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ISPRA: non sono gli allevamenti ma gli scarichi a inquinare la falda

Lo studio completato  dall’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) scagiona definitivamente l’allevamento e accerta la responsabilità nell’inquinamento delle acque sotterranee di settori diversi e concorrenti, dai fanghi di depurazione agli scarichi civili. E’ quanto afferma la Coldiretti nel commentare i risultati dello studio dell’Ispra presentati al ministro delle Politiche Agricole, Maurizio Martina e al ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, sull’applicazione del nuovo modello di analisi isotopico nelle Regioni del Bacino del Po, della Pianura Veneta e del Friuli Venezia Giulia.

Ferma restando la necessità di confermare gli obiettivi e gli strumenti di applicazione della direttiva europea in materia di tutela delle acque dall’inquinamento – sottolinea la Coldiretti – dallo studio emerge una rappresentazione diversa da quella storica, che assegna alla zootecnia l’unica responsabilità. Il contributo dell’allevamento non sembrerebbe mai essere superiore ad un terzo del totale complessivo dell’inquinamento accertato attraverso un piano di monitoraggio diffuso nelle regioni ad alta vocazione.

“Rispetto alle scelte strategiche di valorizzazione del settore che la nuova riforma della Politica Agricola Comune richiede si tratta, allora, di affrettare l’istruttoria diretta alla revisione del perimetro delle zone vulnerabili a tutela delle migliori produzioni dell’autentico Made in Italy” ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo. Ciascun settore  – sottolinea Moncalvo -  dovrà farsi carico della propria responsabilità ma sarebbe irresponsabile continuare a chiedere soltanto alla zootecnia di addossarsi oneri e vincoli che dipendono da attività diverse”. “L’operazione verità voluta dalla Coldiretti per salvare i salumi e i formaggi Made in Italy viene finalmente confortata da risultati scientifici che abbiamo per anni richiesto. Occorre – conclude Moncalvo – dare atto della compattezza del Governo che attraverso i Ministri dell’Agricoltura e dell’Ambiente hanno posto le condizioni per rimuovere i vincoli ingiusti che hanno fino ad ora colpito la zootecnia italiana”.

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