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Decrescita, la spina nel fianco di politici ed economisti

settembre 20, 2012 Eventi, Idee

Siamo diventati dei tossicodipendenti della crescita […] un meccanismo che tende a produrre infelicità perché si basa sulla continua creazione di desiderio. E il desiderio, a differenza dei bisogni, non conosce sazietà. Perché si rivolge a un oggetto perduto e introvabile”. Lo ha ricordato nei giorni scorsi, Serge Latouche, uno dei principali esponenti della teoria della decrescita a livello internazionale, al Festival della Filosofia di Modena, dinanzi a una platea record di seimila persone. Il filosofo francese, che insegna Scienze Economiche all’Università di Parigi XI, definisce la “felicità” come “abbondanza frugale in una società solidale” e ha spiegato la propria “ricetta” per un nuovo modello di sviluppo, economico ed esistenziale, nell’ultimo libro, tradotto in italiano, Per un’abbondanza frugale. Malintesi e controversie sulla decrescita, edito da Bollati Boringhieri.

Maurizio Pallante è invece esperto di risparmio energetico ed è il fondatore del Movimento per la Decrescita Felice: una federazione di associazioni autonome, presenti sul territorio con i propri circoli, animati dalla società civile. Pallante preferisce la formula di “nuovo rinascimento” per raccontare la rivoluzione copernicana che secondo il Mdf deve investire il modo in cui concepiamo la crescita: “Esiste una cultura diffusa che identifica il benessere con la crescita. E la decrescita con la recessione. Nulla di più sbagliato: la differenza è enorme ed è la stessa che passa tra chi non mangia più perché è a dieta e chi non lo fa perché non ha da mangiare”.

Per Pallante, si può parlare di decrescita a patto di caratterizzarla meglio: “decrescita selettiva”, sottolinea, perché riesce a esprimere la necessità di “introdurre indicatori qualitativi per misurare le scelte produttive ed economiche”. E sono tre le direzioni lungo cui farla correre: sviluppare tecnologie migliori che misurino il loro valore sugli sprechi, dunque, “le innovazioni devono essere utilizzate per ridurre il consumo di risorse, a parità dei servizi prodotti: il che significa creare occupazione utile”; cambiare gli stili di vita: “il Pil non tiene conto di moltissime azioni positive, come ad esempio quella di coltivare un orto o preparare la pasta a casa, mentre, paradosso vuole che il 2% del prodotto interno lordo sia rappresentato dal cibo che si butta, rifiuti: questa è vera crescita?”; incidere sulla politica: “il Movimento per la Decrescita non si presenta alle elezioni ma offre suggerimenti a chi nelle istituzioni c’è già. Come l’indicazione di ristrutturare gli edifici pubblici per il loro efficientamento energetico!”.

Entrambi, Latouche e Pallante, partecipano alla Conferenza internazionale sulla decrescita, che si è aperta ieri e durerà fino a domenica 23 settembre, a Venezia. Il tema scelto da questa terza edizione è “La grande transizione: la decrescita come passaggio di civiltà”, e promette di affrontare le molteplici connessioni esistenti tra problemi in apparenza diversi – lavoro, reddito, consumi, rifiuti, energia, tecnologia, mobilità, educazione, cittadinanza – tutti ugualmente chiamati in causa dal delicato passaggio storico, segnato dalla crisi economica.

Culturalmente c’è un enorme lavoro da fare”: e non tanto a livello civico – i cittadini sono già pronti al cambiamento, si interrogano e spesso cambiano il proprio stile di vita – quanto dei decisori pubblici, di chi opera le scelte politiche. E degli stessi economisti. “Sono le categorie che osteggiano di più la cultura della decrescita. E la ragione è plausibile: in fondo, la crescita misura lo scambio di merci (su cui sono imposte le tasse) e non i beni prodotti. Naturalmente la tassazione è un patrimonio gestito dalla politica, la quale non è disposta a perderlo. Quanto agli economisti, secondo Pallante, “esiste un problema culturale”: “Spesso”, argomenta, “non controbattono neppure alle nostre tesi, semplicemente le irridono. Come l’’altra sera”, racconta: “Ero da Gad Lerner, ospite de L’Infedele, e spiegavo un dato evidente a tutti: il mercato automobilistico è saturo, a causa di un eccesso produttivo. Sappiamo bene che non esistono automobili che non inquinano, ma solo alcune che inquinano di meno. E allora, in Germania, la Volkswagen ha deciso di produrre micro-cogeneratori (uno dei primi microcogeneratori, il Totem, fu progettato nel 1973 nel centro ricerche Fiat): un mercato che ha ancora un’ampia domanda, capace di creare occupazione e di ridurre fonti fossili. Un esempio concreto di quello che per noi significa decrescita selettiva”. L’intervento di Pallante, in trasmissione, è stato sbrigativamente liquidato da Alessandro De Nicola, Presidente della Adam Smith Society e docente Bocconi, come pia illusione da “Archimede Pitagorico”.

