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Pensavo fosse una fabbrica invece era un orto

Se avesse la possibilità di vedere cosa sta succedendo in via Foggia 28 a Torino probabilmente a Henry Ford si drizzerebbero i capelli sulla testa.

C’era una volta una fabbrica, con la sua catena di montaggio, i suoi operai, i suoi cartellini da timbrare, i suoi uffici, il suo consiglio di amministrazione, i suoi prodotti pronti per il commercio. Ma c’è oggi uno spazio di 1.500 mq dato in concessione d’uso a una neonata associazione che si propone di dare libero sfogo alla creatività di artisti, musicisti e, soprattutto, gente comune, per riportare vita e attenzione in luoghi abbandonati e degradati.

Urbe, questo il nome dell’associazione è nata da un tavolo di architetti, designer, fotografi e urbanisti e si pone come obiettivo la gestione di aree in fase di rinnovamento post industriale attraverso “l’occupazione” autorizzata di spazi dismessi in via di abbattimento. Luogo eletto per la realizzazione di questo primo progetto sono gli ampi spazi della ex fabbrica Aspira, situata nel quartiere popolare di Aurora/Vanchiglia, separato dal centro del capoluogo piemontese dal fiume Dora.

Un luogo “a tempo determinato”, che da pochi giorni e fino a fine luglio è divenuto un agorà creativo, capace di far convivere un orto urbano con mostre, momenti performativi, esibizioni, musica, attività per il quartiere e per i bambini. Nella sua limitatezza temporale (il 31 luglio la fabbrica tornerà nelle mani dei suoi proprietari per un ulteriore cambio di destinazione d’uso), sta dunque la sua forza. La capacità di mostrare che con alcune buone idee, la giusta squadra e un grande impegno corale, anche in pochi giorni, anche con pochi mezzi ciò che era morto e abbandonato all’inutilizzo, può risorgere e cambiare completamente il suo volto: al posto di uffici e fantasmi di segretarie sedute alla scrivania una selva di piante che si arrampicano sulle pareti e scendono dal soffitto, al posto di un anonimo cortile in cemento un rigoglioso orto/giardino che inizia a dare i primi frutti e crea una piacevole oasi verde per chi si siede a riposare dalle fatiche lavorative nel salotto a cielo aperto interamente assemblato con materiali e oggetti di recupero.

Benvenuti, dunque, i ciclisti che possono assicurare i loro mezzi a originali rastrelliere ricavate dai pallet e usufruire in alcune serate di sconti sulle consumazioni del bar per premiare il loro impegno “no oil”. Benvenuti i piccoli abitanti del quartiere che sono invitati a conoscere le piante e gli ortaggi e il modo di curarle, benvenuti gli anziani con la loro esperienza e la voglia di dispensare consigli, benvenuti gli artisti e il mare di colore con cui hanno riempito e riempiono le pareti e i tetti di un luogo altrimenti grigio, benvenuti, sembra dirci via Foggia 28, a tutti coloro che credono che sprecare sia un reato e che ciò che già c’è può essere riutilizzato e trasformato in qualcosa di vivo e completamente diverso - anche se per poco tempo.

Elena Marcon

 

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