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Quanto è intelligente la città? Lo misura lo Smart City Index

Le smart cities sono un percorso per le città – e un mercato per le aziende del settore Digital e Green- da capire e da costruire. Di smart cities parla l’Unione Europea, che ha posto le città al centro della programmazione 2014-2020, e intende destinare a questi progetti diversi miliardi di euro. Ne parla anche l’Agenda Digitale Italiana, che ne ha fatto uno dei temi-chiave. E ne parlano soprattutto le città stesse, che hanno voglia di realizzare innovazioni concrete per migliorare la vita dei loro cittadini e delle loro imprese. Le città italiane stanno cercando la loro strada verso la smart city,ma  in un contesto di risorse scarse e assenza di modelli di riferimento concreti.

Le città, dunque, si stanno muovendo, ma, come spesso capita in Italia, in modo lento e disomogeneo, indipendentemente le une dalle altre. Alcune città hanno già avviato un loro percorso verso la smart city, mentre altre si apprestano a farlo: è importante poter mettere a fattor comune le esperienze, per non disperdere il valore dell’innovazione già realizzata.

Partendo da queste considerazioni, la società di consulenza Between ha creato lo Smart City Index, uno strumento realizzato con il patrocinio dell’Agenzia per l’Italia Digitale e di Andigel (Associazione Nazionale Direttori Generali degli Enti Locali), e con il supporto di Poste Italiane, SelexES e Telecom Italia.

Lo Smart City Index è un ranking che misura il grado di “Smartness” di tutti i 116 comuni capoluogo (con 153 indicatori su 9 aree tematiche e 19 sotto-aree), concentrando l’attenzione su quello che c’è di smart nelle città, già a disposizione dei cittadini. È uno strumento dinamico, che crescerà e si svilupperà nel corso degli anni seguendo lo sviluppo delle innovazioni. Il ranking dello Smart City Index è una classifica relativa, pensata per misurare non il livello assoluto di innovazione smart, ma la distanza tra la città migliore (con punteggio 100) e le altre.

Un progetto che ha due motivazioni e un obiettivo. La prima motivazione è che fino ad ora non esisteva uno strumento che misurasse la reale adozione delle innovazioni legate alla smart city, sia “digital” che “green”, e che posizionasse dinamicamente le città italiane in questo complesso scenario. La seconda motivazione è che occorrono un lessico comune e uno schema condiviso sul quale impostare il percorso delle città italiane verso la smart city. Il confronto tra le città evidenzia le best practices e fa emergere i modelli percorribili. L’obiettivo: misurare il livello di “smartness” delle città italiane con una metodologia il più possibile oggettiva e dinamica, e fornire a tutti i soggetti coinvolti in questo difficile mercato (amministrazioni comunali, cittadini, imprese locali, public utility, associazioni della rappresentanza, enti di ricerca, intermediari finanziari, Regioni, enti centrali e aziende dell’offerta) uno strumento per misurare, conoscere e confrontare le diverse realtà locali.

Nell’edizione 2013 dello Smart City Index è Bologna la città che risulta più avanti nel percorso per diventare Smart City, questo non perché abbia già tutte le innovazioni, ma perché ha più innovazioni delle altre città. Bologna è seguita da Milano e Roma, e poi Reggio Emilia, Torino e Firenze.

In generale, le aree metropolitane mostrano un buon comportamento, con 8 città (su 14) nelle prime 20. Tra le città di medie dimensioni (superiori a 80.000 abitanti), spiccano Reggio Emilia (4°), Brescia, Piacenza, Parma e Monza, che occupano i posti in classifica dal 7° al 10°. Anche alcune città più piccole (inferiori a 80.000 abitanti) si distinguono per essere particolarmente “smart”: nelle prime 40 si trovano infatti molte «piccole» città lombarde (Cremona, la più alta in classifica, 11°, Pavia, Sondrio, Mantova, Lodi e Varese). In questo gruppo di “piccole e virtuose” c’è anche Siena ed un capoluogo del Sud: Potenza.

Le città del Nord si concentrano prevalentemente nella parte alta del ranking e quelle del Sud e Isole occupano la parte bassa, risultando predominanti nelle retrovie della classifica. Le città del Centro si distribuiscono più uniformemente. Tuttavia vi sono molte eccezioni: Bari, Salerno, Potenza, Lecce e Cagliari compaiono tra le prime 40, mentre una dozzina di città del Nord si trovano dall’80° posto in giù, tra cui Trieste, Novara ed Alessandria, per citare quelle sopra gli 80.000 abitanti.

Dal ranking risulta evidente anche l’importanza che riveste la dimensione regionale: l’applicazione delle politiche di livello regionale infatti, in particolar modo su alcune aree tematiche (es. Sanità, Scuola, Efficienza Energetica, Energie Rinnovabili) sono in grado di influire sul livello di innovazione di tutte le città di un territorio.

Rilevanti, infine, i risultati emersi dalla correlazione tra lo Smart City Index e la classifica dell’indice della Qualità della Vita del Sole 24 Ore che, analizza il benessere dei cittadini in termini economici e sociali. Il confronto tra i due ranking mostra delle interessanti situazioni: città del “benessere analogico” che, pur mostrando elevati livelli di qualità della vita, risultano più indietro rispetto alle altre nell’introduzione delle innovazioni (es. Trieste, Belluno, Aosta), e città del “riscatto Smart” che, pur posizionandosi nelle parti basse della classifica sulla qualità della vita, mostrano livelli di smartness superiori alla media (es. Bari, Salerno, Potenza e Lecce).

 

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