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Cosmesi: dall’ISMN-CNR un metodo sostenibile per produrre lo “squalano”

settembre 12, 2014 Comunicati Stampa, Progetti

Creme idratanti, olii per bambini e detergenti per il viso hanno in comune un ingrediente: lo squalano. Un nuovo processo per la sua produzione è stato scoperto dai ricercatori dell’Istituto per lo studio dei materiali nanostrutturati (Ismn) del Cnr di Palermo, coordinati da Mario Pagliaro, in collaborazione con i colleghi dell’Università di Laval del Québec, diretti da Serge Kaliaguine.

Lo squalene, dal quale poi si ottiene lo squalano, per decenni è stato ricavato dal fegato degli squali di profondità, ma attualmente si estrae anche dall’olio di oliva. Oggi la novità è che l’estrazione può essere eseguita con l’uso della fermentazione degli zuccheri ottenuti dalla canna da zucchero, un metodo già industrializzato in Brasile. In tutti questi casi, la conversione dallo squalene allo squalano avviene attraverso una reazione di idrogenazione.

Con l’utilizzo del catalizzatore denominato SiliaCat, sviluppato dai chimici italiani e canadesi, l’emolliente può essere prodotto in alte rese in impianti piccoli e sicuri in cui la pressione dell’idrogeno impiegato non supera quella atmosferica. Inoltre, lo squalano prodotto è così puro da poter essere utilizzato direttamente, senza ulteriori purificazioni. La scoperta, pubblicata su ChemCatChem, riduce i costi del processo di produzione tradizionale adoperato dall’industria della chimica fine.

“La chimica verde e la nanochimica applicate alle sostanze rinnovabili come lo squalene offrono vari vantaggi”, dicono Pagliaro e Kaliaguine. “Rinnovando i processi produttivi non si previene solo l’inquinamento o i danni all’ecosistema, conseguenze della generazione dello squalano di origine animale, ma si riducono i costi rendendo così disponibili i prodotti che sono difficilmente accessibili a causa del prezzo elevato”.

Il gruppo di ricerca dell’Ismn-Cnr lavora allo sviluppo di nuove tecnologie per la sostenibilità basate sulla nanochimica in collaborazione con diversi gruppi di ricerca in 11 paesi, tra cui quello del ricercatore Serge Kaliaguine, uno dei maggiori chimici canadesi.

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