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“Siamo venuti qui per vivere in modo diverso”

settembre 13, 2010 Idee

Su gentile concessione degli autori ripubblichiamo oggi su Greenews.info i tre servizi giornalistici vincitori del Premio Comunicare Bio, assegnato da  Federbio sabato 11 settembre, in occasione del Sana, il Salone Internazionale del Naturale di Bologna. In questo articolo Veronica Ulivieri, prima classificata, racconta, su Il Ducato, le storie degli agricoltori di Urbino, segnate da amore per la natura, ricerca dell’autosufficienza, attenzione alla biodiversità e alle energie rinnovabili.

pane, Courtesy of Veronica Ulivieri

Una casa e venti caprette . “Lo fai tu? Con i tuoi animali?”. Sono queste le prime domande che le persone fanno a Urs Abderhalden quando vanno a comprare il suo yogurt e i suoi formaggi. “Qui vengono in tanti. Le persone si fidano di me perché ho una piccola azienda, ormai sanno come lavoro”. Urs vive in una vecchia casa colonica e lavora soprattutto con i gruppi di acquisto solidale della provincia. Originario di Zurigo, in Svizzera, a Urbino ci è arrivato nel 1978 insieme a un gruppo di musicisti che nella città ducale tenevano un corso di musica antica. A venti anni, Urs sapeva solo che voleva vivere in campagna e fare il contadino. “I miei genitori non erano agricoltori, ma i miei zii, dove andavo a trascorrere le vacanze, lavoravano la terra”. Con tre mucche e una ventina di capre. Sul tetto, i pannelli fotovoltaici. Intorno, sette ettari di terreno, usati per il pascolo. Pensando ai primi anni, Urs ricorda l’atmosfera vivace che si respirava nel Montefeltro: “Quando siamo arrivati qui, Alce Nero era nata da un anno e nelle campagne c’era fermento”.

La via di Gandhi . “Avevo vent’anni e lavoravo in fabbrica, ma non mi interessava fare carriera. Sono stato folgorato dalla dottrina di Gandhi: ho finito di leggere la sua autobiografia, mi sono licenziato e sono andato via”. Così Roberto Podgornik, che vive a Urbino con la famiglia da circa trenta anni, racconta come, all’improvviso, ha deciso di cambiare vita. Amante della letteratura e della musica, la sua azienda agricola l’ha voluta chiamare Fattoria dei Cantori, in omaggio alle sue passioni. Qui Roberto, con la moglie e le figlie, produce miele di acacia e millefiori, farina, pane, crackers e ortaggi. “Per il contadino – spiega - è importante trasformare da solo i prodotti e crearsi lui un mercato, senza svenderli alla grande distribuzione. La Coldiretti dice che per ogni euro pagato dal consumatore al supermercato, solo 16 centesimi vanno in tasca all’agricoltore. Così sarebbe impossibile andare avanti”. Roberto vende direttamente in azienda o al mercato della Coldiretti di Pesaro, rifornisce i gruppi di acquisto solidale e un negozio di Urbino. Nei campi e nel frutteto della Fattoria dei Cantori crescono piante dai nomi antichi: il grano Gentilrosso, tipico delle Marche, e meli che danno frutti di varietà quasi scomparse (la Parmea dorata, la Ruggine, la mela dell’abbondanza). Proprio attraverso i suoi campi, più che con le parole, Roberto è riuscito a convincere a passare al biologico anche il suo vicino, Orazio Tancini. “Per il futuro – racconta Roberto – sto pensando di comprare un mulino e magari di creare una cooperativa con gli agricoltori vicini. Un marchio piccolo, ma affidabile, che punti sulla qualità”.

La fattoria biodinamica. Fanno attenzione alle forze cosmiche e alla loro influenza sulle piante, spargono nei campi composti particolari, fatti con letame, piante officinali, quarzo. Verena e Richard Menghin, originari dell’Alto Adige ma residenti a Urbino da quasi trenta anni, non si limitano al biologico, fanno il biodinamico. Seguono cioè una serie di regole e di pratiche ideate nel 1924 dall’intellettuale tedesco Rudolf Steiner. “Facciamo biodinamico da circa venti anni, ma non saprei dire di preciso come abbiamo iniziato. Ci interessavamo già a Steiner e probabilmente è per questo che ci siamo avvicinati anche al biodinamico”, spiega Verena. La scelta di venire nelle Marche non è stata casuale, qui era più facile partire dal nulla con una piccola azienda. “In Alto Adige i terreni costavano troppo, qui invece in quel periodo la chiesa svendeva le parrocchie con un po’ di terra intorno. Anche questo era uno stabile della curia, qui vicino c’è la chiesa di san Marino”. All’inizio, Verena e Richard hanno dovuto imparare tutto dai vicini: “Mio marito era figlio di contadini, mio padre invece aveva un albergo. Io però ho sempre voluto fare questo lavoro fin da piccola”. Un sogno, è vero, ma, ammette Verena, la vita in campagna è dura. “Per fare il biodinamico ci vuole molta motivazione, perché al lavoro di ogni giorno si aggiungono gli impegni dei preparati e un calendario da rispettare. Io la motivazione la ricevo ogni anno dal convegno delle donne biodinamiche, dove trovo la forza anche per lavorare nei campi quando tutti vanno al mare”. Oltre a un piccolo orto e un pollaio per i consumi familiari, Verena e Richard producono formaggio e vino, che vendono direttamente in azienda o ai gruppi di acquisto solidale di Urbino e Fossombrone.

Veronica Ulivieri

L’articolo è un estratto del servizio “Ritorno alla natura”, pubblicato su Il Ducato, periodico dell’Istituto per la Formazione al Giornalismo di Urbino.

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