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Da Pisa all’Etiopia: il progetto per proteggere i raccolti dai cambiamenti climatici

febbraio 21, 2013 Comunicati Stampa, Progetti

Un ponte fra l’Italia, Pisa in particolare, e l’Etiopia per mettere in salvo i raccolti agricoli dai cambiamenti climatici, tanto frequenti quanto inattesi. La Scuola Superiore Sant’Anna e l’Istituto di Scienze della Vita sono sbarcati nel paese africano per individuare varietà di grano duro che siano in grado di resistere ai mutamenti del clima, salvaguardandole dagli improvvisi sbalzi metereologici che ne provocherebbero la distruzione e che ridurrebbero letteralmente alla fame milioni di persone.

Il progetto, coordinato dal professore di Genetica della Scuola Superiore Sant’Anna Mario Enrico Pé, si avvale della collaborazione di allievi dottorandi e perfezionandi e mira a unire il rigore scientifico con la capacità di coinvolgimento delle popolazioni locali, dimostrando come il modello di “ricerca applicata” possa contribuire – in prospettiva – al miglioramento delle condizioni di vita di milioni di persone, attuando quella “social innovation” che caratterizza le attività del Sant’Anna.

La ricerca è stata avviata in collaborazione con il Biodiversity International Campus di Nairobi (Kenya) e si focalizza sul problema della sicurezza alimentare dei contadini in Etiopia, per mettere al riparo i raccolti agricoli dai cambiamenti del clima che interessano alcune regioni dello Stato africano in particolare. Sotto la guida di Mario Enrico Pé e di Carlo Fadda, Senior Scientist al Campus di Nairobi, il team di ricercatori, composto anche da allievi del “Doctoral programme in Agrobiodiversity”, ha cominciato ad analizzare la caratterizzazione agronomica e genetica delle 400 varietà di grano duro coltivate in Etiopia.

L’obiettivo è integrare con i dati estratti dalle analisi fenotipiche e genotipiche le informazioni derivanti dalle conoscenze consolidate e tramandate dai contadini locali: un approccio innovativo, in cui tradizione e scienza si fondono, che mira a contribuire a risolvere la questione dell’alimentazione in Etiopia. Qui tra il 2010 e il 2012, secondo lo studio condotto dalla FAO (State of Food Insecurity in the World, 2012) circa 34 milioni di persone, praticamente la metà della popolazione, è stata interessata da fenomeni legati alla malnutrizione. In Etiopia la produzione agricola, già fragile e a bassa tecnologia, è resa particolarmente vulnerabile dai cambiamenti climatici che si stanno manifestando più in generale nel Corno d’Africa, dove l’aumento delle temperature e la variabilità delle precipitazioni determinano una riduzione della quantità e della qualità dei raccolti. In questo scenario l’analisi sulla diversità genetica delle specie coltivate rappresenta una risorsa fondamentale per l’identificazione e per lo sviluppo di varietà che sappiano adattarsi – e soprattutto resistere – ai cambiamenti climatici.

Nelle scorse settimane, durante il primo viaggio in Etiopia  nei campi sperimentali di Hagresalam, nella regione del Tigray, e di Gere Gera, nella regione di Amhara, il gruppo di ricerca della Scuola Superiore Sant’Anna ha valutato le 400 varietà di grano duro, con la collaborazione di 60 contadini del luogo. Dal monitoraggio sono stati estratti oltre 230mila dati che saranno messi in relazione con tutta un’altra serie di parametri scientifici, come i “dati metrici” e con i “dati genomici” provenienti dall’analisi condotta sul DNA estratto da ciascuna varietà di grano duro.

“Per il 2013 – commenta Mario Enrico Pè – sono previsti altri tre viaggi in Etiopia, gli intenti saranno quelli di proseguire con la sperimentazione di campo iniziata nel viaggio precedente e di integrarla con nuovi studi, come ad esempio un questionario per ottenere informazioni sociali ed economiche e un esame sui motivi della vulnerabilità dei sistemi agricoli in relazione ai cambiamenti climatici. Le attività di campo e gli incroci verranno realizzati in Etiopia mentre le analisi molecolari saranno effettuate presso i laboratori dell’Istituto di Scienze della Vita della Scuola Superiore Sant’Anna”.

 

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