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Tradizione e innovazione: famiglie rurali in scena a Fiuggi

agosto 1, 2011 Eventi, Idee

A Grone, paese di montagna in provincia di Bergamo, Chiara Consoli, 32 anni, ha preso in mano l’azienda agricola di famiglia, aggiungendo alla tradizionale produzione di stracchino altre linee di formaggi, una fattoria didattica e l’attività agrituristica. Oggi lavora in azienda insieme ai genitori, il marito e la sorella.

A Terracina (Latina), l’azienda agricola Feragnoli produce insalata pronta all’uso dal 1989. Negli ultimi anni, la gestione dell’azienda è passata all’ultima generazione: Amelia, il fratello e il marito. Dopo gli studi universitari, la decisione di mettersi al servizio dell’attività di famiglia: sono stati ripensati i prodotti, costruito un nuovo stabilimento, creata una fattoria didattica. E ancora, in provincia di Palermo, a Collesano, Antonino Lo Curto e la moglie allevano con metodo biologico mucche da carne e da latte e stanno pensando di realizzare un’area attrezzata con tavoli e barbecue dove i clienti possono consumare i prodotti appena acquistati.

Quando si dice famiglia, si pensa spesso ai genitori con uno e due figli in un appartamento di città: i primi spesso fuori per lavoro, i secondi davanti alla tv o al pc per ammazzare il tempo. Ma la realtà italiana è un’altra: le famiglie che vivono nelle aree rurali sono oggi il 56,2%, più 1,2% rispetto agli anni Novanta, contro il 43,8% di quelle che vivono nelle città. A tenere le fila dell’agricoltura italiana, settore tutt’altro che statico, unendo una tradizione vecchia di secoli con un’attenzione costante all’innovazione, sono proprio una parte di quelle famiglie che vivono in zone rurali. Una realtà che spesso non viene raccontata, e a cui il Family Festival di Fiuggi, in collaborazione con la Rete Rurale Nazionale, ha voluto dedicare un evento, durante il quale sono stati anche presentati in anteprima i risultati di una ricerca dell’Ismea sull’argomento.

Le famiglie sono infatti, per la Rete Rurale Nazionale, il «pilastro dell’agricoltura del futuro»: «A fronte di un’impresa moderna che deve essere multifunzionale, e all’aumento della complessità della stessa, il fatto di avere un’azienda familiare con diverse persone in grado di svolgere attività diverse, con rapporti di reciprocità e fiducia, è un fattore positivo di affidabilità e convenienza».

Primo aspetto interessante che emerge dalla ricerca è che la maggior parte delle famiglie (57%) risiede in azienda e ha un tasso di natalità un po’ più alto rispetto alla media: «Quelle con un solo figlio – spiega Elisabetta Savarese dell’Ismea – sono il 35% (la media italiana Istat è del 46,5%), quelle con due figli il 47,6% (contro il 43% della media del paese) e quelle con tre o più figli il 17,5% (la media è del 10,5%)». E ai figli piace vivere nelle aree rurali: «Le percentuali di gradimento si attestato sull’82% per la fascia 18-39 anni e sull’88% per gli under 18». Per i giovani, vivere in campagna è bello in primo luogo per la qualità della vita, seguita dalla possibilità di conciliare lavoro e famiglia e poter dare continuità ai valori familiari. I bambini, invece, prediligono la vita in campagna perché vivono a contatto con la natura e non si annoiano mai.

Proprio come i figli di Chiara Consoli e della sorella Gloria, che passano i pomeriggi in azienda arrampicandosi sugli alberi e dando una mano ad accudire gli animali. Una vita in totale sintonia con la natura che fa dire a un bambino su due (49%) che da grande vorrebbe fare l’agricoltore. «Crescendo – continua Savarese – questa percentuale scende a un terzo fra i giovani tra i 18 e i 39 anni. Più della metà non è interessato a subentrare nella conduzione dell’azienda perché pensa che l’attività agricola non possa offrirgli un reddito sufficiente, perché già svolge o aspira a svolgere un’altra professione, e poi perché è un’attività che lascia poco tempo libero». E proprio il poco tempo a disposizione è uno dei fattori che più rende faticosa la vita degli agricoltori: per il 40% degli intervistati è insufficiente, per il 27% appena sufficiente, mentre il 33% lo ritiene adeguato. «Solo il 34% dei conduttori di un’azienda riesce ad andare in vacanza». Nel caso dell’azienda Feragnoli, spiega Amelia, «essendo in tre alla conduzione dell’azienda, riusciamo ad alternarci e a prenderci un po’ di tempo libero». Ma nel caso delle imprese più piccole, la cosa è molto più complicata: «Mio padre doveva andare a dar da mangiare alle mucche anche quando aveva la febbre. Non esistono feste, gli animali chiamano», spiega Chiara Consoli.

Ma i disagi, per le famiglie rurali, non si riducono al poco tempo per lo svago: «La mancanza di un’adeguata rete sociale è la principale problematica percepita da conduttore dell’azienda e coniuge, seguita dall’isolamento sociale e politico e dalla mancanza di servizi e trasporti». Se, nonostante tutto, il 20% dei genitori e il 13% dei figli non rileva nessun problema, i giovani over 18 si lamentano della condizione di isolamento e della mancanza di luoghi di incontro e divertimento, mentre per i più piccoli a pesare è il fatto di vivere lontano dagli amici e non poter andare dove vogliono senza essere accompagnati da qualcuno. È la situazione, per esempio, dei figli di Antonino Lo Curto: «Nel paese vicino all’azienda non ci sono cinema o altri luoghi di aggregazione al di fuori di qualche bar». Il figlio più grande già sogna di lavorare altrove e fare l’architetto, e tutte le speranze, per la sopravvivenza dell’azienda, sono puntate sul più piccolo.

Il problema, quindi, è che mancano i servizi: «Un giovane che voglia metter su famiglia in un’area rurale chiede un maggior sostegno alla maternità e genitorialità (37%), più servizi (asili nido, scuole, ospedali, 27%), maggiori servizi sostitutivi nel lavoro, che permettano di avere più tempo libero (13%)». Ma i figli degli agricoltori chiedono anche politiche che puntino su un accesso al credito più facile e sulla formazione. Più della metà non è a conoscenza delle agevolazioni a cui potrebbe accedere come giovane agricoltore, e che forse potrebbero fargli decidere di portare avanti l’azienda di famiglia.

Veronica Ulivieri

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