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Pesca insostenibile: l’Italia ha già esaurito le scorte nazionali per il 2015

Dal 18 aprile l’Italia ha terminato le sue scorte nazionali di pesce e inizia a dipendere dalle importazioni dall’estero. In sostanza ci siamo già mangiati tutto il pesce che il nostro mare riesce a produrre e siamo costretti a importarlo dall’estero.

Il nuovo rapporto della New Economics Fundation (NEF) parla chiaro anche quest’anno: abbiamo pescato troppo e a causa della pesca eccessiva che ha inesorabilmente impoverito i nostri mari,  le nostre scorte di pesce locale terminano sempre prima obbligando l’Europa ad importare da altri Paesi. E la data che segna la dipendenza dalle importazioni, arriva  ogni anno con sempre maggior anticipo.

Per l’UE nel suo insieme, la data da cui inizia a dipendere dalle importazioni per rifornire di pesce  il proprio mercato pesce è ormai il 5  luglio, il che indica che quasi la metà del pesce consumato nell’Unione Europea proviene ormai da acque non UE. L’ Italia invece già dal 18 aprile  avrebbe esaurito il pesce pescato dalla propria flotta e si trova e dipendere dalle importazioni dall’estero.

Nonostante l’Italia rappresenti la più grande flotta peschereccia del Mediterraneo e una delle più importanti a livello europeo, oltre il 60% del pesce che arriva sulle nostre tavole viene importato dall’estero. La pesca eccessiva sta svuotando i nostri mari e anziché correre ai ripari, cominciamo a mangiarci anche le risorse ittiche di altri Paesi”, spiega Domitilla Senni, rappresentante dell’associazione MedReAct.

Il rapporto evidenzia quanto la domanda di pesce in un generale contesto di sovrasfruttamento delle risorse ittiche non sia sostenibile, sia dal punto di vista ambientale che economico e sociale.  Al contrario, se le risorse fossero gestite in modo sostenibile e responsabile , le acque europee – potenzialmente molto produttive – potrebbero  garantire l’approvvigionamento di pesce nel lungo periodo e conseguentemente produrre benefici occupazionali, economici e sociali.

“I segni di ripresa sono pochi e aree di pesca un tempo produttive oggi sono al collasso: nel Mediterraneo oltre il 90% delle risorse ittiche valutate risulta sovrasfruttato: l’unica via d’uscita da una situazione così drammatica è ridurre lo sforzo di pesca, introdurre zone di ripopolamento  per garantire il recupero degli stock ittici in declino ed eliminare attrezzi da pesca non selettivi come le ferrettare”, conclude Domitilla Senni.

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