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L’impegno britannico per un’economia low carbon Top Contributors

maggio 25, 2010 Eventi, Rubriche, Top Contributors

Pubblichiamo l’intervento integrale che Stephen Lowe, Primo Segretario dell’Ambasciata Britannica a Roma e Consigliere sui temi dell’Energia, dell’Ambiente e dell’Agricoltura, ha tenuto ieri a Milano in occasione del convegno “Il Nuovo Sistema Europeo di Scambio delle Quote di Emissione“, organizzato dalla Rappresentanza della Commissione Europea a Milano e dal Consolato Generale Britannico in collaborazione con la British Chamber of Commerce for Italy e l’Ufficio di Milano del Parlamento Europeo. 

La sala blu di Palazzo Stelline allestita per la conferenza del 24 05 2010Dovrei iniziare precisando che, nonostante il titolo della sessione sia “Il Nuovo Sistema Europeo di Scambio delle Quote di Emissione”, in realtà oggi non intendo dilungarmi sullo Scambio delle Quote di Emissione. Ritengo ci siano qui altri relatori più qualificati di me per parlare su questo argomento e su ciò che esso significa per le imprese: fra gli altri Matthew Farrow della Confederation of British Industry del Regno Unito, a cui do con molto piacere il benvenuto qui oggi.

Vorrei comunque cogliere quest’occasione per parlare brevemente delle priorità del nuovo governo britannico in fatto di cambiamenti climatici ed energia. E, poiché naturalmente lo Scambio delle Quote ne fa parte, tornerò sull’argomento fra pochi minuti. Immagino che molti di voi avranno seguito con interesse i cambiamenti che abbiamo visto a Londra nelle ultime settimane, ed anche che vorrete sapere cosa implicano per i cambiamenti climatici e la politica energetica del Regno Unito, soprattutto  con riferimento all’azione europea.

Giovedì scorso il nuovo  Governo di Coalizione a Londra ha pubblicato un ampio documento che illustra il Programma di Governo per tutti i settori della politica. Mi rendo conto che l’Italia è molto abituata ai governi di coalizione, ma per il Regno Unito si tratta di un’esperienza nuova, per lo meno in epoca moderna. Questo è il primo Governo di coalizione dopo la seconda guerra mondiale. Uno dei fattori positivi nel cercare di conciliare gli obiettivi politici di due partiti diversi è che adesso disponiamo di questo documento ufficiale che dovrebbe guidare la politica del Governo e dare la misura della stabilità e della certezza nel corso del prossimo quinquennio.

Un elemento ben chiaro nello sviluppo del programma del nuovo governo è il continuo impegno a combattere i cambiamenti climatici e ad affermare la leadership britannica su questo tema in Europa e nel resto del mondo, nonché il riconoscimento dei vantaggi economici insiti nel passaggio ad un’economia low-carbon. Il programma di governo dichiara che:”i cambiamenti climatici sono una delle più gravi minacce che ci sovrastano e che occorre un intervento urgente sia a livello nazionale che internazionale”.

Saprete che da qualche anno il Regno Unito è in prima linea negli appelli a favore di una leadership europea sui cambiamenti climatici e che ha fissato degli ambiziosi obiettivi nazionali che sono inseriti nella sua legge sui  Cambiamenti Climatici, la prima al mondo di questo genere. Il nuovo Governo continuerà a premere affichè la Ue dia prova di leadership e per innalzare al 30% il target europeo di riduzione delle emissioni.

Dietro alle aspirazioni espresse nelle voci del programma c’è un notevole lavoro di dettaglio che prova il costante sostegno a favore del passaggio ad un’economia low-carbon e del ruolo delle imprese in tale passaggio.

Ci sarà un continuo sostegno alle energie rinnovabili; il sostegno a progetti con energie rinnovabili creati dalle stesse collettività; un costante sostegno di energia elettrica offshore ed un incremento dell’energia prodotta con rifiuti.

Avremo continui investimenti del settore pubblico nelle tecnologie di cattura e stoccaggio del carbonio per quattro centrali elettriche a carbone, nonchè un indice di performance delle emissioni per impedire la costruzione di centrali elettriche a carbone se non dotate della tecnologia necessaria per conformarsi a tale indice.

Il nuovo governo ha inoltre asserito con molta chiarezza il ruolo che può essere svolto dalle imprese nella realizzazione di un’economia low carbon ed i relativi vantaggi economici. Il Primo Ministro ha indicato l’importanza di avere un’occupazione e crescita ecosostenibili e dell’avvalersi di un rilevante quota dello sviluppo delle industrie del futuro.

Lo Scambio delle Quote di Emissione ha un ruolo vitale da svolgere. Il Sistema di Scambio delle Quote di Emissione è il massimo strumento disponibile per realizzare una riduzione delle emissioni nella Ue. Il Regno Unito continua a sostenere con forza tale sistema, ed i programma di governo contiene l’impegno a continuare a premere affinchè la Ue si orienti verso l’auctioning totale dei permessi nella Fase 3 del sistema.

Una nuova economia ha bisogno di investimenti. Il Governo creerà una “Green Investment Bank”, proseguendo in tal modo l’impegno del governo precedente, per promuovere lo sviluppo delle energie rinnovabili e permettere ai singoli di investire nelle tecnologie del futuro. Incoraggeremo inoltre l’efficienza energetica nelle abitazioni, nelle aziende e nel governo – con l’impegno a ridurre del 10% le emissioni del settore statale nell’arco dei prossimi dodici mesi.

Credo che da tutte queste misure ed impegni vengano fuori in maniera molto evidente due elementi, particolarmente attinenti all’evento odierno: il ruolo dell’Europa nella lotta ai cambiamenti climatici e il ruolo delle imprese.

L’Europa è in prima linea negli sforzi internazionali volti a contrastare i cambiamenti climatici. So che molti, fra cui la comunità imprenditoriale italiana, sono convinti che l’Europa abbia fatto troppo senza un’azione commisurata da parte altrui. Ma io ritengo che, senza la leadership europea, non avremmo compiuto i progressi registrati negli ultimi dodici mesi – anche al Vertice del G8 a L’Aquila nello scorso luglio – e che non avremmo assistito al muoversi attuale di USA, Cina ed altri attori principali. Vorremmo vederli fare molto di più, e dobbiamo continuare a premere perché lo facciano, ma l’Europa non può mettersi da parte ed aspettare che altri assumano la guida. Tanto per cominciare, dobbiamo fare in modo che le nostre imprese abbiano gli strumenti migliori per trarre vantaggio dall’economia low-carbon del futuro.

Questo è stato il consenso che è emerso da Copenhagen. Nonostante alcune divergenze di vedute sui meccanismi ed i tempi, è stato ragguardevole il livello di accordo sul fatto che il futuro dovrà essere – e sarà – low-carbon. Ciò può essere realizzato soltanto mediante una collaborazione continua fra governi ed imprese mediante il ricorso alla fissazione del prezzo del carbonio ed a meccanismi come lo Scambio delle Emissioni.

Infine, desidero ringraziare la Commissione Europea per aver ospitato l’evento di oggi e per aver riunito una gamma tanto vasta ed  importante di relatori e partecipanti.

Stephen Lowe

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