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Confindustria e UE, un ecoprestito per la sostenibilità

Sostenibilità e politica industriale, un connubio che vede come protagonisti la federazione della Confindustria e l’Unione Europea, che invitano a unirsi per uno scopo: avere finanziamenti agevolati per inserirsi nel solco degli obiettivi europei di sostenibilità. Quello che occorre è un progetto per favorire l’ottenimento dell’efficienza energetica nelle abitazioni private, considerato che, dati alla mano, il patrimonio abitativo esistente contribuisce per oltre il 35% alle emissioni di CO2 italiane.

Ma, si sa, in Italia senza incentivi non si va avanti.  Per questo si chiede aiuto all’Europa. E come? Con un coinvolgimento sul finanziamento proprio a livello comunitario. Nella fattispecie, per Sergio Fabio Brivio, consigliere incaricato per la sostenibilità da Confindustria Finco (Federazione industrie prodotti impianti e servizi per le costruzioni), si potrebbe attingere ai Fondi Europei per lo Sviluppo, sulla scia di quanto stanziato dalla BEI per l’efficienza energetica.

Questo lo spunto di Brivio da cui nasce l’idea di un ecoprestito. La proposta – che si inquadra nel percorso ”20-20-20“, di riduzione del 20% delle emissioni, incremento del 20% del risparmio energetico e 20% di copertura del fabbisogno da fonti rinnovabili – si innesta nel solco di analoghe esperienze già portate avanti in Francia (nel 2008, con fondi interni) e Inghilterra (lo scorso anno, con l’aiuto finanziario delle utility) e prevede l’accesso a prestiti agevolati a tasso zero per 10 anni, fino a un massimo di 30mila euro per ciascun beneficiario.

Il vantaggio, secondo Brivio, è che dal punto di vista finanziario non si chiedono soldi a fondo perduto, ma solo interessi agevolati, e si avrebbe beneficio in termini di Pil attraverso l’emersione di ulteriori redditi e di una minore esposizione in termini di penali Co2 nel meccanismo di Emission Trading. Vantaggi anche in termini di energia risparmiata e di occupazione, creata o mantenuta. Possibile anche un incremento delle entrate per lo Stato, a copertura della stessa misura, tramite Iva recuperata, Irpef e Ires aumentate.

Per Finco gli istituti che concedono il prestito a tasso zero dovrebbero poter portare in detrazione fiscale l’onere sostenuto, nella figura di minor introito di esercizio. L’Ecoprestito, così inteso, potrebbe essere rimborsato in dieci anni, ma i lavori dovrebbero iniziare entro il 2012 e terminare entro l’anno successivo. Il prestito potrebbe essere riscosso in due tranche, a inizio e fine lavori, in modo da incentivare l’effettiva realizzazione degli interventi.

La proposta, precisa la Finco, va intesa come relativa alla provvista finanziaria e pertanto aggiuntiva, non sostitutiva delle attuali misure di detrazione fiscale previste dal Governo, come il bonus del 55% per la riqualificazione energetica.

Francesca Fradelloni

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