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Il festival della Scienza di Roma e la fine del mondo Top Contributors

gennaio 20, 2011 Eventi, Rubriche, Top Contributors

Courtesy of vidular, Flickr.comHa aperto oggi il Festival della Scienza di Roma. Tema: “La fine del mondo. Istruzioni per l’uso”.

Nell’arco di tre giorni, questa suggestione sará affrontata da diverse prospettive:  astronomia, simulazioni di catastrofi, cambiamenti climatici, eventi geofisici globali, estinzioni di massa, psicologia sociale e la fine dell’umanitá.

Mi trovo dunque interessato non solo come fisico nucleare, ma anche come fondatore di un’associazione dal nome Ragnarock, che nelle lingue nordiche, indica appunto la fine del mondo.

In uno degli incontri vegono approfondite le innumerevoli teorie che, nella storia dell’umanitá, hanno trattato questo tema. Allora però l’universo era considerato eterno, capace di rigenerarsi dopo ogni periodica distruzione. In tempi recenti, l’umanitá ha scatenato invece un’evoluzione culturale e tecnologica rapidissima, potenzialmente fuori controllo. La questione centrale posta dal festival dunque é: quali sono i rischi concreti che corriamo e che cosa ci dice la scienza a riguardo? Quali e quante sono le probabilità che una catastrofe fatale si realizzi? E da un punto di vista piú filosofico: da dove viene il fascino dell’uomo per la fine del mondo?

La risposta é ricercata attraverso più di 20 conferenze, concerti, performances, tutti di alto livello. Ma sembra che sia l’uomo il piú grande pericolo per il nostro mondo. Di eventi naturali che potrebbero provocare situazioni disastrose per l’umanitá ce ne sono moltissimi:  una tempesta solare di eccezionale potenza, prevista per l’estate 2012 dalla Nas – National Accademy of Science americana – potrebbe disattivare satelliti, distruggere i sistemi di comunicazione sulla Terra, danneggiare reti elettriche che controllano infrastrutture come gestione acque, rifiuti, elettricitá; l’impatto con un asteroide di un solo km di diametro come il (29075)1050DA, previsto per il 16 marzo 2880; un mega-terremoto seguito da un mega-tsunami nella zona di subduzione Cascadia, lungo il Pacifico che va dall’isola di Vancouver alla California del Nord; la caldara del supervulcano proprio sotto al parco di Yellowstone, che se esplodesse seppellirebbe gli Stati Uniti sotto 3 metri di cenere; lo scontro inevitabile della nostra galassia con la Galassia di Andromeda (tra 3 miliardi di anni); la morte del Sole, tra 5 miliardi di anni, in cui la nostra stella si espanderá facendo bollire gli oceani e poi inghiottirá la Terra.

Cionostante, sembra che i pericoli maggiori vengano proprio dall’uomo. Molto preoccupanti sono infatti le conferenze dal titolo “La crisi climatica: dalla negazione al panico?”, ma anche quelle che esaminano il caso in cui le risorse di petrolio termineranno e di come sia perciò necessario delineare, per il futuro, un percorso in cui cercare un prudente equilibrio tra vincoli ambientali e risorse limitate. La situazione attuale é molto chiara: i cambiamenti climatici sono una realtá, una conseguenza dell’immissione in atmosfera di quantitá enormi di gas responsabili dell’effetto serra.

Bruciare i combustibili fossili  serve a produrre energia, che porta avanti il progresso. Carbone, petrolio, gas naturale: le materie produttrici di gas a effetto serra,  forniscono attualmente il 66% del fabbisogno energetico del mondo. Il rimanente 34% é fornito dall’energia nucleare e dalle fonti rinnovabili (biomasse, idroelettrico, eolico, solare e altri minori).

Le centrali che bruciano carbone sono le piú economiche, visto i prezzi della materia prima e la reperibilitá per i prossimi 150 anni. Solo negli USA ne esistono piú di 600. La piú grande del mondo é un ecomostro a Taiwan (centrale di Taichung) che emette 40 milioni di tonnellate di CO2 nell’atmosfera all’anno.

