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Lavoro, sostenibilità ed equità: la ricetta di Terra Futura

maggio 21, 2012 Comunicati Stampa

Chiede di rimettere al centro il lavoro la nona edizione di Terra Futura, dal 25 al 27 maggio 2012 a Firenze, alla Fortezza da Basso: il lavoro al primo posto per uscire in maniera definitiva dalla crisi, ricostruendo su nuove basi il sistema economico-produttivo attraverso una vera e propria riconversione ecologica e sociale e declinando intorno ad esso anche il modello di relazioni, di democrazia e di comunità che vogliamo per il futuro.

Questo il fulcro della nona edizione di Terra Futura, mostra convegno internazionale delle buone pratiche di sostenibilità ambientale, economica, promossa da Fondazione culturale Responsabilità etica per il sistema Banca Etica, Regione Toscana e Adescoop-Agenzia dell’economia sociale, insieme ai partner Acli, Arci, Caritas Italiana, Cisl, Fiera delle Utopie Concrete e Legambiente.

«Si continua a parlare di spread, di andamento della borsa e di cosa servirebbe per ridare fiducia ai mercati, come se la finanza fosse più importante dell’economia reale – ha esordito Andrea Baranes, presidente della Fondazione culturale Responsabilità etica alla presentazione ufficiale di Terra Futura 2012 tenutasi alla Federazione nazionale della Stampa Italiana a Roma -, con le istituzioni europee e internazionali che chiedono alle lavoratrici e ai lavoratori di pagare il conto della crisi. Terra Futura legge la realtà secondo un’ottica opposta e domanda, con forza, che la priorità dell’agenda politica sia il lavoro, che la finanza si ridimensioni e torni ad essere mezzo a servizio dell’economia reale, che il sistema metta al primo posto la persona e i suoi diritti nel rispetto della sostenibilità ambientale. Non è più tollerabile che il lavoro venga sacrificato sull’altare della finanza, nel suo valore di fattore di sviluppo economico ma anche sociale».

Risparmio consapevole, lotta alla speculazione e tassazione delle transazioni finanziarie, stop al finanziamento del commercio di armi, rilancio del lavoro e del welfare attraverso il modello cooperativo, tutela dell’ambiente e promozione della legalità: l’urgenza di ripensare il modello economico e finanziario su presupposti diversi da quelli che hanno condotto alla crisi è stata sottolineata anche da Roberto Museo, consigliere di amministrazione di Banca Popolare Etica che ha evidenziato come «Per costruire un futuro sostenibile sia fondamentale che le persone conoscano i meccanismi della speculazione finanziaria e si rendano conto dell’importanza di scegliere un uso responsabile del denaro». Per questo Banca Etica ha fissato a Terra Futura l’appuntamento clou della sua campagna “Non con i miei soldi”, promuovendo un momento di confronto coi rappresentanti di altre campagne (presenti a Firenze o in collegamento) che, a livello internazionale, si concentrano sui temi della riforma dei mercati finanziari e utilizzano internet come leva di diffusione e partecipazione: da Occupy Wall Street e Occupy Chicago negli Stati Uniti a Move your Money in Inghilterra.

A un mese da “Rio+20”, che si terrà a Rio De Janeiro dal 20 al 22 giugno, la tre giorni di Terra Futura 2012 è anche un importante laboratorio di dialogo e confronto per il mondo dell’associazionismo e dei movimenti, in preparazione all’appuntamento brasiliano. «Se fino a qualche anno fa ci misuravamo sulla nostra capacità di proporre alternative sostenibili da un punto di vista ambientale» ha dichiarato Maurizio Gubbiotti, coordinatore segreteria nazionale di Legambiente, «oggi siamo chiamati a compiere delle scelte obbligate: la riconversione del modello di sviluppo non può più essere rimandata». «Vale la pena ricordare – ha aggiunto– che quando parliamo di riconversione ecologica ci riferiamo a numeri importanti: nel nostro Paese il 24% dell’elettricità è prodotta oggi da rinnovabili e il 26,6% dei consumi energetici è soddisfatto da fonti rinnovabili. Con riferimento agli scenari occupazionali, le previsioni al 2020 indicano che ci saranno 250mila posti di lavoro in più grazie alle rinnovabili e ben 600mila posti derivanti dai settori collegati all’efficienza energetica e alla ristrutturazione edilizia».

Il cambiamento non è più posticipabile neppure secondo Paolo Beni, presidente di Arci nazionale, che ha denunciato l’emergenza sociale in cui si trova a vivere il Paese: «Crediamo che il tema del lavoro sia al centro di queste tensioni derivanti dall’insostenibilità di un modello economico che scarica sul lavoro tutte le proprie contraddizioni. Una situazione ormai intollerabile, al punto che assistiamo al riemergere di minacce alla stabilità democratica». Parlando del fallimento di una società in cui non c’è più spazio per la dimensione pubblica e lo Stato si limita a interventi di carattere tecnico, Beni ha sottolineato come le ricette del vecchio sistema sociale non funzionino più: «No all’austerità e al rigore a senso unico – ha detto -. Serve un vero e proprio cambio di paradigma che restituisca responsabilità agli individui rispetto al loro operato nella comunità sociale. Le attuali classi dirigenti dei Paesi europei però, non sono attrezzate o interessate a questa trasformazione, che deve dunque avvenire dal basso. Occorre una rivoluzione culturale costruita con l’acquisizione di consapevolezza delle persone e la capacità di “darsi un senso” attraverso le alternative esistenti e le buone pratiche quotidiane».

Che il lavoro è un bene indispensabile e insostituibile e non una merce, lo ha detto chiaro e tondo Bruna Massa, segretaria regionale di Fiba Cisl Toscana: «Eppure c’è chi pensa di poterne disporre liberamente. Nel caso della riforma dell’art.18, ad esempio, la vera questione non è la modifica relativa all’onere della prova, c’è molto di più: l’art.1 della nostra Costituzione sancisce infatti il lavoro come elemento identitario delle persone, ed è precisamente questo che così si intende mettere in discussione. E noi proprio non ci stiamo».

Il lavoro come diritto prima ancora che come bisogno è stato al centro dell’intervento di don Andrea LaRegina, responsabile dell’area macroprogetti di Caritas italiana: «Il lavoro realizza la persona e permette ad ognuno di contribuire alla costruzione del bene comune. La vulnerabilità causata dalla disoccupazione è un male per tutta la società, comporta esclusione sociale e la perdita di dignità. Dobbiamo tornare a investire sulle relazioni, sulla direzione da dare alla vita delle comunità, accettando la sfida del confronto ed educando le nuove generazioni alla solidarietà, alla pace. Nel lavoro sta il futuro delle prossime generazioni in Italia e nel mondo».

Al centro di Terra Futura 2012 anche la necessità di costruire un sistema in grado di ridistribuire la ricchezza e di continuare a lottare contro le infiltrazioni criminali nel tessuto economico produttivo. «La cultura della legalità deve entrare a far parte del bagaglio dei nostri giovani perché illegalità e corruzione non sono compatibili con un’altra economia e un altro modo di produrre» ha affermato Soana Tortora di Acli nazionale, ricordando come il ritorno all’economia reale debba segnare un ritorno anche «all’economia civile e solidale che restituisca senso al lavoro e apra a nuovi modelli di consumo e nuovi stili di vita». E, ricordando la presentazione in anteprima a Terra Futura del Rapporto Social Watch 2011, ha sottolineato il bisogno di nuovi indicatori per misurare la ricchezza e il benessere.

 

 


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