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Torino Smart City, la vera missione si chiama efficienza energetica

maggio 24, 2012 Eventi, Smart City

Se la strategia Smart City può cambiare il volto della città di Torino, la direzione della green economy, strettamente correlata, può funzionare da acceleratore della ripresa economica. Il settore, infatti, secondo uno studio del Consiglio Nazionale degli Ingegneri, entro il 2020 può generare un’occupazione di 250.000 addetti nelle energie pulite e 600.000 nel comparto efficienza e riqualificazione energetica, per un mercato globale stimato in 2.200 miliardi di euro.

E la situazione in Piemonte fa ben sperare. I primi risultati del Rapporto “Eco-imprese in Piemonte” – promosso dalla Camera di Commercio di Torino con il supporto operativo del Ceipiemonte – diffusi  in occasione della sessione di apertura di Bioedilizia Italia a Energethica, delineano “un territorio in grado di attrarre investimenti anche nel comparto eco”. Nella regione, le eco-company sono cresciute di 100 unità dal 2009 al 2011: nel 2009 erano circa 1.200, soprattutto nel settore energia, mentre nel 2011 si contavano circa 1.300 eco-imprese diffuse su tutto il territorio, con un fatturato di 2,6 miliardi di euro. Aziende che coprono le diverse province, da Torino (45%) a Cuneo (20%), da Alessandria (9%) a Novara (8%), fino a Biella (6%), Asti (5%), Vercelli (4%) e Verbania (3%). Quasi la metà (49%) sono concentrate nel settore energia, di queste il solare rappresenta il 76%. Le eco-imprese sono soprattutto micro: su un campione di 600 imprese analizzate, il 73% conta meno di 10 impiegati, il 21 % tra gli 11 e i 50, solo il 6% più di 50.

Per una città Smart, insieme a trasporti pubblici, gestione sostenibile dei rifiuti, piste ciclabili, gioca un ruolo importantissimo la qualità degli edifici, che devono essere efficienti, non disperdere calore, consentire il risparmio di energia. Anche la Commissione Europea è consapevole dell’importanza dell’efficienza energetica e circa un anno fa ha messo a punto una proposta di direttiva, ancora in discussione, per assicurarsi che gli obiettivi 20-20-20 vengano tutti raggiunti, considerando anche che le previsioni per il futuro parlano di consumi energetici in aumento. Il gap da recuperare è pari ad almeno 202 Mtep: 1.678 Mtep sono i consumi di energia stimati al 2020, mentre l’obiettivo è fissato a 1.474 Mtep. Al centro della proposta ci sono misure per riqualificare gli edifici pubblici e consentire una riduzione dei consumi per le abitazioni private.

Proprio i cittadini, infatti, sono i nuovi protagonisti della green economy. Secondo Mauro Chianale, presidente di Environment Park, l’ente organizzatore di Bioedilizia Italia, infatti, c’è “un approccio nuovo anche da parte dei cittadini, che tenderanno sempre più al risparmio nei consumi, ad una maggiore attenzione ai materiali costruttivi e a modelli abitativi eco-compatibili. La sostenibilità energetica di un edificio è il fil rouge del complesso sistema di relazioni che alimenta una città sostenibile, una Smart City”. La casa, del resto, sottolinea  l’ideatore di Energethica Edgar Mäder, “è il luogo da cui partono i nuovi comportamenti sostenibili e ne costituisce un nodo essenziale per il risparmio energetico, prima fonte di energia”. E anche al centro dei progetti di ricerca internazionali sull’argomento, racconta Stefano Carosio, Division Manager della società di consulenza D’Appolonia, “ci devono essere l’utilizzatore e l’impatto dei suoi comportamenti. Le persone, infatti, con lo sviluppo delle rinnovabili, saranno sempre più prosumer, cioè produttori e consumatori di energia”.

Sul fronte delle politiche europee, che pure sono importanti per indirizzare gli interventi di riqualificazione, c’è però ancora molto da fare sul fronte del coordinamento. “L’Unione europea – spiega Xavier Marti, responsabile dei programmi di riqualificazione energetica MED e MARIE per la Catalogna  – ha sette fondi diversi per finanziare gli interventi di efficienza energetica, per i quali servirebbe un approccio comune e un maggior coinvolgimento delle Regioni nelle scelte. Inoltre, gli investimenti andrebbero valutati per il ritorno sia economico, sia in termini di efficienza”. Perché, come ormai si ripete spesso, l’energia più sostenibile è quella risparmiata.

Veronica Ulivieri

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