E i politici che ne pensano? Lo abbiamo chiesto a chi, in qualche modo, potrebbe risultare più “vicino” alle proposte della decrescita. Laura Puppato è la candidata alle primarie del Pd che si presenta come terzo incomodo tra Renzi e Bersani, toccando tasti inconsueti per la vecchia politica e parlando a quella che, in un’intervista a Repubblica, ha definito “l’anima verde del Paese”. La “vera salvezza”, ci ripete al telefono, mentre attende in stazione un treno che la porterà proprio a Venezia.

Incaricata da Pierluigi Bersani come Presidente del Forum Politiche Ambientali del Pd, Puppato – amica di Alexander Langer, il fondatore altoatesino dei Verdi – è stata attivista Wwf e sindaco di Montebelluna (in provincia di Treviso) per due mandati, fino al 2010. “La crescita non è un dato in sé positivo”, ragiona, “e quando lo si considera tale, comporta costi terribili: danni per l’ambiente, sprechi, consumi eccessivi e inutili”. “Occorre un’altra crescita, diversi misuratori del benessere dei cittadini, della loro qualità della vita e del lavoro: il vecchio modello di sviluppo, quello fine a se stesso, non contempla neppure la possibilità di recuperare gran parte delle materie prime. Eppure riutilizzare la materia significa creare lavoro!”.

“Quando ero sindaco”, racconta, “la mia città è diventata uno dei nove enti Italiani per Kyoto, riferimento italiano per ambiente e mobilità sostenibile. Ci siamo riusciti applicando le regole, siglando la Convenzione, e non solo sulla carta”. L’amministrazione gestiva 32 edifici pubblici, ricorda. Tra questi, ve ne erano alcuni che consumavano tantissimo per riscaldare gli ambienti. In particolare, “una scuola materna: analizzando i solai, ho visto che era possibile coibentarli, banalmente”. Il costo fu di 4mila euro, spiega Puppato, ma alla fine ottennero un risparmio pari a 2.500. “Creando lavoro”, conclude. Analisi, metodo e obiettivi, dunque. Questa la ricetta, secondo la candidata alle primarie del Pd, per “attivare nuove politiche industriali e rendere le imprese capaci di stare in campo”.

Cosa manca allora? “Fino ad ora”, dice, “c’è stata una sottovalutazioneanche da parte della sinistra e del mio partito – della questione ecologica. Che non è solo un problema”, si appassiona, “è un ambito che incide su una realtà infinita, che attiene al nostro vivere, a come vogliamo stare al mondo”. “E ha a che fare anche con la nostra volontà di restarci su questo pianeta”, chiosa. Sì, perché secondo Laura Puppato, l’alternativa è l’estinzione. Perché quella che abbiamo in mano, non è la “possibilità di comprendere la nostra compatibilità con questo pianeta, ma è oramai un obbligo!”. Occorre cambiare modelli, dunque. E lo strumento è la politica: “La responsabilità è nostra, della classe dirigente, che ha l’obbligo di mettere in campo indirizzi, finanziamenti – non temporanei, ma strutturali – che incideranno sulla qualità della vita e saranno in grado di proteggere il patrimonio comune”.

Se decrescita indica la non rimandabilità di certe scelte e l’obbligatorietà di fare innovazione ambientale, nella mobilità sostenibile (car sharing, car pooling, noleggio), nel modo in cui costruiamo le nostre città (smart city); se decrescita è recuperare un benessere autentico, vivere con intelligenza, salute, qualità ambientale, viva allora questa decrescita felice: “La virtuosità oltre a essere un vantaggio economico, è anche una scelta giusta per se stessi”, conclude.

Marco Vagnozzi è invece il presidente del Consiglio Comunale di Parma. Iscritto al Movimento 5 Stelle e aderente anche a quello per la decrescita felice. “A livello internazionale, Francia e Inghilterra hanno già messo in discussione il Pil: noi cosa aspettiamo?”, chiede Vagnozzi. “Se c’è la coda in autostrada, è saggio e rispettoso dell’ambiente spegnere i motori: ma per il Pil dovrebbero restare accesi! E se la Pubblica amministrazione assumesse nuovi dipendenti, il Pil aumenterebbe ma le nuove assunzioni ricadrebbero negativamente sui bilanci statali”. E ancora: Il costo della TAV è calcolabile in circa 8 miliardi e 800 milioni di euro: questa spesa, si è detto, produrrà circa 6mila posti di lavoro che vuol dire che per ogni milione speso, ci saranno più o meno 0,73 posti in più. Ma secondo uno studio di Confindustria, pubblicato sul Sole 24 Ore, se si investisse un solo milione in efficienza energetica, si creerebbero ben 13 posti di lavoro.

Questo significa “rivolgere finanziamenti nei settori veramente importanti per risanare il Paese e creare benessere: ricerca e sviluppo, formazione, università, scuola”. E a chi utilizza l’argomento che in momenti di crisi si hanno le mani legate, perché non ci sono fondi per governare e indirizzare il cambiamento, “io rispondo – conclude Vagnozzi – che la crisi ci suggerisce esattamente che le cose non vanno bene così come sono”. Perché è proprio in momenti di crisi che si correggono i sistemi.

Ilaria Donatio

 

 

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