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Christopher Flavin a Ecomondo: se l’occidente non si sveglia, la sua idea di mercato fallirà come il comunismo

ottobre 28, 2009 Comunicati Stampa

Courtesi of www.ecomondo.comRimini Fiera, 28 ottobre 2009 – Appuntamento di quelli da non perdere oggi ad ECOMONDO (Rimini Fiera, 28-31 ottobre) con la conferenza di apertura dal titolo “Politiche per il Green New Deal; come la sostenibilità può far ripartire l’economia globale”, organizzato da Rimini Fiera, CONAI, LegaCoop e Regione Emilia-Romagna in collaborazione con il Ministero dell’Ambiente e Tutela del Territorio e del Mare, Confindustria, Anci, Legambiente, Kyoto Club.

Attesissimo l’intervento di Christopher Flavin, Presidente Worldwatch Institute, che ha attirato l’attenzione di una sala gremita e attenta alle riflessioni del responsabile del prestigioso istituto.

“Manco dall’Italia da 5 anni – ha detto Flavin in apertura – e guardando questa fiera dico che nel vostro Paese deve essere successa una quasi rivoluzione. Spero che continuiate sulla strada intrapresa, vedo qui una varietà di imprese e di iniziative davvero impensabili fino a pochissimo tempo fa”.

“In realtà – ha poi proseguito Flavin – siamo tutti in mezzo ad una rivoluzione di tipo industriale e a mio parere il sistema economico e quello politico occidentali si stanno dimostrando incapaci di fare fronte alla sfida. Rischiamo la stessa  fine dell’idea comunista del mercato, che fallì proprio per non essere stata in grado di capire e cavalcare le novità. Bisogna cambiare in fretta, prima che le pressioni economiche si tramutino in gravi problemi politici. Se l’Occidente prosegue nel non capire l’emergenza ambientale, crolleranno molti pezzi del sistema. La comunità globale siede su una scialuppa che fa acqua e solo alleandoci tutti assieme potremo trovare la strada per non affondare. La comunità scientifica è dubbiosa sull’effettivo raggiungimento dei risultati annunciati dai governanti. Credo che si debba rovesciare la prospettiva: evitiamo di rincorrere le emergenze e cavalchiamo le enormi prospettive che le energie rinnovabili offrono. Il fatturato di questa produzione ha incrementi enormi e continui ed è facile immaginare che in cinque anni cambierà l’assetto energetico del mondo. Chi non se ne renderà conto sarà il grande perdente e in questo momento ad essere indiziati sono proprio i paesi industrializzati.
Altro fronte è quello rappresentato dall’efficienza energetica: a titolo d’esempio virtuoso ricordo la performance della California, che grazie a norme che vanno in questo senso ha riportato i suoi consumi energetici a livello degli anni ’60.
E’ necessario che i singoli stati si muovano, a prescindere dagli accordi comuni che sono sempre troppo tenui sugli obiettivi. E’ il governo che segna la strada per la politica nazionale, fissando i prezzi delle nuove energie. Ora il 15% dell’energia in Germania proviene da fonti rinnovabili, grazie a variazioni delle normative. Pensate se tutti nell’UE seguissero il suo esempio.
C’è un dato al quale speriamo che i governi prestino attenzione, un dato che riguarda la creazione di nuovi posti di lavoro. Ogni milione di dollari investito nel settore produce 21,5 posti di lavoro. I politici si stanno rendendo conto quanto sia utile investire in energia rinnovabile. Oggi sono impiegate 2,3 milioni di persone nel settore delle energie rinnovabili, programmando investimenti per 630 miliardi di dollari entro il 2030 avremo 20 milioni di nuovi posti di lavoro. Sono stime caute, capite che le opportunità sono eccezionali. In Brasile, solo con l’attivazione di un programma per il recupero di lattine, sono stati creati 500mila posti di lavoro.
Incito alla speranza: siamo nel mezzo del decollo di una nuova economia. Siamo sulla soglia di una trasformazione, sostanziosa, per ridurre drasticamente le emissioni. Saranno cambiamenti vistosi e spettacolari, con tanta concorrenza. Bisogna correre velocemente se vogliamo essere ancora leader in futuro”.

CHI E’ CHRISTOPHER FLAVIN
Christopher Flavin è il presidente del Worldwatch Institute, con sede a Washington, l’organizzazione internazionale di ricerca focalizzata su energia, risorse e problemi ambientali. Worldwatch è riconosciuto in tutto il mondo per il suo lavoro decisamente innovativo sulle connessioni a livello mondiale tra le tendenze economiche, sociali e ambientali. Flavin propugna un’economia a basso consumo di carbonio che soddisfi i bisogni umani senza compromettere il rispetto dell’ecosistema. Ha preso parte a numerosi convegni storici internazionali, tra cui il Vertice della Terra di Rio de Janeiro nel 1992 e la Conferenza sul cambiamento climatico a Kyoto, in Giappone, nel 1997. E’ inoltre membro fondatore del Business Council for Sustainable Energy e del Climate Institute e appare regolarmente sui mezzi di comunicazione americani e internazionali, tra cui BBC, National Public Radio, CNN, PBS Newshour, e Voice of America. Ha scritto anche per una vasta gamma di riviste sia popolari sia accademiche, come il New York Times, Technology Review, The Harvard International Review, e TIME Magazine.

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