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Ecosistema Urbano: Legambiente e Ambiente Italia presentano la XIX edizione

ottobre 30, 2012 Comunicati Stampa

E’ crisi. Ma la penuria di risorse non è sufficiente a spiegare la brusca e preoccupante battuta d’arresto delle politiche ambientali urbane: prima ancora di quella economica, pare esserci una crisi della capacità di fare buona amministrazione che investe molte (troppe, secondo i curatori del rapporto) realtà locali. Nell’insieme dei capoluoghi italiani, ad esempio, torna a crescere l’inquinamento atmosferico, la media delle polveri sottili passa da 30 a 32 microgrammi per metro cubo, e sono dieci in più, da 27 si passa a 37, i giorni dell’anno in cui l’ozono scavalca i limiti di legge. Senza contare l’inefficienza energetica e quella del trasporto pubblico, messo sotto pressione dai tagli e incapace di attrarre passeggeri. Non crescono inoltre le isole pedonali, le zone a traffico limitato e le reti ciclabili urbane.

È questa la foto scattata dalla XIX edizione di Ecosistema Urbano, l’annuale ricerca di Legambiente e Ambiente Italia, realizzata con la collaborazione editoriale del Sole 24 Ore, sullo stato di salute ambientale dei capoluoghi di provincia italiani. Un quadro che, nel grigiore generale, vede emergere Venezia, tra le grandi città, Trento, tra i centri urbani di medie dimensioni, e Verbania, tra le piccole. In tutti e tre i casi, però, si tratta di primati relativi: non sono le città più sostenibili, ma sono le meno insostenibili. Rimane invece indietro il Sud Italia con Messina, Reggio Calabria e Vibo Valentia ultime in classifica, sia che si parli di grandi capoluoghi, sia di medi o piccoli centri.

Il rapporto è stato presentato ieri a Venezia nel corso di un convegno che ha visto la partecipazione di Giorgio Orsoni, sindaco di Venezia, Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente, Tommaso Sodano, vice sindaco di Napoli, delegato all’Ambiente Anci, Pierfrancesco Maran, assessore alla Mobilità e Ambiente, del Comune di Milano Claudio Lubatti, assessore alla Mobilità e Trasporti del Comune di Torino, Andrea Colombo, assessore alla Mobilità e Trasporti del Comune di Bologna.

“Le città – spiega Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente – possono essere il fulcro di un rinnovamento radicale del Paese, perché insieme alla costruzione di un’economia a bassa emissione di anidride carbonica e la messa in sicurezza dei territori e degli edifici, rappresentano la via maestra per uscire dalla crisi economica e dal declino. Il rinascimento urbano è possibile, non è un’utopia, ma oltre ad una politica nazionale più attiva in questa direzione, serve anche il coinvolgimento e la consapevolezza delle singole persone. C’è un mondo di cose da fare e Ecosistema Urbano fotografa fedelmente lo stato delle città italiane, mai come quest’anno così statiche nella qualità ambientale”.

Il rapporto di Legambiente raggruppa i 104 capoluoghi di provincia in tre gruppi omogenei per dimensione geografica: 15 grandi città con più 200mila abitanti, 44 medie città con popolazione tra 80mila e 200mila abitanti e 45 piccole città con meno di 80mila abitanti.

Tra i grandi centri urbani, la città lagunare si riconferma al primo posto. Migliora la depurazione dei reflui che è al 90%; stabili i consumi elettrici; cresce, seppur di poco, la raccolta differenziata (35,4%). Bene il trasporto pubblico con 571 viaggi per abitante all’anno. Al secondo e terzo posto in classifica: Bologna e Genova. I tre centri urbani sono gli stessi, e nello stesso ordine di podio, della scorsa edizione.

Nella graduatoria delle città medie conquista, invece, la vetta più alta Trento, che l’anno scorso era seconda alle spalle di Bolzano. Scendono a 42,5 microgrammi al metro cubo le medie relative al biossido di azoto, rispetto ai 49,5 mcrogr./mc della passata edizione. Bene la raccolta differenziata che supera il 60% (64,3%). Nel trasporto pubblico Trento registra 182 viaggi per abitante all’anno. Seguono nella classifica generale delle città medie: Bolzano (2ª), La Spezia (3ª), Parma (4ª), e Perugia (5ª). I centri urbani di medie dimensioni dimostrano, rispetto alle grandi e alle piccole città, una migliore reattività allo stallo generale.

Infine per i piccoli centri urbani, il primo posto va a Verbania, che lo scorso anno era seconda dietro Belluno. Verbania è al top nella raccolta differenziata col 72,1%, seconda solo a Pordenone. Bene anche la superficie urbana complessivamente destinata alle bici con 23,69 metri equivalenti ogni 100 abitanti, che le vale il terzo posto in questa graduatoria, dietro Mantova e Lodi. In classifica dietro Verbania, ci sono Belluno (2ª), Pordenone (3ª), Mantova (4ª) e Aosta (5ª).

