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La Corte Penale Europea per i reati ambientali è ora più vicina

L'emiciclo del Parlamento Europeo, Courtesy of Sandro GrossoUn nuovo soggetto politico che parteciperà alle grandi conferenze sul clima, con una scommessa concreta, da vincere subito: quella di sostenere, presso il Parlamento Europeo, l’istituzione della Corte Penale Europea dell’Ambiente.

Così, Antonino Abrami, presidente vicario dell’Accademia Internazionale di Scienze Ambientali di Venezia racconta a Greenews.info le ragioni della costituzione dell’Ame-DieAssociation of former Ministers and public leaders for the Environment , la nuova associazione che è stata presentata stamattina a Bruxelles, nella sede del Parlamento Europeo e che riunirà gli ex-Ministri dell’Ambiente dei diversi paesi per esercitare attività di lobbying a livello comunitario.

L’associazione nasce proprio per volontà dell’ex Ministra dell’Ambiente francese, oggi Vicepresidente della Commissione Envi del Parlamento Ue (la Commissione per l’Ambiente, Sanità Pubblica e Sicurezza Alimentare), Corinne Lepage, storica fondatrice del movimento ambientalista Cap21 e deputata europea dal 2009, ma raccoglie numerosi ex “colleghi” di altri paesi: tra i soci fondatori, la portoghese Elisa Ferreira, il lussemburghese Charles Goerens, il britannico John Gummer e il tedesco Klaus Toepfer, per citarne solo alcuni. Ma saranno presenti anche i rappresentanti di Marocco, Ecuador, Gabon, Finlandia e per l’Italia, il socialista Valdo Spini, titolare dell’Ambiente durante il governo Ciampi nel 1993-1994.

Da anni, l’Accademia di Scienze Ambientali di Venezia (guidata dall’argentino Adolfo Perez Esquivel, Nobel per la Pace nel 1980), è impegnata in progetti per “la promozione del diritto internazionale dell’ambiente”, come spiega Abrami, che di professione fa il magistrato. Per questo, nello statuto dell’associazione, è espressamente prevista la “creazione e il consolidamento di una giustizia transnazionale in campo ambientale”.

Nel 2006, il comitato direttivo dell’Accademia approvò la cosiddetta “Carta di Venezia”, presentata e sottoscritta alla conferenza internazionale “Salute, Ambiente e Giustizia”, organizzata nella città lagunare dallo Iaes: una sorta di appello rivolto a tutti gli Stati firmatari dello statuto della Corte Penale Internazionale, a promuovere una campagna di sensibilizzazione politico-istituzionale per la presentazione, autonoma o concertata, di un emendamento allo statuto che permettesse l’inserimento del “disastro ambientale intenzionalequale crimine contro l’umanità. E per conseguenza, avallasse l’istituzione di una Corte Penale per “la protezione della salute dell’uomo, del pianeta terra e dei suoi ecosistemi”.

Un progetto, quello della Corte Penale Internazionale dell’Ambiente, che oggi lo stesso Abrami definisce “a lungo termine”, a differenza dell’altro che, invece, riguarderebbe proprio la creazione di un soggetto competente in sede europea a giudicare i reati in campo ambientale. “La nuova associazione”, spiega, “sosterrà l’Accademia sia a Venezia che a Bruxelles in entrambi i progetti, quello che riguarda l’istituzione di un organo permanente delle Nazioni Unite per il risarcimento dei danni ambientali, e l’altro, fin da subito, che sarà attivo a livello comunitario”. Riforma, questa, che è “in piena sintonia con la direttiva sulla tutela penale dell’Ambiente”.

Ma qual è l’iter legislativo? Il primo passo è quello di “presentare al Parlamento europeo una proposta di risoluzione”, prosegue Abrami, su cui, tuttavia, occorre raggiungere un accordo trasversale (quaranta eurodeputati di diversi gruppi parlamentari oppure una Commissione intera). Accordo politico bipartisan che, assicura Abrami, c’è già: diversi parlamentari, infatti, di centrosinistra e centrodestra hanno già rivolto interrogazioni parlamentari, finalizzate proprio a una proposta di risoluzione, come quella dell’altoatesino Michael Ebner (Ppe), di Pia Locatelli del (Pse), e dell’eurodeputata Cristiana Muscardini (An). Lo stesso presidente del gruppo dei Popolari Europei, il famoso Hans-Gert Pöttering ha investito del progetto la commissione competente, la Envi, inoltrandole materialmente il testo della mozione, in bozza.

Insomma, questa volta, potremmo essere davvero vicini a una soluzione che elimini, come dice testualmente la proposta di risoluzione, “zone franche di impunità”, grazie alla garanzia di un Giudice Sovranazionale. Per dirla con le parole, più poetiche, dell’argentino Perèz Esquivel, per “far diventare realtà questa domanda permanente che vuole realizzare l’equilibrio tra l’essere umano e madre natura”.

Ilaria Donatio

 

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