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WWF: rafforzare il ‘greening’ con regole vincolanti per tutti i Paesi Ue

novembre 30, 2011 Comunicati Stampa

“Dichiarare di voler promuovere un’agricoltura  più sostenibile e produttiva ed allo stesso tempo  delegare agli Stati  membri dell’Unione Europea e alle Regioni l’applicazione delle misure comunitarie  necessarie - ovvero quelle previste dal ‘greening’ della Politica Agricola Comune (PAC) e in grado di rendere l’agricoltura più rispettosa della biodiversità e della sicurezza del territorio (attraverso siepi, superfici erbose che facilitano l’assorbimento dell’acqua ecc.) – è una contraddizione in termini, che non aiuta gli agricoltori italiani  e  delude le aspettative dei cittadini consumatori”. Così il WWF Italia commenta la richiesta per una maggiore autonomia decisionale da parte degli Stati membri dell’Unione Europea e, per l’Italia, delle Regioni, (principio  di  sussidiarietà)  nell’applicazione  del  ‘greening’,  presentata  ieri  da  Coldiretti  al Commissario all’Agricoltura UE, Dacian Ciolos, e al Presidente della Commissione Agricoltura del Parlamento Europeo, Paolo de Castro.

Delegare agli Stati membri e alle Regioni i criteri minimi di sostenibilità ambientale nella gestione delle terre e delle  filiere produttive significherebbe, per l’Italia, cancellare operativamente ogni buona intenzione dichiarata fino ad ora con il greening proposto dalla Commissione UE.

Il WWF condivide invece la proposta di Coldiretti di garantire meccanismi di pagamento che assicurino i contributi dell’Unione Europea solo ai cosiddetti ‘agricoltori attivi’, ovvero coloro che realmente traggono il loro reddito dall’attività agricola – e non siano semplicemente proprietari terrieri – e che pertanto sono i veri custodi del territorio e dei beni comuni, come acqua, biodiversità e clima.

Servono  regole  certe  e  vincolanti  per  tutti,  senza  possibilità  di  scorciatoie. L’attuale programmazione,  invece, che ha delegato alle Regioni le decisioni sulle misure ambientali, ha portato a risultati deludenti e poco  efficaci: solo quattro Regioni italiane hanno ad esempio attivato la misura dell’indennità ‘Natura 2000’ nei  rispettivi Programmi di Sviluppo Rurale (PSR) che riconosce agli agricoltori un rimborso sul mancato reddito dovuto all’applicazione delle  norme  a  tutela  della  biodiversità  (in  attuazione  delle Direttive  comunitarie   per   la conservazione della Natura).

L’analisi dei PSR delle diverse Regioni, svolta dalla LIPU evidenzia inoltre  che solamente il 2,56% dei fondi sono  destinati a misure ed interventi favorevoli alla biodiversità degli ambienti agricoli. Simile è anche la percentuale di  fondi destinati a misure ed interventi a favore della biodiversità degli ambienti forestali (2,71%).

Lo scopo finale del WWF è fermare e far  regredire  il degrado dell’ambiente naturale del nostro pianeta e contribuire a costruire un futuro in cui l’umanità possa vivere in armonia con la natura.

Il WWF chiede al Parlamento e alla Commissione europea di resistere alle pressioni che arrivano dal Governo e dal mondo agricolo italiano per un greening della PAC più ‘leggero’ e di rafforzare le misure per la sostenibilità piuttosto che indebolirle come invece richiesto dal mondo agricolo italiano. I cittadini europei  chiedono impegni seri e inderogabili per assicurare un’agricoltura più sostenibile per l’ambiente, in grado di  contribuire alla soluzione delle gravi emergenze ambientali come la perdita di biodiversità, la gestione sostenibile dell’acqua, la sicurezza del suolo ed i cambiamenti climatici, in questi giorni al centro del vertice ONU di Durban.

Secondo il WWF, le proposte della Commissione UE per rendere più sostenibile la prossima PAC 2014 –  2020  sono al momento ‘deboli’ rispetto alla complessità e gravità delle crisi ambientali a livello globale e nazionale. Solo il 30% dei pagamenti diretti alle aziende agricole previste dal primo pilastro della PAC sarebbe  vincolato a pratiche virtuose per l’ambiente e il greening prevede di destinare appena il 7% della superficie aziendale alle aree naturali, essenziali per mettere oggi in sicurezza il nostro territorio.

La riforma della PAC propone misure insufficienti per cambiare rotta rispetto ad un utilizzo non sostenibile delle terre, all’elevato rischio idrogeologico – che continua a seminare vittime nel nostro Paese  -  perdita  di  biodiversità  ed  emissione  di  gas  climalteranti,  in  particolare  dal  comparto zootecnico con produzione intensiva.

E’ quindi incomprensibile la netta opposizione al greening della PAC da parte del mondo agricolo italiano condivisa dal neo Ministro dell’Agricoltura Mario Catania.

La  discussione  sul  greening nella  riforma  della  PAC  e  le  decisioni  che  saranno  assunte  dal Parlamento Europeo nei prossimi mesi saranno la testimonianza più significativa della reale volontà di perseguire anche in agricoltura modelli di sviluppo sostenibili per l’ambiente.

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