delle città. I consumi urbani e le attività economiche cittadine hanno un&#8217;impronta ecologica maggiore rispetto ai consumi rurali e questo trasferimento di massa non ha fatto altro che aumentare la CO2 emessa nel Paese.</p>
<p><strong>Altre volte è addirittura il mercato stesso la causa di tante carestie. </strong>Ne è un esempio palese la <strong>Cina,</strong> che con il suo sviluppo sconsiderato e irragionevole sta depredando il proprio territorio e mettendo a rischio il benessere di mezzo mondo. Con l&#8217;obiettivo di crescere e produrre, <strong>la Cina è oggi un paese ecologicamente devastato,</strong> ma ne è consapevole e, astutamente, si porta avanti nella previsione dell&#8217;impoverimento delle proprie terre. “<em>La strategia del governo cinese è ormai chiara: </em><em><strong>procurarsi, nel resto del mondo, terreni agricoli e allevamenti zootecnici per sopperire al deficit presente e soprattutto futuro</strong></em>”. Questo comporta condizioni di vita (benessere, istruzione, servizi sociali) già oggi pessime nelle campagne cinesi, un futuro peggioramento delle condizioni di vita nelle campagne controllate dalla Cina in altri paesi del mondo e un c<strong>ontrollo economico e sociale da parte di una unica grande potenza, possibile causa di privilegi e conflitti anche sociali.</strong></p>
<p>Il quadro è chiaro e decisamente poco ottimistico. <strong>Gli </strong><em><strong>eventi estremi</strong></em><strong> delle economie e del clima stanno creando un sistema sbilanciato e pericoloso, pronto a scoppiare</strong>. <strong>È necessaria un&#8217;economia <em>altra</em></strong>, diversa, più sostenibile dal punto di vista ambientale e sociale, per salvare &#8220;Gaia&#8221; e i suoi abitanti.</p>
<p><em>Alfonsa Sabatino</em></p>
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		<title>Meno 100 chili. Ricette per la dieta della nostra pattumiera</title>
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		<pubDate>Thu, 27 Oct 2011 07:48:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Benedetta</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
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		<category><![CDATA[Edizioni Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Rifiuti]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Cavallo]]></category>

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		<description><![CDATA[Lo scorso 30 settembre è stato assegnato a Roberto Cavallo, presidente di AICA, l&#8217;Associazione Internazionale per la Comunicazione Ambientale, il Premio Letterario Franz Kafka Italia, patrocinato dalla Provincia e dal Comune di Gorizia per il suo saggio “Meno 100 chili – Ricette per la dieta della nostra pattumiera”.
Il saggio, edito da Edizioni Ambiente (pag. 222, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/10/Roberto-Cavallo-Courtesy-of-targatocn.it_1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-24302" title="Roberto Cavallo, Courtesy of targatocn.it" src="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/10/Roberto-Cavallo-Courtesy-of-targatocn.it_1-260x300.jpg" alt="" width="260" height="300" /></a>Lo scorso 30 settembre è stato assegnato a <strong>Roberto Cavallo, </strong>presidente di <strong>AICA, </strong>l&#8217;Associazione Internazionale per la Comunicazione Ambientale<strong>, </strong>il <strong><a href="http://franzkafkaitalia.it/premio-letterario/" target="_blank">Premio Letterario Franz Kafka Italia</a></strong>, patrocinato dalla Provincia e dal Comune di <strong>Gorizia</strong> per il suo saggio “<strong><em><a href="http://www.edizioniambiente.it/eda/catalogo/libri/630/" target="_blank">Meno 100 chili – Ricette per la dieta della nostra pattumiera</a>”.</em></strong></p>
<p>Il saggio, edito da <strong><a href="http://www.edizioniambiente.it/eda/home/" target="_blank">Edizioni Ambiente</a> </strong>(pag. 222, 14,00 euro), intende mostrare al lettore come, più o meno inconsapevolmente, ci stiamo avviando verso una produzione incontrollata di rifiuti, creando una situazione sempre meno gestibile.</p>
<p>L’autore non si limita a esporre il tema soltanto attraverso dati e tabelle, ma <strong>sviluppa il testo sottoforma di racconto, attraverso una prosa piana e colloquiale</strong>, che rende il libro di facile lettura anche per i “<em>non addetti ai lavori</em>”. Il messaggio è infatti rivolto a tutti, giovani e meno giovani, tanto che l’autore narra in prima persona, rivolgendosi direttamente al lettore per coinvolgerlo su un problema che, ormai, riguarda ciascuno, in ogni aspetto della vita.</p>
<p>Il libro non fa sconti e non gira intorno al problema, ma lo affronta fin dalle prime pagine in modo diretto, dirigendosi al cuore della questione: <strong>l’aumento incontrollato di rifiuti e lo spreco di materie e risorse. </strong>Sono tantissimi sono i dati che l’autore fornisce per farci comprendere come dietro la società del benessere si nasconda un mostro vorace, in continua crescita, con cui prima o poi dovremo fare i conti sul serio.</p>
