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Ricerca Schneider Electric: le grandi aziende fanno progressi sulla sostenibilità ma non sono ancora “smart”

febbraio 1, 2018 Aziende, Comunicati Stampa, Pratiche

Una nuova ricerca resa nota da Schneider Electric, leader mondiale dell’automazione e trasformazione digitale dell’energia, rivela che benché la gran parte delle grandi aziende si sentano pronte per affrontare un futuro decentralizzato, decarbonizzato e digitalizzato, molte, in realtà, non stanno ancora prendendo le necessarie misure per integrare e fare evolvere i loro programmi energetici e di sostenibilità.

Questo “falso senso di sicurezza”, secondo gli autori della ricerca, si può attribuire al fatto che la gran parte delle aziende ha ancora un approccio piuttosto convenzionale alla gestione dell’energia e alla lotta al cambiamento climatico. Questo gap di innovazione è motivato, inoltre, da una limitata capacità di coordinare l’azione dei dipartimenti che si occupano di procurement, operations e sostenibilità – e da inefficienze nella raccolta e condivisione dei dati.

Dallo studio, condotto su 236 grandi aziende (con 100 milioni di dollari o più di fatturato) di tutto il mondo, emerge che l’81% degli interpellati ha dichiarato che la propria azienda ha intenzione di mettere in campo, entro i prossimi tre anni, azioni per fare in modo che i piani di riduzione delle emissioni di CO2 possano competere con quelle dei leader in questo campo. I progetti che sono stati avviati o sono in fase di sviluppo fanno affidamento in modo significativo sulla conservazione dell’energia, dell’acqua e sul tema della gestione degli sprechi. Fatta eccezione per le fonti rinnovabili, poche delle aziende rappresentate nello studio stanno però implementando strategie e tecnologie più avanzate per gestire l’energia e le emissioni. Solo il 30% ha infatti implementato o sta attivamente pianificando di usare soluzioni di stoccaggio energetico, microgrid, cogenerazione di calore ed energia o un qualche mix di queste tecnologie. E solo il 23% ha messo in campo strategie di “demand response (sistemi che consentono ai consumatori commerciali e industriali di rispondere ai segnali di mercato aumentando o riducendo il proprio consumo energetico, consentendo una maggiore flessibilità di rete e beneficiando di una ripartizione della remunerazione) o prevede di farlo nel breve termine.

“Siamo nel bel mezzo di una trasformazione totale del modo in cui si consuma e produce l’energia” ha commentato Jean-Pascal Tricoire, Presidente e CEO di Schneider Electric. “Il fatto che ci sia un focus condiviso sul tema della conservazione della risorsa energetica è positivo. Detto questo, essere consumatori attenti è solo una parte di quel che serve per affrontare il cambiamento e avere successo. Le aziende devono prepararsi ad essere protagoniste attive, mettendo in campo quanto necessario per produrre energia e interagire con la rete, con le utility, con i pari, con nuovi soggetti che entrano nel mercato. Chi manca di agire oggi è destinato a rimanere indietro”.

Un grande ostacolo, nella vita quotidiana delle imprese, può essere dato dall’”allineamento interno”. Il 61% dei rispondenti ha dichiarato che nella loro azienda le decisioni in tema di energia e sostenibilità non sono prese in modo ben coordinato, coinvolgendo i diversi team e dipartimenti interessati e in particolar modo questo avviene in aziende del settore beni di consumo e del settore industriale. Inoltre, una percentuale analoga di rispondenti ha dichiarato che la mancanza di collaborazione è una sfida da affrontare…

Anche la gestione dei dati è stata citata come ostacolo ad una gestione integrata dell’energia e delle emissioni di CO2; il 45% degli interpellati ha affermato che i dati nella loro organizzazione sono molto decentralizzati e sono gestiti a livello locale o regionale e pertanto “l’insufficiente disponibilità di strumenti e metriche per condividere i dati e valutare i progetti” diventa un problema significativo.

“La sintesi emersa – commenta Giancarlo Terzi, Vice President Energy & Field Services di Schneider Electric in Italiaè coerente con lo scenario italiano: decentralizzazione, decarbonizazione e digitalizzazione sono oggi una realtà anche nel nostro paese. In questo contesto è necessario però passare da un approccio inizialmente focalizzato al solo risparmio, ad uno più ampio di gestione dell’energia”.

Sul fronte delle energie rinnovabili si registrano tuttavia buoni progressi. Oltre il 51% delle aziende rappresentate ha avviato progetti per l’uso di fonti rinnovabili o progetta di farlo entro I prossimi due anni: in particolare si distinguono le aziende del settore sanitaria (64%) e dei beni di consumo (58%). Inoltre i top manager e le funzioni centrali risultano molto coinvolti in questi ed altri programmi legati alla sostenibilità: il 74% dei rispondenti ha dichiarato che il top management rivede o approva le iniziative per l’uso di rinnovabili e per la sostenibilità – il che indica che questi temi sono considerati una priorità strategica.

Infine anche se, come prevedibile, il ritorno sull’investimento è il metro di valutazione principale per le iniziative legate a energia e sostenibilità, le aziende stanno iniziando ad avere una visione più ampia e di lungo termine al riguardo. Ad esempio, oltre la metà degli interpellati ha dichiarato che l’impatto ambientale è uno dei fattori presi in considerazione nei processi di valutazione.

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