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La strada verso la bioeconomia

aprile 21, 2010 Eventi, Rassegna Stampa

bioeconomia, Courtesy of Valcucine.itSecondo il rapporto ‘The Bioeconomy to 2030: designing a policy agenda’, presentato dall’ Ocse (l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico), sarà la bioeconomia a condurci verso una nuova “rivoluzione industriale” che, partendo dalla ricerca nel campo delle materie prime rinnovabili, permetterà di innovare settori maturi come quelli delle materie prime, della produzione di energia e di intermedi garantendo una sostenibilità ambientale, economica e sociale, nel lungo termine, del sistema economico mondiale.

La previsione dei ricercatori è che nel 2030 si arriverà a usare biotecnologie per il 35% nelle produzioni chimiche, per l’80%  nel settore farmaceutico e per il 50% nell’agricoltura. Oggi invece nei Paesi Ocse le biotecnologie contribuiscono per appena l’1% del Pil.

Nel rapporto viene anche sottolineato come le imprese investano ad oggi circa il 6% nella ricerca e nello sviluppo di biotecnologie nei processi industriali e agricoli, noncuranti del fatto che la biotecnologia stessa potrebbe già contribuire per ben il 75% in questi settori.

Di qui al 2030 sono molte le sfide che il pianeta si troverà ad affrontare, come gli effetti derivanti dal surriscaldamento climatico, i problemi di approvvigionamento energetico, l’invecchiamento della popolazione: la bioeconomia in questo contesto può giocare un ruolo chiave.

Ne discuterà il convegno “Verso la bioeconomia: la terza rivoluzione dei materiali e l’alternativa delle nuove energie” il 6 maggio a Novara, promosso da Unioncamere Piemonte in collaborazione con le Associazioni Industriali di Novara e la Camera di Commercio, Novamont ed alcuni enti locali, all’interno del progetto Alps Enterprise Europe Network.

In quest’occasione si parlerà di tecnologie capaci di produrre risultati applicabili in campo industriale,  fonti energetiche rinnovabili, nanotecnologie applicate ai materiali e biotecnologie. La sfida al centro del dibattito sarà l’integrazione dei risultati prodotti dalla ricerca in questi diversi settori, che potrà portare a un ciclo di vita del prodotto veramente sostenibile e ottenere una significativa riduzione delle emissioni di CO2 in atmosfera.

Da ricordare, a questo proposito, anche le Lead Market Initiatives, recentemente lanciate dalla Commissione Europea per stimolare un’economia guidata dall’innovazione, che hanno dato gli sviluppi più interessanti e attuali nella bioeconomia.

A guidare la sfida italiana in questo settore la piemontese Novamont, leader nella produzione di bioplastiche ricavate da materie prime rinnovabili di origine agricola, che ha destinato oltre il 10% del proprio fatturato 2009 al settore ricerca e sviluppo, impegnando in quest’area il 30% dei dipendenti.

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