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Villa: “Per ridare bellezza al paesaggio, facciamoci aiutare dalla natura”

ottobre 3, 2014 Eventi, Idee

Dal 3 al 12 ottobre i visitatori del Giardino del Borgo Medievale, a Torino, potranno sorprendersi di fronte alle creazioni di Massimo Villa, maestro di giardino, garden coach, scultore, giardiniere, artigiano. Passeggiando per il Borgo sarà possibile incontrare piante e cesti intrecciati con sapiente maestria da Villa; nel Giardino delle delizie si sveleranno panche e sentieri in legno, mentre tavoli, specchi, poltrone, accoglipasseri, ciotole e piccoli arredi saranno disseminati ovunque, tra le tettoie e il Giardino dei semplici, passando per l’Orto e per il Cortile. Durante la mostra “Di Sana Pianta“, promossa dalla fondazione Torino Musei, andrà in scena una specie di caccia al tesoro, dove il piacere ludico si alterna alla praticità, con momenti di dimostrazioni che vanno da un paio d’ore ad una giornata intera a seconda che si voglia provare a realizzare un cesto con le proprie mani o provare ad intrecciare a regola d’arte per dare vita a piccoli e grandi arredi da giardino. Durante la mostra sarà possibile partecipare a dimostrazioni di intreccio gratuite.

D) Villa, ci racconti cosa succederà al Giardino del Borgo Medioevale il 3 ottobre…

R) Le mostre del verde stanno incontrando il successo del pubblico, basti pensare agli eventi organizzati dall’Accademia del Giardino al Castello di Masino o a Orticola a Milano, ma poche sono quelle che hanno effettivamente a vedere con il giardino vero e proprio, inteso come ambiente con cui interagire. Proprio in questa direzione ho cercato di fare una mostra che incontrasse i gusti anche del mio pubblico più affezionato, abituati alla mia cultura e arte del verde: così ho pensato di fare una mostra personale e il luogo migliore per realizzarla era senza dubbio il Borgo Medioevale. Per me un giardino è uno spazio segreto e libero, personale ma aperto, un luogo per camminare e riposare, leggere, ascoltare il vento e parlare con un amico, fare capriole sull’erba, mangiare assieme, raccogliere fiori e insalate: tutto questo in armonia con il luogo e con i gusti e le esigenze delle persone.

D) Lei ha collaborato anche alla realizzazione degli arredi nei giardini di Palazzo Madama e nel Borgo Medioevale di Torino. Qual è il suo approccio di fronte ad un bene culturale ogni volta che si trova a rendere reali le sue creazioni?

R) Trovarsi di fronte ad edifici storici è emozionante ma al tempo stesso molto delicato: mi piace andare a cercare la storia e i disegni dei giardini come erano un tempo. Il Borgo e Palazzo Madama, ai cui allestimenti ho collaborato, mi hanno dato modo di realizzare delle creazioni a partire da materiali e disposizioni anticamente presenti. Il rapporto diretto con i beni culturali è quello che più esprime la mia creatività e la ricerca di materiali è una parte interessantissima durante la realizzazione delle mie opere. Ricerco il legno e altri materiali semplici che si trovano in natura perché nei miei lavori mi piace associare elementi rustici e poveri a spunti moderni: trovo che il contrasto metta in risalto l’oggetto. Le faccio un esempio: sotto una tavola di legno ci si aspetta di vedere le zampe dello stesso materiale, invece io creo un contrasto con zanche di ferro e pietra, che contrastano e valorizzano la bellezza del legno.

D) Da dove nasce la sua creatività e come fa a trasporla alla natura?

R) La mia passione per il giardino esiste da sempre: sono nato in campagna e sono cresciuto tra amici che facevano i contadini nelle cascine e che lavoravano materiali come il legno. E quando creo, raffiorano proprio questi miei ricordi di infanzia. Spesso quando lavoro mi capita di mettermi nei panni degli altri e penso a cosa farebbe felice quella persona: oggi viviamo in un mondo fatto di tecnologia e credo ci sia proprio la voglia di rimettersi in contatto con la natura, nel vero senso della parola. Durante le mie mostre, la prima cosa che fanno i visitatori è quella di andare a toccare i materiali delle mie creazioni, come il legno, che uso molto spesso: è come se avessero nostalgia di questi materiali un po’ dimenticati dal quotidiano, ma che fanno comunque parte dei loro ricordi di bambini. Ed è il loro sorriso che mi rende felice.

D) Arte e natura rappresentano da secoli un binomio indissolubile: viste le brutture visive di cui siamo spesso vittime, come si può salvaguardare lo stretto rapporto arte-natura?

R) Credo che il recupero sia una delle cose essenziali: si tratta di una semplice azione, ma davvero importante e che tutti nel nostro piccolo possiamo fare. Quando muore un albero in un parco, per esempio, è interessante cercare di riutilizzarlo per farne degli oggetti. Purtroppo mi rendo conto che non sempre è facile recuperare invece una bella vista di paesaggio una volta che è stata compromessa. Però la natura in questo ci è di aiuto: di fronte ad una villetta degli anni Sessanta si può smorzare l’aspetto pesante con un bel giardino Seicentesco, utilizzando materiali semplici che facciano da ponte tra il reale e la creatività. Bruno Munari, celebre artista e designer milanese, mi ha insegnato una cosa interessante, ovvero l’arte della semplificazione. Quando si pensa ad un arredo, renderlo complesso è molto facile, ma i risultati sono spesso discutibili: il buon esito si raggiunge invece con la semplificazione, che sta nel cercare le linee essenziali dell’oggetto.

D) In che modo l’arte in natura può rappresentare un punto di incontro tra il legame con il territorio e il coinvolgimento degli abitanti?

R) Credo che si dovrebbe cercare di coinvolgere di più le persone: nel mio piccolo, cerco di farlo anche all’evento del 3 ottobre, dove non soltanto si espone ma c’è la possibilità di realizzare casette tra i rami costruite attorno all’albero ma sorrette da pali, in modo da non nuocere alla pianta permettendone la crescita, oppure di intrecciare rami, giunchi e spighe per creare dei cestini. Inoltre, dal mese di dicembre partirà Ortoallegro con i nostri corsi di orticoltura. L’orticultura è oggi un modo terapeutico per uscire dalla quotidianità: penso soprattutto a chi lavora in città e non ha modo di entrare in contatto con la natura. Di questi tempi la gente vuole tornare alla terra, forse per la mancanza di certezze, ma senza dimenticarsi del bello anche quando si semina. L’orto ha lo scopo terapeutico di ricollegare le persone alla natura con un certo senso estetico, che si compone di profumi, fiori, colori. Coinvolgere il pubblico a creare degli orti o intrecciare dei cestini vuol dire fare persone felici e renderle orgogliosi dei loro spazi verdi.

Valentina Burgassi

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