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Dopo Eternit, Ilva: il 20 ottobre si apre il maxi processo “Ambiente svenduto”

luglio 24, 2015 Eventi, Nazionali, Politiche

Il prossimo 20 ottobre, davanti alla Corte d’assise di Taranto, si aprirà il più importante processo ambientale dopo quello Eternit. Imputate 44 persone fisiche e 3 società rinviate ieri a giudizio nell’inchiesta “Ambiente svenduto” sul presunto disastro ecologico causato dall’Ilva nel capoluogo ionico. Nella lista dei rinvii, a cui si aggiungono anche due condanne con rito abbreviato – e tre assoluzioni – ci sono anche l’ex presidente della Regione Puglia Nichi Vendola e il direttore generale di Arpa Puglia Giorgio Assennato. E poi un folto gruppo di manager dell’azienda siderurgica, amministratori locali e tre società della galassia Ilva.

Secondo l’accusa, il polo siderurgico avrebbe provocato dal 1995 ad oggi la distruzione dell’ambiente atmosferico e marino e la morte di decine di persone, operai del siderurgico e abitanti di Taranto.

Vendola è imputato di concussione aggravata in concorso con l’ex responsabile per i rapporti istituzionali dell’Ilva Girolamo Archinà, l’ex vicepresidente di Riva Fire Fabio Riva, l’ex direttore dello stabilimento siderurgico di Taranto Luigi Capogrosso, e l’avvocato dell’Ilva Francesco Perli. Secondo la procura, nel periodo compreso tra giugno 2010 e marzo 2011, Vendola avrebbe fatto pressioni su Assennato per far ammorbidire la posizione dell’agenzia sulla questione delle emissioni nocive prodotte dall’Ilva. Così, sostiene l’accusa, l’allora presidente della Regione avrebbe consentito all’azienda di continuare ad operare senza restrizioni alle emissioni inquinanti. Sempre secondo i PM, Vendola avrebbe minacciato di non rinnovare il mandato di Assennato, in scadenza a febbraio 2011.

Rinviati a giudizio anche il deputato di SEL Nicola Fratoianni e il consigliere regionale PD Donato Pentassuglia, entrambi accusati di favoreggiamento personale, il sindaco di Taranto Ippazio Stefano, imputato per abuso d’ufficio, l’ex presidente della Provincia di Taranto Giovanni Florido e l’ex Assessore provinciale all’Ambiente Michele Conserva, entrambi accusati di concussione.

A processo andranno anche diversi manager e nomi noti del siderurgico tarantino, da Bruno Ferrante, ex presidente ed ex prefetto di Milano, ai direttori di stabilimento, dal già citato Archinà ai “fiduciari” dei Riva, un legale Ilva, funzionari ministeriali per l’AIA 2011 e funzionari regionali che avrebbero cercato di “coprire” le presunte responsabilità di Vendola. E poi tre società della galassia Ilva: Ilva Spa, Riva Fire e Riva Forni Elettrici – accusate dalla procura di illeciti amministrativi.

Il GUP Wilma Gilli ha anche condannato due dei cinque imputati giudicati con rito abbreviato: don Marco Gerardo (10 mesi per favoreggiamento) e l’ex consulente della Procura Roberto Primerano (tre anni e quattro mesi per falso ideologico). Assolti invece l’ex assessore regionale all’Ambiente Lorenzo Nicastro, l’avvocato Donato Perrini (entrambi erano accusati di favoreggiamento personale) e il carabiniere Giovanni Bardaro, che era accusato di rivelazione di segreti d’ufficio.

“È stato un lavoro improbo, perché noi lavoriamo a questa indagine da parecchi anni. Se vogliamo, l’indagine è venuta allo scoperto tre anni fa ma noi la portavamo avanti già da parecchio tempo”, ha commentato il procuratore di Taranto Franco Sebastio. “Tranne alcune parti, mi sembra che la nostra impostazione accusatoria abbia trovato conferma”.

L’unica mia colpa è di aver cercato di costruire un doveroso equilibrio tra diritto alla salute e diritto al lavoro: ma non credo che questo sia un reato”, ha detto Vendola, rivendicando di aver “posto sotto monitoraggio i camini del grande siderurgico”.

E se al momento le associazioni ambientaliste tacciono, il co-portavoce dei Verdi Angelo Bonelli esprime soddisfazione: “Il processo Ambiente Svenduto sarà il più importante nella storia della Repubblica italiana”.

In attesa del 20 ottobre, a Taranto molte rimangono le questioni aperte. C’è il problema dell’Altoforno 2, che la procura ha posto sotto sequestro in seguito all’incidente dell’8 giugno scorso, in cui ha perso la vita un operaio di 35 anni, e che continua ad essere in attività per intervento del governo. E poi c’è la questione del risanamento ambientale, con un iter che dovrebbe essere completato entro il 31 luglio. Ieri, parlando alle Commissioni riunite Ambiente e Attività produttive della Camera durante un’audizione, il commissario straordinario per Ilva Piero Gnudi ha spiegato che grazie all’ultimo prestito ponte è stata accelerata l’attuazione dei provvedimenti previsti nell’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA). “Siamo già largamente al di là dell’80%”, ha detto Gnudi.

Veronica Ulivieri

 

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