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Gruppo Brazzale lancia la nuova “Etichetta di Filiera” volontaria

maggio 27, 2016 Comunicati Stampa

L’ultima novità dello storico Gruppo caseario Brazzale di Zané, in provincia di Vicenza, contiene l’indicazione volontaria d’origine della materia prima e specifica i luoghi in cui avviene ogni fase della produzione dei formaggi del suo assortimento, dal caseificio fino alla stagionatura e al confezionamento, per offrire al consumatore-cliente di un gruppo diventato ormai internazionale, il massimo della trasparenza. L’Etichetta di Filiera esplicita, inoltre, tutti gli elementi che consentono al consumatore di valutare la reale salubrità del prodotto che porta nel piatto, la sostenibilità ambientale della filiera e il benessere animale.

L’Etichetta è, di fatto, la carta di identità della filiera agricola e zootecnica realizzata da Brazzale in Repubblica Ceca, per la produzione del Gran Moravia, formaggio a pasta dura, del Verena e del burro, secondo elevati standard di efficienza e attenzione alla qualità della materia prima.

Nella nuova Etichetta di Filiera, infatti, sono indicati in modo preciso e analitico i dati significativi e importanti, a cominciare da quelli relativi alla salubrità del prodotto e del suo ridotto impatto ambientale: innanzitutto l’assenza di aflatossine nel prodotto finito e il carico di nitrati, 5 volte inferiore ai limiti comunitari e 10 volte inferiore a quello italiano.

Altro indice fondamentale è la produzione in azienda di tutto il foraggio e la disponibilità dei terreni, 10 volte superiore a quella media italiana, che permette di raggiungere una qualità maggiore dei foraggi. Altro punto di forza il benessere animale, che si misura con la disponibilità di spazio per capo e la struttura delle stalle che compongono la Filiera, con cuccette singole per il bestiame. Dati significativi, anche per valutare la bontà della materia prima, come testimoniato inoltre dalla contenuta produzione media giornaliera di latte per singolo capo (solo 24 litri). L’etichetta fornisce poi dati relativi anche all’impronta idrica del prodotto (di soli 72 litri per chilogrammo), oltre a specificare l’utilizzo di caglio vegetale, che rende il formaggio adatto anche al consumo dei vegetariani.

 

 

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