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Agroenergie: incentivare i piccoli impianti e chiarire normative

maggio 31, 2011 Comunicati Stampa

Lungi dall’essere “drogato” dagli incentivi, quello delle agroenergie è un settore che può portare all’Italia fino a 20 miliardi di euro di benefici nei prossimi dieci anni. La cifra è del primo Osservatorio Agroenergia – curato dalla società di ricerca e consulenza Althesys e commissionato da Confagricoltura ed EnergEtica Onlus.

“Quello delle agroenergie – dice Piero Mattirolo, membro del consiglio di amministrazione del Consorzio Distretto Agroenergetico Lombardo e amministratore delegato di EnergEtica onlus – è un settore giovane, che sta decollando e va sviluppato, senza proibizioni ma attraverso una ricalibratura degli incentivi. Diversi passi sarebbero utili, da questo punto di vista. Prima fra tutti, l’incentivazione di impianti piccoli, in grado di essere alimentati con le biomasse disponibili in azienda. In secondo luogo, dovrebbe essere facilitato l’uso dei sottoprodotti: da ogni parte si chiede agli agricoltori di utilizzare i sottoprodotti ma la poca chiarezza e uniformità normativa ne rendono insidioso l’impiego, per il rischio di incorrere in violazioni delle norme sui rifiuti”.

“Occorrerebbero dunque al più presto delle chiare linee guida nazionali sui sottoprodotti agricoli e agroindustriali – prosegue Mattirolo. – Infine, è bene sottolineare che nelle agroenergie il ruolo del sud Italia può essere importantissimo: potrebbe rappresentare l’area di maggior interesse e sviluppo, dando un importante sostegno economico a un’agricoltura molto penalizzata”.

I dati dell’Osservatorio Agroenergia – i primi a 360 gradi sul comparto fotografano un settore anticrisi e in crescita a tassi molto elevati. Le rinnovabili agricole ridurranno le emissioni di CO2 fino a 280 milioni di tonnellate nei prossimi dieci anni. Inoltre, il loro sviluppo porterebbe a impiegare il 10,3% della superficie agricola utilizzata (Sau), da rapportare al fatto che la stessa è diminuita del 27% rispetto al 1970.

In alcuni settori, come quello del biogas, il segno più negli ultimi due anni è stato addirittura del 285%, rendendo il mercato italiano il più dinamico al mondo. L’analisi indica ancora che la filiera agroenergetica può produrre entro il 2020 un numero di addetti aggiuntivi nel settore agricolo di ben 10mila unità (calcolati al netto di quelli che si sarebbero creati in assenza dello sviluppo delle agroenergie).

Althesys ha considerato come voci di costo gli incentivi e le carenze infrastrutturali; le voci di beneficio sono invece gli effetti sul Pil e quelli sull’occupazione, la riduzione delle emissioni e la riduzione del fuel risk, tra le altre.

“Secondo la nostra analisi, il valore dei benefici relativi alle agroenergie batte nettamente quello dei costi – spiega Alessandro Marangoni, amministratore delegato di Althesys e capo del team di ricerca dell’Osservatorio. – In un primo scenario di sviluppo ordinario per il settore, che riprende gli obiettivi del Pan, il Piano d’azione nazionale per le energie rinnovabili, la potenza installata raggiungerà nel 2020 i 3.820 MW. In un secondo, accelerato ma credibile, i 4.860 MW. Nel primo caso il sistema italiano guadagnerebbe 13,9 miliardi di euro, nel secondo 19,9”.

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