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Ervet: il Rapporto 2012 sulla green economy in Emilia Romagna

giugno 15, 2012 Comunicati Stampa

In Emilia-Romagna la “rivoluzione verde” continua: la green economy si sta consolidando sempre più come modalità produttiva che contraddistingue trasversalmente tutti i settori dell’economia.

Sono 1.996 le imprese green sul territorio regionale, la maggior parte attive nel settore agroalimentare (36%), seguito dal settore del ciclo dei rifiuti (15%) e dell’edilizia (10%). Bologna è la provincia più verde, con 343 imprese che investono in prodotti e tecnologie green, seguita da Modena e Reggio Emilia a pari merito, con 298 imprese. Il quadro emerge dal rapporto 2012 “Green economy in Emilia-Romagna”, il secondo realizzato da ERVET nell’ambito della convenzione con la Regione Emilia-Romagna, che fotografa sul territorio il fenomeno del “business verde”: qui vengono presentati i dati divisi per settori produttivi e territori provinciali.

Il settore agroalimentare con 720 imprese pari al 36,1% del totale fornisce il principale contributo alla green economy regionale. Il settore, oltre ai trasformatori biologici, contiene al proprio interno anche imprese dedite alla fabbricazione, installazione e riparazione di macchinari e tecnologie utilizzate a vario titolo nella filiera della produzione alimentare (ad es. macchinari e utensili per dosature e movimentazione imballaggi, per allevamenti, per produzione di imballaggi o di fertilizzanti e concimi). Al secondo posto, con 308 imprese complessive, pari al 15,4%, troviamo il settore del ciclo dei rifiuti che comprende non solo aziende che operano nella raccolta, trasporto, smaltimento/recupero e gestione dei rifiuti ma anche aziende attive, per esempio, nella rigenerazione dei pneumatici, o nella costruzione di tecnologie e macchinari a supporto del recupero. Questo settore, accorpato ai due affini bonifica siti e gestione verde e disinquinamento, raggiunge una quota del 20,8% ben lontano dal 36,1% dell’agroindustria.
Quarto, per numero assoluto di imprese, è l’altro settore (assieme a quello dei rifiuti) tradizionalmente green, quello delle imprese del ciclo idrico integrato impegnate a vario titolo nel trattamento e gestione del bene acqua (187 imprese pari al 9,4% del totale regionale). Dal punto di vista della tipologia di attività, troviamo società che operano nella gestione delle acque potabili e di scarico ed aziende che forniscono, producono e installano tecnologie e/o prodotti direttamente utilizzabili dagli operatori.

Sotto il 10% gli altri settori: Rinnovabili ed efficienza energetica (ad esclusione dei soggetti attivi nella certificazione energetica) che si attesta sull’8%, Mobilità (imprese prevalentemente attive a vario titolo nei sistemi di trasporto alternativi alla gomma) pari all’7,7% e Meccanica allargata (prevalenze di imprese meccaniche che forniscono macchinari, attrezzature e componentistica a supporto di altri settori come quello energetico e del ciclo dei rifiuti e idrico) 4,8%.

La suddivisione delle imprese per ambito territoriale ci dice come la green economy si concentri lungo la via Emilia con Bologna (343 imprese), Modena e Reggio (298 imprese a testa) che comprendono quasi il 50% del totale delle imprese (47% per l’esattezza). Seguono le province di Forlì Cesena (240 imprese), Ravenna (223), Parma (204), Ferrara (164), Piacenza 119), Rimini (107).
L’agroalimentare rappresenta il primo settore in tutte le province ad eccezione di Reggio Emilia dove il primo posto è occupato dalla Bioedilizia; nella ripartizione dei settori all’interno di ciascun territorio da rilevare anche il secondo posto della Mobilità a Ravenna.

 

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