Un’atmosfera piú calda significa evaporazione piú rapida, uragani piú violenti, piú ghiaccio che si scioglie e quindi innalzamento del livello del mare e cambio della salinitá dell’acqua con conseguente modifica delle correnti, inclusa quella del Golfo, che riscalda il Nord Europa.

C’é chi giá lavora a un “Piano z”, un progetto di redistribuzione di popolazioni e poteri in caso di catastrofi ed emigrazioni di massa. C’é chi, come gli USA, mette 5 miliardi in piú nel bilancio della difesa in previsione di problemi di questo tipo. Come si gestiranno altrimenti milioni di profughi causati dalla mancanza d’acqua potabile che veniva da ghiacciai ora sciolti, da carestie, o da troppe inondazioni?

Attualmente la produzione annuale mondiale di energia elettrica richiesta dal nostro sistema é di circa 19.000TWh (19.000 milioni di milioni di Watt). Quale sará la produzione richiesta nel 2067 quando la popolazione mondiale sará raddoppiata? E’ vero che le quantitá totali di energia solare o eolica che colpiscono la Terra sono ben superiori, ma difficilmente saremo in grado, entro quella data, di riuscire a sfruttarle tutte.

Nel peggiore dei casi, le aziende continueranno a costruire piattaforme petrolifere sempre piú profonde e pericolose, come nel Golfo del Messico. Al momento sono quasi 4000, e la Deepwater Horizon non é neanche la piú profonda. E’ solo questione di tempo per il prossimo disastro.

Uno sfruttamento piú aggressivo dei pozzi petroliferi porta all’esaurimento piú rapido, come la riserva di Cantarell in Messico. Originata dall’impatto di un meteorite che 65 milioni di anni fa ha creato una delle 5 piú grandi estinzioni di massa del nostro pianeta. C’é chi sostiene che siamo nel pieno della sesta grande estinzione di massa, causata dalla presenza dell’uomo sulla Terra, dal cambiamento di temperatura e delle condizioni atmosferiche, dall’inquinamento, dall’acidificazione (oltre che al riscaldamento) degli oceani, dovuta all’assorbimento dell’anidride carbonica a scapito del fitoplancton e quindi di tutta la catena alimentare subacuqea.

Per rispondere al quesito iniziale, é necessario dunque aprire gli occhi. Abbiamo costruito una societá tanto complessa e interdipendente, che il solo rompersi di un piccolo ingranaggio mette in crisi l’intera struttura. E’ troppo tardi per tornare indietro, é necessario invece realizzare che stiamo diventando nazioni mondiali e l’unica soluzione per sopravvivere é di imparare a collaborare, sviluppando allo stesso tempo tecniche innovative di risparmio energetico e sostenibile. Dobbiamo sapere che ogni componente elettronico che compriamo ha un’altissima possibilitá di finire nelle strade di Guiyu, che in Cina viene costruita una centrale a carbone alla settimana, che una lampadina da 100W accesa consuma 35 kg di carbone all’anno, e che tutto questo puó influenzare pesantemente la nostra vita.

Da dove viene allora il fascino dell’uomo per la fine del mondo? Forse un sentimento autodistruttivo che si puó tradurre in una teoria di Marcuse (che mi piacerebbe dimostrare errata): il progresso é fondato sulla repressione degli istinti, cioé vive della rinuncia alla felicitá. Da questo il costante malcontento e disagio che regna nei paesi sviluppati.

I dinosauri hanno vissuto sulla Terra per 100 milioni di anni, e se non di fosse messo di mezzo un meteorite, sarebbero sopravissuti. Ció dimostra che l’intelligenza non é condizione necessaria per la sopravvivenza. L’homo sapiens é presente da soli 200.000 anni. Saremmo all’altezza dei nostri grandi predecessori?

Marco Germinario

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