Ottengono la maglia nera Reggio Calabria (44 ª) per le città medie, Vibo Valentia (45 ª) per le città piccole, e Messina (15 ª) per le grandi città. Alla base di questi risultati c’è una lunga sfilza di risposte non date, da parte delle amministrazioni di Messina e Vibo Valentia, che non hanno permesso di valutare le loro performance. Per quanto riguarda Reggio Calabria, le risposte sono arrivate ma non sono state esaustive. E i dati emersi non sono di certo positivi: male i consumi idrici procapite (194,1 litri procapite al giorno), la dispersione idrica si attesta al 38% e non decolla la raccolta differenziata, che seppur in crescita rispetto alla scorsa edizione (8,4%), si ferma quest’anno all’11,4%.

“Nel nostro Paese – spiega Alberto Fiorillo, responsabile aree urbane di Legambiente – diverse best practices ci dicono che produrre significativi cambiamenti nel modo di gestire e vivere la città è possibile. L’Area C di Milano o il porta a porta dei rifiuti di Andria, i tetti solari delle scuole di Bergamo, la mobilità e l’efficienza energetica di Bolzano, le nuove pedonalizzazioni del centro storico di Firenze sono esperienze che mostrano come - anche in tempi di vacche magre – il vero motore resta la voglia di fare. Anzi a dispetto della crisi (o forse proprio in ragione della crisi) gli interventi appena citati – road pricing, energie pulite, efficiente gestione dei rifiuti – evidenziano che la riduzione degli impatti ambientali sulle città può creando opportunità economiche per il pubblico, il privato, la collettività”.

Passando ai dati specifici, anche quest’anno le emergenze ambientali da affrontare sono lo smog, i rifiuti, il traffico, l’inefficienza energetica e quella del trasporto pubblico. Nel 2011 salgono a 17, contro i 6 dello scorso anno, i capoluoghi dove si registra un valore medio annuo di polveri sottili superiore al limite dei 40 microgrammi per metro cubo, previsto dalla direttiva comunitaria. Tra le peggiori città Verona, Milano, Torino e Monza. Risultati non buoni anche per la densità automobilistica, che si attesta a 63,8 auto ogni 100 abitanti. L’auto è ancora il mezzo più usato a discapito del trasporto pubblico locale: un cittadino compie in media appena 83 viaggi l’anno, contro gli 85 dello scorso anno, su bus, tram e metro. Solo le grandi città registrano un leggero aumento del numero di utenti. Spiccano Venezia e Roma entrambe con i 500 viaggi per abitante l’anno, seguite da Milano con 456 pass/ab/anno. Bari, Catania e Palermo rimangono come lo scorso anno al di sotto dei 100 passeggeri/ab. Pessimo invece il dato che arriva dalla piccola Vibo Valentia dove ogni cittadino, in media, fa un solo viaggio all’anno con i mezzi pubblici.

Restano stazionari i consumi di acqua potabile (164 litri a testa ogni anno, 3 in meno rispetto allo scorso anno) e l’efficienza della depurazione (che dall’86 per cento arriva all’88 per cento). La situazione più critica rimane quella di Imperia, sprovvista di un impianto, seguita da Benevento che tratta solo il 21% delle acque di scarto.

Nessun miglioramento per la dispersione idrica, che ha un valore medio analogo a quello della precedente edizione del Rapporto (32%), ma salgono a 56 le città nelle quali un terzo dell’acqua immessa negli acquedotti si perde lungo il percorso prima di raggiungere i rubinetti degli utenti. Più marcata la riduzione della produzione di rifiuti solidi urbani (20 chili in meno a testa in un anno, soprattutto a causa della riduzione dei consumi) e l’aumento della raccolta differenziata che, pur passando dal 31,97% dello scorso anno all’attuale 37,96%, resta però lontana dal raggiungimento dell’obiettivo normativo del 60% raggiunto solo da 12 città: Novara, Salerno, Trento, Pordenone, Verbania, Belluno, Oristano, Teramo, Benevento, Asti, Nuoro, Rovigo.

La XIX edizione di Ecosistema Urbano ha puntato l’attenzione anche sull’abusivismo edilizio e gli orti urbani, inviando ai comuni due questionari in via sperimentale. In entrambi i casi, le risposte ricevute sono state esaustive. Su 104 città interpellate, 82 hanno restituito la scheda relativa all’abusivismo edilizio, la maggior parte soddisfacendo tutte le richieste, alcuni invece hanno dato risposte incomplete ma comunque utili. I risultati raccolti saranno, infatti, oggetto di una presentazione ad hoc e non si esclude che, in Ecosistema Urbano 2013, s’introduca il parametro dell’abusivismo edilizio. Anche il quesito sugli orti urbani, sottoposto volutamente a un universo più ristretto di città, ha avuto un inatteso livello qualitativo d risposte. Legambiente ha perciò deciso di riservare a tal proposito un dossier dedicato al tema degli orti urbani, nel quale sarà approfondita l’indagine compiuta.

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