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Parla Samuel: il design sistemico ispirazione per la nostra musica

maggio 14, 2010 Idee, Rubriche, Very Important Planet

Motel Connection, Courtesy of Compagniarock.com“Poter respirare un’aria più pulita e vedere un cielo più blu”. Per i Motel Connection l’impegno per l’ambiente non è solo un verso di una canzone, l’immagine, la speranza del protagonista del loro ultimo singolo H.e.r.o.i.n. E’, per esempio, un concerto a impatto zero, alimentato tutto a pannelli fotovoltaici e energia eolica.

Facile a dirsi, ma quando il leader della band Samuel, insieme agli altri membri del gruppo Pisti e Pierfunk, hanno chiesto al loro produttore di tradurre concretamente quest’idea, ecco l’amara sorpresa: “per trasportare tutta quell’attrezzatura ci sarebbe voluto un tir, noi che ci muoviamo sempre su un modestissimo furgone. Il tutto per riuscire ad alimentare solo qualche monitor, che è un’inezia rispetto al sistema di luci che illuminano i nostri palchi”. Ne vale la pena?

L’ecologismo ortodosso e totale, quello che utilizza solamente il sole e il vento, non è certamente solo un ideale infantile, ma per il momento sogno resta. Dunque meglio cominciare dagli obiettivi raggiungibili. “Meno moralismo e più cose concrete”, come dice il cantante, che col gruppo ha dedicato il nuovo tour di promozione del disco alla sostenibilità ambientale.

D) Da dove cominciano dunque i Motel Connection per fare concretamente musica sostenibile?

R) Dalle bottiglie di plastica. Ma lo sa quante ce ne sono in ogni singolo camerino degli artisti e della produzione tutte le sere? In media cinquanta. Un assurdo, un doppio spreco. Perché molti hanno la cattiva abitudine di aprirne più di una e mollarle lì senza consumarle. Allora noi abbiamo deciso di cominciare proprio da qui la filiera del riciclo. Se non educhiamo prima noi stessi, come possiamo pretendere che lo facciano i nostri fans? Nelle nostre tappe le bottigliette sono contate, non vengono gettate a casaccio.

D) Bisognerebbe dirlo a Madonna o agli U2, che spostano ogni volta 40 camion per ogni concerto. Che ne dice?

R) Tutto si può tagliare, ma la musica è complicata da ridimensionare quanto a sprechi. L’importante è la mentalità, poi le idee per stare vicino all’ambiente vengono. Prendiamo i Radiohead, che sono l’esempio musicale recente in questo senso: all’ultima tournée hanno fatto sul loro sito una campagna mediatica in cui invitavano il pubblico a raggiungere le città dei concerti organizzandosi a gruppi di auto. Noi non mobilitiamo le masse, ma a chi viene a sentirci nei centri storici delle varie città consigliamo di muoversi a piedi o coi mezzi pubblici.

D) Lei al concerto degli altri gurppi ci va a piedi o in pullman?

R) Faccio anche di più. I Subsonica, qualche anno fa avevano suonato per un No Nuke Day al Palaisozaki. Con i Motel l’esperienza si è tradotta attivamente in una collaborazione con il Politecnico di Torino. Eravamo in fase di scrittura del disco, ci siamo innamorati di un progetto di design sistemico messo in piedi da alcuni ricercatori. Uno studio che insegna alle aziende a mettersi in contatto fra di loro per sfruttare i rifiuti l’una dell’altra. Attenzione all’ambiente non vuol dire più  “non consumare”. Anzi il contrario. Loro dicono: consumate pure, ma fatelo in modo intelligente. Cercavamo un canale creativo, l’abbiamo trovato in loro. E’ venuta fuori una bellissima esperienza che abbiamo lanciato anche dal sito: lasciare a disposizione dei visitatori canzoni, testi e altro materiale scaricabile gratuitamente. Chiedendo in cambio un gesto per il mondo che ci circonda. E’ incredibile, sono nati mercatini spontanei di abiti usati, alcuni ragazzi di Firenze hanno messo a disposizione i loro spazi per scambiarsi vecchi oggetti di cui volevano disfarsi e che invece sono stati riciclati.

D) Poche prediche e gesti tangibili sembra essere la vostra ricetta. Siete stati, per molti fans, lo stimolo concreto per sensibilizzarsi all’ambiente. Lo immaginavate?

R) No, è stata una piacevole sorpresa. Per cercare di inquinare di meno avevamo anche provato a fare il packaging dei nostri cd in carta riciclata, ma anche qui una delusione. Avremmo speso di più a farla arrivare alle aziende produttrici che normalmente non la usano. Dunque, ci siamo convinti che la direzione è questa: se c’è la sensibilità a non inquinare, bastano piccole cose, piccole idee meno altisonanti dei grandi progetti, purchè siano messe in pratica davvero. Senza più scuse.

Letizia Tortello

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