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Quinto Conto Energia, firmato il decreto tra le proteste degli operatori

luglio 10, 2012 Nazionali, Normative, Politiche

Un sistema di incentivazione «equilibrato e con forti ricadute sull’economia italiana tale da ridurre l’impatto sulle bollette di cittadini e imprese», secondo i ministri Passera (Sviluppo Economico), Clini (Ambiente) e Catania (Agricoltura). Un sistema che evidenzia la «mancanza di una lungimirante politica energetica nazionale» secondo Aper (l’Associazione Produttori di Energia da Fonti Rinnovabili), che sarà una «pietra tombale per molte aziende italiane del fotovoltaico» secondo Aes (Azione Energia Solare), che darà «un duro colpo per tutte le rinnovabili» per Ises Italia.

Le opinioni sui due decreti ministeriali appena emanati in via definitiva, che definiscono i nuovi incentivi per l’energia fotovoltaica (il cosiddetto Quinto Conto Energia) e per le rinnovabili elettriche non fotovoltaiche (idroelettrico, geotermico, eolico, biomasse, biogas), sono a dir poco discordanti. E l’entusiasmo da parte dei rappresentanti del Governo cozza contro l’amaro in bocca, per usare un eufemismo, lasciato a produttori e aziende. Troppa burocrazia, proposte di imprese, regioni e Conferenza Unificata snobbate e, soprattutto, un tempo lungo – troppo lungo per il mondo del lavoro – per emanare i decreti, attesi da ben 16 mesi in un clima di incertezza ingestibile. «Possiamo solo dire che forse è troppo tardi – commenta Alessandro Cremonesi, presidente del comitato Ifi, Industrie Fotovoltaiche Italiane, che rappresenta circa l’80% delle industrie del comparto – Le nostre imprese stanno soffrendo gravi e acuti problemi derivanti dalle reiterate turbative di mercato poste in essere dalle industrie cinesi». La preoccupazione generale è che i nuovi decreti, invece di incentivare la produzione da energie pulite, finiscano col mettere in crisi anche uno dei pochi settori, quello del fotovoltaico e delle energie da fonti rinnovabili appunto, che garantiva ancora sviluppo e occupazione nel nostro paese.

A destare molta perplessità, innanzitutto, l’entrata in vigore. Non una data certa, ma 45 giorni dal superamento del tetto complessivo di spesa per gli incentivi di 6 miliardi di euro al fotovoltaico, che verrà comunicato dall’Aeeg, l’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas. Un limite che, stando ai dati del GSE, potrebbe essere raggiunto già a fine mese, facendo scattare i nuovi incentivi quindi ai primi di settembre, non a ottobre come chiesto dalla Conferenza Unificata. Accolta invece la richiesta delle regioni di far partire il nuovo regime incentivante per impianti installati su edifici o aree pubbliche dal 2013 (da gennaio del prossimo anno entreranno in vigore anche gli incentivi per il “non fotovoltaico”, per il quale è previsto un periodo transitorio di quattro mesi). Il costo massimo degli incentivi è fissato in 500 milioni di euro l’anno e, anche in questo caso, sarà l’Aeeg a comunicare la data del raggiungimento del costo cumulato.

Preoccupano le soglie di potenza per cui scatta l’obbligo di iscriversi ai registri per il fotovoltaico, le regioni – puntualmente ignorate – chiedevano di portare il limite da 12 KW a 100 KW. Esentati dai registri gli impianti a concentrazione, quelli innovativi e quelli realizzati da amministrazioni pubbliche, oltre a quelli in sostituzione di coperture in amianto fino a 50 KW, e gli impianti tra 12 e 20 KW che richiedono una tariffa incentivante ridotta del 20%. Rivisti i criteri di priorità nell’accesso ai registri: i principali sono l’efficienza energetica, la sostituzione di amianto e su siti bonificati, impianti non superiori a 200 KW che servono direttamente attività produttive.

Niente per la richiesta delle regioni di innalzare gli incentivi per piccoli impianti. Col nuovo conto le tariffe per un impianto da 3 KW saranno addirittura più basse di quelle previste nelle precedenti versioni ministeriali: quella onnicomprensiva passa da 237 euro/MWh a 208 euro/MWh, il premio sull’autoconsumo da 155 euro/MWh a 126 euro/MWh.

I decreti introducono anche il cosiddetto premio per il “made in Europe”, ossia per quegli impianti che usano prevalentemente componenti europei, e il premio per gli impianti installati contestualmente in sostituzione a coperture in eternit (premi più bassi però rispetto a quelli chiesti in sede di Conferenza unificata). Prevedono incrementi di incentivi per alcune tecnologie come il geotermico innovativo e il fotovoltaico a concentrazione e innovativo e, a partire dal prossimo gennaio, anche un contributo che il Gse (Gestore dei servizi energetici) si tratterà «a copertura degli oneri di gestione, verifica e controllo» di 0,05 centesimi per ogni kWh di energia incentivata.

Nonostante il ministero dello sviluppo economico assicuri, dalle pagine del suo portale istituzionale, che «il nuovo regime permetterà di raggiungere e superare gli obiettivi europei delle energie rinnovabili attraverso una crescita virtuosa», la posizione di categorie economiche e associazioni interessate rimane di sostanziale bocciatura. Aes rinomina il nuovo conto energia addirittura “Contro energia” e arriva a dichiarare in una nota che «lo scopo mai confessato, ma di tutta evidenza» del nuovo sistema sarebbe quello di «di favorire le aziende produttrici di energia da fonti fossili e i loro fornitori, legati da interessi enormi con i principali istituti bancari italiani». Più moderata ma sempre negativa la posizione di Aper: «permangono gravi elementi che ci preoccupano – afferma il suo presidente Agostino Re Rebaudengo -, a partire dall’assenza di un periodo transitorio adeguato a tutelare gli investimenti in corso fino alla mancata opportunità di sviluppo per le filiere produttive. Soprattutto rileviamo che non è stata prevista alcuna reale misura di semplificazione della burocrazia. Nessun accenno infine a politiche di supporto per il raggiungimento della grid parity: stupisce che i provvedimenti non contemplino infatti la possibilità dell’innalzamento del limite dello scambio sul posto e l’implementazione dei SEU, che potrebbero al contrario rappresentare un nuovo paradigma di sviluppo per la generazione distribuita. Misure queste ultime che contrastano palesemente con gli obiettivi europei sia in tema di energie rinnovabili sia di efficienza energetica, e ancor di più con quelli di recupero di produttività del nostro Paese».

Alessandra Sgarbossa

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