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Italia e ambiente nel 2015 nella lettura del WWF: bravi in trasferta, pessimi in casa

dicembre 30, 2015 Comunicati Stampa, Nazionali, Politiche

Mentre il premier Renzi magnifica i risultati del proprio Governo alla stampa nazionale, a colpi di slides, il WWF rilascia una lettura puntuale delle iniziative politiche sui temi ambientali, a livello italiano e mondiale. Su scala domestica, secondo WWF Italia, “le istanze ambientali sono ancora marginali per il Governo e per la maggioranza parlamentare che lo sostiene“. “Sulle stesse materie in cui dimostra più coraggio fuori dai confini – scrive l’associazione ambientalista – su scala nazionale la posizione è molto più arretrata”.

In particolare, su clima e energia non si procede all’abbandono dei combustibili fossili e alla redazione di un vero “Piano energetico nazionale” per la decarbonizzazione del sistema produttivo, ma ci si accanisce su improduttive trivellazioni, che mettono a rischio le economie consolidate del turismo e della pesca, su cui il Governo stesso ha recentemente  dovuto compiere un brusco dietrofront grazie alla mobilitazione ambientalista, delle comunità locali coinvolte e delle Regioni.

Sulla tutela della natura, ben 12 dei 24 parchi nazionali sono in condizione precaria (come già denunciato dagli ambientalisti il 2 novembre scorso) per mancanza, a seconda dei casi, di presidenti, consigli direttivi, direttori, facendo mancare un presidio pienamente operativo di tutela e legalità al Sud in aree protette come il Vesuvio, il Cilento e  la Sila. Mentre si smembra un parco nazionale storico come lo Stelvio (che nel 2015 ha compiuto 80 anni), trasformato in “un condominio tra Regione Lombardia e le Province autonome di Trento e Bolzano”.

Il nostro presente e il nostro futuro restano, in sostanza, ancora lastricati di buone intenzioni. Il Paese resta in attesa del fantomatico “Green Act”, annunciato dal premier nel gennaio 2015, che dovrebbe portare ad una revisione delle scelte economiche, partendo dalle evidenze scientifiche sul cambiamento climatico del Quinto rapporto dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) e su cui sta ancora lavorando, con una certa fatica, il Ministero dell’Ambiente, sollecitato da 16 delle principali Associazioni ambientaliste, tra cui il WWF, che da tempo hanno presentato le loro proposte nell’ “Agenda ambientalista per la riconversione ecologica del Paese”.

È stato invece approvato, dopo due anni di attesa, il Collegato Ambientale alla Legge di Stabilità 2014. Il WWF ha partecipato direttamente all’elaborazione degli articoli per istituire finalmente un Comitato Nazionale per il Capitale Naturale, che redigerà un report annuale, e il Catasto dei sussidi ambientalmente favorevoli e sfavorevoli, ma accanto a queste disposizioni condivisibili è stata approvata anche una norma che scardina la Valutazione di Incidenza su progetti che vanno ad incidere sulla Rete Natura 2000, creata proprio per tutelare specie e habitat unici in Europa.

Sulle grandi scelte infrastrutturali, condizionate da norme e procedure “criminogene” (la definizione è del presidente dell’Autorità Anticorruzione Raffaele Cantone), si dedica l’8% della manovra 2016 (2,8 miliardi di euro, su 35 miliardi) e il Presidente del Consiglio dei Ministri Renzi, lo scorso 6 novembre, ha pensato bene di rilanciare, in una delle aree a più elevato rischio sismico del Mediterraneo, il Ponte sullo Stretto di Messina, madre di tutti gli sprechi (l’ultimo progetto è valutato in 8,5 mld e in questi anni sono stati spesi oltre 283 mln di euro in studi e progettazioni inutili). Questo mentre il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Delrio, grazie anche alla paziente azione di lobby del WWF, ha appoggiato una modifica della legge delega sul Codice Appalti che prevede il superamento della legge Obiettivo e delle procedure speciali di Valutazione di Impatto Ambientale, che ancora oggi favoriscono lo scempio del nostro territorio.

Il territorio  è posto sotto minaccia anche dalle scelte, fortemente contestate dal WWF, compiute dalla riforma “Madia” della Pubblica Amministrazione, approvata l’estate scorsa (legge 8 agosto 2015 n. 124) che ha introdotto il “silenzio-assenso” nei processi autorizzativi rendendo irrilevante il parere reso dalle pubbliche amministrazioni a tutela del paesaggio, dei beni culturali e dell’ambiente e che ha consentito che le Conferenze di Servizi si possano concludere con voti “a maggioranza”, quasi fossero “parlamentini” e non organi decisori in cui considerare serenamente i pareri tecnici prevalenti. E il disegno di legge governativo sul consumo del suolo, per porre un limite alla cementificazione che divora ancora  83 ettari al giorno del Belpaese (secondo la ricerca “Terra Rubata” del WWF), atteso dal 2012, è impantanato in Parlamento, mentre il Governo aveva  promesso che sarebbe stato approvato entro la chiusura dell’EXPO 2015 nell’ottobre scorso.

L’ottima notizia della storica approvazione, il 19 maggio 2015, della normativa sugli ecoreati (che ha introdotto le nuove fattispecie di Inquinamento e Disastro ambientale), fortemente voluta dagli ambientalisti, e l’avvio di un processo che porterà all’eliminazione dei richiami vivi per la caccia vengono invece depotenziati dallo scioglimento, previsto sempre nella legge Madia, del Corpo Forestale dello Stato (che nelle intenzioni del Governo sarà accorpato all’Arma dei Carabinieri) e da quanto stabilito dalla legge sugli enti territoriali del 6 agosto 125/2015, conversione del decreto legge 78/2015, che disperde le guardie provinciali, tra Regioni, Aree metropolitane e Comuni. Proprio quando  sarebbe necessario rafforzare e rilanciare la vigilanza ambientale, la si lascia nel caos, con il rischio che nel nostro Paese la facciano da padroni ecofurbi, ecomafie e bracconieri.

Purtroppo l’ambiente continua ad essere la Cenerentola delle nostre politiche ambientali – scrive Donatella Bianchi, Presidente di WWF Italia – sebbene sui tavoli internazionali il Governo quest’anno si sia mosso bene, dal clima all’Agenda Onu per lo Sviluppo Sostenibile fino alla difesa delle Direttiva di tutela della Natura europee”. “Queste scelte però – prosegue la Bianchi - non riescono a tramutarsi in altrettanti atti coraggiosi e innovativi per l’ambiente nel nostro Paese. La nostra lettura in chiaroscuro vede un’Italia ancora restia ad emanciparsi dai condizionamenti degli interessi economici consolidati e a prospettare chiaramente la strada dell’economia de-carbonizzata e basata sul grande valore del capitale naturale del Bel Paese. Gli interessi della vecchia impostazione economica su temi quali l’energia, le infrastrutture, la tutela attiva della natura, le procedure semplificate che provocano elevati impatti ambientali e favoriscono il massacro del territorio, la repressione effettiva degli ecoreati continuano a farla da padrone”. 

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