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“Last Call”: a Cinemambiente l’ultima chiamata per il Pianeta Terra

giugno 2, 2013 Eventi, Recensioni

La seconda serata del Festival Cinemambiente di Torino si apre con l’anteprima di Last Call di Enrico Cerasuolo, documentario dedicato al più visionario, controverso e sconvolgente bestseller ambientale mai pubblicato: il rapporto su “I limiti dello sviluppo” del 1972.

Presentare il film proprio a Torino ha anche un forte valore simbolico, non solo perché qui è stato interamente ideato e prodotto ma, “soprattutto perché parte dall’intuizione di un grande torinese un po’ dimenticato, l’economista Aerelio Peccei – come ricorda Luca Mercalli, ispiratore e consulente scientifico della pellicola – che io ipotizzo abbia conosciuto durante i suoi viaggi un altro economista dissidente come Kenneth Boulding, autore del famoso aforisma: ”Chiunque pensi che una crescita esponenziale sia possibile in un mondo finito o è un pazzo, o è un economista“. Era il 1976, due anni dopo Peccei fondò il Club di Roma, un gruppo di riflessione sul fatto che il boom economico degli anni sessanta non sarebbe potuto andare avanti all’infinito”.

Alla proiezione, oltre all’assessore all’Ambiente del Comune di Torino Enzo Lavolta, era presente il ministro dell’Ambiente Andrea Orlando, che ha ricordato con la sua presenza non solo le difficoltà che incontra la politica nell’affrontare queste macro-tematiche, ma anche l’importanza di festival come Cinemambiente, perché “il cinema ci ha raccontato un paese che cambiava. Ci ha fatto anche migliorare. Quando ha smesso di farlo ed è involuto in una sfera più intimistica, forse ci ha reso tutti peggiori. Oggi se vogliamo affrontare le grandi sfide che abbiamo davanti, abbiamo bisogno di un cinema che racconti storie e di questa consapevolezza diffusa del cinema come veicolo per metter in comunicazione scienza, politica e cultura, di un’esperienza come questa di Torino che sostiene chi si occupa di queste tematiche”.

Il film racconta in maniera suggestiva e avvincente come sull’onda ispiratrice della visione umanista di Aurelio Peccei il Club di Roma chiese ad un gruppo di giovani del MIT (Massachusetts Institute of Technology) di trovare le evidenze scientifiche per verificare le proprie supposizioni. Attraverso filmati d’epoca, interviste inedite ai protagonisti ancora in vita e a coloro che collaborarono con loro al progetto, il film ripercorre le tappe che portarono alla redazione de “I Limiti dello Sviluppo” e le difficoltà che gli autori Donella H. Meadows, Dennis L. Meadows, Jorgen Randers e William W. Behrens III affrontarono e affrontano ancora oggi, nella loro opera di divulgazione.

E’ il regista Enrico Cerasuolo a rivelare a fine proiezione la sua riluttanza iniziale nel girare questo film: “Avevo paura di fare un film deprimente, che frustrasse per l’impotenza davanti all’urgenza della tematica. Spero di aver girato invece un film che non lasci depressi, ma che sia una chiamata all’azione”, naturalmente lasciata non solo all’iniziativa personale del singolo individuo, come le esperienze di vita dei protagonisti del film ci insegnano, ma anche a coloro che hanno il potere di cambiare realmente le cose. L’ultima chiamata è infatti rivolta in particolare anche alle persone che la collettività ha delegato a programmare il nostro futuro in un’ottica di lungo periodo e non di breve respiro (come una legislatura o un incarico politico), come l’urgenza e l’orizzonte temporale molto ampio del tema richiede e come il messaggio de “I limiti dello sviluppo” ci insegna.

La serata si è chiusa con una nota di polemica, quando Luca Mercalli durante il dibattito finale, ha ricordato che coloro che avrebbero dovuto vedere il film, i rappresentanti delle istituzioni e in primis il ministro, se ne erano andati prima dell’inizio della proiezione. Polemica che il direttore del Festival Gaetano Capizzi, ha cercato di smorzare ricordando l’importante testimonianza della presenza del ministro Orlando al festival e il fatto che “si è impegnato a far vedere il film in Parlamento”. Speriamo che serva, perché questa per noi e per il pianeta è l’ultima chiamata, “The Last Call”.

Alessio Sciurpa

 

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