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Cobat presenta a Padova i dati di raccolta dei “rifiuti tecnologici”. Pesa la piaga del traffico illecito

Oltre 20 mila tonnellate di rifiuti tecnologici raccolti in Veneto, Trentino  Alto Adige e Friuli Venezia Giulia solo nel 2015. L’equivalente in peso di circa 500 autoarticolati a  pieno carico. Sono questi i dati presentati da Cobat ‐ Consorzio Nazionale Raccolta e Riciclo, nel  corso del convegno “Economia circolare nel Triveneto: riciclo, legalità e best practice”, tenutosi ieri a Padova presso il Centro Altinate‐San Gaetano, nell’ambito di Panorama d’Italia, il tour che il  newsmagazine della Mondadori, Panorama, compie  attraverso  il  Paese  tra  informazione,  cultura,  spettacolo,  enogastronomia e intrattenimento. Fino a sabato 11 giugno nella città veneta si terrà infatti un calendario di 21 iniziative aperte a  tutti per stabilire un legame con le eccellenze del Made in Italy della città, in particolare nel mondo  dell’impresa, dell’economia, della cultura e della tecnologia.

Nel 2015 Cobat ha raccolto e avviato al riciclo in Triveneto oltre 17.500 tonnellate di pile portatili e  batterie industriali e per auto, 2.300 tonnellate di apparecchiature elettriche ed elettroniche –  categoria che oltre ai dispositivi elettronici include anche i moduli fotovoltaici, sempre più presenti  sui tetti del Nord Est – e 200 tonnellate di pneumatici provenienti da autodemolizione. Il Veneto,  in particolare, risulta la regione più virtuosa d’Italia per la raccolta di pile portatili: 407 mila chili  solo nel 2015.

Una montagna di smartphone, tablet, elettrodomestici e batterie che, vittime  dell’usura  o  dell’incessante  innovazione  tecnologica,  sono  stati  gettati  e  successivamente  trasformati in nuove materie prime. Un tesoro che potrebbe essere ancora più ricco, senza la  piaga del traffico illecito di rifiuti, come batterie e apparecchiature elettriche ed elettroniche, che  dalla frontiera orientale del Triveneto vengono esportati illegalmente, togliendo risorse al Paese.

Quella del Nord Est è comunque una raccolta capillare e “a chilometro zero” che ha permesso di ottimizzare la logistica e di  abbattere le emissioni di anidride carbonica in atmosfera dovute al trasporto dei rifiuti. Sono  infatti 9 i Punti Cobat – aziende autorizzate alla raccolta e allo stoccaggio distribuite in maniera  omogenea su tutto il territorio del Triveneto – che hanno servito le isole ecologiche e le imprese di  piccoli e grandi comuni, dalla pianura alla montagna, avviando al riciclo i rifiuti nei 4 impianti di  selezione e trattamento di pile, apparecchiature elettriche ed elettroniche e pneumatici, tutti  localizzati nelle province venete di Vicenza, Verona, Treviso e Venezia.

“L’economia del Triveneto – ha spiegato Giancarlo Morandi, presidente di Cobat – ha tratto  beneficio da questa attività di raccolta capillare di rifiuti tecnologici. Stiamo parlando di prodotti  che possono essere trasformati in ricchezza. Da una batteria per auto di 14 kg, ad esempio, siamo  in grado di estrarre 8 kg di piombo che viene reimmesso nel mercato, con benefici per l’ambiente  e per il sistema economico, che così non deve importare nuove materie prime”.   “L’approccio di Cobat – aggiunge Claudio De Persio, direttore operativo del consorzio – è di tipo  collaborativo.  Stringiamo  accordi  con  gli  enti  locali  e  le  associazioni  che  rappresentano  sul  territorio produttori di beni e imprese che hanno la necessità di gestire i propri rifiuti, nell’ottica di  intercettare quanti più prodotti a fine vita e offrire un servizio personalizzato in base alle esigenze  delle imprese.”

L’economia circolare, sempre più in cima all’agenda politica europea, prevede del resto un sistema in cui il  rifiuto non esiste più, ma tutto viene riciclato o riutilizzato, rientrando nel ciclo produttivo. Una  vera e propria rivoluzione che, in parte, avviene già adesso anche in Veneto. Ma di strada da fare  ce n’è ancora molta, soprattutto sul fronte della lotta all’illegalità. Le cronache recenti mettono il  Triveneto, che per la sua posizione geografica è un ponte verso l’Est Europa, al centro di attività di  traffico  illecito  di  rifiuti,  con  Tir  che  esportano  illegalmente  batterie  esauste  in  Romania e  inchieste internazionali sulla gestione illecita di rifiuti speciali, tra cui batterie al piombo esauste, rifiuti elettronici, parti di auto oggetto di demolizione e pneumatici fuori uso, che da Gorizia,  passando per Genova, erano diretti in Camerun.

“Molte aziende si rivolgono a soggetti non autorizzati, pensando di risparmiare. In realtà non è  così – commenta De Persio – Oltre al rischio di sanzioni, peraltro piuttosto salate, queste pratiche  creano una turbativa di mercato che genera concorrenza sleale, altera i reali costi di gestione dei  rifiuti e crea danni all’ambiente e, di riflesso, alla salute. Su questo fronte, è fondamentale l’azione  delle forze dell’ordine, con cui collaboriamo attivamente. Ma serve soprattutto una maggiore  coscienza ambientale da parte di tutti, cittadini e imprese. Serve la consapevolezza che l’economia  circolare, oltre a tutelare l’ecosistema, genera ricchezza e posti di lavoro. Soprattutto a livello  locale.”

Cobat sarà presente a Padova anche oggi a Palazzo  della  Salute, nell’incontro  “I  grandi  incontri  di  Focus:  Ambiente,  Clima  ed  Energia  Ecosostenibile”, al quale interverranno Giancarlo  Morandi,  presidente  di  Cobat,  Barbara  Degani,  sottosegretario al Ministero dell’Ambiente, Jacopo Gabrieli, ricercatore del CNR e Daniele Moccio,  tenente colonnello dell’Aeronautica Militare, moderati da Jacopo Loredan, direttore di Focus.

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