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Sana 2011: uniti per migliorare la PAC

settembre 8, 2011 Eventi

La proposta preliminare della nuova PAC, la Politica Agricola Comune, che il Commissario europeo all’Agricoltura Dacian Ciolos presenterà al Parlamento Europeo il 12 ottobre prossimo va cambiata. E’questo il messaggio emerso dalla conferenza “L’agricoltura biologica come strumento di sviluppo sostenibile. Le prospettive nell’ambito della riforma della PAC“, che ha inaugurato questa mattina il 23° Sana, Salone Internazionale del Naturale di Bologna.

Al “convitato di pietra” Ciolos è riuscito il miracolo: far convergere sulla stessa posizione un esponente di punta del centrodestra e uno del centrosinistra, rispettivamente l’attuale Ministro dell’Agricoltura Saverio Romano e il suo predecessore – ora Presidente della Commissione Agricoltura del Parlamento Europeo – Paolo De Castro, concordi nell’annunciare che se la Commissione non cambierà la proposta per il futuro dell’agricoltura europea dopo il 2013, l’Italia farà muro. E anche il Parlamento Europeo e il Consiglio ne chiederanno la revisione.     

Il problema principale sta nel criterio di assegnazione dei fondi: se passerà il principio della superficie, l’Italia – dotata di una superficie coltivabile piuttosto ridotta - sarà fortemente penalizzata.

Ma Tiberio Rabboni, Assessore all’Agricoltura dell’Emilia Romagna, ha altre preoccupazioni: così come risulta formulata oggi, la proposta per la nuova PAC contiene molti (forse troppi) obiettivi ambiziosi, tra cui quello prioritario di una maggiore sostenibilità ambientale. Contemporaneamente si propone, però, di aumentare la produzione, per far fronte a una domanda crescente. E, ancora, di ridistribuire meglio gli incentivi alle aziende agricole, soprattutto quelle che destineranno almeno il 5% della propria superficie coltivabile al biologico. Eppure il budget europeo, a quanto è noto, risulta ridotto del 12% rispetto alla PAC in vigore, che prevede una quota di co-finanziamento da parte degli stati membri. In Italia l’allora Ministro De Castro, ricorda Rabboni, definì, per il Programma di Sviluppo Rurale, un cofinanziamento del 56%, ma due anni fa, a seguito delle difficoltà economiche, questo è già sceso al 40%. Cosa succederà ora, in tempo di ulteriori tagli?

Il Ministro Romano, in partenza per Bruxelles per l’incontro vis à vis con Ciolos, non batte ciglio. La buona notizia è infatti che, proprio in questi giorni, è in pubblicazione un bando da 10 mln. di euro per sostenere l’agricoltura biologica. La cattiva è la conferma che, in sede europea, si profila una politica che rischia di penalizzere i nostri agricoltori. La superficie coltivabile italiana viene computata dalla Commissione al 6%, mentre l’Italia contribuisce economicamente con il 13% alla PAC. I conti non tornano. Per questo a novembre il Ministero proporrà una conferenza nazionale per fare il punto e favorire larghe intese e coordinamento in difesa dell’interesse nazionale.

Ma sono veramente tutte povere e vessate le aziende agricole nostrane? Secondo Andrea Ferrante, presidente Aiab, va fatto un distinguo, perchè 5.000 grandi produttori italiani incassano attualmente, dalla PAC, 350mila euro esentasse, senza contribuire minimamente, in periodo di crisi, alla “solidarietà” nazionale. E senza nemmeno riconoscere il ruolo centrale che spetterebbe al contadino, travolto da meccanismi incontrollabili che hanno lasciato nelle mani degli hedge fund e dei futures la determinazione dei prezzi delle materie prime agricole. La PAC, denuncia Ferrante, viaggia ormai a traino degli accordi WTO e ne subisce le conseguenze, invece di saper imporre regole contenitive.

E pensare che l’Europa è il secondo produttore al mondo di biologico. E l’Italia il primo produttore europeo. Solo che la prima è costretta a importare ancora una buona fetta dei prodotti dai paesi extracomunitari e la seconda è ferma al 2% di consumi biologici sul totale, mentre in altri paesi europei la percentuale raggiunge il 10%.

La produzione si deve dunque adeguare alla crescita del mercato, ma – ricorda Paolo Carnemolla, presidente di Federbio – anche la distribuzione deve fare la sua parte, aumentando l’offerta di prodotti biologici a scaffale. Il resto lo farà una corretta comunicazione e informazione al consumatore, oggi ancora carente. 

La situazione, insomma è complessa, e ricetta uniche non esistono. Tutto infatti sta cambiando molto velocemente, ammonisce il presidente De Castro, ma uniti si può ancora vincere.

Andrea Gandiglio

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