<p><strong>Ogni Italiano, negli ultimi 15 anni, ha aumentato la produzione di rifiuti urbani di circa 100 chili, passando da 454 chilogrammi pro capite annui a 550, con una tendenza che non sembra voler cambiare</strong>. Altro dato sconcertante è rappresentato dalla quantità di cibi, ancora commestibili che vengono sprecati: a volte non arrivano nemmeno sulle nostre tavole! È stato calcolato che ogni giorno, in Italia, <strong>buttiamo nella spazzatura</strong> <strong>4.000 tonnellate di cibo ancora buono</strong>. Questo significa che togliendo le parti davvero non più mangiabili, ciascuno di noi butta, nella propria pattumiera, 60 chili di cibo ogni anno.</p>
<p>Il volume non contiene solo dati allarmanti ma anche soluzioni e buone pratiche quotidiane che l’autore fornisce grazie alla sua lunga esperienza nel settore. Roberto Cavallo, nato a Torino nel 1970, lavora attualmente nella consulenza tecnica e nella comunicazione ambientale. Dalla sua esperienza, maturata sul campo, ha constatato che <strong>la dove c’è l’impegno congiunto di cittadini e amministrazioni locali si possono raggiungere risultati sorprendenti</strong>. Le strategie da attuare non sono impossibili. La parola d’ordine è: <strong>ridurre</strong>. <strong>Si può iniziare evitando di acquistare oggetti usa e getta a favore di beni più durevoli, scegliendo prodotti privi di imballaggio, utilizzando borse di tela per la spesa quotidiana </strong>e via dicendo.</p>
<p>Se mettiamo a dieta la nostra pattumiera, <strong>possiamo diminuire i nostri rifiuti da 550 a</strong> <strong>290 chilogrammi. </strong>Un risultato che l’autore garantisce essere raggiungibile perché non si tratta di mete utopiche, ma di dati ottenuti da molti piccoli Comuni che si sono attivati prima di compromettere, in modo irreversibile, il proprio territorio e la qualità della vita di ciascun cittadino.</p>
<p><em>Mariano Salvatore</em></p>
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		<title>Green Economy: la guida UNEP per imprese e governi</title>
		<link>http://www.greenews.info/pratiche/green-economy-la-guida-unep-per-imprese-e-governi-20111005/</link>
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		<pubDate>Wed, 05 Oct 2011 07:21:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Benedetta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Aziende]]></category>
		<category><![CDATA[Pratiche]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Adapting for a Green Economy]]></category>
		<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[green economy]]></category>
		<category><![CDATA[sostenibilità]]></category>

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		<description><![CDATA[“Adapting for a Green Economy” è il titolo di una vera e propria guida per imprese e decisori politici che decidano di adattare i propri obiettivi strategici alla salvaguardia dell&#8217;ambiente e alla lotta contro i cambiamenti climatici. Un vademecum per l&#8217;implementazione della Green Economy elaborato dall&#8216;UNEP, in collaborazione con il World Resources Institute, e Oxfam International, che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/10/Courtesy-of-projectgroup.it_.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-23389" title="Courtesy of projectgroup.it" src="http://www.greenews.info/wp-content/uploads/2011/10/Courtesy-of-projectgroup.it_-300x208.jpg" alt="" width="300" height="208" /></a>“<strong><a href="http://www.unglobalcompact.org/docs/issues_doc/Environment/climate/C4C_Report_Adapting_for_Green_Economy.pdf" target="_blank">Adapting for a Green Economy</a></strong>” è il titolo di una vera e propria guida per imprese e decisori politici che decidano di <strong>adattare i propri obiettivi strategici alla salvaguardia dell&#8217;ambiente e alla lotta contro i cambiamenti climatici</strong>. Un <em>vademecum </em>per l&#8217;implementazione della Green Economy elaborato dall<a href="http://www.unep.org/" target="_blank">&#8216;<strong>UNEP</strong></a>, in collaborazione con il <strong><a href="http://www.wri.org/" target="_blank">World Resources Institute</a></strong>, e <strong><a href="http://www.oxfam.org/" target="_blank">Oxfam International</a></strong>, che si appresta a supportare l&#8217;idea alla base di <strong><a href="http://www.uncsd2012.org/rio20/" target="_blank">Rio+20</a></strong>.</p>
