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Agroinnova: metodi sostenibili contro il patogeno del basilico

settembre 2, 2014 Comunicati Stampa, Progetti

E’ notizia di pochi giorni fa che i coltivatori di basilico liguri hanno chiesto alla Regione Liguria di sostenerli nella richiesta al Ministero della Salute per l’utilizzo di nuovi agrofarmaci in grado di salvaguardare le coltivazioni minacciate dalla Peronospora belbahrii, un fungo che sta mettendo in serio pericolo le produzioni, con una ricaduta immediata sulla produzione di pesto.

Il problema di questa vera e propria peste del basilico era già stato sollevato nel giugno scorso durante la “giornata a porte aperte” di  Agroinnova, il Centro di Competenza per l’Innovazione in campo Agro-ambientale dell’Università di Torino, che da tempo lavora a livello internazionale su questo tema, sperimentando nuovi metodi di difesa sempre più all’avanguardia e sostenibili e che, proprio per questo motivo, ha un punto di vista molto più articolato su quella che deve essere la risposta, non solo a breve termine ma a lungo termine, a questa minaccia.

La soluzione infatti non sta nell’impiego durante la coltivazione di nuovi agrofarmaci,  sostanze chimiche che, pur combattendo il patogeno, su una coltura come il basilico possono lasciare residui non graditi al consumatore, ma su trattamenti di concia dei semi, con mezzi fisici, naturali, biologici ed eventualmente chimici. Sono infatti i semi a diffondere il patogeno e sui semi si deve intervenire se si vuole salvare il basilico.

Il parassita responsabile di questa malattia del basilico, come molti altri, viaggia da tempo da un continente all’altro diffondendosi con grande rapidità, attraverso semi infetti. Semi che vengono spesso prodotti in paesi terzi, per abbattere i costi di produzione, e poi di qui commercializzati in tutto il mondo.  Ciò ha favorito la rapida diffusione di parassiti in molte aree geografiche diverse da quelle in cui i semi sono stati prodotti. Come si può dunque affrontare in modo efficace questa minaccia?

Basare la lotta contro il fungo killer del basilico sul semplice impiego di agrofarmaci durante la coltivazione, per quanto sempre più sofisticati, non è sufficiente e in breve tempo potrebbe rivelarsi un vero e proprio boomerang – sottolinea Maria Lodovica Gullino, direttore di Agroinnova e Past-President della Società Internazionale di Patologia vegetale. Quella del basilico, come ben sanno i coltivatori, è una coltura molto delicata, a ciclo breve, con raccolte a ritmi molto frequenti. Trattare in campo con agrofarmaci significa rischiare di ritovare residui dei prodotti utilizzati nel prodotto finale, nonché di favorire la selezione di popolazioni del patogeno resistenti. Gli agricoltori (e spesso anche i ricercatori) devono capire che gli agrofarmaci non sono più la soluzione a tutti i problemi. La soluzione sta nella ricerca applicata, che qui ad Agroinnova conduciamo da molti anni anche nell’ambito di Progetti Europei,  cercando di minimizzare l’impatto sul consumatore finale. Non è un caso che dal 2011 coordiniamo un progetto Europeo sulla biosicurezza – denominato PLANTFOODSEC – e finanziato con oltre 6 milioni di euro, che si occupa proprio di trovare soluzioni  sostenibili all’introduzione di parassiti nelle colture della UE, Italia inclusa.  Al tempo stesso siamo partner di un altro progetto europeo, denominato TESTA, che si occupa proprio dello sviluppo di metodi di trattamento dei semi a basso impatto ambientale”.

Fondamentale è anzitutto il controllo della sanità dei semi, da effettuarsi con tecniche diagnostiche il più rapide e precise possibili. E questo compito spetta alle ditte sementiere che devono garantire l’origine geografica della semente e la sua sanità. Il seme contaminato può essere risanato, con trattamenti di concia. Anche per la concia oggi si tende ad usare mezzi fisici (acqua o aria calda) combinati con prodotti biologici, naturali o chimici.

“Mi rendo conto – continua il presidente di Agroinnova Angelo Garibaldi – che gli agricoltori liguri, come tutti gli agricoltori,  chiedono soluzioni rapide ed efficaci, ma solo con risposte tecnologiche sostenibili per l’ambiente e con la collaborazione delle aziende sementiere, possiamo salvaguardare al meglio sia le coltivazioni di basilico, sia i consumatori”.

In questo scenario, che prevede l’impiego di tecnologie sempre più avanzate, sta crescendo oggi di importanza la diagnostica molecolare e che potrebbe consentire di attivare strategie preventive a livello internazionale, basate sul controllo fitosanitario del materiale riproduttivo. Si tratta di un metodo rapido ed efficace, due caratteristiche fondamentali quando si ha a che fare con potenziali epidemie, in un contesto in cui rapidità e dati certi sono determinanti. Identificato il patogeno si devono poi applicare mezzi di lotta efficaci che possono essere fisici, chimici o biologici. Di grande importanza in questo senso sono i sistemi di concia cioè di disinfezione dei semi: nel primo caso, ad esempio, (mezzi fisici) un trattamento dei semi con acqua o aria calda a temperature variabili tra i 45 e i 70 gradi può arrivare ad eradicare completamente alcuni patogeni dai semi. Particolarmente utili si sono rivelati anche alcuni fungicidi (mezzi chimici), anche se vanno sottolineate le crescenti difficoltà nell’impiego di questi mezzi dovute alle restrizioni imposte alla loro registrazione dalle nuove normative europee.

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