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Climatizzati o congelati? Breve ragionamento sull’insostenibilità dell’aria condizionata

agosto 11, 2015 Green Economy, Idee, Smart City

Al paese di mio padre, un borgo di mille anime sull’Appennino campano, le estati torride si sono sempre combattute alla vecchia maniera: imposte e finestre chiuse durante il giorno, acqua, frutta e siesta prolungata. Il fresco silenzioso che accoglie entrando nella penombra di una vecchia casa dai muri spessi, lasciando l’afa e il clamore delle cicale fuori dalla porta, è una delle sensazioni più tipiche delle estati nel sud Italia. È stato un colpo, perciò, quando un paio di anni fa un’anziana zia mi ha salutato chiedendomi a che temperatura preferissi il condizionatore

Sebbene ancora (per fortuna) lontani dai livelli americani, la febbre dell’aria condizionata si sta diffondendo anche da noi. Un rapporto dell’Adoc (Associazione per la difesa e l’orientamento dei consumatori) censiva già nel 2008 ben 9 milioni di dispositivi nelle case degli italiani. Al motto di “Gli italiani hanno smesso di sudare” e complici le ondate sempre più frequenti e intense di caldo, il mercato dei climatizzatori è cresciuto, arrivando a fatturare circa un miliardo di euro l’anno. E i migliori clienti, manco a dirlo, sono al Sud. Secondo i dati raccolti nel 2010 da Cittalia, il centro ricerche dell’ANCI, la percentuale di famiglie “climatizzate” nelle città italiane supera ormai il 50%: in testa ci sono Sicilia (Palermo 74%, Catania 63%), Sardegna (Cagliari 67%) e l’umida Venezia (61%); piace stare al fresco anche a Reggio Calabria (59%), Roma e Napoli (56%), Milano e Bari (55%); mentre più stoici sono i cittadini di Genova (33%) e Torino (25%), che malgrado la vicinanza delle Alpi non si può dire certo una città ventilata.

“I dati di vendita mostrano chiaramente delle impennate negli anni di gran caldo: c’è stata una forte crescita nel 2003, ad esempio, e una battuta d’arresto nel piovoso 2014”, osserva Andrea Poggio, vicedirettore di Legambiente e autore del libro Le città sostenibili. Ma se già i condizionatori, fra gli elettrodomestici più energivori, non fanno bene all’ambiente, questo mercato “schizofrenico” peggiora ancora le cose: “Le scelte dell’ultimo momento si rivelano spesso più dispendiose – spiega Poggio a Greenews.info – si comprano condizionatori piccoli, a bassa efficienza e si tengono accesi alla massima potenza nei momenti di bisogno. E magari, presi dalla fretta, si fanno anche installazioni poco accorte, con diramazioni esterne attraverso un buco nella finestra: un vero controsenso!”. Il primo passo per non sprecare, se dell’aria condizionata non si riesce a fare a meno, è quindi la scelta dell’impianto: una guida su tipologie e classi energetiche la si trova ad esempio sul sito viviconstile.org.

C’è poi tutto il capitolo sull’uso scriteriato del fresco artificiale. Le temperature polari in uffici e banche, il rigore siberiano che blocca la digestione nei ristoranti, il venticello artico che spira dalle porte aperte dei negozi per attirare passanti accaldati saranno pure una collaudata manovra di marketing o un utile sistema aziendale per far lavorare di più i dipendenti, ma dal un punto di vista del consumo energetico (e quindi delle emissioni di Co2) sono una vera iattura. Se ce ne fosse bisogno, lo hanno dimostrato chiaramente i ripetuti blackout milanesi balzati all’onore delle cronache nazionali circa un mese fa, che hanno fatto infuriare un altro esponente di Legambiente, il presidente della sezione Lombardia Damiano Di Simine. “Nessuno si sogni di dire che a Milano ci sia un problema di scarsa generazione elettrica! – aveva dichiarata Di Simine in quell’occasione – In Lombardia siamo pieni di centrali, spente in gran parte dell’anno, perché c’è un eccesso di offerta di energia. Il problema semmai è il buon senso: è assurdo tenere i condizionatori a temperature più basse di 25°, quando all’esterno ce ne sono 35”.

“Non solo, è anche una questione di salute – gli fa eco Poggio – Se nei periodi di caldo intenso i climatizzatori sono un aiuto fondamentale per alcune categorie a rischio, come gli anziani, i bambini piccoli, le persone malate, bisogna stare attenti a come si usano: la temperatura ideale è tra i 26 e i 28 gradi (valori raccomandati anche dal Ministero della Salute, ndr), con un’umidità del 50%. E in ogni caso la differenza di temperatura tra interno ed esterno non dovrebbe mai superare i 7 gradi”. I famigerati 21°, che ci costringono a infilarci il maglione ogni volta che entriamo in banca o in metropolitana, possono invece causare una serie di disturbi davvero poco estivi, come tracheiti, bronchiti, torcicollo e mal di schiena.

Se è vero, infine, che il cambiamento climatico porterà ondate di caldo sempre più frequenti, è altrettanto vero che la crescente diffusione dell’aria condizionata, per quanto in certi casi giustificata, non fa che alimentare un circolo vizioso. I condizionatori che buttano all’esterno aria calda sono infatti una delle principali cause – insieme a cementificazione, carenza di verde e alti consumi energetici – delle isole di calore urbane, ovvero quel fenomeno per cui le temperature in città arrivano a superare anche di 4 o 5 gradi quelle delle zone limitrofe. Di Simine lo ha spiegato con un esempio a prova di bambino: “Se si lascia lo sportello di un frigorifero aperto per alcune ore in una stanza chiusa, al ritorno la temperatura dell’ambiente sarà più calda di prima: è più il calore emesso dall’impianto, che il fresco generato”.

Qualche settimana fa la ricercatrice di Berkeley Gail Brager ha stigmatizzato la dipendenza degli Stati Uniti dai condizionatori, dando ai suoi connazionali dei “drogati da aria condizionata” e innescando una vera guerra di secessione mediatica fra “climatizzati” e “congelati”. Prima di arrivare agli eccessi degli americani, pensiamoci un attimo. E se le tracheiti e il riscaldamento globale non sembrano ragioni sufficienti per rinunciare al pullover d’estate, forse il portafogli potrebbe fare la differenza. L’Adoc ha calcolato che tenere acceso un condizionatore domestico per 12 ore al giorno costa in media 3 euro, mentre con un buon vecchio ventilatore puntato addosso per tutta la giornata si spendono tra i 25 e i 60 centesimi. Io, intanto, regalerò un ventaglio a mia zia.

Giorgia Marino

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