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La Bioedilizia dal Piemonte al resto del mondo

ottobre 7, 2009 Eventi

Bioedilizia Italia, associazione nazionale che dal 1998 si occupa della sostenibilità applicata al mondo dell’edilizia, ha scelto Uniamo le energie come sede d’eccellenza per il proprio Congresso Nazionale.

Questa mattina, nella Sala Kyoto, si è tenuta la sessione plenaria del Congresso moderata dal coordinatore dell’associazione Andrea Moro e caratterizzata, tra gli altri, dall’intervento del direttore esecutivo dell’International Initiative for a Sustainable Built Environment (iiSBE), l’architetto Nils Larsson.

Larsson, con un brillante intervento che ha aperto la seconda parte della sessione, ha descritto le principali attività dell’iiSBE, che promuove a livello internazionale le iniziative legate alla bioedilizia e alla biosostenibilità grazie ai suoi membri provenienti da 20 nazioni e a uno staff composto interamente da volontari. Grazie all’ausilio di una presentazione video, i partecipanti hanno potuto visualizzare proiezioni sui cambiamenti climatici che avverranno da oggi alla fine del XXI secolo, commentati da Larsson con lo slogan “chi ha poca [pioggia] ne avrà sempre meno, chi ne ha molta ne avrà sempre di più”. Una situazione allarmante, accompagnata per di più da previsioni di consumo di petrolio e gas caratterizzate da un picco che, già nel 2010, sarà dovuto a un sempre maggior consumo energetico di nazioni come India, Cina e Brasile. E cosa succederà quando anche questi Stati avranno un fabbisogno di materiali industriali dello stesso ordine di grandezza di Francia, Giappone, Inghilterra, Stati Uniti e Germania, che oggi, prese nel loro insieme, coprono da sole il 40 o addirittura il 50% delle necessità mondiali?

Larsson ha insistito più volte sulla necessità di stabilire pratiche virtuose e, soprattutto, sul “dare il buon esempio”: gli stati asiatici sono infatti molto sensibili al cosiddetto modello occidentale, che tendono a imitare per farlo proprio. Fintanto che gli elettrodomestici di anno in anno aumentano in numero nelle nostre case (insieme ai rispettivi consumi, come nel caso di una TV al plasma che consuma quasi 5 volte tanto una televisione “normale”) e fintanto che non si riuscirà a rendere attraenti, per gli asiatici ma anche per i nordamericani, le aree urbane ad alta densità abitativa, sarà sempre più difficile ridurre la domanda energetica a livello globale.

E’ importante dunque, perché i cittadini decidano di cambiare il proprio stile di vita, che siano le pubbliche amministrazioni, per prime, a mettere in atto delle “buone pratiche” nel campo della bioedilizia, sempre tenendo presenti le peculiarità territoriali, storiche e socioculturali.

In effetti, secondo gli interventi che hanno preceduto il Keynote Speech di Larsson, sembrerebbe proprio che l’Italia e il Piemonte in particolare siano su un’ottima strada.

I dati esposti da Mariella Olivier, direttore Programmazione Strategica Politiche Territoriali ed Edilizia della Regione Piemonte, sono senza dubbio incoraggianti – considerando soprattutto che, come ha ricordato l’Assessore alla Ricerca, Energia e Industria della Regione Piemonte Andrea Bairati nei saluti iniziali, l’edilizia contribuisce a circa il 10% del PIL piemontese. I Contratti di quartiere prima e, a partire dal 2007, il Programma Casa (“10.000 alloggi per il 2012″) hanno fatto molto per l’edilizia sociale in materia di ecocompatibilità e soluzioni progettuali sostenibili, andando ben oltre le indicazioni di minima a livello regionale e nazionale con una riduzione nei consumi pari a circa 4 milioni di kilowattora in un anno e ulteriori ottimi risultati nella diminuzione dei consumi dell’acqua (59%) e nell’aumento del numero di installazioni di pannelli solari fotovoltaici.

Dal mese di maggio 2009 la Regione Piemonte ha esteso questo processo virtuoso dall’edilizia pubblica a quella privata, e dal 1 ottobre 2009 è entrata in vigore la certificazione energetica a seguito del decreto ministeriale del 26 giugno 2009, importante punto di partenza per la sensibilizzazione della popolazione. Con le parole di Silvia Sabena, della Direzione per la Salvaguardia Ambientale del Ministero dell’Ambiente: “così come oggi gli utenti scelgono gli elettrodomestici in funzione della classe di efficienza energetica, è auspicabile che presto gli stessi criteri saranno adottati per la scelta della propria abitazione”, sia essa da acquistare o da affittare.

I cittadini potranno essere aiutati nelle proprie scelte, a livello nazionale, da strumenti come il programma DOCET, utilissimo strumento di simulazione a bilanci mensili per la certificazione energetica degli edifici residenziali; ne ha parlato Roberto Vinci, direttore dell’Istituto per le Tecnologie della Costruzione del CNR che ha messo a punto il software insieme a ENEA con l’auspicio che, sempre più, vengano saldati i legami tra ricerca scientifica e tecnologica e il mondo delle imprese.

Analogamente, a un livello diverso, le pubbliche amministrazioni italiane possono avvalersi del protocollo ITACA dell’Istituto per l’Innovazione e la Trasparenza degli Appalti e della Compatibilità Ambientale; l’intervento di Silvia Catalino ha evidenziato l’interesse per la sostenibilità dell’edilizia non soltanto dal punto di vista degli aspetti energetici ma con un’attenzione particolare nei confronti dei requisiti di natura ambientale (come ad esempio il contenimento e lo smaltimento dei rifiuti). La Catalino ha infine sottolineato che, in accordo con le “linee guida” di Larsson, l’Istituto ha adottato, sin dal 2003, una metodologia unitaria che però si adatta alle specificità territoriali di tutto il nostro Paese.

Eva Filoramo

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