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Fotovoltaico: dal boom 2010 all’impasse 2011. E poi?

settembre 16, 2011 Eventi, Nazionali, Politiche

Al SolarTech della fiera Zeroemission, che si è aperto mercoledì a Roma, quest’anno si respira un’aria diversa rispetto al passato. I sentimenti sono contrastanti, come pure gli scenari futuri. Vittorio Della Chiesa dell’Energy e Strategy Group del Politecnico di Milano apre la conferenza inaugurale annunciando il superamento della soglia dei 10 GW di potenza installata, risultato raggiunto la settimana scorsa. Ma, pur di fronte all’evidenza di una rapida e significativa crescita, gli operatori del settore percepiscono una situazione di stallo del sistema.

Il settore fotovoltaico sconta ancora l’incertezza normativa del devastante Decreto Romani di marzo, che poneva termine al III Conto Energia senza definire le regole del IV Conto (entrato poi in vigore da giugno) e bloccando quindi, de facto, il settore fino all’uscita del nuovo decreto. Lo scenario, secondo Della Chiesa, è di cauto ottimismo, misto a un’attesa (prudentemente preoccupata) per il futuro.

C’è chi invece è più ottimista, come Gianni Silvestrini del Kyoto Club, che sottolinea come il tasso di crescita delle installazioni non si sia arrestato nel 2011, con l’entrata in vigore della fase IV del conto energia (a parte il periodo di incertezza citato). Nel 2011 l’Italia si conferma prima nel mondo per capacità installata, fornendo un contributo del 5% alla produzione di energia elettrica (entro quest’anno), mentre il prossimo arriverà a produrre la metà del carbone. Agostino Re Rebaudengo, presidente APER e di Asja, propone addirittura uno scenario che fino a poco tempo fa sarebbe sembrato utopistico, mentre adesso è accolto senza troppo stupore: arrivare a produrre il 40% dell’energia elettrica da fonte rinnovabile al 2020, ovvero 150 TWh su 375 TWh stimati. Nel 2010 l’energia era 330 TWh, di cui il 23%, 77TWh, da fonte rinnovabile.

Durante la tavola rotonda tra gli operatori del settore, dedicata alle possibili evoluzioni del settore, viene posta la questione del contributo aggiuntivo del 10%, in tariffa incentivante, riconosciuto agli impianti di provenienza prevalentemente europea e un operatore fa notare come in fiera un’azienda cinese, Trina Solar, abbia pubblicizzato i propri pannelli come idonei a richiedere il contributo per prodotti europei. Come ciò sia possibile lo spiega Paolo Mutti di Solsonica: il legislatore italiano ha inizialmente cercato di agevolare l’industria italiana, con una percentuale aggiuntiva di contributo per i pannelli italiani. Ma visto che l’Europa non permette di agevolare solo uno Stato membro dell’Unione, il contributo è stato esteso ai pannelli di origine europea. Fin qui tutto regolare. Sennonché questo principio iniziale è stato trasformato in una norma di difficile interpretazione, che prevede che il «costo di investimento per quanto riguarda i componenti diversi dal lavoro [...] sia per non meno del 60% riconducibile…».  In un mondo globalizzato, in cui ogni prodotto finale è composto da altre componenti provenienti dai Paesi più svariati, a sua volta costruite con materiali provenienti da altri, come è possibile determinare, con certezza, la percentuale di prodotto “riconducibile” all’Europa? A fronte della difficoltà interpretativa della norma e della rarità dei controlli era prevedibile che tutte le aziende, anche quelle extraeuropee, dichiarassero una percentuale di componenti europei per ottenere la gradita incentivazione aggiuntiva…

Ma la vera questione, su cui tutti concordano, rimane quella di avere un legislatore attento al settore, che accompagni il settore con incentivi decrescenti ma idonei ad arrivare alla grid parity, ovvero al punto in cui l’energia prodotta con il fotovoltaico avrà lo stesso prezzo dell’energia da fonte fossile. Per far sì che ciò accada, sarà necessario che le istituzioni ascoltino un settore che si avvia verso una fase di maturità e che non ne può più di essere trattato come “un vezzo ambientalista”. Basta anche agli stop-and-go, come quello avvenuto con il decreto Romani.

A proposito, Romani, invitato a partecipare alla conferenza sulle prospettive del mercato fotovoltaico, ha gentilmente declinato l’invito, lasciando una scottante sedia vuota

Veronica Caciagli

 


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