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I muretti a secco Patrimonio UNESCO. Italia Nostra: “Una rivincita della pietra sul cemento. Tramandiamo questa tecnica”

dicembre 6, 2018 Comunicati Stampa, Idee

I “muretti a secco” sono  stati inseriti, nei giorni scorsi, nel Patrimonio immateriale dell’Umanità dall’UNESCO, confermando le motivazioni dei Paesi europei che congiuntamente ne avevano presentato la candidatura - Italia, Croazia, Cipro, Francia, Grecia, Slovenia, Spagna e Svizzera – facendo leva sulla “relazione armoniosa tra l’uomo e la natura”.

L’arte dei muretti a secco, come si legge nella motivazione del riconoscimento UNESCO, riguarda “l’insieme delle conoscenze per la costruzione di strutture realizzate ammassando le pietre una sull’altra, non usando alcun altro elemento tranne, a volte, terra a secco“. Uno dei primi esempi di manifattura umana, sia per scopi abitativi che per la divisione e il terrazzamento dei terreni agricoli, soprattutto nelle zone più scoscese.

Per l’associazione ambientalista Italia Nostra si tratta di un segnale forte e particolarmente importante, che in qualche modo segna una “rivincita della pietra verso il cemento“.

“Da decenni – si legge nella nota stampa di Italia Nostra – assistiamo alla distruzione dei muri a secco, sostituiti con terribili muri di cemento, sulla scorta dei costi, della facilità, del dilagare dell’omologazione, fin nei luoghi più delicati e sensibili del nostro Paesaggio”. “Sono muri a secco – prosegue la nota – quelli posti ai lati di antiche strade, come la stessa Appia Antica, già rinnovata e restaurata dal Canova. E sono muri a secco i piccoli edifici millenari come le capanne a tholos dei pastori o le strutture di piccole dimensioni per la pigiatura dell’uva (i palmenti) nella viticoltura eroica. Ma sono soprattutto i muri di pietra dei terrazzamenti che disegnano da secoli il Paesaggio agricolo italiano e, da sempre, garantiscono quel microclima prezioso per la qualità dei coltivi, trattenendo l’umidità d’estate e restituendo calore a protezione delle gelate invernali alle coltivazioni di sussistenza (grano, ulivo, vite)”.

Italia Nostra ribadisce che si tratta di “magnifici terrazzamenti dell’agricoltura eroica lungo pendici scoscese, ove sono nati i paesaggi storici più amati del nostro Paese”. Il cemento, ribadisce l’associazione ambientalista, “non avrà mai la capacità di sostituirsi con naturalità a questi metodi di antica fattura e saggezza, che garantiscono quel filtraggio e drenaggio dell’acqua che impedisce gli smottamenti e le frane del terreno”.

Ecco quindi un collegamento importante con l’attualità del dissesto idrogeologico del Paese, che impone allo Stato l’obbligo morale di tutelare, conservare e rinnovare questa antica tecnica e tradizione ovunque possibile, con il sostegno al ripristino e alla manutenzione. Italia Nostra invita pertanto le Regioni a “individuare e chiamare i maestri di arte capaci di insegnare questa tecnica, solo all’apparenza semplice, ed invece complessa e preziosa come ogni artigianato“, affinché questo riconoscimento internazionale diventi un momento storico per la “rivincita della pietra in ogni applicazione ed in particolare in ogni grande muratura”, nel rispetto del paesaggio storico del Paese.

“È la seconda volta, dopo la pratica tradizionale della coltivazione della vite ad alberello di Pantelleria, che viene attribuito questo riconoscimento a una pratica agricola e rurale - ha commentato il Ministro delle Politiche Agricole Alimentari, Forestali e del Turismo Gian Marco Centinaio - Ancora una volta i valori dell’agricoltura sono riconosciuti come parte integrante del patrimonio culturale dei popoli”.

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