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100 giorni x 100 orti: il crowfunding di Slow Food per “Mille orti in Africa”

Siamo in Mauritania, 18 chilometri dalla città di Bassikounou e soli 60 dalla frontiera con il Mali. Qui c’è il campo profughi di Mbera che, con quelli del Burkina Faso e del Niger, accoglie da mesi i maliani in fuga dalla guerra civile che infuria dal loro Paese. «Sono arrivato da Timbuctu con la mia famiglia portando con me alcune sementi», racconta Almahdi Alansari, Himba per gli amici, che in Mali coordinava il Presidio Slow Food della pasta katta di Timbuctu e Gao. «Non è stato facile, ma ora siamo in 50, abbiamo creato piccoli orti in cui produciamo il nostro cibo e proteggiamo i nostri semi tradizionali». Manca l’acqua, la sabbia sollevata dal vento soffia in continuazione e l’umidità è altissima. Ma tutti, donne e bambini, sono fieri del proprio orto. Orto che ha cambiato la mentalità di questo popolo, garantendo il cibo che mancava, restituendo il senso di comunità. E questa è solo una delle tante storie del progetto Mille orti in Africa portato avanti dalla Fondazione Slow Food per la Biodiversità Onlus.

A due anni dall’annuncio del progetto, Slow Food ha avviato Mille Orti nel continente africano. 25 Paesi, 50 coordinatori e 30.000 persone hanno coltivato, innaffiato, raccolto, segnando la strada verso un futuro sostenibile, un futuro non disegnato dalle grandi istituzioni internazionali ma dalle persone che hanno avuto il coraggio e la capacità di agire per un futuro migliore. Ed è proprio con questo spirito che Slow Food lancia oggi Cento giorni per cento orti, il primo, ambizioso progetto di crowdfunding dell’associazione.

L’innovativa raccolta fondi inizia, non a caso, in occasione di Cheese 2013, a Bra, e prosegue per i prossimi 100 giorni con l’ambizioso obiettivo di raccogliere i 90.000 euro necessari a realizzare altri 100 orti in Africa. Il crowdfunding va ben oltre l’idea di raccogliere fondi da un vasto gruppo di persone, perché trasforma i sostenitori in ambasciatori attivi e interattivi.

«Crowdfunding significa che tutti insieme possiamo farcela», spiega Carlo Petrini, fondatore di Slow Food. «Possiamo restituire agli africani il diritto al cibo e alla sovranità alimentare. L’Africa rappresenta un osservatorio strategico in cui si concentrano le pressioni che stanno mettendo in crisi il nostro pianeta: le colture estensive per l’esportazione, le multinazionali, l’urbanizzazione. Ecco perché è importante che chi come noi crede che un mondo diverso sia possibile, sostenga questa iniziativa. Ognuno con quello che può, non è importante la cifra, è importante esserci».

«I social media e le nuove tecnologie consentono di dar voce e strumenti a chi crede che il coinvolgimento e la passione  siano la via verso il bene comune» spiega Claudio Bedino, fondatore di Starteed, piattaforma italiana di crowdfunding e partner del progetto. Valori come fiducia, trasparenza e partecipazione ci accomunano a Slow Food, per questo abbiamo deciso di sostenere con le nostre competenze e la nostra tecnologia questa iniziativa». Cento giorni per cento orti è una campagna traversale, che unisce tradizione e innovazione. I visitatori di Cheese – in chiusura oggi – possono donare alle postazioni mobili usando i più classici barattoli messi a disposizione dal Consorzio Ricrea e ottenuti da acciaio riciclato o le nuove tecnologie di pagamento, come carte di credito e smartphone, che per la prima volta permettono un vero e proprio “live crowdfunding”. Per tutti i 100 giorni si potrà poi contribuire con carta di credito o bonifico bancario direttamente dal sito del progetto, condividendo l’esperienza con i propri amici e tenendosi aggiornati sullo sviluppo della campagna. Non resta che raccogliere la sfida».

 

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