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L’epica dei ranger del Virunga apre CinemAmbiente 2014

giugno 3, 2014 Eventi, Recensioni

Alla serata inaugurale del 17° CinemAmbiente si arriva in bicicletta. Sabato 31 maggio, per l’apertura della kermesse torinese dedicata ai film a tematica ambientale, decine di ciclisti in abito da sera hanno scortato registi e ospiti sul red carpet ciclabile ai piedi della Mole Antonelliana. In testa al corteo, in smoking, c’era Beppe Piras, presidente del Bike Pride di Torino: “Stasera siamo sul tappeto rosso per dare un messaggio molto semplice: chi va in bici ha bisogno di attenzione. – ha esordito – In Italia gli incidenti che coinvolgono ciclisti costano ogni anno 30 miliardi di euro. Pedalare significa fare uno sforzo per l’ambiente; invece di emarginare quelli che lo fanno, le città dovrebbero favorirli e proteggerli”. Un po’ come avviene in Olanda, insomma, dove i centri urbani – ha illustrato il video-promo della Dutch Cycling Embassy – a partire dagli anni ’90 hanno intrapreso una rivoluzione ciclabile grazie a un’intelligente combinazione di bike sharing e mezzi pubblici efficienti. “Ora aiutiamo altre città europee ad adottare il nostro modello – ha spiegato il regista Marc van Woudenberg – facendo in modo che la bicicletta risulti, agli occhi di tutti, il modo più conveniente per spostarsi”.

Conveniente sì, ma soprattutto etico. “Ridurre il più possibile il consumo di combustibili fossili, ad esempio usando la bicicletta – ha sottolineato Isabella Pratesi del Wwf - è un gesto alla portata di tutti per contrastare l’ingerenza delle multinazionali del petrolio, che spesso non esitano a violare oasi naturalistiche alla ricerca di giacimenti intatti”. Precisamente quello che sta accadendo nel Parco Nazionale del Virunga, sui monti del Congo orientale, oggetto delle recenti mire della multinazionale britannica (e in parte italiana) SOCO International, contro cui lo stesso Wwf ha intrapreso varie azioni legali e lanciato una petizione online.

All’area protetta più antica d’Africa, istituita nel 1925 e rifugio di una delle ultime comunità di gorilla di montagna, e allo straordinario gruppo di ranger che la difende a rischio della vita, è dedicato “Virunga”, il toccante film di Orlando von Eisendiel, evento clou della prima serata di festival. “I ranger del Virunga sono le persone più oneste e coraggiose che abbia mai incontrato – ha dichiarato il regista – Sono stati una fonte di ispirazione soprattutto per la loro incrollabile speranza nel futuro, nonostante la storia tragica del Congo e nonostante molti di loro, oltre 140, siano morti in scontri armati per proteggere il parco”.

E sono infatti due cerimonie funebri ad aprire, emblematicamente, il film: prima, la bara, avvolta in una bandiera, di un giovane ranger; poi, il maestoso corpo senza vita di un gorilla, trasportato in corteo, come fosse un parente, dalla gente del luogo. Uccisi entrambi per avidità, da bracconieri armati o forse, nell’ipotesi peggiore, da miliziani ribelli collusi con interessi economici di soggetti molto più grandi di loro. Nell’area del parco, da qualche anno, la SOCO International ha infatti acquisito le concessioni governative per lo sfruttamento delle risorse e, malgrado lo statuto del Virunga dichiari illegale qualsiasi attività al suo interno, tentativi di corruzione, pressioni politiche e violenze minano ogni giorno di più la barriera difensiva eretta dal direttore Emmanuel de Merode e dai suoi ranger.

Dalle incredibili ed emozionanti immagini del ranger Andre Bauma alle prese con i quattro gorilla orfani a cui fa da padre (e da madre), si passa così alla telecamera nascosta con cui la reporter francese Melanie Gouby raccoglie le scottanti dichiarazioni di dipendenti della SOCO, miliziani ribelli e funzionari corrotti. Partito per raccontare, attraverso magnifiche riprese naturalistiche, una storia di ricostruzione e speranza, il documentario di von Eisendiel si trasforma dunque in un thriller giornalistico degno di una trama hollywoodiana. Un racconto epico, a cui si perdona volentieri qualche caduta retorica a fronte della testimonianza di una realtà soverchiante e della difesa di valori incontrovertibili: la biodiversità, la bellezza, la speranza, ma anche – forse soprattutto – quel diritto all’innocenza, continuamente umiliata e oltraggiata, che si legge negli intensi e dolorosi primi piani dei gorilla del Virunga.

Giorgia Marino

 

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