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Riscoprire la “Carta di Gubbio”. Italia Nostra rilancia la valorizzazione dei centri storici

Il 30 gennaio si è concluso il primo seminario dell’associazione Italia Nostra dedicato alla “Carta di Gubbiodel 1960, voluto dal consigliere nazionale Marina Foschi e dal presidente della sezione di Bologna Jadra Bentini, in vista del Convegno Nazionale di settembre con cui l’associazione vuole ricordare i 60 anni di un documento ancora attualissimo, che nasceva per affermare l’importanza fondamentale, per il Paese, di un tema come la tutela, la conservazione e la valorizzazione dei nostri centri storici.

“È il primo di tre appuntamenti preparatori – dichiara Cesare Crova, organizzatore del Convegno e Consigliere nazionale di Italia Nostra -  per la redazione di un documento che verrà lanciato durante il Convegno e che proporrà temi e soluzioni per affrontare le nuove sfide che investono i centri storici italiani.  Cominciamo da Bologna perché qui esiste una lunga tradizione di ricerca sui metodi di intervento su centri storici e ricordiamo la Carta di Gubbio per gli effetti che ebbe immediatamente dopo la sua enunciazione, quando venne presa a modello per la cosiddetta Legge Ponte e influenzò fortemente la pianificazione urbanistica in Italia. Con questa iniziativa vogliamo riportare al centro della discussione non solo la pianificazione ma soprattutto la tutela e valorizzazione dei quei veri e propri gioielli che sono i nostri centri storici.”

I dati mostrano una sostanziale stabilizzazione della popolazione complessiva dei centri storici negli anni 2000, risultato di una media tra chi cresce e chi decresce, sia a Nord che a Sud. La minaccia principale per i centri storici è infatti rappresentata dallo spopolamento: la perdita di residenti è il risultato di molteplici forze in gioco ma in alcuni casi, come per l’Aquila e l’Italia Centrale, il  motivo scatenante è chiaramente dovuto al terremoto. Non tutti i centri storici hanno però perso residenti, ci sono centri che sono riusciti a invertire la tendenza e ad attirare nuovi residenti, con incremento in alcuni casi di giovani e stranieri. Le differenze, però, possono essere macroscopiche: il 52% delle abitazioni nel centro storico di Frosinone è vuoto, a Ragusa è il 42%, mentre a Lecco il 42,2% delle abitazioni è occupato da non residenti. Nella Città Vecchia di Taranto un edificio su tre è inutilizzato, nel centro storico di Caltanissetta un edificio su cinque è inutilizzato, ad Agrigento, Benevento, Vibo Valentia, Trapani sono uno su dieci. In molte città del nord gli edifici inutilizzati hanno valori infinitesimali: 0,1% a Firenze, 0,2% a Siena.

Altri problemi riguardano la gravissima crisi del commercio al minuto, nuovi e prorompenti usi turistici delle città d’arte, la terziarizzazione del patrimonio o il suo sotto utilizzo, scarsi investimenti per la manutenzione e gestione, estesa fragilità di tutti i centri abitati, ed in primo luogo quelli più antichi, a causa dei cambiamenti climatici o di calamità naturali come i terremoti.

Ma non tutto è negativo, anzi, i dati economici ci dicono che i centri storici dei capoluoghi di provincia sono il motore propulsivo del Paese. Tra il 2001 e il 2011 gli addetti che lavorano nei centri storici sono cresciuti del 18,7%, nello stesso periodo l’occupazione in Italia è cresciuta del 4,5%. I settori maggiormente innovativi, come i servizi di produzione e il turismo.

Italia Nostra intende quindi riavviare una riflessione articolata per fornire quanto più possibile strumenti al Paese con cui affrontare positivamente le sfide del futuro, tra grandi operatori economici, fenomeni sociali in rapida evoluzione, modifiche dell’ordinamento giuridico e cambiamenti climatici.

Stiamo lavorando per attualizzare la validità dei principi della Carta – spiega l’urbanista Pier Luigi Cervellati – augurandoci che un loro aggiornamento possa far scattare una quanto mai necessaria discussione. Oggi, infatti, assistiamo all’assalto da parte della rendita fondiaria, cioè dei proprietari del ceto medio che avevano sostituito 60 anni fa i ceti popolari, teso a trasformare le loro abitazioni in strutture ricettive extra alberghiere, come si vede a Roma, Firenze, Bologna, Venezia, Napoli, etc.  Un utilizzo improprio delle abitazioni che allontana i residenti e trasforma i centri storici delle città d’arte in un “popoloso deserto” (citando la Traviata). Problemi che vanno affrontati sia a livello normativo, che con edilizia popolare dentro la città storica, ma anche con una riflessione culturale sugli interventi architettonici ammissibili nei centri storici.

“Mi sembra una straordinaria occasione – spiega un altro urbanista che della Carta di Gubbio è stato un sostenitore, Vezio De Lucia – e va dato atto a Italia Nostra di essere stata tempestiva, centrando un punto che generalmente viene dimenticato. Infatti, c’è molta confusione in Italia sulla questione e quindi è quanto mai necessario riproporre il tema, occupandoci dei centri storici che sono attualmente allo sbando, come già accaduto negli anni 60.»

 

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