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Tra cambiamenti climatici e diritti delle donne: il Social Change Film Festival di Bali

aprile 27, 2011 Eventi

If you throw enough mud, some of it will stick” (se tiri abbastanza fango qualcosa rimarrà attaccato), recita un vecchio proverbio inglese.

Dal 12 al 17 aprile a Bali, in Indonesia, si e’ svolta la prima edizione del Social Change Film Festival and Institute (GSCFFI), quattro giorni molto intensi di conferenze e workshop, accompagnati dalla proiezione degli 8 film documentari selezionati per l’edizione 2011.

Grazie a sponsor del calibro di Ford Foundation, Abigail Disney e Wendy Burgher, l’organizzazione è riuscita a proporre un evento che aspira a diventare un appuntamento fisso, ogni anno, in una citta’ e in un continente diverso. Quest’anno e’  stata la volta di Ubud, il centro culturale di Bali.  “Women and Film” il tema, che ha visto eleggere, come honoree del festival, Nia Dinata, famosa regista e attivista indonesiana. L’apertura è stata infatti riservata alla proiezione di “Guerrilla Midwife“, documentario sull’ostetrica Robin Lim e sull’Ong da lei fondata, la Bumi Sehat Foundation, centro di ostetricia e pediatria senza scopo di lucro con base a Bali.

Film vincitore del festival è stato invece “Family Talk” di Sara Terry, su riconciliazione e perdono in Sierra Leone dopo la guerra civile che ha stravolto il paese. “Le donne sono il motore di importanti cambiamenti sociali ed e’ per questo che abbiamo scelto quest’argomento per la prima edizione del festival. Abbiamo anche scelto di concentrarci sulla qualita’ dei film selezionati e di seguire la campagna lanciata da ognuno di questi. “Ecco perche’ abbiamo previsto la proiezione di solo 8 film”, racconta entusiasta Cynthia Phillips, la direttrice e fondatrice del festival.

I workshop e le conferenze hanno spaziato tra vari argomenti, dai cambiamenti climatici ai diritti delle donne, ma tutti si sono focalizzati, come metodo, sulla trasmissione e lo scambio di strumenti e conoscenze per favorire la distribuzione di film a tematica sociale e rafforzare le campagne lanciate attraverso di questi.

Il compito che si propongono il festival e l’istituto e’ infatti, da un lato, sostenere i registi nel coinvolgimento di un pubblico più ampio e, dall’altro, consentire ai volontari gia’ coinvolti in ambito sociale di acquisire la capacita’ di raccontare le proprie battaglie in modo piu’ carismatico e accattivante – come necessario, per poter affermare un messaggio, nella nostra civiltà mediatica. “Vogliamo lavorare su vari aspetti. Sicuramente e’ necessario sfruttare al meglio i social media e la tecnologia attuale per distribuire i documentari, ma e’ anche fondamentale creare pubblico e sostenere la campagna lanciata dai film, continua Cynthia. Ogni film selezionato e’ stato scelto per la componente militante, ovvero la sua capacita’ di ispirare il pubblico a reagire, e intorno ad ogni film e’ stata creata una campagna che verra’ seguita e di cui si valuteranno i primi risultati il prossimo anno a New Orleans, citta’ scelta per ospitare l’edizione 2012 del festival, con tema l’Acqua”.

“I film a tematica sociale hanno un potenziale educativo altissimo, che inizialmente ispira il pubblico e lo intrattiene, per poi spingerlo ad agire in modo socialmente consapevole”, aggiunge Craig Malina, che, con Stevie Michelson, gestisce la Specialty Studios, una societa’ di distribuzione statunitense che si occupa da ben 27 anni di documentari a tematica ambientale. Entrambi partecipano al festival in qualita’ di relatori e come distributori di due dei film proiettati: “Climate Refugees“, documentario sui profughi del cambiamento climatico e “So right so smart“, sulla rivoluzione ecologica attuata da alcune aziende statunitensi. La Specialty Studios ha iniziato negli anni ’80 con film che documentavano le questioni sollevate dall’energia nucleare e oggi e’ specializzata in film che trattano di ambiente, sostenibilità e giustizia sociale.

L’adozione di un modello di distribuzione collettivo, ovvero che punti all’ aggregazione delle persone nelle scuole, nelle associazioni o nelle aziende, permette a questi film di agire da catalizzatori di cambiamento e di unire persone nella lotta per cause comuni. “In futuro ci attendono problemi sostanziali che potranno essere affrontati e superati dalle prossime generazioni grazie a un percorso educativo e a maggiori informazioni che spingano ad agire per cambiare le cose.” continua Craig, sottolineando come sia importante allontanarsi dal sensazionalismo nel documentare la realta’ per poter veramente avvicinarsi al pubblico e ispirare le persone a trovare una soluzione.

Il successo riscosso dal festival e dalla sua formula alla prima edizione indonesiana lascia intravedere interessanti sviluppi futuri – non solo in Asia.

Marcella Segre*

*corrispondente Greenews.info dal Sud-Est Asiatico

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