<p>La guida si basa essenzialmente sui risultati di un&#8217;indagine qualitativa tra i leader economici che supportano l&#8217;iniziativa <strong><a href="http://www.unglobalcompact.org/Issues/Environment/Climate_Change/" target="_blank">Caring for Climate</a></strong>, una piattaforma delle Nazioni Unite che coinvolge più di <strong>400 imprenditori impegnati nella lotta al cambiamento climatico. </strong>L&#8217;indagine rivela che <strong>l&#8217;83% delle 72 imprese considerate, crede che gli impatti del cambiamento climatico pongano dei <a href="http://www.greenews.info/idee/un-mea-culpa-per-il-degrado-degli-ecosistemi-20100330/">rischi per i propri prodotti o servizi</a></strong>. Inoltre, l&#8217;86% pensa che affrontare i rischi imposti dallo stesso cambiamento climatico, oppure investire in soluzioni per l&#8217;adattamento delle politiche d&#8217;impresa alla salvaguardia dell&#8217;ambiente, possa rappresentare <strong>un&#8217;opportunità di crescita </strong>per le aziende.</p>
<p>Nonostante questa consapevolezza, <strong>la maggior parte delle imprese ancora oggi stenta, di fatto, a intraprendere azioni concrete per affrontare le sfide ambientali</strong>, non cogliendo, così, le opportunità stesse derivanti dalla Green Economy. Il report mette in evidenza che si tratta soprattutto di <strong>un problema pratico</strong>: <strong>le imprese trovano difficoltà a &#8220;incorporare&#8221; i dati scientifici relativi al cambiamento climatico</strong>, che si riferiscono generalmente ad ampie aree geografiche e attraversano un periodo di tempo molto lungo. Per contro, <strong>nella concretezza del mondo degli affari, le azioni e le decisioni devono essere prese nel più breve tempo possibile e riguardare aree geografiche specifiche</strong>. Nell&#8217;elaborare le proprie analisi economiche, <strong>le imprese si trovano dunque a dover affrontare la completa mancanza di informazioni relative ai costi dell&#8217;adattamento e i benefici da esso derivanti</strong>. Questo rende estremamente difficile, per le aziende, fare dell&#8217;adattamento della propria strategia d&#8217;impresa al cambiamento climatico, una priorità strategica.</p>
<p>Del resto, al di là dei problemi di tipo pratico e organizzativo, va comunque riconosciuto che l&#8217;adattamento ai cambiamenti climatici della strategia d&#8217;impresa è ancora un obiettivo<em> in fase embrionale </em>e che, nella realtà, <strong>le imprese continuano ad essere ancorate a strategie &#8220;tradizionali&#8221;.</strong></p>
<p>L&#8221;adattamento e la riconversione devono, cionondimento, essere <strong>processi concreti e continuativi</strong> &#8211; raccomanda la guida &#8211; e non occasionali. Ciò significa che dovranno progressivamente diventare una priorità nella politica d&#8217;impresa. Anche ai governi spetterà un ruolo, nel<strong> sostenere le imprese con politiche economiche adeguate all&#8217;abbattimento delle barriere per gli investimenti </strong>e sfruttando virtuosamente le risorse e l&#8217;innovazione del settore privato al servizio del bene pubblico<strong>.</strong></p>
<p><strong>Ma quali dovrebbero essere, in concreto, le misure di questa azione congiunta tra pubblico e privato?</strong> Per quanto riguarda le imprese, il report stila alcune linee guida. Prima di tutto bisogna fare in modo che<strong> le tematiche climatiche ed ambientali entrino nella cultura d&#8217;impresa</strong>, cercando di abbattere qualsiasi tipo di resistenza a politiche e strategie innovative. In questo modo si rende possibile l&#8217;integrazione dell&#8217;adattamento al cambiamento climatico nel processo di pianificazione economica dell&#8217;impresa. Un ulteriore misura è<strong> l&#8217;allineamento degli obiettivi economici con quelli dell&#8217;adattamento alle sfide imposte dal cambiamento climatico</strong>, coinvolgendo, nel caso delle grandi aziende, gli azionisti attraverso canali di comunicazione migliori rispetto a quelli esistenti.</p>
<p>Dal canto suo il<strong> settore pubblico</strong> ha un ruolo centrale nel fare da <strong>catalizzatore per il settore privato</strong>. Oltre agli accordi a livello internazionale, è molto importante il ruolo delle politiche nazionali e locali, in quanto le sfide e le soluzioni nel processo di adattamento sono specifiche per ogni luogo e situazione. L&#8217;ambito pubblico e politico non deve fare altro che stimolare quello privato attraverso <strong>la riduzione dei rischi finanziari, la promozione di incentivi e il coinvolgimento diretto nelle pianificazioni ed implementazioni delle nuove politiche aziendali</strong>.</p>
<p>A quanto emerge dalla pubblicazione, la crescita della green economy per i prossimi anni richiederà dunque <strong>un elevato livello di cooperazione, collaborazione e mobilitazione delle risorse tra i governi, le imprese e la società civile</strong>. La chiave, infatti, risiede nel <strong>trovare un interesse condiviso, in cui gli incentivi economici si allineino con i bisogni di adattamento della società</strong>.</p>
<p><em>Donatella Scatamacchia</em></p>
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