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“La cinquième saison” conquista il 1° Green Drop Award a Venezia

settembre 10, 2012 Eventi, Recensioni

Presentato a Venezia nei giorni scorsi, di prossima uscita sui grandi schermi, La cinquième saison ha vinto venerdì il 1° Green Drop Award, istituito da Green Cross Italia e presieduto dal maestro Ermanno Olmi. E’ l’ultimo atto della trilogia della coppia di registi Peter Brosens (belga) e Jessica Woodworth (statunitense), che ha come comune denominatore il rapporto uomo-natura: Khadak (2006) era ambientato in mezzo alle steppe della Mongolia con un gregge misteriosamente decimato dalla peste. Altiplano (2009) raccontava la storia di un altopiano delle Ande peruviane avvelenato dal mercurio. L’ultimo episodio della trilogia vede invece  protagonista un piccolo paese delle Fiandre, dove gli stessi registi abitano da anni. “Era un passo logico concludere il percorso in un luogo a noi conosciuto – ha spiegato Peter Brosens durante la conferenza stampa del film – ma soprattutto ci serviva una location occidentale rispetto alle due precedenti, dove la connessione uomo-natura è differente. Nelle Ande, in Mongolia e in altre parti del mondo la gente si sente parte di un universo più ampio e dipende dalla Natura: noi l’abbiamo mistificata, trasformata in qualcosa di utilitaristico, l’abbiamo uccisa, in nome di una convinzione, quella di essere al centro dell’universo, di essere i gestori del mondo“. Riflessione che porta il regista a concludere: “La crisi di questi anni è causata dall’arroganza dell’umanità”, la hybris già nota agli antichi greci.

Il messaggio del film, quanto mai attuale e sempre più esplorato nel mondo del cinema, è comunque sviluppato dalla coppia Brosens-Woodworth senza moralismi. Si affida piuttosto alla potenza evocativa di una storia fortemente allegorica. Una piccola comunità rurale, che vive del proprio lavoro e dei frutti della terra, assiste al fenomeno inspiegabile del blocco delle stagioni. L’inverno non finisce, la terra non dà più  frutti, le api scompaiono. La scena iniziale in cui si vede un uomo supplicare un gallo perché canti ottenendo come risposta una reazione del tutto inaspettata mette subito in chiaro lo stile narrativo del film.

Caratterizzato da una fotografia meticolosa – impossibile non pensare ai riferimenti della pittura fiamminga – scandito da un tempo lento e maestoso, sovrastato da un’atmosfera cupa in continua ascesa verso il climax finale, il film chiude l’indagine del rapporto uomo-natura iniziato con Khadak analizzando una comunità intera. Un soggetto collettivo che assisterà alla trasformazione dell’ambiente in cui vive, così come all’involuzione della propria essenza umana. Un percorso che, attraverso il linguaggio filmico, è raccontato anche con la graduale perdita dei colori nelle immagini e che si conclude quando tutti gli abitanti indosseranno la maschera inquietante e distorta di un uccello. “Prefantascienza di ispirazione dantesca?” Jessica Woodworth chiarisce: “Non abbiamo mai considerato il film come un prodotto sci-fi, abbiamo anzi cercato di evitare gli schemi di un genere specifico: con Dante però il collegamento è quasi naturale, è una figura senza tempo, nato secoli fa ma ancora capace di andare più avanti di noi”.

La quinta stagione cui allude il titolo è quella di un tempo non tempo dove il rapporto con l’ambiente diventa altro rispetto a quello conosciuto dall’uomo finora. Una dimensione in cui si perde il concetto di natura cui siamo abituati noi occidentali per lasciare spazio a un futuro dove noi saremo destinati a fare un passo indietro, incapaci di seguire la via verso quella nuova evoluzione che la natura sarà in grado di trovare per continuare a sopravvivere.

Daniela Falchero

Pubblichiamo qui di seguito la motivazione ufficiale della giuria del Green Drop Award:

“Niente fiori, niente api. Niente api, niente ciliegie. Niente ciliegie, niente bambini.

Questo è stato il nostro principio ispiratore, dettato da un bambino dell’Africa che lo ha scritto sul suo quaderno.

Nel corso della 69° Mostra internazionale di arte cinematografica di Venezia è nato il Green Drop Award per volontà dell’associazione Green Cross e della Città di Venezia e per opera della giuria composta da Ugo Gregoretti, Franco Iseppi, Anita Kravos, Caterina Dezuanni e presieduta da Ermanno Olmi.

Nel corso dei giorni ci siamo accorti che questa nostra idea è andata ben oltre le nostre intenzioni e le nostre aspettative. Nel concepire una goccia che rappresentasse il valore di una singola voce o di una singola opera, ci siamo trovati a superare i linguaggi specifici e cercare questa voce ovunque. E dare a questa voce consistenza tale perché sia ascoltata dal maggior numero di donne e uomini possibili.

Questa voce, che noi disegnamo in forma di goccia, esprime la necessità di rendere partecipi le donne e gli uomini del valore, morale e materiale, della natura e dell’ambiente in cui essi vivono e grazie al quale traggono sostentamento tutti i giorni.

Questo impone alla Giuria e al Comitato promotore l’alta responsabilità di avviare un percorso che porterà nei prossimi anni il premio Green Drop a rappresentare e promuovere la coralità di queste voci, ben sapendo che il cinema e i suoi artisti possono e forse devono essere testimoni di un necessario cambiamento di prospettiva nel rapporto fra uomo e natura.

E appunto per questo, quest’anno intendiamo assegnare due gocce.

La prima goccia va al bambino che ha ispirato il nostro lavoro, magistralmente immortalato in Terra madre.

La seconda va all’opera cha raccontato un apologo sulla perdita dell’equlibrio fra l’uomo e la natura. Con l’urgenza e la forza della poesia e la delicatezza di un dipinto. Per la quale la primavera non è più silenziosa, ma ha cessato di esistere.

Il Green Drop Award va a La cinquiéme saison di Jessica woodworth e Peter Brosens.”


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