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Vandana Shiva: il fallimento degli OGM in agricoltura

ottobre 20, 2011 Eventi, Idee, Rassegna Stampa

L’imperatore Monsanto è nudo. Le promesse dell’ingegneria genetica non sono state mantenute, le bugie smascherate. Vandana Shiva, scienziata e ambientalista indiana, vicepresidente di Slow Food International, ha presentato in anteprima a Roma il Rapporto globale dei Cittadini sullo stato degli Ogm, un documento che fotografa “senza veli” la situazione dell’agricoltura mondiale.

«Le voci dei cittadini sono tante, sono state fatte tante piccole battaglie, ma non erano mai state raccolte insieme. E in questo rapporto si trova l’evidenza empirica e scientifica di ciò che veramente sta accadendo con i cibi e i semi Ogm», spiega la scienziata con una voce magnetica, mentre in sala non vola una mosca. Il documento fa un po’ la parte del bambino, quello che nella fiaba di Andersen ha il coraggio di gridare che «il re è nudo». Sergio Staino lo ha rappresentato sulla copertina del rapporto accanto a Bobo, mentre indica il re grasso e armato di scettro col segno del dollaro, che sfila senza vestiti. Addosso ha solo un mantello con il logo della Monsanto, la multinazionale dell’ingegneria genetica e delle sementi.

Per la prima volta un unico dossier, pubblicato anche on line dall’Associazione Navdanya International e co-promosso da Aiabe Firab, ha raccolto e sintetizzato centinaia di ricerche scientifiche, di analisi, di esperienze sul campo condotte in tutto il mondo da scienziati, ma anche da associazioni e comunità locali. E le conclusioni sono chiare: gli Ogm in agricoltura sono stati «un fallimento totale». Non hanno aumentato le produzioni, non hanno diminuito l’utilizzo di sostanze chimiche, non hanno migliorato le difese contro parassiti e infestanti. Il loro effetto è stato opposto: hanno devastato la biodiversità, aumento l’utilizzo di sostanze chimiche e impoverito milioni di contadini. Vandana Shiva smonta una per una le false promesse, richiamando esperienze e ricerche di tutto il mondo.

La prima bugia, spiega la scienziata, riguarda la produttività: un rapporto dell’Union of Concerned Scientists (Usa) ha dimostrato che «la crescita delle produzioni è dovuta alle caratteristiche delle colture convenzionali, non all’ingegneria genetica». E le piante Ogm non si sono rivelate più resistenti al sole e alla siccità, né ai parassiti e agli infestanti; hanno anzi generato super parassiti e super infestanti. È il caso di tutte le piante a cui è stato inserito il Bt (Bacillus thuringiensis), «un organismo naturale che produce una tossina. Le multinazionali stanno aggiungendo geni della tossina Bt a molte coltivazioni per mettere in grado le piante stesse di produrre l’insetticida ed essere così più forti contro parassiti e insetti predatori». Che in realtà «possono aumentare la loro resistenza grazie al rilascio delle tossine e diventare quindi super parassiti».

La mappa del transgenico è fatta di terre in buona parte conquistate dalle multinazionali dell’ingegneria genetica:  negli Stati Uniti, primo produttore mondiale, il 93% delle coltivazioni di soia, l’80% del cotone, il 62% della colza e il 95% della barbabietola da zucchero sono Ogm. La situazione va nella stessa direzione in America Latina, in diverse aree dell’Asia, in Australia e progressivamente in Africa. In Europa l’introduzione è ancora limitata, visto che sino ad oggi sono stati autorizzati solo due Ogm: il mais Monsanto e la patata amflora. Ma il nostro continente non ha ancora una posizione unitaria sugli Ogm, che comunque ci arrivano “dalla finestra”: l’Ue – spiega il rapporto – importa infatti il 70% dei mangimi, in massima parte soia e mais provenienti dagli Stati Uniti. Inoltre sono potenzialmente presenti nelle farine di mais e di soia, che figurano come ingredienti di tantissimi prodotti alimentari. Di fronte a una diffusione così ampia, la contaminazione è inevitabile: «Non si può controllare l’impollinazione incrociata tra le varietà Ogm e le specie della stessa famiglia», precisa Vandana Shiva, che evidenzia come in questi casi, a pagare i danni sia ancora l’agricoltore, e non l’industria che li ha causati.

Per l’ambientalista indiana, non si tratta però solo di coltivazioni che danneggiano la biodiversità e la salute umana. In gioco, ci sono anche la libertà individuale e i diritti democratici: «La democrazia alimentare è un diritto-dovere di ciascuno. È rispettata quando il cittadino può scegliere di mangiare cibo non Ogm e usare semi non Ogm. Questa possibilità di scelta è minacciata perché i semi sono modificati geneticamente  e brevettati, il settore alimentare è controllato da multinazionali, l’inquinamento chimico e la contaminazione genetica sono diffuse e fuori controllo e il cibo quindi non è più sicuro».

Che fare? Vandana Shiva detta un “decalogo” per combattere gli organismi transgenici: «Abbiamo già iniziato una campagna per chiedere a tutti gli investitori di togliere i loro soldi alla Monsanto. Oltre a questo, la seconda azione riguarda il boicottaggio di alimenti Ogm e l’acquisto di cibi biologici. Inoltre, dobbiamo pretendere l’etichettatura dei prodotti, abbiamo il diritto di sapere cosa mangiamo».

Veronica Ulivieri

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